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Calciomercato Juve: se non portiamo a casa nemmeno i nostri

Nel frattempo che raccogliamo dati utili per capire le dinamiche che hanno spinto Andrea Agnelli a votare Abete, facciamo il punto sul calciomercato bianconero. E più che un punto è una lama che trafigge il mio cuore.

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Top player sono solo due parole per prendere in giro i tifosi, farli stare buoni e aumentare la tiratura: del marchio Juve, dei giornali. Non avere la capacità di prendere Llorente in questa sessione mi fa solo immaginare che questa Società non voglia ripercorrere le strade di Moggi e Giraudo che arrivarono a mettere assieme metà dei giocatori in campo in una finale della Coppa del Mondo di calcio per nazioni.

Ma tralasciando il top player – posto che siamo tifosi attenti anche al periodo contingente, e quindi capiamo le reali difficoltà a spendere così tanti milioni – il problema maggiore è legato alla forza contrattuale della Juventus. Mi giunge voce che il Bologna ha resistito fino a stamattina al tentativo bianconero di portare a Torino Manolo Gabbiadini, Under 21 di proprietà della Juve. Questa news, unita all’avamposto di Preziosi sul nome di Immobile (di cui la Juve è co-proprietaria), mi fa un po’ vergognare e spiego il perché.

Ero abituato a ben altre mosse: voglio Vieira, si vende Maresca, poi una serie di giovanotti e ci si finanzia il colpo Vieira. Voglio Emerson e allora si fa di tutto per far litigare il Puma con la dirigenza giallorossa e lo si porta a Torino. Stesso discorso per Nedved e gli altri.

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Marotta ha il grande merito di aver costruito una grande rosa, non certo equiparabile alle Juventus più forti della storia, ma qualche risultato è stato meritatamente raggiunto. Ora che è arrivato il momento del salto di qualità si fa fatica persino a portare a casa giocatori che sono nostri. Stoppati dal Bologna o dal Genoa, mica da Real Madrid e Manchester United.

Il piano dovrebbe essere chiaro a tutti, Società e tifosi: si vuole vincere, si vuole diventare sempre più forti aumentando il gap con le avversarie. Con Peluso? Per poi il prossimo anno giocare coi sondaggi “meglio Giovinco o Gabbiadini al fianco di Vucinic?”. A che gioco stiamo giocando?

Ci piacerebbe sentire il parere di Conte che secondo me si esporrà a breve, anche velatamente nel corso della conferenza stampa. A lui servono campioni per spingere la macchina ancora più forte, ne ha tutte le potenzialità, ma manca una sorta di Drogba, un nuovo Trezeguet, manca un campione di fascia che la Juve ha sempre avuto (da Nedved a Camoranesi, da Cabrini a Causio, tanto per citarne 4). Ad aggiungere gente di medio livello si rischia, appunto, di rimanere ingabbiati in tale livello. E Conte non può certo far miracoli a ripetizione trasformando medi giocatori in fenomeni.

E’ e sarà un mese decisivo, cominciato malissimo perché neanche la vittoria sofferta su un modestissimo Milan ha convinto e siamo già a corto di idee in attacco, aggrappati a un miracolo infermieristico su Vucinic, a un Giovinco reincarnato in Messi e in chissà quale tipo di esplosione di Matri e Quagliarella. Quando basterebbe un bomber vero, rodato, affidabile per risolvere ogni tipo di problema.

La critica in sé non è cattiva, a mio avviso. Posto che sarà poi tutto da vedere se l’ingresso di Gabbiadini o Immobile possa risolvere anche solo alcuni problemi in attacco, ma già il fatto di faticare a chiudere operazioni elementari e semplici come queste mi fa rimanere di stucco, incapace di mettere da parte i dubbi che ogni essere umano pensante avrebbe a questo punto della storia: ma questa Juve quanto conta?

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