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Caro Criscitiello, le parole hanno un peso

Apprezzo il lavoro svolto da Michele Criscitiello a Sportitalia. Ho seguito e seguo ancora le trasmissioni che ha condotto e ne apprezzo le doti di conduttore e ravvivatore dei dialoghi con in vari ospiti. Ha fatto un grandissimo lavoro col portale Tuttomercatoweb dove scrive editoriali.

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Nell’ultimo editoriale firmato Criscitiello ha però scritto un paio di concetti che stonano con la realtà dei fatti. E da lui, giovane e quindi pieno di energie mentali, proprio non me lo sarei mai aspettato. Anche perché a Sportitalia apprezzo pure la grande dignità e professionalità con cui tutti svolgono il proprio lavoro, senza padroni, almeno apparentemente. Perciò non capisco la sviolinata nei confronti di Galliani.

A parte che ha copiato il mio come volevasi dimostrare del 14 febbraio (sto scherzando, ovviamente), ma il suo articolo contiene parecchi errori concettuali.

Innanzitutto, improvvisamente, i complimenti di inizio stagione sono stati sostituiti da giudizi ormai definitivi sulle scelte di Andrea Agnelli. E in un colpo solo gli acquisti di Quagliarella e Aquilani, Storari e Bonucci, Krasic e Matri sono stati dimenticati, cestinati e archiviati. Criscitiello dimentica l’ingente lavoro cui è stato chiamato Marotta in appena 60 giorni. Senza fondi e costretto a vendere giocatori con scarse richieste e scarsa appetibilità internazionale. Praticamente quasi una missione impossibile. Eppure sono partiti gli scarti e i flop della vecchia dirigenza che hanno contaminato giocoforza la rosa attuale: parlo di Poulsen spedito in Inghilterra per 6,5 milioni di euro, di Tiago parcheggiato in Spagna, della metà di Criscito (non riscattabile) con i quali pagare buona parte del cartellino di Bonucci (uno dei difensori italiani più promettenti, ma ci si è già dimenticati perché ci si aspettava un nuovo Baresi o un nuovo Nesta che da solo avrebbe retto l’urto degli avversari), sto parlando pure di Amauri che a Torino non ha mai brillato e ha rappresentato un grosso problema, e via così. Si doveva partire cominciando a tagliare i rami secchi e così è stato fatto. Cosa peraltro ripetuta più e più volte dal Presidente e dallo stesso Marotta (cui andrebbe pure conteggiata l’eventuale scelta di portare a Torino Di Natale).

E cominciamo ad analizzare alcune frasi:

Chiariamo un altro punto: le colpe del tecnico sono oggettive. Sbagliata la preparazione, approssimativa la gestione dello spogliatoio e giocatori fuori ruolo ad ogni incontro.

D’accordo: bisogna criticare sempre e comunque, ma fare riferimento al contesto può sempre tornare utile per dare credito alla propria analisi. Del Neri si è ritrovato senza ali, a parte il solo Krasic. E il gioco di Del Neri è sviluppato sulle ali. Il Capitano dell’Under 21 Marco Motta ha toppato e fortunatamente non è costato una barca di soldi, anzi tutt’altro. Scommessa persa, ma le colpe di Del Neri qui sono veramente minime. Ha deluso Martinez, pagato un po’ troppo, ma a livello di ipotesi la scelta poteva essere corretta: l’anno scorso aveva impressionato per dinamismo e per la capacità di saltare l’uomo. Del Neri ci ha tentato, ma ha ricevuto scarsa collaborazione dal sudamericano. Traoré ha infilato un infortunio dietro l’altro: praticamente non è ancora giudicabile, eppure anche lì la scelta ipotizzata era corretta. Un terzino di spinta, pure abbastanza tecnico: le ricadute non sono imputabili a Del Neri perché nessun altro esterno ha subito la sua stessa sorte (l’infortunio di De Ceglie è per esempio di natura traumatica, scagionata quindi anche qui la preparazione).

Del Neri si è però inventato Sorensen esterno che non ha certo deluso. Anche qui c’è uno strano concetto di valutare le prestazioni: è giovane, ma ci si aspettava magari che asfaltasse Maicon o che riproponesse le discese di Maldini o difendesse come Pessotto. E’ piaciuto, è stata una piacevole sorpresa e, ad oggi, è uno dei più affidabili, capace di non soffrire Zarate e Eto’o. Gli eventuali pochi errori sono assolutamente perdonabili se valutati nel contesto di quelle partite (dove la Juve tutta ha deluso, non solo il danesino).

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I numerosi infortuni hanno poi costretto Del Neri a inventarsi ogni giorno una formazione differente (o se volete, sempre la stessa con tutto ciò che ne consegue). Con Del Piero e Quagliarella (senza un attaccante di peso come piace a Del Neri) ha proposto una ottima Juve, capace di inanellare 19 partite senza sconfitta. Prima di Natale la Juve era lassù, poi al rientro è stata costretta a giocare con Martinez da prima punta e Del Piero a rimorchio. Senza la possibilità di far rifiatare un centrocampo che ad oggi risulta spompato: ma cosa poteva fare Del Neri? Sissoko sempre out, nessun ricambio nelle corsie esterne e ora pure la necessità di spostare Chiellini a sinistra per trovare un equilibrio dietro.

E veniamo alla parte più imbarazzante dell’articolo di Criscitiello.

Parlavamo di Direttori e responsabili di società: impossibile non rimarcare l’importanza in via Turati di Adriano Galliani. Uno che ha saputo fare il mercato anche senza 100 mila euro [...]

Galliani è un modello da seguire per tutto il calcio italiano, anche quando gli davano del pazzo, perché tifava Inter, pur di non perdere quel quarto club in Champions League. Lunga vita a Galliani nel Milan, ma, se un giorno la Lega Calcio dovesse avere bisogno di un Dirigente di alto profilo, saprebbe dove andare a citofonare.

Non so da che parte cominciare.

Primo punto: bisognerebbe capire perché a Galliani sono toccati soltanto pochi mesi di inibizione, visto che il suo operato era equivalente a quello di Moggi. Era Galliani a intimare di non alzare la bandierina, a meno che non vogliamo credere che Meani si occupasse di pulire le scale e il bagno. Ci sono intercettazioni palesi e molto chiare. Era sempre Galliani a incontrare in orari di chiusura dentro un ristorante Collina: a quale scopo?. E chissà quale sia stato il ruolo in Calciopoli, visto che Berlusconi aveva di fatto iniziato il corteggiamento di Moggi e Giraudo che gli avrebbero garantito una migliore gestione economica del Milan rispetto agli sperpreri di Galliani. Si è subito pensato a lui quando è scoppiato Calciopoli e giravano voci che Berlusconi volesse sostituirlo proprio con i due dirigenti bianconeri che intanto avevano mostrato al mondo come, in economia, si poteva vincere e primeggiare senza chiedere nulla alla proprietà.

Il riferimento ai 100mila euro è ridicolo. Il Milan di Galliani è esistito grazie ai numerosi e corposi assegni firmati da Berlusconi (basterebbe recuperare la lista degli acquisti e i valori, magari anche solo di quelli toppati che sono in numero elevato: Rivaldo, Ronaldo, Ronaldinho, Emerson, Kalac, Ricardo Oliveira, tanto per citarne qualcuno). Rimaniamo all’attualità. Ibra e Robinho sono costati parecchi denari. Con lo stipendio di Ibrahimovic Marotta ha pagato una rata di Quagliarella e una di Krasic e pagato lo stipendio a entrambi. Gli acquisti di gennaio sono stati possibili ancora grazie agli investimenti del Presidente-Padrone. E Criscitiello dimentica ancora che il bilancio rossonero andrebbe rivisto e le perdite sottolineate (e coperte da Berlusconi). I numeri non mentono ed è possibile fare un giro su Internet per reperirli. Inoltre nel periodo di magra, cioè quando Berlusconi non ha investito, il Milan è inciampato in campionati piuttosto deludenti e in campagne acquisti pesantemente criticate dai tifosi. O anche questo ricordo è stato rimosso o non pesa più nell’analisi di Criscitiello?

Quanto al Dirigente di alto profilo… abbiamo avuto anche quello. Con Galliani a capo della Massima Lega a rappresentare l’ennesimo conflitto di interessi: tutto normale? A me stava pure bene, perché per arrivare a un certo livello serve sporcarsi le mani e Galliani era proprio l’uomo giusto. Basterebbe girare il pensiero a Carlo Nocerino che ha indagato (e mai concluso, chissà perché) sui falsi in bilancio dei rossoneri.

Ecco, la sviolinata io non l’ho capita. Le parole hanno comunque un peso e tale peso andrebbe rispettato. In onore al grande lavoro svolto in Sporitalia.

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