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Categoria: Ai confini della realtà (pagina 2 di 41)

Finché c’è il Bayern, Roma sempre seconda?

7-1. Sette a uno. Altro record, purtroppo in negativo. E dopo sproloqui, e dopo tanto fango, ecco altro materiale marrone, stavolta dritto sulla testa della Roma e dei giallorossi. In Champions, quando le immagini fanno meglio il giro del mondo.

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Il destino sa essere molto duro, e così ti piazza una batosta, una umiliazione. Diciamola, dai: una specie di vergogna. Che è del calcio italiano, ma fortunatamente è soprattutto della Roma. Dispiace, ma sono fatti, anche se in Italia in pochi sono ormai abituati ai fatti.

Totti e il suo non presentarsi ai microfoni, da buon capitano

Col Bayern è sempre la stessa storia!

Esiste ciò che si chiama immagine, dignità, intelligenza. Ho amato per 18 lunghi anni Capitan Del Piero, uno che ci metteva cuore e soprattutto testa. Uno che ci ha sempre messo la faccia. Fortuna per lui, molte vittorie, poche sconfitte. Perciò suona strano non vedere Totti dire qualcosa dopo una tremenda tranvata.

Troppo facile uscire e sputare fuori sentenze, lui che agli sputi ci ha abituato. Troppo arduo presentarsi ai microfoni ieri sera? La vita però riserva cose belle e cose brutte. Vincere o perdere, l’importante è farlo da uomini. Ecco.

De Sanctis e il complotto europeo: er sistema in Europe

Sette volte si è chinato per recuperare quel pallone. Sette gol, cinque nei primi 35 minuti. A voler fare il calcolo esatto: 5 in 28 minuti. E’ certamente un record e questa è l’unica cosa che può insegnare a Buffon.

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A fine partita il buon Morgan stavolta non ha sparato contro il Bayern: nessun complotto, nessun sistema europeo, eppure il Bayern ha un suo stadio di priorità, eppure fattura milioni di euro a palate, eppure ha una storia politica forte.

Soprattutto, sembra profetica la sua stessa frase: “in Europa si vedono i veri valori”.

Umiltà e silenzio: lezioni da Guardiola per la Roma urlona!

Ma cosa vuol significare questa umiliazione? Soprattutto dopo due settimane di rompimento su complotti, sistemi, massimi sistemi, scuse, scandali, polemiche?

Le aree sono tornate a essere di 17 metri, ma purtroppo per Garcia i tempi erano di 45 minuti, anche se già dopo la mezz’ora la sua Roma ne aveva già presi 5. Troppo facile, caro Rudy, fare dell’ironia becera. Troppo più importante lavorare, con dedizione, passione e senza dimenticare la cultura dello sport che prevede pure la cultura della sconfitta.

Significa che non bisogna mai sottovalutare l’umiltà e il silenzio, nel tentativo di non soccombere all’arroganza e di non dire sproloqui.

Significa lavorare e accettare le sfide della vita che possono portare a vittorie, come possono portare a sconfitte. Il campo è l’unico giudice e purtroppo non mente mai. Non ha mentito a Manchester nel 2013, non ha mentito nelle due finali perse consecutive fra il 1997 e il 1998, e non ha mentito in Italia negli ultimi 3 anni, come negli ultimi 100 anni.

Bisogna solo recuperare un po’ di cultura, certamente molta educazione, di sicuro un minimo di dignità.

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Interrogazione Parlamentare: c’è il rischio che abilitino il risarcimento di Farsopoli?

E via, di polemica in polemica, di delirio in delirio. Se la politica non fa la politica, allora il calcio è certamente un argomento utile su cui rinvigorire la discussione. Sterile, futile, inutile, dannosa. E’ il caso dell’interrogazione parlamentare.

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Il caso è talmente divertente che rischia di trasformarsi in un boomerang per chi non riesce più a curarsi col Maalox. Con calma, partiamo da capo.

Juventus-Roma è finita, e al triplice fischio comincia il piagnisteo giallorosso. Se non puoi battere l’avversario, allora annuncia il complotto, denuncia il complotto, costruisci una storia con cui giustificare l’inferiorità ormai centenaria. Garcia usa il violino, ma alcuni parlamentari preparano una interrogazione. Già perché la Roma è quotata in Borsa. Anche la Juve, ma qui il punto non è né la Roma, né la Borsa, né il calcio. Il punto è l’odio profondo verso la Juve e quindi l’impulso irrefrenabile nel peggiorare la situazioni di fegati già malconci.

Al netto dell’antijuventinismo più sfrenato, l’interrogazione è perfino corretta: società quotate in Borsa rischiano di ricevere un danno diretto da situazioni non direttamente finanziarie. E qui viene il bello.

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Ma durante Calciopoli, perché nessuno ha mosso un dito visto che la Juve era quotata in Borsa?

Soprattutto: adesso, metti che l’interrogazione parlamentare venga effettivamente presa in consegna, con tanto di richiesta di risarcimento pronta da parte della Juve per le note vicende di Farsopoli, non è che si corre il rischio di giustificare proprio la richiesta di risarcimento bianconera?

Pensiamoci bene. Interrogazione chiama indagini. Le indagini faranno flop, perché sfidiamo chiunque a provare che Marotta è il nuovo Cupolaro e che Andrea Agnelli, alla berlina in Lega Calcio e in FIGC, regga il controllo di non si sa bene quale tipo di oscuro sistema che permetta di truccare le partite. Altro buco nell’acqua, altra vittoria bianconera, non bastasse il campo.

Allora: a che punto è questa benedetta interrogazione parlamentare?

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Hai la maglia di Tevez? Non puoi entrare nello stadio di Bergamo!

L’inverosimile. L’imponderabile. In realtà, esattamente quanto ci si aspetta da campagne mediatiche bastarde e discriminatorie, basate su linee editoriali dettate non già dalla deontologia professionale, ma dall’irrefrenabile passione antijuventina.

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A rimanere vittima di ragionamenti così puerili è stato un bimbo. Indossava la maglia di Carlitos Tevez, el jugador del pueblo, e ai tornelli di Bergamo è stato bloccato con questa frase:

Dovete coprirlo. Non può entrare così.

Dovete coprirlo. Nemmeno nelle fantasie più perverse degli interisti, nemmeno nelle godurie più estreme dei Berluscones. Dovete coprirlo il bimbo, altrimenti – come avrà pensato giustamente, pensa un po’, lo steward – rischia di esser preso di mira dagli altri tifosi.

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Tifosi? Parliamo ancora di tifosi? Bestie di qualunque categoria e finti supporter di qualunque squadra che prendono in ostaggio un paese, un bimbo, una famiglia. Davvero? Nel 2014? In un Paese che Wikipedia cita come civile?

E i media? Show su Genny la Carogna e invece su questo? Cosa spieghiamo al bimbo? Che se la pensa in un certo modo deve coprirsi. E la libertà di pensiero, di azione, di manifestazone, come la spieghiamo a questo piccolo cittadino italiano?

Soprattutto: è questa la soluzione finale?

Coprire, coprirsi, nascondersi?

Un abbraccio al bimbo, che non è juventino, ma è tifoso. Un giovane tifoso, un piccolo tifoso, che dovrebbe avere la libertà e la serenità di godersi uno degli sport più belli del mondo. Almeno all’estero. In Italia è tutto un inferno. Ormai, è anche peggio dell’inferno.

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Polemica Juve Nazionale: riparte la sfida

Capita costantemente di commentare qualche rottura di qualche giocatore bianconero in Nazionale. Molta poca fortuna, purtroppo. L’ultimo in ordine di tempo è Chiellini. Con annessa polemica.

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Screzi. Giornalistici, sui giornali, ma screzi. E fa strano perché fino a qualche settimana fa Antonio Conte sedeva proprio sulla panca Juve. Ora, per favore, Antonio continua in questo silenzio e lascia parlare Oriali.

La Juve paga Chiellini. Alla Juve interessa la salute di Chiellini. Stop.

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E invece no. Dopo la conferenza di Castellacci che ha spiegato l’infortunio di Giorgio, la Juve si è mossa chiedendo il rientro del ragazzo a Torino. Capirai: è un settembre pesante quello che ci aspetta, vorremmo poter usare un giocatore che stipendiamo. La Nazionale avrebbe gradito che Chiellini restasse in ritiro “per spiegare le teorie di Conte”.

Ok, no. Grazie. Basta così. Il ragazzo rientra a Torino così cerchiamo di capire qual é il danno e come curarlo.

La cosa più naturale è stata vedere Gazzetta e Oriali, in testa, a farfugliare segnali di vendetta, dispetti. Pensa un po’: la Juve che si fa il culo per salvare costantemente la Nazionale fa i dispetti.

Mancava giusto uno specchio riflesso di Oriali, un gné-gné di Tavecchio, ed eravamo al completo.

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Palazzi si ferma su Tavecchio: i fatti non sussistono?

Palazzi non agirà. Tavecchio è salvo. Soprattutto dal punto di vista dell’UEFA che non procederà. I fatti non sussistono.

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E così la Giustizia Sportiva non fa il suo corso. Troncata. Ferma. Prona.

Con zero clamore da parte della stampa o delle TV. Con nessun tipo di opinionista a firmare articoli da prima pagina, o i classici editoriali.

Immaginatevi Tavecchio dirigente Juve. Cosa sarebbe succeso?

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Invece non sta accadendo nulla. Chi ha voluto Tavecchio è il Vecchio Sempre Esistente Sistema. E lì Tavecchio deve stare, a curare certi affari, malleabile e flessibile agli ordini dei soliti. Guai a cambiare.

Riforme? Sì, purché non spostino gli equilibri politici ed economici tutto vigenti. Purché non diano fastidio a certe alleanze.

Palazzi si ferma: d’altronde non c’è di mezzo la Juve.

InGiustizia è così fatta.

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Bisogna vendere Vidal, gridano i non juventini

Più martelli, più la gente finisce per crederci. Addirittura anche qualche juventino ha cominciato a fremere: dobbiamo vendere Vidal se vogliamo fare mercato. Come se Evra, Pereyra, Morata e Romulo ce li abbiano regalati, come se la Juve non avesse ancora operato sul mercato.

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Strano paese l’Italia, dove i giornalisti scelgono argomenti e toni e parole a seconda della testata di appartenenza, e non per saggia disciplina chiamata “linea editoriale”, ma per favori da concedere ai padroncini.

Così, mentre Tuttosport deve sparare il titolone per vendere più copie, gli altri quotidiani vanno in scia con sciabolate morbide e parole ad effetto.

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Per esempio, ma chi ha tirato fuori la necessità di vendere Vidal e Pogba? Chi ha mai gridato al mondo che “o la Juve vende o rischia grosso a livello di bilancio”? Soprattutto: ma chi ci casca?

La verità è che Marotta e Paratici stanno facendo uno sforzo immenso con il mercato in entrata e soprattutto il trattenere i due super-top-player Pogba e Vidal. E se i due resteranno a Torino, Allegri ha metà stagione in tasca. Con buona pace dei gufi e degli antijuventini cui resterà l’ennesima campagna mediatica non andata a buon fine.

Già perché, a chi gioverà mai una Juve senza Vidal?

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Conte in Nazionale? E quel Calcioscommesse?

Come puoi affidare la Nazionale di Calcio Italiana a un tizio condannato per Calcioscommesse? Come puoi farlo se lo stesso tizio, a un certo punto, sembrava addirittura punibile con l’estromissione a vita dal calcio?

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Eppure è quello che sta accadendo. Nel gioco perverso delle bugie, dei volta-faccia senza chiedere permesso alla dignità, la Nazionale di Calcio Italiana è compatta nel nome di Antonio Conte.

Oggi sui giornali si legge che è l’unico in grado di salvare questa Nazione (parlando di calcio, ovviamente). Il più bravo di tutti, il più vincente di tutti. E il Calcioscommesse, la squalifica, il rischio di stop a vita, sembra dimenticato, anzi non è mai esistito. Si parla dei record, della capacità di non arrendersi, di incitare, del suo essere “martello”.

E si sta facendo di tutto per trovare sponsor in grado di pagargli l’ingaggio che lui stesso richiede.

E si sta facendo di tutto per assecondare le sue richieste di pieni poteri.

Ci sono però due problemi.

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Il primo riguarda la sua capacità da selezionatore. Antonio è un allenatore che vive e deve vivere la squadra tutti i giorni. Solo così riesce a incidere nei giocatori e nella società. Già fatto a Bari, già fatto a Siena, già ampiamente fatto a Torino con la Juve. E’ perciò una sorta di rebus quello di affidargli la Nazionale.

Stage, incontri, lezioni, più amichevoli. Noi juventini che non vorremmo affidare i nostri ragazzi alla Nazionale che non si merita i nostri ragazzi, adesso come la mettiamo con questo aumento di impegni? E in generale: quanto possono influire sulla crescita del nostro movimento calcistico?

Il secondo problema riguarda le risorse di cui Antonio dispone. Prandelli non ha mica lasciato a casa Messi o Tevez, LLorente o Bale. E’ alto il dubbio che abbia lasciato a casa giocatori più validi di quelli che hanno partecipato alla spedizione mondiale, ma non certo fenomeni. E’ qui che si inserisce la capacità di Conte di trasformare i ragazzi.

Ma resta un livello di mediocrità diffuso nel calcio italiano. Potrà contare sul blocco juventino che lui stesso ha plasmato, ma quello stesso blocco non può bastare. Ci sono diversi giovani da lanciare o rilanciare, più qualche scommessa che Prandelli non aveva deciso di assecondare (leggi Pepito Rossi).

Senza dimenticare i problemi che, siamo sicuri, Antonio risolverà alla grande: Balotelli in primis (recupero psicologico-tecnico?), Cassano in secundis (non più convocato, grazie).

E se poi dovesse andar male, c’è sempre il Calcioscommesse per attaccarlo. A quel punto, il sogno, sarebbe quello di un ritorno alla Juve, con altri tre anni come quelli appena vissuti.

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Vi meritate Tavecchio

Ricapitolando: Andrea Agnelli vuole lanciare Albertini, ma la banda guidata da De Laurentiis e Galliani, con Lotito e Moratti sullo sfondo, hanno puntato su Tavecchio.

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Si dice, che la banda abbia votato Tavecchio per una sorta di continuità rispetto al passato. Nel frattempo, alcuni quotidiani cominciano a pubblicare la lunga lista di malsane news riferite a questo personaggio che non si è fatto mancare nulla. Oltre ad aver chiesto, perfino Palombo della Gazzetta, di ritirare la candidatura dopo le volgari frasi a sfondo chiaramente razzista.

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Avremo quindi Tavecchio alla guida. Andrea Agnelli rimane fuori. Le riforme non si faranno. Il nostro calcio morirà.

L’importante è che Allegri conduca all’inferno alla Juve. In tal caso, Tavecchio o no, tutti saranno contenti.

Buon calcio a tutti.

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Kuipers mi ha ricordato Rocchi

Articolo1

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Ieri sera ho visto Svizzera-Francia.

 

Sapete come si dice, no? Scfizzera è bella.

 

Io seguivo la Francia, però.

 

Fa molto strano vedere Pogba (subentrato) e il treno Lichtsteiner (che, tra l’altro, tiene in gioco Benzema, in occasione dello 0-5) contrapposti.

 

Il punto è che io voglio parlare dell’obbrobrio finale visto ieri sera, durante l’ultimo minuto di recupero: l’arbitro olandese Kuipers (che è stato scandaloso in tutta la partita) fischia la fine appena 1-2 secondi prima che l’ultima azione di partita (di marca francese) termini effettivamente, negando un gol spettacolare a Benzema.

 

Sono sicuro che se qualcuno proverà a toccare il fischietto, la FIFA lo difenderà a spada tratta, come in Italia si usa fare con gli arbitri che sbagliano contro la Juventus.

 

E di questo voglio parlare.

 

Ieri sera mi è tornato in mente un episodio di oltre un anno (solare) fa.

 

All’Olimpico di Roma, all’ultimo minuto di recupero, sotto di 1-0 contro i giallorossi di Andreazzoli, la Juve guadagna un calcio d’angolo per tentare di trovare il pareggio in extremis. L’arbitro è Rocchi. Sulle prime, concede l’angolo ed entrambe le squadre si schierano nell’area giallorossa. E invece, inspiegabilmente, fischia la fine senza far battere il calcio piazzato.

 

Bene: Kuipers, ieri, ha fatto la stessa cosa. Con la Francia che aveva recuperato la palla a centrocampo e stava avanzando dalla fascia destra, riesce a fischiare la fine della partita senza far finire l’azione.

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Io posso capire se certe cose succedono nell’italico orticello (attenzione: non dovrebbero comunque succedere!!).

 

Ma ad un Mondiale?? E potete ricordarmi quanto volete il gol dell’Inghilterra a SudAfrica 2010, Corea del Sud-Italia del 2002 (che io ho visto e ricordo ancora), la mano de Dios di Maradona, il gol fantasma del 1966 o il doping della Germania Ovest nel 1954 e tanti altri, e si potrebbe anche dire “è tutta malvivenza”.. Ma, proprio perché credevo di averle viste tutte, non mi aspettavo una cosa del genere.

 

Il signor Kuipers non voleva infierire ulteriormente sulla povera Scfizzera? E quando mai è successo, ad un Mondiale, che non si lasciasse finire l’azione prima di fischiare? In FIFA hanno preso ispirazione dall’esempio Rocchi?

 

Scusate, io non ci capisco più niente: mi hanno sempre fatto la testa come un pallone per il fatto che la Francia è una delle squadre politicamente più “influenti” e che la fanno vincere a discapito di altre squadre più “piccole” che, invece, meriterebbero qualcosina in più. E l’arbitro, che dovrebbe essere asservito ai francesi, non lascia finire un’azione, che avrebbe dato una marcatura personale in più ad un campione come Benzema (in ottica marcatori del Mondiale e in ottica carriera), e che in classifica avrebbe fatto figurare l’attacco francese ancora migliore, contro la Svizzera??? Ma dai!!

Ma, allora, la “Scfizzera è bella” è più potente della Francia, lassù in FIFA? E da quando???

 

Lo so che molti di voi lettori mi diranno che al Mondiale “è tutta malvivenza” (cit… di nuovo!!) e che se ne sono viste di tutti i colori. Tra l’altro, sempre in tema di Corea del Sud, vidi anche le partite contro Stati Uniti (girone) e Spagna (quarti di finale). Nella prima, rigore inesistente per i coreani, però, non trasformato (non ricordo se fu parata di Friedel o palla fuori; finì 1-1). Nella seconda, l’arbitro egiziano arrivò addirittura a non convalidare il silver gol degli spagnoli che, poi, risulterà regolare perché la palla non era uscita sul fondo (finirà 3-5 d.c.r. per la Corea).

 

Ma, abbiate pazienza, questa mancava e, tra l’altro, come risultato in senso stretto, era ininfluente, tranne per i valori di classifica marcatore-squadra sopra descritti. Per cui: a chi è giovata, questa decisione dell’arbitro? Fra tante che vedo, dal 2002 (il Mondiale 1998 non fa testo perché ho ricordi troppo sbiaditi), questa è la più stupida, insolita e clamorosa decisione; mentre le altre (gol fantasma, gol in fuorigioco, gol su rigore inesistente, rigore negato, gol di mano, gol annullato per fuorigioco inesistente, gol nato da un fallo non fischiato), almeno, te le puoi aspettare.

 

Se ai piani alti della FIFA ci fosse gente competente, manderebbe immediatamente a casa un soggetto simile. Invece, da quanto sembra di capire, gli arbitri possono fare tutti gli errori che vogliono e per chi li manda in campo è sempre tutto ok e hanno arbitrato bene.

 

Quando sento che non bisogna dare addosso agli arbitri, ma che vanno aiutati, mi viene la tentazione di dire che difenderli a prescidere, qualunque cosa facciano, è pura ipocrisia, e che ogni tanto, se fanno cose del genere, una lavata di capo nel chiuso dello stanzino bisogna fargliela.

 

Sei al Mondiale e sei un professionista: certe cose (non infierire sulla povera Scfizzera) non dovrebbero esistere (come non sarebbero dovuti esistere i precedenti sopra descritti e alcuni episodi recenti già capitati in questo inizio di Mondiale).

 

Detto questo, sono contrario ai gazzettari e ai corrieristi che fanno il processo all’arbitro sui giornali; e sono il primo a dire che errori arbitrali ben più gravi ed influenti di questo non si dovrebbero vedere.

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Ghirardi contro gli urlatori e i violenti: il caso Parma

Per un attimo ho avuto i brividi. Ho solo pensato: e se fosse stato il mio Presidente a dire queste cose, nel lontano 2006? E i brividi sono aumentati, un po’ perché non capisco torto e ragione di questa vicenda, un po’ perché sempre più convinto che prima o poi qualcuno debba intervenire per abbattere il sistema attuale, che non è quello fantasticato da De Sanctis e compagni.

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Il Parma è fuori dall’Europa. Per un cavillo. Forse per un errore. E c’è un passaggio che descrive bene lo stato di salute dell’attuale calcio italiano: “Due son le strade: o sono incapaci o sono in malafede”. La nostra paura è che le due condizioni siano non esclusive, anzi ben presenti.

Avanza così il Toro in Europe League. Il campo? Ma chi se ne frega delle questioni del campo. Curioso poi come cartone e tribunale uniscano le due tifoserie più avverse ai colori bianconeri, e cioè i granata e i nerazzurri di Milano. Ma loro son contenti: il campo è solo un dettaglio.

Resta il fatto che perderemo un personaggio interessante, uno dei pochi a non aver mai dimostrato furbizia oltre misura (quella cioè che si trasforma in una sorta di delinquenza d’azione, così diffusa in questa Lega). Resta il fatto che rimediamo l’ennesima figuraccia in zona europea, non bastasse quanto combinato sul campo.

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Ah già, il campo, questo arbitro sconosciuto che emette verdetti subito ribaltabili da un tribunale, da un pugno di controllori non controllanti.

C’è un unico appiglio: il TAR. E Leonardi sembra persona abbastanza tenace da violare accordi taciti, così da far saltare il banco una volta per tutte. E speriamo ne abbia finalmente le palle, dopo i vari Zaccone, Elkan e Cobolli Gigli.

Ecco il video del suo intervento in conferenza stampa.

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