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Calcioscommesse: contro Carobbio o con Carobbio? Domanda sbagliata

È il solito giochetto malefico di gente senza scrupolo, tipo quelli che ogni giorno pubblicano qualche tipo di scoop o di notizia su un giornale sportivo di colore rosa. Un perverso meccanismo mentale che porta poi in buona fede a sbagliare, a scegliere di non ragionare col cervello, ma con altre parti anatomiche in origine utili a ben altri scopi (parimenti importanti rispetto a “ragionare).

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Il gioco è il seguente: Calcioscommesse, con Carobbio o contro Carobbio? La domanda, oltre che mal posta, è pure ambigua, volontariamente ambigua. Lo scopo in realtà è il seguente: con Conte o contro Conte? E, specificando meglio lo scopo: con la Juve o contro la Juve?

Il lettore capirà da sè che tale domanda, in un posto come l’Italia, l’Italia attuale, ha una risposta scontata. E la risposta è “contro la Juve”. Ci andrebbe pure un “contro la Juve tutta la vita e senza condizioni”. Tipo la condizione di usare il cervello e soprattutto dare sfogo all’onestà intellettuale. Si ragiona sui fatti o sulle sensazioni personali? La Gazzetta, da molti anni ormai, segue la rigida filosofia di RCS (dove si nasce interisti, per stessa ammissione della dirigenza) e cioè quella di abbandonare la realtà e disinformare nella speranza di poter arrecare danno alla Juve e favorire perciò gli alleati, del tutto ipotetici pur se plausibili.

Così il processo farsa sul Calcioscommesse viene ridotto a un banale: Juve o non Juve? L’esito populista è scontato, ma questa non é certo serietà, né giustizia. È tutta un’altra cosa che non staremo più a descrivere. È uno scempio. In un prossimo articolo vedremo come è facile risolvere il quesito in termini di indagini e di giurisprudenza. Qui ci limitiamo a suggerire una visione più filosofica dell’argomento, chiedendo scusa ai filosofi.

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Il lettore poco attento, quello più pigro, quello ormai rincoglionito da una TV e da giornali che mostrano e raccontano solo quello che serve a loro, si perde tutti i dettagli, tutta la realtà. Tutti i fatti. E senza questi non si può pensare né di ragionare né di esprimere una opinione che meriti di essere ascoltata.

In questi giorni abbiamo apprezzato, ed è già questo lo scandalo, l’atteggiamento di molti giornalisti dichiaratamente non juventini palesemente contrari a questo modo di condurre il processo e l’intera giustizia sportiva. Una indignazione che non fa onore a un paese già marcio di suo e in preda a un delirio di corruzione morale senza precedenti. Facciamo appello a chi non ha ancora violentato la propria dignità di “informatore” di suggerire un altro finale per questa storia giá scritta. Per noi è questa la firma alla farsa che si sta perpetrando ai danni della Juve.

La Juve, l’obiettivo di questo vile attacco, non merita un altro trattamento farsesco e così violento. Non lo meritano le persone coinvolte, prima ancora che giocatori o allenatori. Nel 2006, con uno scandalo di quelle proporzioni, i tifosi bianconeri non hanno rotto un bicchiere in Italia. Stavolta notiamo un qualcosa che non ci fa piacere. Notiamo una rabbia che viene continuamente alimentata da Palazzi e da chi ne muove i fili, cioè quella Federazione insignificante come lo sembrano i suoi maggiori esponenti. E la rabbia rischia di essere sfogata in modalità poco nobili.

Siamo ancora in tempo per fare giustizia. Per esercitare i pieni poteri di magistrato e procuratore, poteri che devono essere rivolti a principi di correttezza e di liceità e da questi stessi principi devono essere guidati. Non sta avvenendo e allora questa farsa non può essere portata a termine in questo modo becero e volgare. Un principio fisico insegna che “a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Il principio non è stato applicato nel 2006, ma nel 2012 potrebbe palesarsi. Non è una minaccia, piuttosto un suggerimento a chi di dovere. Le leggi fisiche non possono essere eluse, nè infrante. E valgono per juventini e non. Potrebbero soprattutto valere per chi dovrebbe garantire i principi di cui sopra: liceità, correttezza, giustizia. Se chi dovrebbe applicarli e farli applicare non li esercita nel proprio lavoro… allora si giustifica ogni tipo di soluzione.

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