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Categoria: Calciopoli Story (pagina 1 di 5)

Caro Vieri, su Farsopoli/Calciopoli servono le prove

Figurarsi se non ci fa piacere. Abbiamo raccontato, smontato e ricostruito la farsa di Calciopoli in questi lunghi anni. Abbiamo scovato testimoni, spulciato e rispolverato documenti nascosti, dedotto e analizzato situazioni e fatti che ne hanno riscritto genesi e sviluppo.

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Quindi figurarsi se non ci fa piacere quando Bobo Vieri parla in questi termini di Farsopoli:

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Sono pronto a far vedere il documento, tutti sapevano, sono stato ingannato perchè spiato telefonicamente, non mi riesco a tenere dentro queste cose. Il 70% del contratto veniva pagato dall’Inter, mentre il rimanente 30% da Telecom, azienda per la quale mi fecero fare da testimonial per una campagna pubblicitaria. Il tutto allo scopo di pagare meno tasse. Di questa questione ne ho parlato unicamente con il signor Ghelfi dell’Inter, concordando il tutto con lui, mi dispiaceva per la Juventus perchè ho affetti con loro, lo stesso per il Milan, ma credevo di fare del bene al mio presidente che come doppie personalità ne ha da vendere.

Presenti quel documento. Mostri quel documento.

Altrimenti il dubbio è che quei soldi non siano ancora stati versati sul suo conto. Quando tornerà zitto… avremo la conferma della ricezione del bonifico per il suo silenzio.

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Moggi assolto. Facchetti prescritto di nuovo. Inter ancora salva

Il fatto non costituisce reato.

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E’ il Tribunale di Milano a certificare, semmai ce ne fosse ancora bisogno, la farsa Calciopoli, assolvendo l’ex dg bianconero dall’accusa di diffamazione contro Facchetti, all’epoca presidente dell’Inter.

Moggi, in una trasmissione TV, semplicemente rivelò e rivendicò alcuni fatti: le telefonate con gli arbitri, le “grigliate” (che però trovavano seguito, al contrario di quelle di Moggi) e anche una telefonata in particolare in cui Facchetti chiedeva di indirizzare una partita ancora da giocare (Inter contro il Cagliari, Coppa Italia).

Il fatto non costituisce reato. Vale a dire: quanto ha detto Moggi è semplicemente un fatto accertato da processi precedenti, già riscontrato come vero.

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Il punto qual é: è che questa battaglia assurda di Gianfelice Facchetti per tenere in vita un onore che il padre in realtà ha abbondantemente perso nel processo Calciopoli, ha di fatto gettato benzina sul fuoco di chi rivendica la farsa Calciopoli. Perché sarebbe stato tutto più semplice se avessero condannato Moggi, attribuendo così valore alle bugie che continuano a essere recitate da giornali e fonti nerazzurre.

La verità, purtroppo abbondantemente commentata dalla libera circolazione di notizie sul Web, e clamorosamente oscurata, occultata e addirittura falsificata dagli organi di cosidetta informazione, è che i prescritti nerazzurri hanno usufruito di uno strano, gratuito e non sano salvataggio da un processo che li avrebbe, più della Juve, mandati in B. Prova ne sia che in quel lungo e complesso processo che ha di fatto coinvolto solo la Juve, mentre ai bianconeri vennero inflitti tre articoli 1, all’Inter venne inflitto un articolo 6 (illecito sportivo) poi prescritto.

Il fatto non costituisce reato.

Il reato è solo uno. Ma sul campo la Juve sta riprendendosi con gli interessi il maltolto! E questo fa ancora più male a chi sperava di averla definitivamente affossata.

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Calciopoli, Lepore: “Se non fossero uscite le intercettazioni avremmo incastrato l’Inter”

Ha parlato Lepore, una delle figure più ambigue di Farsopoli. E’ stato in buona compagnia, ma ha lanciato una bomba: “Se non fossero uscite le intercettazioni avremmo incastrato l’Inter”.

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Traduzione: se qualcuno non avesse occultato tutte le intercettazioni, avrebbero ovviamente preso in considerazione la posizione dell’Inter.

Un riepilogo flash: l’unico articolo 6, che vale l’illecito sportivo, è a carico di Facchetti, allora Presidente dell’Inter. Per la Juve solo tre aritcoli 1 che poi, in modo assurdo e vergognoso, vennero fatti passare come articolo 6. Equivale a dire: non hai pagato tre multe? Va beh, ti mando a processo per un omicidio e va bene così.

Parla Lepore e siamo curiosi di capire che tipo di risonanza avrà. Ha parlato a una di quelle tv locali che servono solo a far divertire, ma queste dichiarazioni meriterebbero approfondimenti.

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Al di là di una dignità intellettuale che in pochi hanno dimostrato in questi anni.

Pazienza.

Sappiamo benissimo come sono andate le cose. E gente come De Sanctis o Moratti rappresenta solo l’orgoglio di aver sfuggito la morte e di essere tornati vivi come non mai.

Tiè!

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Calciopoli: la Gazzetta a capo di tutto

E’ ripartita alla grande la campagna pro Calciopoli. A capo di tutto, come al solito, l’house organ di chi l’antijuventinismo l’ha eletto a propria prima filosofia di vita. Di fatti nemmeno l’ombra.

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Escono le motivazioni del secondo grado del Processo Calciopoli e i mitici copy della redazione scelgono con oculatezza le parole da mostrare sulla prima pagina del giornale. Questo accadeva ieri. Oggi, invece, spazio a Moratti che grida al mondo “smascherati i colpevoli”. Onestamente ci arrendiamo: troppo bravi, bravissimi. Tanto quanto la disonestà che praticano ogni giorno.

La verità, l’unica verità, la conosciamo bene. Non ci sono prove, anzi ve ne sono di segno contrario rispetto alle accuse infamanti di quel 2006. Non solo: non esiste la Cupola, come già archiviato nel Processo GEA e già nel primo grado di Calciopoli. Di più: per Moggi e per pochi altri ancora in gioco, le pene si sono sempre più ridotte a causa della demolizione del castello accusatorio.

Non basta.

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Le prove sui sorteggi sono piuttosto chiare, ci dispiace ripeterlo: tutto regolare, non è stata avvistata né riconosciuta né provata alcuna irregolarità. Così come le griglie: Moggi ci prova, non le azzecca, mentre altri personaggi e dirigenti riuscivano effettivamente a manovrarle.

Capitolo intercettazioni: in oltre 181 mila files, nemmeno una telefonata che incastra Moggi con un arbitro. Ve ne sono, invece, di un tale Facchetti che chiede, fra le tante telefonate poi ritrovate, di aggiustare una certa statistica con un arbitro (cosa poi effettivamente verificatasi).

Sempre dai dispositivi e dalle sentenze leggiamo di un campionato regolare, quello 2004/2005, e un campionato nemmeno lontanamente sfiorato dalle indagini, quello 2005/2006. Scopriamo invece che i famosi 3 saggi non avevano benedetto per nulla le mosse dell’ex membro del CdA dell’Inter tale Guido Rossi, anzi avevano espresso parere contrario all’assegnazione dello scudetto a una squadra su cui pendevano grossi dubbi.

Ma la cosa più assurda è che in questa faccenda la Juve ne esce sconfitta due volte: per la violenza subita nel corso di Farsopoli, mediatica e a livello di giudizio, e per il fatto di essere stata riconosciuta non colpevole nonostante il sentimento popolare.

L’unico attore a capo di tutto resta la Gazzetta. Ma non pagherà mai le proprie colpe. Esiste proprio per questo, e altri scopi.

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Calciopoli, condanna Moggi: ma è molto di più di una condanna

Attendiamo le carte, ma si passa da 5 anni a 2 anni. Che in virtù del Paese in cui viviamo vuol dire la distruzione, seppur parziale al momento, del castello di accuse che hanno costretto il Direttore alle dimissioni e a un calvario cui sono stati sottratti i vari Galliani e Moratti.

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2 anni e 4 mesi. Furono più di 5 nello scorso grado di giudizio. Cosa sarà mai successo?

E’ successo che Trofino e Prioreschi hanno dato un’altra mazzata a tutto l’impianto accusatorio che in realtà traballava alla grande da solo.

Tanti personaggi escono di scena, di alcuni si scoprono altarini offuscati precedentemente.

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Molti casi non lo sono più. A cominciare da Racalbuto su cui non c’è l’onestà intellettuale di ammettere la terribile stronzata raccontata agli italiani. E gli organi di (dis)informazione continuano a nascondere gli ultimi risvolti delle indagini. Altre intercettazioni che il povero Prioreschi è costretto a leggere in aula, quasi fosse uno dei tanti racconti da narrare ai bambini. Ma è giustizia questa?

Ci chiediamo inoltre quale assurdo sia il procedimento che permetta paradossi da paura, come quello sottolineato da Trofino: “Si continua a vaneggiare di campionati truccati quando voi stessi avete certificato che il campionato è inalterato“. Da una parte si assolve, poi ufficialmente si tende a perdurare in una noiosa commedia, o tragedia (dipende per che squadra tifate).

Da parte nostra, possiamo solo dirvi che manterremo altissima l’attenzione. Ci teniamo a chiudere con un ultimo tentativo di Prioreschi di richiamare tutti all’ordine. Un sogno vano:

C’è una esigenza di moralità in questo processo che supera ogni limite. Dovete sapere che cosa è successo in questo processo! Lei ci ha sempre invitato a non leggere, ma questa voi non la conoscete. Abbiamo fatto una memoria in cui la chiave di lettura era la prova logica sulla partecipazione alla associazione. Però quando si occulta una telefonata di questo genere che ha provocato la condanna di un innocente, io devo parlarvene!

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Assolti i Moggi da associazione a delinquere: sempre più Farsopoli

Nel silenzio più totale delle TV e dei giornali i Moggi segnano una nuova assoluzione. Riguarda il Processo Gea World e riguarda la famigerata quanto assurda “associazione a delinquere” mai provata in nessun processo. In realtà un’associazione a delinquere esisteva, ma coi colori rossonerazzurri che però in Italia non possono essere toccati.

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Con i Moggi pure Zavaglia viene assolto. Resta tuttavia in piedi l’accusa di violenza privata: non vi descriviamo nemmeno il caso per il senso di dignità che pervade la nostra redazione. Vi basti sapere che tale violenza riguarda un paio di trattative portate avanti da Alessandro Moggi su Blasi, Zeytulaev e Boudianski.

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Eppure su queste false accuse si basò Farsopoli. Solo che oggi nessuno punta più il riflettore su questa storia. La distruzione sistematica del castello accusatorio non lo racconta mai nessuno e così sembra passare la tesi che la Juve fu veramente colpevole. Di cosa non si sa, a meno di considerare la vittoria sul campo una sorta di colpa!

Dulcis in fundo… facciamo gli auguri ad Alessandro Moggi che in questi giorni ha (ri)dato vita alla Gea World. Come dire: quello che serviva fare è stato fatto, ora alcune tessere ritornano in gioco come se nulla fosse accaduto. Di fatto ci sono solo due persone che non sono più ritornate al loro posto: volete che faccia i nomi?

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Calciopoli: inchiesta sull’inchiesta e la bugia del materiale sparito

Non conto più gli articoli scritti. Non riesco nemmeno a conteggiare i commenti. Su Farsopoli abbiamo scritto tante e tante volte. Il problema per gli altri è che abbiamo scritto con coscienza: la coscienza di chi ha letto le carte, di chi ha usato il cervello, di chi ha messo da parte il tifo e valutato i fatti. Imperdonabile se vivi in Italia, uno dei paesi più corrotti al mondo.

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A Roma sta per partire l’inchiesta sull’inchiesta. A scatenare questo nuovo procedimento è stato un arbitro, tal Dondarini, reo di volere giustizia a tutti i costi e reo, soprattutto, di aver letto le carte e aver sottolineato illogicità mostruose. Chi doveva indagare non ha indagato, chi doveva garantire giustizia ha praticato l’aborto giuridico, e quindi è toccato a un imputato. Senza Red Bull, ma con un po’ di coscienza, sulle ali della giustizia.

Parte l’inchiesta sull’inchiesta: fu condotta nel modo giusto? La risposta la conosciamo tutti, e la conoscono pure quelli che oggi fanno finta di nulla. Fanno finta che in rete non siano stati pubblicati gli unici veri articoli su Farsopoli/Calciopoli. Ed ecco la grande bugia: il materiale sparito.

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Sparito non direi. E’ tutto online e parte di quel materiale è stato ampiamente pubblicato, a stralci, qui su questo blog. Sarà il caso nelle prossime settimane di fare un po’ di ordine e riproporlo? Magari. Magari anche solo per far capire l’inganno, la bugia.

Il materiale esiste, ed è facilmente reperibile da chi decide di accendere la coscienza, di praticare l’intelligenza e leggerlo. Il materiale racconta la vera Calciopoli. Quella di un gruppo, leggi RCS, fortemente intricato con alcuni CdA (due in particolare) con i quali ha condiviso la linea della menzogna e del megafono. Il megafono è un concetto molto semplice: sulla base di un popolo fortemente ignorante e piuttosto mediocre, più gridi una cosa, più quella cosa assume i contorni della verità. Più gridi, più riesci a trasformare una menzogna in verità. Sta tutta qui la vicenda Calciopoli.

Il materiale non è mai sparito, è stato solo occultato dai vari PM, perfino dai Giudici. Giudici e PM pagati con i soldi nostri. Non è mai sparito ed è online, ripetiamo. E racconta di una menzogna perché è soltanto con la menzogna che la Juve poteva essere rovesciata.

Sicuri che l’inchiesta produca soltanto silenzio, augurando buona fortuna a Dondarini, attendiamo con ansia le parole degli opinionisti. Ma sappiamo già quali sono le loro idee. Triste, vergognoso, puzzolente: l’itaGlia!

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Nicola Penta è ora il ricercato numero uno

Nicola Penta è un consulente. Nicola Penta è oggi il nemico numero uno di Moratti & Co. ed è il peggior nemico dell’(In)Giustizia Italiana. Nicola Penta è oggi ricercato per eccesso di controindagine. Nicola Penta è oggi uno dei personaggi più scomodi per l’italia-antibianconera. Nicola Penta è oggi uno degli eroi per Pieri e Gabriele.

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Ho letto le dichiarazioni degli arbitri assolti e come essere umano sento un profondo senso di tristezza e di angoscia. A leggere le parole, sentirle con le voci rotte dall’emozione e dalla rabbia, mi salta in mente una domanda: ok attaccare Moggi, ok attaccare la Juve, ma prendersi gioco delle vite di esseri umani che nulla c’entravano in questa vicenda è una barbarie degna dei peggio terroristi che l’umanità ha conosciuto. Scherzare con la vita delle persone non può avere nessun tipo di giustificazione, soprattutto su queste basi davvero insulse.

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Perché insulse sono le attività di magistrati come Narducci, di carabinieri come Auricchio, per non parlare della Telecom di Tronchetti e del CdA di Moratti. Quanto tempo ancora dovrà passare per certificare la farsa? Che tipo di Giustizia è stata? Che tipo di Giustizia è quella in cui si preferisce la via della menzogna e della truffa rispetto alla verità?

Procuratore Generale, Magistrato, Carabiniere: sembra una barzelletta tutta italiana, con un Presidente e un Amministratore Delegato “pelato e grassottello” in più. Il problema è che non fa ridere.

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Assolto Giraudo, ma condannato

Tranquilli, il titolo è presto spiegato. La sentenza del rito abbreviato ha sentenziato che Giraudo viene condannato per 1 anno e 8 mesi per frode sportiva e reato associativo. E fin qui tutto bene, tranne che la lettura di questa sentenza è davvero un pezzo di bravura in questa Italia. Bravura che nemmeno Asimov o Greg Bear hanno mai mostrato. Con calma, preparatevi una tazza di the caldo e mettetevi comodi.

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Primo appunto. Su Rodomonti ci sarebbe da segnare tutta una serie di paragrafi col pennarello rosso in quanto sparisce la logica. Rodomonti, ex arbitro, non è imputato nel processo che oggi ha partorito questa fanta-sentenza. Era imputato in Calciopoli dove però è stato assolto. E su Rodomonti esistono diverse telefonate, scoperte solo dalle difese, che mostrano tutto tranne la fantomatica associazione imputata a Giraudo. Assolto in Calciopoli, nemmeno giudicato in questo rito abbreviato, prove non conteggiate epperò facente parte della Cupola?

Andiamo avanti. Lanese e Pieri e Dondarini, praticamente il presidente dell’AIA e due arbitri, sono stati assolti. Anche qui la domanda sorge spontanea: ma chi si è mosso per favorire la Juve? Giraudo con…? Con Moggi lo sappiamo, ma chi era in combutta con questi due se tutti vengono sistematicamente assolti?

Ha dell’incredibile quella che è a tutti gli effetti una accusa del PG di questo strazio di processo che indicando gli avvocati difensori rimprovera il fatto… rullo di tamburi… di aver prodotto prove portate in aula allo scopo di suscitare un “effetto teatrale”. Le prove in questione sono le famose telefonate finalmente ritrovate e che mostrano un quadro di Calciopoli sempre più vicino a Farsopoli, con ben altri protagonisti a delinquere, non di marca bianconera PIACCIA O NON PIACCIA. Ma che Giustizia è quella in cui si difende viene addirittura rimproverato da chi dovrebbe far rispettare la Legge?

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Un piccolo assaggio di cosa accadrà dopo ce lo concede un nostro amico: partiranno denunce penali per le trascrizioni che invece l’accusa ha portato in aula un po’ monche o addirittura artatamente tagliate proprio per incastrare qualche individuo e scagionare qualche altro individuo che invece andava processato.

Pieri è stato assolto, ma perché? In sostanza, anche se non è andata giù al PG, si è mostrata una telefonata di una evidenza lapalissiana: dopo il match fra Juve e Bologna quel diavolaccio di Bergamo telefona all’arbitro Pieri per rimproverarlo. Già, il cuore rossonero di Bergamo non poteva sopportare che Pieri avesse assegnato una punizione alla Juve poi risultata decisiva. E’ un tipico atteggiamento di un affiliato alla Cupola di Giraudo e Moggi? Assolutamente no e infatti Pieri assolto, ma… Giraudo condannato. E sempre in questo caso il PG se ne sbatte della sentenza della Casoria in Calciopoli che ha già cancellato la farsa delle ammonizioni preventive, cioè la motivazione per cui Giraudo viene condannato per frode sportiva. Chi trova un collegamento in questo vortice di pazzia?

Intanto in assoluta anteprima siamo in grado di mostrarvi la foto della Camera di Consiglio che ha partorito quest’ennesimo aborto:

 

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La punizione di Moggi… palla nel sette!

Stasera c’è Juventus-Inter, di nuovo. Sono sei anni che questa gara ormai non è più la stessa, da quel famoso e tragico 2006, anno nel quale si è consumata la più grande farsa della storia del calcio italiano. Anno zero direi, nel quale è avvenuta la consacrazione della corruzione non solo del sistema calcio, anche dell’intero sistema che governa l’informazione in Italia. Abbiamo appurato che la stampa libera non esiste, e di conseguenza i giornali sono assolutamente pilotati; le tv si sono date un gran da fare per mettere il mostro in prima pagina, un certo Luciano Moggi, reo di aver commesso lo stesso “reato” che tanti altri commettevano ripetutamente. E Meani? E Della Valle? E Lotito? E Facchetti? Tutti innocenti, il mostro era uno solo e doveva essere punito. E così è stato.

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Ricordo ancora il primo Juventus-Inter del post calciopoli: noi con una mezza squadra, loro fortissimi. Uno a uno, Camoranesi pareggiò non senza fatica. Commovente l’abbraccio di Cristiano Zanetti ai compagni, forse è stata la gara che ho sentito di più nel post calciopoli. Perchè avevo inteso che c’erano solo le briciole di quello squadrone che aveva conquistato il tricolore totalizzando ben 91 punti. “91 punti…teste di cazzo!” : una frase di Mughini che resterà nella storia, a ricordare lo scempio compiuto dalla giustizia sportiva nell’estate 2006. Noi con la paura addosso, la paura di una sentenza che ci avrebbe poi distrutto: e intanto i nostri stavano conquistando il mondo in quel di Berlino. Ma ricordo anche l’ultima del pre calciopoli: 2 a 1 a Milano, punizione nel sette di Alex Del Piero, con Julio Cesar immobile. Basta solo questo gesto per far capire che quella punizione non era opera di Moggi, ma di un campione capitano di tanti altri campioni. Quella palla nel sette è stata la prova inconfutabile: uno scudetto sudato sul campo ma assegnato ingiustamente ad altri.

Poi l’anno di purgatorio, i due splendidi campionati chiusi con un terzo e poi un secondo posto. Poi il buio dei due settimi posti, a ricordarci che il recente passato aveva lasciato ferite ancora aperte. E a raccomandarci che qualcosa doveva essere cambiato, si doveva ricostruire. E nella distruzione non potevamo non appellarci allo spirito Juve, sapientemente incarnato da un certo Antonio Conte, uno che la Juve l’ha vissuta sulla sua pelle, uno che ha il marchio bianconero. “Un gatta attaccato ai maroni” : splendida questa citazione di Gattuso, a ricordare i duelli con Conte in mezzo al campo. “Tutti parlavano di Davids, ma Conte era un gatto che si attaccava ai maroni”: sì, noi juventini siamo tutti gatti attaccati ai maroni, perche con farsopoli credevano di averci tolto di mezzo. Sorrisi beffardi e pacche sulle spalle, questa è stata la Juve dopo il 2006. Però poi siamo tornati, perchè non abbiamo mai perso la speranza di tornare a vincere: credevano di aver fatto tutto il possibile per eliminare la Juve, invece siamo di nuovo lì, davanti a tutti, ancora più odiati di prima, ma ancora più fieri della nostra storia e del nostro credo. Fiero di essere un gatto attaccato ai maroni.

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