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Caro Zeman, era meglio quando c’era Moggi

Poverino, da quando l’amico del cuore Luciano Moggi non bazzica più i campi e i telefonini della Serie A e di tutto il mondo del calcio, lui, boemo, allenatore, ha smesso di essere protagonista. Niente più inviti in trasmissioni a denunciare l’orco cattivo, niente più analisi tattiche spietate, niente più sigarette fumate ai bordi della panchina. Alzi la mano chi sa dire, senza aprire almanacchi o pagine web, cosa ha allenato e se ha allenato Zeman dopo Calciopoli. L’ultima squadra a memoria d’uomo è Lecce, battuto dalla Juve in una pozzanghera naturale all’andata, col gol di Del Piero. Bene, ve lo dico io allora: Zeman ha allenato la Stella Rossa. Il bottino è inquietante. Zamen prende una squadra giunta secondo il campionato precedente e dopo soli tre turni di campionato perde due volte e ne pareggia una, segnando la bellezza di zero reti. Viene allontanato immediatamente. Una parentesi sfortunata? Macché, forse anche qui la stampa italiana amica di petrolieri e Presidenti del Consiglio ha insabbiato qualcosa. Rinfreschiamo la memoria.

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Zdenek Zeman è nipote di ?estmír Vycpálek, un allenatore storico della Juventus con cui vinse due scudetti in due anni. Proprio la parentela illuse il piccolo Zdenek. Con Boniperti alla Juve, visto il fortissimo legame con lo zio, era sicuro di poter approdare in bianconero. E forse qualcosa c’era pure, così narrano le voci non ufficiali della Torino di quegli anni. Siamo a metà dei 90′, quando Gianni Agnelli passa il comando della truppa in bianco e nero al fratello Umberto. Il Dottore compie il miracolo, dopo nove anni di tremende e cocenti delusioni, manageriali e sportive. Congedato Boniperti, installata la Triade, i sogni di Zdenek Zeman vanno in frantumi perché una delle primissime cose che Giraudo e Moggi compiono è proprio la dismissione di gran parte dello staff attivo in quel momento. Nel mazzo finisce pure lo zio Cesto (come veniva soprannominato). Non è strano pensare che l’odio verso la Triade cominci proprio da lì. Anche perché Moggi non ha mai nascosto un po’ di pregiudizi e molte analisi lucidissime su Zeman Allenatore (il nipote!).

Dopo una trafila nei campionati minori, Zeman approda al grande calcio allenando Foggia e Parma. Proprio quel Foggia rimane nella storia per il modo spregiudicato di mettersi in campo. Sarà il Foggia dei Miracoli. Nell’ultimo anno, quando il destino è beffardo, la UEFA viene soltanto sfiorata. A soffiargliela un giovane Marcello Lippi alla guida del Napoli. I due si incontreranno prestissimo, con altre squadre, ma con lo stesso identico risultato.

Chiusa l’esperienza col Foggia, Zeman passa alla Lazio. Un secondo e un terzo posto, poi l’esonero. Dalla Lazio alla Roma il passo è breve. Sensi lo ingaggia sperando di dare una scossa alla squadra che sfiorò la B appena un anno prima. Non accadrà nulla, soltanto buoni risultati. Non viene riconfermato perché la Roma prenderà Fabio Capello.

A battagliarsi i servizi di Zeman sono pochissime squadre europee e nessuna italiana. Accetta la sfida turca, al Fenerbahce: una vittoria al mese e dopo appena 90 giorni è ancora esonerato (lui dirà sollevato dall’incarico). In Italia lo aspetta il Napoli. In 8 partite riesce a racimolare solo 2 pareggi e anche Napoli è andata. Ma il prossimo lavoro è lì vicino, alla Salernitana dove conquista un sesto posto e viene ancora esonerato per risultati imbarazzanti. Se lo riprende Casillo (quello del Foggia dei Miracoli) ad Avellino: retrocessione in C1 e lui lascia la squadra (ripeto, lascia la squadra come se fosse una scelta dolorosa o coraggiosa, dopo una simile retrocessione).

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Ritrova un po’ il sorriso a Lecce, quando chiude col secondo miglior attacco (guarda quanto è cattivo il destino: al primo posto c’è la Juve di Capello) e con la peggiore difesa. Salvezza ok, ma il contratto non gli viene rinnovato. Attenzione perché questa è l’unica stagione in cui Zeman fa un record: la squadra con la peggiore difesa non andrà in B, proprio il suo Lecce. Complimenti, Mister. Non è da tutti!

In pieno scandalo Calciopoli Zeman cavalca l’onda mediatica e si accasa al Brescia, che proprio in quel momento sta combattendo una personale battaglia contro Moggi e la Juve (quale sia il nesso, però, tra il fallimento bresciano e la Juve nessuno lo ha mai spiegato). Prende in corsa la squadra e dichiara: “andremo ai Play-Off”. Risultato: risultati molto negativi, play-off mancati e buonanotte ai suonatori. Se lo riprende il Lecce: in 18 partite il numero di sconfitte raggiunge quota 10. Anche quest’esperienza finisce con un esonero.

Nel 2007 Zeman è protagonista sulle poltrone di uno dei tanti cialtroni show televisivi. Approfondimenti sulle opere malefiche di Moggi, sul doping di una Juve assolta, sulle malefatte di Giraudo e su una storia bianconera che però lui conosce molto molto bene, dato che lo zio gli avrà certamente raccontato qualcosa.

Nel 2008 è allenatore della Stella Rossa di cui abbiamo detto in apertura di articolo. Proprio recentemente Casillo ha riacquistato il Foggia richiamando il boemo in panchina. Non cambiate canali perché il Foggia quest’anno non parteciperà né alla Serie A né alla Serie B.

Allora caro Zeman, forse stavi meglio quando pensavi di stare peggio?

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