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Calciopoli, la condanna che dichiara la morte della Giustizia Italiana

Parto, e non ve lo aspettate, da Lotito. Bene, Claudio Lotito è stato condannato per il reato di frode sportiva. Insieme a Carraro ha sostanzialmente barato. Problema: Carraro è stato assolto e l’unico arbitro condannato è De Santis che non c’entra nulla con la Lazio. Domanda: come ha fatto Lotito, con Carraro assolto, a barare, quindi a falsificare un match di campionato senza l’aiuto di dirigente federale e arbitro?

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Di queste domande il Processo di Napoli è pieno, colmo e stracolmo. Forse troppo colmo per non capire che la verità non poteva emergere del tutto. Non almeno così subito.

Probabilmente si vorrà mettere a distanza di sicurezza il paese calcistico, ma io oggi sono orgoglioso.

Sono orgoglioso perché ho conosciuto tanta gente di squisiti disponibilità e intenti, gente con principi sani e valori cui crede ciecamente. Valori quali equità, onestà, lealtà, correttezza. Gente, cittadini che, sentito il fetore tremendo della farsa, ha deciso di dedicarsi anima e corpo a un progetto: chiarire la vicenda Calciopoli.

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Ed è stato fatto. Mai come nella storia repubblicana italiana i cittadini si erano sostituiti ai giudici e di fatto hanno condotto il processo alternativo, parallelo. A questo punto il vero processo Calciopoli.

Abbiamo documenti e documentazione, prove e fatti, testimonianze e interrogatori, ma la forza della politica italiana è inimmaginabile. Credevo fermamente nel lavoro della Procura Napoletana, ma siamo pur sempre italiani. Evidente che questo primo grado, seppure primo grado, non ha nulla a che vedere col processo di giustizia che doveva essere celebrato.

Non facciamo fatica a capire che questa sentenza è semplicemente una prosecuzione del verdetto sportivo e cioè la Farsa che abbiamo studiato e svelato in questi anni. In questa sentenza di primo grado non vi è traccia del dibattimento che ha avuto luogo nell’aula 216 del Tribunale di Napoli. Nemmeno una traccia.

E il Paese va a fondo. Da una parte gli imputati che ormai hanno ceduto: il viso di Moggi non era quello di uno sportivo condannato, ma quello di un uomo svuotato di ogni minima forza. Ci domandiamo che tipo di reazione ci si aspetta adesso non già da uno juventino, ma da una persona che ha creduto nell’Istituzione della Giustizia, in questo strano Paese dove l’anormalità diventa la regola, dove l’illegalità diventa Legge.

Se avrete la pazienza di seguire questi poveri cristi che lavorano dietro le quinte di blog e portali, fra poche settimane avrete ancora un’altra risposta. La domanda è sempre la solita: perché questo Paese non riesce a cambiare e cambiarsi?

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