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Categoria: Ai confini della realtà (pagina 1 di 41)

Il rigore c’era, ma non doveva essere fischiato

Fine di Juventus-Milan: il rigore c’era, ma non doveva essere fischiato. I motivi sono i più disparati, ma la verità è una: bisogna fermare questa Juve.

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Così, fra giornalisti e giornalai – la differenza è ormai sottilissima – si fa in fretta a spalare fango sui bianconeri, con attacchi a 360 gradi: cori, mafia, bagarinaggio, rigori, minuti, l’Arsenal che vuole Allegri, il Barca che vuole Dybala, per finire con la pizza argentina del fratello di Higuain.

Povera Italia, ridotta al ridicolo di una critica ormai vuota anche di idee e creatività. Stretta nella morsa dei social dove alla fine emerge chi sbraita capricciosamente, e chi lucidamente fa una rilettura pratica degli episodi contestati. Fino ad arrivare ai paradossi di giornalisti in balìa di loro stessi: due settimane prima è rigore, due settimane dopo, se è a favore della Juve, non è più rigore.

L’apice del delirio è a firma De Laurentiis. Epica la frase “si sa, la Gazzetta è sempre stata delle Juve”.

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Affannosamente resiste chi ha ancora un briciolo di dignità intellettuale. Gli Sconcerti e i Bargiggia della situazione costretti a sottolineare l’infame gestione mediatica di colleghi scatenati.

Morale della favola? Tre partite regolari (contro Inter, Napoli e Milan) su cui si continua a discutere vivacemente del nulla.

Come nulla è a oggi la contrapposizione tecnica alla squadra di Allegri.

Perciò il discorso è semplicissimo: il rigore c’era, ma non doveva essere fischiato!

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L’Italia dei Pulcinella: storie di ordinaria follia napoletana

A metà del primo tempo l’Italia juventina aveva la pressione altissima: non un replay mandato in onda per capire il gol di Callejon, e certamente una direzione di gara alquanto ambigua.

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A fine partita la follia napoletana ha trovato, per l’ennesima volta, l’alibi bianconero a una sconfitta giusta e sacrosanta. Con sprazzi di odio e violenza verbale ai limiti dell’intelligenza umana.

Con ordine.

I primi 45 minuti di Juventus-Napoli sono stati opachi. Per demerito di una Juve confusa dai cambi di Allegri, e con un Napoli sì vivace, ma praticamente mai pericoloso. Gol di Callejon – in sospetto fuorigioco, su cui la RAI ha praticamente eliminato i replay sia in diretta sia in studio – e bianconeri affannati in una ricerca della manovra sempre lenta e confusa.

Poi è accaduto che Allegri ha deciso di mettere in campo la Juve vera, schierando Cuadrado sulla destra e la Juve probabilmente ha deciso di cominciare a giocare. E nel secondo tempo non c’è stata alcuna partita, come testimonia il numero di tiri in porta tentati dal Napoli e cioè 0, zero, nulla, vuoto, nessuno.

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In mezzo, diversi episodi. Al minuto 8 ci sono gli estremi per un calcio di rigore su Dybala: il buon Cerqueti in telecronaca ha evitato di soffermarsi sull’argomento, mentre in studio e sui social la sentenza appariva chiara. Per il rigore assegnato a Dybala chiedere lumi a Koulibaly: pestone sull’argentino e penalty poco discutibile. Difficile capire se c’è contatto fra uno fra Pjanic e Bonucci con Albiol. Qui i replay sono stati mostrati, ripetutamente, ma complesso capire se c’è contatto, e se c’è se è da rigore. Mentre andrebbe spiegata la difesa napoletana sulla ripartenza Dybala-Cuadrado praticamente solitari.

E qui la perla. Cuadrado salta Reina che lo affossa, pur sfiorando il pallone che però resta nella disponibilità di Cuadrado (Regolamento del Gioco Calcio), e altro rigore solare. Da questo momento, però, in poi si scatena da Napoli la solita orda di banditi travestiti da giornalisti, opinionisti, sindaci e tifosi. E non uno a sottolineare se le farfalle prese da Reina in occasione del gol di Higuain saranno messe in mostra a Napoli.

Ma ancora più grave le dichiarazioni di personaggi pubblici, ai microfoni o sui social. Gente che di mestiere fa il giornalista RAI o il sindaco o il direttore sportivo, gente che accende i toni fino all’inverosimile, allevando alla violenza verbale. Sparisce il calcio e il senso dello sport e anche il senso dell’evidenza, per nascondersi dietro polemiche montate ad arte al fine di non giustificare i propri limiti.

Per cui non si parla del modulo Juve che ha cambiato la stagione, o di Higuain che continua ad aumentare il bottino reti, o di un Cuadrado da paura e un Pjanic nelle vesti di un quasi-Pirlo. Si parla di ciò che non esiste. Perché quello che esiste spaventa: una Juve che a marce ridotte regge il colpo, e quando accelera sbaraglia tutti.

Amen.

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Bentornata pazza isterica Inter

Credevamo di aver assistito a una partita maschia e, a tratti, molto bella. Con diverse occasioni, belle parate, due traverse, grandi giocate.

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Invece da sponda nerazzurra, e ci era sfuggita la portata dei pianti, stanno raccontando pezzi storici di fantascienza legati alla solita amata moviola.

Non se l’aspettavano a Milano, ma gli studi televisivi di Mediaset e Sky non hanno cavalcato la polemica, e anzi hanno spento inutili e assurde tesi di complotto o di arbitri condizionati.

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La macchina del fango non è partita come da Milano auspicavano. Ciò vuol dire che il processo di crescita ha subito un nuovo stop.

Isterismo e il solito alibi della moviola.

Diceva un tale: per vincere… bisogna sapere perdere.

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Tutti contro la Juve, senza apparente motivo: ecco cosa dicono Palmeri e Pistocchi

E’ partita la campagna. Studiata anche abbastanza bene, dobbiamo dire, gli va riconosciuto. Non si parla di contenuti tecnici o tattici, né si sciorinano statistiche che potrebbero indurre e dedurre l’ovvietà (ossia il risultato del campo). E tanto meno si presta attenzione a listare gli episodi di moviola. Il trucco è: ti prendo un episodio, lo gonfio, lo grido, e il messaggio è già passato. Che poi sia fasullo e falso, idiota e irreale… non importa.

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La Juve che macina punti con Fiorentina, Lazio e Sassuolo passa nella storia social con due uscite ai limiti della fantascienza, a firma Tancredi Palmeri e Maurizio Pistocchi, che a regola dovrebbero osservare quello strano concetto di deontologia professionale. Poiché trattasi di giornalisti sportivi (ammesso che tale professione abbia ancora senso di esistere), ci si aspetterebbe una narrazione oggettiva dei fatti. Invece questi anni di dominio bianconero hanno accentuato l’uso di Maalox e certamente il cuore dei due è stato messo a dura prova.

Perciò, anche in occasione di Juventus – Sassuolo (partita stradominata dai bianconeri su cui pende addirittura l’accusa di non aver infierito, anzi rallentato gioco e numero di gol) ecco le perle:

tancredi palmeri contro la juve

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E qualche ora più tardi:

pistocchi in Juventus Sassuolo

Peccato soprattutto per Pistocchi, poiché qualche minuto prima il buon Cesari, scuderia Mediaset Premium ma evidentemente ancora immune dal concetto proprietario di cosa-devi-dire-affinché-ti-pago, aveva listato gli episodi di Juventus – Sassuolo (che noi documentiamo nel nostro moviolone settimanale).

Sparisce il fuorigioco a Khedira (in gioco di oltre 1 metro e mezzo), sparisce il possibile rigore su Pjanic (stando a Sky e a Cesari), sparisce soprattutto il peso di una intera gara.

Resta la polemica. Il che ci porta a concludere alla solita maniera: il vostro odio idiota, la nostra goduria!

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Fra i due litiganti, Bonucci non gode

Stage azzurro, Conte convoca Bonucci. A leggere la lista sorprende la presenza della colonna bianconera. E questa è una prima distonia.

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Risposta della Juve: Bonucci e tutti gli altri in rosa non lasceranno il ritiro preparatorio alla finale di Coppa Italia. Questione di gruppo e di concentrazione, questione che Bonucci è un senatore e la sola presenza è fondamentale per i compagni.

Come leggere questo ennesimo caso assurdo montato dai media?

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Primo: l’atteggiamento di Conte sembra sempre rivolto allo scontro con il club che gli ha permesso di diventare Antonio Conte. Molto merito è suo, ma la Juve certamente ne ha avuti nelle figure di Andrea Agnelli, Marotta (come evidente negli ultimi due anni).

Secondo: proprio per il valore di questa finale, disturbare l’ambiente Juve con una convocazione inutile appare irriguardoso. Al posto di Allegri, Conte si sarebbe incazzato se gli avessero portato via un uomo di questo livello. Qual è dunque la sorpresa del “no” perentorio della Juve.

Terzo: il silenzio di Bonucci è molto elegante e va a non destabilizzare (ammesso che la cosa funzioni ancora) un gruppo che ha un ultimo obiettivo stagionale da conquistare.

Il resto è noia.

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La mediocrità delle opinioni

Da Napoli rimbomba forte la voce del complotto. E hanno evidenti elementi per lamentarsi:

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  • la palla era troppo rotonda;
  • il fischio di inizio è avvenuto alle 12:31 anziché alle 12:30;
  • Higuain ha appoggiato lievemente i palmi delle mani sulla casacca non attaccata al corpo dell’arbitro, per cui è scongiurata l’aggressione;
  • la mancata espulsione di Koulibaly è indirettamente una conferma del complotto: un regalo al Napoli che compensa le malefatte (ve lo passiamo così il concetto, anche se non lo capiamo);
  • l’Udinese ha giocato con troppo ardore (deve salvarsi) e non si è scansata. Mentre la denuncia delle pressioni dell’Empoli cadono nel dimenticatoio.

Campionato falsato. Da ripetere. La Juve ruba. Punto.

Non ascoltate Radio Sportiva: sono tutti juventini. E manipolano le notizie ogni giorno.

Non sintonizzatevi Rai2 perché a Saxa Rubra si tifa Juve. Da una vita. Lo sanno tutti.

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Non leggete la Gazzetta dello Sport che è succube dello strapotere di Marotta. E chi se no?

La testata di Bonucci (pazienza se non c’è stata, intanto si fa passare il concetto) non viene punita. Mentre Higuain viene stangato per 3 turni (nella più corretta e famosa Inghilterra avrebbe preso dalle 8 alle 10 giornate). Complotto.

Ha ragione Higuain che negli spogliatoi pare abbia urlato “in Italia non si può vincere”. Ha perfettamente ragione: se non si hanno i mezzi, in Italia non si può vincere il campionato.

Sarri espulso: lui che è sempre così tranquillo e pacato, lui che vive le partite con toscano equilibrio, lui che non si lamenta mai.

Complotto.

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Se RaiSport si confonde con InterChannel: Marchisio contro Cerqueti

Scoppia la polemica Marchisio. Il suo tweet che dava del cieco al telecronista RAI è stato salutato da Saxa Rubra, in particolare, con nervosismo e parecchia sorpresa nel notare come la Juventus Football club non abbia ancora multato il suo giocatore. Reo di aver espresso un opinione che in realtà era sulle “tastiere” di una milionata di tifosi (fra Twitter e Facebook).

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Chiariamo un paio di cose:

  • per l’ennesima volta, la Rai “servizio pubblico” ha espresso la peggiore telecronaca possibile, con la voce di Cerqueti a cui è mancato giusto un “Forza Inter e in culo alla Juve”;
  • per l’ennesima volta, l’oggettiva telecronaca faziosa ha colpito, con alcune osservazioni vergognose troppo sbilanciate verso l’irrazionale voglia di vedere la Juve eliminata;
  • per l’ennesima volta, il telecronista si è visto smentito in diretta, in modo anche stupito e stupefacente, durante il solito episodio commentato più con il cuore da antijuventino che da giornalista: dopo “Zaza ha scalciato il suo avversario” di Cerqueti, si è sentito un imbarazzato Tramezzani esclamare “ma in realtà non mi pare abbia scalciato, piuttosto voleva recuperare il pallone e alla fine ha travolto il difensore”.

Il punto è un altro: ci aspettiamo, noi tifosi, che la Rai riprenda Cerqueti e la sua banda di telecronisti, ricordandogli che il popolo bianconero che assiste alle partite della Juve in Coppa Italia e trasmesse dai canali di servizio pubblico della Rai sono tanti, sono milioni, e anche ieri incazzati neri per il modo stupidamente antijuventino di commentare partita ed episodi.

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Inter-Sassuolo: il senso assurdo dei pianti

Da qualche secondo siamo oltre il minuto 90. I nerazzurri attaccano, anche perché Mancini ha tirato via tutto il centrocampo e messo dentro tutti gli attaccanti che aveva in panchina e a casa.

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Calcio d’angolo interessante che Ljajic e Nagatomo sciupano. Sulla ripartenza Murillo salta a vuoto, Miranda atterra l’avversario in area, con la porta ormai spalancata. E qui comincia il delirio.

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Mancini si lamenta per una espulsione di Berardi (che segnerà il rigore). Non si lamenterà invece per il mancato giallo a Miranda durante i 90 minuti, e addirittura non farà accenno che il cartellino doveva essere rosso nell’episodio del rigore. L’attaccante del Sassuolo è solo davanti ad Handanovic.

Ma si prosegue. Prima del calcio di rigore, D’Ambrosio cerca di innervosire Berardi scatenando una mezza rissa, subito placata. Non c’è il giallo. Battuto il rigore, lo stesso D’Ambrosio prende la palla e la calcia verso Berardi che sta festeggiando. Solo giallo.

Così come solo Piagnisteo Mancini e chi tifa per quei colori può fare: protestare nonostante anche in questa partita gli episodi arbitrali gli sono ancora a favore.

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Draxler… avessi detto Maradona

Due mesi è durato il corteggiamento e una trattativa ai limiti di ciò che verrebbe chiamato ridicolo. Due mesi buttati via, che potevano essere impegnati in ben altre operazioni.

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Allegri voleva il trequartista, ma Goetze fu pista impraticabile, a sentire Marotta. Quindi venne Draxler, avessi detto Maradona.

In un gioco da tira e molla, in cui solo la Juve ne esce ferita e umiliata: o spendi o certamente non tratti a quel livello di cifre. Se sei convinto, vai e lo prendi, un po’ come nell’affare Dybala. Altrimenti molli subito la presa se le condizioni fisiche ti preoccupano, o se non lo ritieni un fenomeno da 30 milioni.

Alzare la qualità, poi trattare fino al centesimo di bonus è roba da squadra senza personalità né idee chiare.

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Fino a giugno mercato imponente quello bianconero, ma luglio e agosto, fra cessioni e mancati arrivi, una pagina della storia del calciomercato da strappare e non far leggere ai posteri.

Adesso è pericolosissima: la fretta è la madre di tutte le cazzate, e l’operazione malvagia è dietro l’angolo a poche ore dalla chiusura del mercato. Con zero potere di trattativa, viste le ultime uscite poco brillanti.

Risultato: abbiamo perso una intera estate di calciomercato.

E poi per chi? Per Draxler, avessi detto Maradona…

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Balle e pallone: lo strano caso del miliardo del Milan

Un miliardo. 1000 milioni. Tanto vale il Milan di Berlusconi. Questo Milan, arrivato chissà dove in classifica e completamente in rovina da almeno 3 anni, o 8 se si esclude la stagione dello scudetto di Allegri, Ibra e Thiago Silva.

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Addirittura 480 milioni di euro per il 48%. Vale a dire: un mega esborso per una quota di minoranza.

“Papà è un genio” ha sentenziato Piersilvio Berlusconi in risposta ai fatti citati da Andrea Agnelli. “O Mr.Bee è uno sprovveduto” si potrebbe ribattere facilmente.

Noi proviamo un po’ a rompere il muro di silenzio, cercando a far quadrare i conti.

Il valore di un’azienda calcio dipende da diversi fattori, inconfutabili e oggettivi: risultati sportivi conseguiti negli ultimi anni, risultati sportivi attesi, fatturato, patrimonio netto, margine operativo, marketing (notorietà del brand).

Mettiamo ordine.

Risultati sportivi

Nell’anno appena concluso, il Milan di Inzaghi si è piazzato decimo, con 52 punti all’attivo, a -35 dalla vetta della classifica, fuori dalle Coppe. Ottavo lo scorso anno, con 57 punti, a -45 dalla Juve capoclassifica. Due anni senza coppe e risultati magrissimi in campionato hanno minato il fattore brand awareness in modo clamoroso.

I risultati attesi non sono certo dei migliori. Da sciogliere tanti dubbi sul campo e soprattutto su un mercato che Galliani non smuove ormai da anni, con il terzo anno senza alcuna Coppa da giocare, con evidenti ricadute sul fatturato e sulle sponsorship.

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Fatturato, Patrimonio e MArgine

È di 224 milioni di Euro l’ultimo fatturato rossonero, contro i 210, 254, e i 275 degli anni precedenti. Cifre a parte, la voce debiti e soprattutto il margine operativo dovrebbe mettere in guardia chiunque operi un’acquisizione.

Nel consolidato del 2014, il Milan ha chiuso con una perdita netta di 91,28 milioni di Euro: record nella storia del club. Il patrimonio netto è stato di -94,2 milioni di Euro, per una cifra di 246,8 milioni di Euro di debiti finanziari. A leggere i bilanci, negli ultimi 10 anni le perdite ammontano a 361 milioni di Euro. Solo le plusvalenze e i diritti TV hanno limitato le lacrime. Mentre Fininvest ha versato, in conto capitale, poco più di 53 milioni di Euro per coprire i risultati finanziari disastrosi del 2014. Nel 2014 il margine operativo è di 69 milioni di Euro.

Debiti complessivi per 334,5 milioni di Euro, praticamente il triplo dei crediti attestati a 115 milioni di Euro.

Alcune curiosità legate al marchio: Casa Milan, la locazione della nuova sede, è di Proprietà di Vittoria Assicurazioni. Lo stadio è diviso con i cugini interisti, e non è di proprietà.

Marketing

Con Barbara Berlusconi a guidare le operazioni di marketing rossonere, e a litigare con Galliani su chi conti di più in in casa Milan, il valore del marchio rossonero ha visto lacerazioni importanti a causa dei risultati sportivi ottenuti. Per gli studiosi di BrandFinance, il brand Milan è cresciuto come Stoccarda, Benfica e Valencia, con 244 milioni di Dollari di valore complessivo del brand (1,2 miliardi è il valore del ManUTD capoclassifica).

Poco meno di 1 milione le maglie vendute dal Milan in tutto il mondo, a fronte di 99 milioni di tifosi nel mondo.

Per far risollevare il marchio Milan occorrerebbero due cose: vittorie sul campo e sessioni di calciomercato d’altri tempi. Per entrambi i risultati occorre però ancora tempo, nel primo caso, e una barca enorme di soldi, nel secondo caso. Ma: leggendo le classifiche degli ultimi anni, scalare la Serie A diventa complesso per il Milan: perchè c’è una Juve che appare inavvicinabile, e un set di avversarie (leggi Napoli, Roma, Lazio, Fiorentina) che sembrano più attrezzate di Galliani & Soci. Quanto al mercato, l’appeal del Milan è stato decisamente messo in crisi dai risultati sportivi di cui sopra.

Restano le grancasse di giornali e TV.

Come calcolare il valore?

Come calcolare allora il valore del Milan e dell’affare di Mr. B o Mr. Bee? Alcune ipotesi:

  1. Berlusconi ha già di fatto ceduto l’intera azienda, con tempi di ingresso da rispettare per non creare un altro caso Thohir. La cordata asiatica avrebbe già comprato quote di maggioranza da ufficializzare nei prossimi 18 mesi;
  2. Berlusconi avrebbe de facto inventato un altro marchingegno finanziario per far rientrare capitali dall’estero;
  3. Berlusconi avrebbe ceduto qualche altro asset, fra lo stuolo di aziende e controllate e partecipate del suo impero;
  4. ai 99 milioni di tifosi in tutto il mondo verrebbe chiesto di partecipare alla causa sociale rossonera versando nelle casse di Berlusconi 10 euro a testa. Questo sí che sarebbe amore. E non sarebbe comunque il miliardo di valutazione.
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