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Cagliari-Juve 1-3 Lo scherzo del destino

Cominciamo dai numeri, visto che è stato l’argomento preferito per attaccare, da ogni parte e su ogni aspetto, la Juve, Andrea Agnelli e Marotta. E teniamo bene in mente che non tutto è stato risolto, anzi i problemi persistono e persisteranno lungo tutta la parte restante di stagione.

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Cagliari-Juve è una specie di scherzo del destino. La Juve falcidiata e pesantemente condizionata da squalifiche, assenze e infortuni è stata incerottata da Marotta con tre acquisti e tre cessioni. Amauri verso Parma, Legrottaglie verso Milano, sponda rossonera, e Lanzafame verso Cesena. In entrata, invece, Barzagli (300.000 euro), Toni (0 euro) e Matri (metà cartellino di Ariaudo).

Il tabellino di Cagliari-Juve recita così: Krasic fa l’assist (involontario, a questo punto) per il primo gol di Matri, Chiellini (riportato per necessità a sinistra da Del Neri) serve l’assist per il secondo gol di Matri, mentre Barzagli (ohibò!) crossa per il 3-1 di Luca Toni. A occhio e croce mi sembra un qualcosa di positivo da ascrivere alle scelte di Del Neri in campo (grazie al recupero di certe pedine e alla possibilità di schierarne di nuove) e alle scelte di Marotta in sede di mercato. Ma questo non conta, perché quando il caso ti serve l’assist, a te tifoso, di fare cerchio attorno alla tua squadra del cuore contribuendo così ad aumentare quel senso di fiducia e felicità attorno al progetto (fiducia e felicità, due fattori chiave in qualunque attività)… beh allora il gioco non vale più. Piuttosto si riesce a mettere da parte quanto di buono fatto dalla Juve e continuare a buttare giù critiche e polemiche. Se così è, allora vuol dire che ci meritiamo una Juve mediocre. Contenti loro.

A me questa Juve torna a piacere. Perché lo spirito sembra quello giusto e perché fatico a dimenticare il fatto che quelle magliette sono indossate da ragazzi. Specialmente quest’anno, da tanti ragazzi giovani o che per la prima volta respirano aria di Juve. Ce la stanno mettendo tutta, con evidenti limiti atletici (pochissimi ricambi dall’inizio dell’anno, e non certo per colpa del tecnico) e un gioco ancora da capire e applicare. Non mi sento di rimproverare nulla a nessuno, piuttosto mi limito a registrare le parole del mio tecnico sulle quali non trovo nulla di discordante da quanto ho visto in TV e credo di aver capito del calcio.

Con le pedine giuste, quand’anche fossero mediocri e non già campioni, e un progetto tattico e un po’ di motivazioni, si può andare lontano. L’anno scorso la Juve del povero Ferrara palesava una mancanza di personalità e scarsezza di idee. Da Poulsen a Tiago, da Felipe Melo a Diego. Tutta gente con pochissima esperienza di Italia e soprattutto di Juve. Marotta ha cercato di invertire la tendenza puntando su uno zoccolo duro di italiani: Chiellini e Bonucci, Storari e Buffon, Quagliarella e Del Piero, Marchisio e Aquilani. Più una serie di nuovi innesti. Mancato il jolly per eccellenza, quello che col cappello magico da cui uscivano fuori giocate e gol e cioè Quagliarella, Marotta e Del Neri hanno in parte rivoluzionato il reparto offensivo prendendo Toni e Matri. Potenza e corsa, gioco aereo e buona capacità di andare in gol. Tradotto è il 3-1 rifilato al Cagliari. Sì, al Cagliari e non al Bayern Monaco, ma fin qui si era vinto molto poco e, anzi, perso con Roma, Napoli, Parma e Udinese.

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L’idea di Del Neri è corretta. Ha in mente una tipologia di gioco dispendiosa e precisa. Si ritrova ali stanche e non che tutti gli altri stanno benissimo. Ma è bastato l’ingresso di Matri, che anche ieri si è sbattuto in lungo e in largo, e Toni per dare un cambio di marcia. Si va ancora a velocità bassa, ma è la strada giusta per ripartire laddove sembrava tutto finito: una Juve muscolare con qualche piede delizioso. Fra questi piedi vi sono quelli di Marchisio. Rischia di mettere dentro il terzo gol di fila, manco fosse un bomber di razza. E pur dolorante sfodera una prestazione di eccezionale valore, per qualità e quantità.

Col rientro di Iaquinta Del Neri avrà finalmente l’imbarazzo della scelta in avanti. Ma il tecnico friulano ha ancora dimostrato di avere in pugno un intero gruppo. Fa fuori Del Piero e non era facile. La mossa di Martinez titolare è più propedeutica (per necessità, è già questo la dice lunga sulle difficoltà della Juve) che una scelta voluta, al fine di giocarsi la freschezza di Del Piero nel finale.

Ottimo un 4-3-3 inventato dove agiscono ora Martinez (ieri un passo indietro) e Krasic, ora Aquilani dietro l’unica punta Matri. Ottima la cerniera di centrocampo composta da un Melo che non prende nessun giallo, a dimostrazione di come quella fucilata mentale di Parma sia stata assorbita e dimenticata (e su questo vale il lavoro di Del Neri e Marotta), e poi da un Sissoko che contribuisce a rompere le ultime avanzate dei sardi. Bene la coppia Bonucci e Barzagli. La Juve non soffre mai in mezzo al centro del campo, ma subisce costantemente sulle fasce laterali dove Sorensen e Chiellini sono due pedine tappabuchi. I buchi sono la mancanza di terzini di valore. Il rientro di De Ceglie dovrebbe placare l’emorragia sulla sinistra, mentre sulla destra né Grygera né Motta sembrano dare certezze.

Un piccolo appunto devo farlo su Buffon e già soffro per quanto sto per dire. Con Storari in porta mi sentivo molto più tranquillo. Forse perché Marco aveva una voglia pazza di sfondare, di dimostrare tutto il suo valore. Forse perché quando ti senti sotto esame cerchi di triplicare le forze. Non so bene il perché, ma con Storari mi sentivo tranquillo. Non vorrei, come già successo, che il posto fisso di Gigi, che è e resta il numero uno al mondo, lo faccia stare sentire inamovibile. Servono i suoi miracoli e servono le sue uscite, di quelle che tolgono la speranza all’attaccante di turno costretto a chiudere gli occhi e a spararla fuori. Da un po’ di tempo questo non capita più. E non sempre si troveranno i gol di Matri e Toni.

In tutto questo casino assurdo di polemiche, critiche, soluzioni precotte, problemi tattici e fisici, la Juve ne esce comunque bene. Tre gol fatti, uno subito e tre punti aggiunti a una classifica che resta deficitaria. Rispetto allo scorso anno c’è qualcosa di nuovo: la fiducia in Marotta e in Andrea Agnelli. Se viene meno questa da parte di 14 milioni di tifosi, visto che c’è ancora da giocare quasi un girone di ritorno, allora il castello rischia di cadere. Credo che sia arrivato, per il tifoso bianconero, un punto di svolta: o tifi o la smetti di piangere e tirare fuori un passato che è morto, sepolto e sappiamo pure bene il perché!

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