A leggere le parole di Antonio Conte vengono i brividi. Mi ero promesso di non toccare il documento che è liberamente scaricabile, ma non ce l’ho fatta. Ignaro di tutto, convinto anzi di poter superare certi “trucchi” con la sua solita voglia di vincere, con la carica di intimare a ogni ragazzo di dare il meglio. Sarà proprio così?

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E’ legittimo anche solo pensarlo. A leggere e a ripensare alla carriera di Antonio Conte viene in mente solo un set di vocaboli dall’alto chiaro contenuto: sacrificio, umiltà, dedizione, lavoro, sudore. Tecnica non certo sopraffina, non i piedi di Zidane, ma un cuore e un’anima che ha stupito Trapattoni prima e ogni altro tecnico poi, da Sacchi a Lippi tanto per citare due fenomeni della panchina. E visto come agisce da tecnico bianconero sono pronto a mettere la mano sul fuoco per difendere la pulizia di questo ragazzo.

Poi però passo ad altre carte e mi scappa pure il mouse su un sito del nord, uno di quelli molto vicini alle faccende bergamasche. E scopro perciò le parole di Doni che riassumo di seguito:

Lo sapevamo che noi dovevamo arrivar primi e che altre squadre si erano dette disposte a favori.

Evidentemente Doni parla dell’anno in B, stagione 2010/2011, ma resta il dubbio di quali altre squadre si erano dette disposti a favori. Ora, andare in Serie A è molto importante, per cui vorremmo capire se con il termine “altre squadre” Doni intende tutto: dirigenza, dirigenti, giocatori. Non è un dettaglio da poco e incrociando i dati già raccolti dalle indagini con queste parole viene naturale pensare che i dirigenti siano in parte esclusi da questo giochetto. Perché di allenatori coinvolti non ce ne è uno, uno che sia uno. Mentre esiste un bell’elenco di dirigenti, fra vice allenatori e altro, altamente coinvolti. E poi esistono le disparità: Mondonico poteva non sapere, Conte invece c’è dentro fino al collo.

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Bisognerebbe torchiare Doni e tentare di ricostruire il tutto, perché dalle nuove carte continua a emergere forte il sospetto che tanti calciatori sono coinvolti in quello che sembra una sorta di campionato parallelo: quello delle scommesse e delle partite vendute. Un nome su tutti? Sculli: perché su questo ragazzo, che torna di moda in ogni tipo di indagine sul calcioscommesse, non si fa completa luce?

Bisognerebbe torchiare Doni e tentare pure di capire se l’Atalanta – alla dirigenza attuale vanno i nostri migliori auguri e complimenti per l’aspetto tecnico, soprattutto per il lavoro egregio del suo immenso direttore – ha veramente pagato il silenzio di Doni come emerge da una sua risposta:

Tu devi essere una persona intelligente, secondo te, ora che sono quaggiù e che le acque si sono calmate, vengo a raccontarti certe cose?

Sì, devi raccontarle certe cose. Per il piacere di pochi alcuni ragazzi hanno rischiato grossissimo in questa vicenda e penso soprattutto a Bonucci e Criscito (uno si era giocato la carriera, l’altro un Europeo da protagonista). Caro Doni devi parlare.

Infine mi chiedo come siano state condotte le indagini. Più si va avanti, più buchi di informazione compaiono. Altarini ancora intatti, manovre e personaggi che continuano a navigare in acque che sembrano splendide. Mauri in campo, giocatori innocenti (così dicono le carte) che hanno subito processi e squalifiche: distonie di un sistema che non funziona in nessuna sua parte. C’è sempre il sospetto di figli e figliastri, di colori che contano più di altri, di personaggi che possono decidere, in barba alla logica, alla giustizia e al senso civico, le sorti di questo o quell’altro individuo. Una autarchia illegale davvero imbarazzante.

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