Peluso sulla sinistra e Isla sulla destra. Ogbonna a guidare la difesa. Vucinic e Quagliarella in attacco. Pirlo assente per infortunio. Era questa la Juve che affrontava il Bologna. La paura di uno scivolone c’era.

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Solo che Conte, come detto in conferenza stampa appena finito il match, ha costruito una macchina da guerra e un assetto tattico che prescinde dagli uomini. Vero solo in parte, ma la vittoria sul Bologna è una prova netta di quanto dice il tecnico juventino.

Squadra solida, identità di gioco precisa, voglia. Soprattutto quest’ultima.

Juve avanti, col solito Vidal che incarna lo spirito di questa squadra. Un cobra, una specie di gatto-attaccato-ai-maroni-della-difesa-avversaria. Appena firmato il contratto, ecco che il cileno si è regalato l’ennesimo gol della sua carriera juventina. Carriera che procede a passi spediti come solitamente fanno gli attaccanti. Numeri da capogiro per Arturo. Non esistono soldi per pagarne il rendimento in campo.

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Accanto a lui un giovanotto dal futuro splendido, tanto quanto un presente molto solido. Si chiama Pogba per cui è pronto il contratto blinda-tutto: sarebbe ridicolo e da fuori di testa farsi scappare questo francesino che unisce a un fisico da granatiere l’eleganza di un meraviglioso cigno, con due piedi da far invidia ai migliori trequartisti. Non è Piro, ci mancherebbe, ma è Pogba. A Conte il compito di amalgamare per bene i tre giovanotti di centrocampo che in assenza di Pirlo cercheranno nuovi schemi ed equilibri.

Il Bologna è stato domato, nonostante il duo Llorente-Tevez, in panchina, dia certamente basi più solide alle occasioni d’attacco. In particolare lo spagnolo sembra garantire alcuni tempi di gioco che nessun altro, nell’era Conte, è stato mai in grado di dettare. Serve essere più cinici, ma il ragazzo sta procedendo nella sua progressiva crescita e inserimento nella Juve.

Qualche intoppo sulle fasce hanno permesso al Bologna di attaccare ai lati la Juve. Ne sono nate poche occasioni nelle quali Buffon ha dimostrato di essere il numero 1, difendendo con le unghia un record molto interessante: sono quasi 700 i minuti di imbattibilità. Solo questo numero dovrebbe far capire perché la Juve sta provando a scappare, con estremo anticipo rispetto al trend dello scorso anno quando lo strappo decisivo si è avuto dopo il giro di boa.

A conferma che la crescita collettiva del progetto è talmente evidente che nessuna parolaccia può stoppare.

E giusto per renderci antipatici, segnaliamo l’unico difetto della sfida di ieri sera: non essere riusciti a chiuderla prima della zuccata di Chiellini. Troppo cattivi?

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