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Carobbio contro Conte: ma che ha detto?

Tutta l’Italia antijuventina sembra aver trovato il proprio idolo. Si chiama Filippo Carobbio, un giocatore che probabilmente non avrebbe mai conosciuto una simile popolarità. La Gazzetta lo ha eletto oracolo, pur se non ne conoscono la faccia. E oltre la faccia non conoscono neppure le dichiarazioni. Il solito taglia e cuci, magari qualche frase opportunamente rigenerata per colpire quei poveri tifosi che altra gioia non hanno se non quella di infangare la Juve.

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Ma che ha detto veramente Carobbio? E perchè per Palazzi risulta credibile mai, tranne quando tira in ballo Conte? E poi: come, quando e perchè tira in ballo Conte? Soprattutto: ma lo tira veramente in ballo?

Un giornalismo serio dovrebbe porsi queste domande, magari poi dovrebbe argomentare, sicuramente dovrebbe avvalersi di fatti, di riscontri. Tutte cose che alla Gazzetta non vengono mai applicate. E Repubblica e Il Fatto seguono fedelmente queste antiregole del giornalismo deontologicamente corretto. Proviamo a farlo noi.

Carobbio è un giocatore molto modesto, come la carriera modesta racconta. Non è questo né un motivo per non prendere sul serio quello che dice, né un motivo per giudicare da un punto di vista diffidente, nè un motivo per ritenerlo un uomo ormai nel baratro in cerca di notorietà. Questa premessa è d’obbligo per affrontare l’argomento in modo serio e per mantenere il nostro credo: stiamo ai fatti.

Carobbio entra nelle vicende del Calcioscommesse per i misfatti di Grosseto e poi quelli di Siena. Hilievky e i serbi hanno contatti provati con Carobbio e lo stesso Gervasoni ha contatti con Carobbio. Il motivo di questi di contatti è il tentativo di truccare le partite. Il solo fatto che esista un tentativo é già passibile di reato.

Perciò Carobbio viene interrogato dopo gli zingari che vengono chiamati a rispondere a novembre (quando testimoniarono su partite di A molto importanti coinvolgendo nomi quali Inter, Milan e Napoli: questa storia, a livello di indagini, è stata subito disinnescata. Ci chiediamo il perchè, avendo paura di conoscere già la risposta).

Carobbio viene interrogato a gennaio, in sede ordinaria. Ci permettiamo di dire che è questo l’interrogatorio chiave della vicenda Carobbio in quanto abbiamo avuto modo di constatare la totale inadeguatezza e parzialità della Procura sportiva. E in sede ordinaria Carobbio confessa: confessa tante cose, fa tanti nomi, ma non fa accenno alcuno ad Antonio Conte. Nel verbale di gennaio 2012 non esiste il nome di Antonio Conte né un elemento di sospetto su Antonio Conte. E infatti i giornali parlano di un fenomeno grave, ma i toni sono quelli preoccupati. In ballo ci sono sì nomi grossi, ma è meglio essere cauti. Anzi: è meglio proprio non trattare la vicenda visto che la Juve non è coinvolta, anzi potrebbero esserlo nerazzurri e milanisti in qualche modo. E alla Gazzetta l’essere tifosi e protettori ha più alta importanza verdo la pura informazione.

Carobbio riparla il 29 febbraio 2012. Davanti ai procuratori della giustizia (?) sportiva il ragazzo cambia versione rispetto all’interrogatorio in sede ordinaria. Cambia versione e spunta un nome nuovo, con un fatto nuovo, anzi due. È la settimana delle polemiche per il gol di Muntari. Ci sarebbe pure il gol di Matri, ma la Gazzetta non ne fa accenno. Quattro giorni prima la Juve aveva di fatto chiuso i giochi per lo scudetto e nel tunnel, alla fine del primo tempo, Galliani se la prese con Antonio Conte che ebbe a rispondere in un modo che sappiamo tutti. Quattro giorni dopo la Gazzetta comincia una campagna contro il tecnico della Juve, un giorno prima che si sapesse dell’interrogatorio di Carobbio (veggenza?). Carobbio è l’oracolo. Ma cosa ha detto?

Carobbio ha cambiato versione introducendo due nuovi fatti. In uno di questi racconta che prima della partita Novara-Siena Conte, durante la riunione tecnica nella quale “c’eravamo tutti” (compresi i ragazzi della Primavera), tranquillizza i suoi dicendo “ragazzi, è tutto a posto: la partita è sistemata”. La partita è sistemata, è stato raggiunto un accordo per il pareggio.

Ci aspetteremmo dai giornali e dalla TV una risposta a una semplice domanda: con chi Conte si è messo d’accordo? La risposta non esiste dentro il processo. Non esiste perchè manca un riscontro: né un de relato, né un passaggio di soldi, né una intercettazione, né un fantomatico SMS di cui la Gazzetta sembra essere in possesso. Eppure Conte viene messo in croce. Non ci si sofferma nemmeno a notare le distonie con la versione precedente. Un evento di tale portata Carobbio lo dimentica nell’interrogatorio di un mese prima perchè? Per mancanza di coraggio? Per dimenticanza in buona fede? Un eventi di questo significato viene dimenticato? Perchè?

E non ci si chiede il perchè Carobbio cambi ancora versione negli interrogatori successivi quando scambia partite, date (tipo quella giocata l’1 maggio, ma che dai suoi racconti si evince a fine aprile), nomi, fatti. E Conte passa da quello che “ha assicurato sul pareggio raggiunto” a quello che “non poteva non sapere”. Scatta ancora la domanda “perchè non poteva non sapere?”, ma manca la risposta. E manca pure la domanda “ma Conte ha assicurato sul pareggio, o sapeva del pareggio?”. Non è una differenza banale come vedremo in seguito quando scatterà il deferimento.

Mentre Conte viene gettato al pubblico delirio che non aspettava altro che il solito capro espriatorio, meglio se juventino, qualcuno tenta di ricostruire la vicenda. Per esempio Conte nella partita “aggiustata” fa di tutto per vincerla inserendo due attaccanti al posto di due attaccanti. Depistaggio? O il solito cambio della filosofia di Conte per rinvogorire gli ultimi tentaivi d’attacco così come nel corso dell’intero campionato? E vi sono sospetti di questa voglia di vittoria non solo dalle decine di testimonianze che smentiscono Carobbio su quella riunione, e dalle testimonianze di chi dice “ricordo l’emozione di come ci caricò per riprendere il primo postoin classifica”, ma anche dalla storia sportiva di Antonio Conte.

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Cosa sono queste testomonianze? Per Palazzi, e lo si evince nella sua requisitoria, si tratta di fantasmi, di dichiarazioni senza attendibilità e crediblità di ex giocatori di Conte. Prevale dunque un istinto di riconoscenza verso l’ex tecnico? Rischiando pure di finite loro stessi dentro il processo?! In un Tribunale i fantasmi non esistono. Non esistono nemmeno in un tribunale sportivo dove o si è testimoni o si è deferiti. O si dice il vero ed è un riscontro a favore dell’accusato o dell’accusatore, o si dice il falso ed è falsa testimonianza che in questo caso si tradurrebbe in deferimento. Non esiste testimonianza che galleggi fra queste due posizioni come vuole far credere Palazzi. E il fatto che questa cosa non venga sottolineata è di una gravità mostruosa. Per noi ha semplicemente il valore della farsa.

Ma torniamo a Carobbio e alla sua credibilità. Carobbio parla e la Procura accoglie ogni tipo di frase. Poi valuta ed emette i deferimenti e quindi la rcihiesta di condanna. Mezzaroma e il Siena vengono di fatto tirati fuori dal Processo. Il Siena se la cava con 6 punti di penalizzazione e una pena pecuniaria di qualche decina di migliaia di euro. Mezzaroma esce dall’inchiesta: sarebbe stato un obbrobrio un suo ridicolo coinvolgimento con gli elementi in mano a Palazzi. sui fatti del Siena e di Mezzaroma la credibilità di Carobbio è nulla, in quanto la penalità per il Siena deriva da un complesso movimento di riscontri che hanno una base di concretezza in altre condanne. Ma i 15 mesi di Conte sono giustificati con la totale credibilità di Carobbio che “merita considerazione per l’apporto all’impianto accusatorio e il sereno pentimento” dice Palazzi. La Gazzetta ha praticamente ormai il poster in sede. Carobbio su Conte è credibile, ma solo quando parla di Conte appunto. E in barba al consiglio della Procura di Cremona che sottolinea la “non completa trasparenza durante gli interrogatori”.

La non completa trasparenza è giustificata dal continuo cambio di versione di Carobbio e dal conflitto di risposte con Gervasoni, lui sì vero pentito di questo processo. E anche qui sta un altro aborto del lavoro di Palazzi. Gervasoni racconta alcune cose ed è credibile, Carobbio dice invece che Gervasoni dice il falso, non argomenta il perchè e per Palazzi è pure lui credibile. Un vero un falso diventano la stessa cosa nelle carte di Palazzi. Un bianco e un nero diventano lo stesso colore nell’inchiesta di Palazzi. Qualcuno, prima o poi, dovrà spiegare il perchè di questa illogica condotta.

Su Conte esiste una sola fonte di incolpazione e zero riscontri. L’unica fonte è considerata non completamente trasparente e non fornisce una prova che sia una. Fornisce solo un racconto, scivoloso in date e nomi, ma altamente credibile… chissà perchè.

Ma ammettiamo pure che Carobbio sia credibile e non sia riuscito a fornire prove. Conte così se la svigna. Proviamo allora a trovare noi i riscontri che la procura di Palazzi non è riuscita a scovare. Ok, non ne abbiamo trovati. Anzi.

In una intercettazione Carobbio dice “non sono andato a vedere mio figlio e sono rimasto in squadra perchè lui ha considerazione di me”. Ci piacerebbe ascoltare il tono di questa trascrizione perchè questo “lui” é Antonio Conte e la vicenda riguarda il mancato permesso per assistere la moglie in attesa di partorire. Carobbio qui pare tenere particolarmente alla partita a costo di andare dalla moglie in ritardo. Per truccarla o per giocarla? Se è per giocarla cade di botto l’accusa a Conte: che razza di combine è uno che si accorda per pareggiarla e che poi vuole vincere? Se, d’altro canto, è per truccarla il discorso è ancora più complesso: se Conte aveva tranquillizzato la squadra poteva anche fare a meno di Carobbio. O Carobbio doveva esserci perchè Conte non aveva intenzione di combinarla né sapeva che la partita doveva andare in un dato modo? Anche questo fatto per Palazzi assume valenza nulla: il motivo non l’ha mai spiegato. I giornali ci hanno scherzato. Dovremmo infatti sommare a tale episodio la frase che la moglie di Carobbio avrebbe detto (notate il nostro condizionale) alla moglie di Conte “ci dovete 1500 euro” che si configura come risentimento, un sentimento cioè che a livello processuale, se provato con riscontri oggettivi, è ammissibile. Carobbio non ha smentito. Carobbio semplicemente, a un certo punto, cambia versione e tira Conte in ballo: per un risentimento personale-familiare, visto che le versioni nascondono qualche non trasparenza?

Forse èun po’ debole come motivo? E allora ne introduciamo un altro, questo sì con una prova provata. Carobbio, tirando in ballo Conte, vede ridursi la squalifica del 600% come suggerito dai cronisti più attenti. Già molti hanno denunciato un abuso di potere e certamente uno strano modo di condurre i pentiti come ha detto Locatelli. Ma c’é un altro fatto.

Conte viene accusato da Carobbio di omessa denuncia (con l’Albinoleffe) e di illecito (col Novara). Come mai tutto si trasforma in due omesse denunce? E come mai la doppia omessa denuncia di Conte vale 15 mesi e l’illecito di Carobbio soltanto 4 mesi? E come si fa a confondere illecito e omessa denuncia per Carobbio? O è l’uno o l’altro.

Soprattutto resta la domanda delle domande: le gare del Siena sono state alterate veramente o vi è stato solo un tentativo? Senza il benestare dei due generali di quell’annata come Conte e Mezzaroma?

Non entreremo nel merito dei rapporti di Carobbio con Gervasoni né delle non famose (che peccato!) telefonate di Carobbio con Hilievsky da una scheda egiziana e sulle quali Carobbio non ha risposto e sulle quali chi lo interrogava non ha battuto (che peccato!), ma quelle fatte sinora ci sembrano domande legittime. Dubbi e paure che il caso Conte sia stato artatamente costruito a mezzo stampa e a mezzo Procura sportiva per soddisfare chissà quali tipi di bisogni. Magari mandare un chiaro avviso a chi sta alimentando doverose campagne pro verità sui fatti del 2006, campagne indigeste per la Federazione.

Le domande vogliono pure significare che l’impianto accusatorio non può basarsi sulla dicotomia “o con Carobbio o contro Carobbio”, ma dovrebbe concetrarsi sull’accertamento dei fatti e una migliore giustificazione (sinora assente) delle richieste di condanna così sproporzionate e differenti caso per caso.

Con Carobbio o contro Carobbio? Noi preferiamo stare con la Giustizia. Ammesso di averne una che funzioni in questo periodo storico.

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