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Categoria: Calciopoli Story (pagina 2 di 5)

Risarcimenti Calciopoli: le 50 pagine della sentenza. Solo per intenditori

Al peggio non c’è mai fine? Assolutamente vero, soprattutto quando si parla di Calciopoli, soprattutto quando a operare non sono i giornalisti e i blogger in cerca di verità, ma la FIGC in cerca del consenso dei padroncini di Milano.

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La notizia fresca fresca è la richiesta di risarcimento pervenuta per vari attori di quella farsa del 2006. Decine di migliaia di euro e una motivazione lunga una cinquantina di pagine. Una lettura molto interessante che fa il paio con le migliaia e migliaia di pagine che abbiamo letto fra sentenza, interrogatori, motivazioni varie, intercettazioni e materiale occultato. Più o meno siamo sulla falsa riga della farsa perpetrata.

Cominciamo a ragionare sulle motivazioni. Non possiamo non notare come chi le ha scritte faccia parte della FIGC (tale De Musso) e non sia un membro esterno a questa organizzazione: si tratta di un palese ed evidente conflitto di interessi che andrebbe evitato, dopo quanto accaduto in Tribunale a Napoli. Almeno per restituire alla vicenda una parvenza di serietà.

Una terribile incongruenza è il fatto di chiedere il risarcimento anche ad arbitri assolti in Calciopoli: dovrebbe accadere l’esatto contrario, cioè devono essere questi arbitri a chiedere e ottenere il risarcimento. Per l’arbitro Gabriele siamo invece alla pagliacciata più completa: pur non coinvolto… gli si chiede il risarcimento. Ma per cosa? E siamo al paradosso: Gabriele non coinvolto deve risarcire, mentre Paparesta (a proposito… è ancora chiuso a Reggio Calabria?) è stato tenuto fuori da De Musso.

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L’ultimo cavillo che facciamo notare è una piccola frase di De Musso nelle sue paginette:

[...] funzionalizzazione dell’attività del soggetto [l'arbitro, ndr] al perseguimento di finalità pubbliche.

Al pari di un poliziotto o un carabiniere, De Musso considera l’arbitro alla stregua di un pubblico ufficiale. Ma l’arbitro in realtà è semplicemente un attore che applica le regole che la stessa FIGC gli impone di far rispettare. Detto in altro modo: questo modo di procedere di De Musso potrebbe dare adito alla pazzia di molti per portare in tribunale un arbitro sol perché ha sbagliato in un episodio di una gara. In tal caso la FIGC agirebbe da soggetto “paraculo”, cosa che non ci stupisce affatto visti i capi.

In conclusione si direbbe che tutto torna: la FIGC, con le mani in pasta nella Giustizia Sportiva e nella Giustizia Ordinaria, fa il bello e il cattivo tempo divincolandosi dalle proprie responsabilità e minando atti processuali piuttosto chiari se non già chiariti (leggi Tribunale di Napoli). A pagare sono stavolta gli innocenti riconosciuti tali. Viva l’Italia, il paese dove tutto può accadere.

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Se il giudice della Corte dei Conti lavora in Figc…

La sezione giurisdizionale del Lazio della Corte dei Conti ha condannato i due ex designatori arbitrali Bergamo e Pairetto, l’ex vicepresidente della Figc Mazzini e undici tra arbitri, guardalinee e dirigenti Aia a risarcire la Figc per un totale di quasi 4 milioni di euro.
La motivazione è il danno d’immagine che sarebbe stato provocato alla Figc a causa dei fatti di Farsopoli.

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Vediamo le sanzioni: Bergamo 1 milione, Pairetto 800mila, Mazzini 700mila, Lanese e De Santis 500mila, Pieri e Racalbuto 150mila, Dattilo, Gabriele e Bertini 50mila, Mazzei 30mila, Titomanlio 20mila, Puglisi e Babini 10mila.

Appaiono piuttosto curiose queste condanne visto che il processo di Napoli è arrivato solo al primo grado. In pratica la Corte dei Conti sembra non curarsi del fatto che queste persone potrebbero anche risultare innocenti al termine dell’iter processuale in sede penale.

Ma questa non è certo l’unica stranezza, anzi.

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Innanzitutto appare grottesco che l’arbitro Gabriele sia stato condannato a risarcire la Figc con 50mila euro. Ricordiamo infatti che Gabriele è già stato assolto in sede penale a Napoli e, come se non bastasse, persino la giustizia sportiva l’ha prosciolto! Dunque, se anche la Figc attraverso il suo tribunale sportivo l’ha ritenuto innocente, per quale motivo Gabriele dovrebbe risarcire la Figc stessa? Che danni d’immagine ha provocato Gabriele alla Figc se la stessa Figc l’ha prosciolto? Per non parlare del fatto che stiamo parlando di un innocente secondo la giustizia ordinaria!

Inoltre nel 2009 la Corte dei Conti aveva già affrontato l’argomento Calciopoli sospendendo la decisione in attesa di novità in sede penale. In quell’occasione la Corte dei Conti rese pubblico il metro di giudizio che avrebbe utilizzato per verificare i vari coinvolgimenti e valutare gli effettivi ed eventuali danni d’immagine arrecati.
Così veniva scritto nella pronuncia, ad esempio:
“Occorre che venga dimostrato il comportamento illecito dell’arbitro e/o assistente nella competizione sportiva affidata alla sua regolamentazione e cioè che risulti accertata la commissione di atti fraudolenti e/o la partecipazione ad un disegno criminoso che abbia indotto gli odierni convenuti a falsare il risultato della gara che dovevano arbitrare”.
Dunque la Corte dei Conti ci raccontava che era necessario che venisse provata in sede penale la partecipazione all’illecito di un arbitro e l’alterazione del risultato della partita.
E il processo di Napoli che cosa ha concluso? Che non solo il sorteggio arbitrale era regolare, ma anche che nessuna partita di quel campionato fu falsata.
Dunque su quale base sono state decise queste condanne se in sede penale è stato stabilito che nessuna gara fu falsata? Era stata infatti proprio la Corte dei Conti a ritenere fondamentale l’alterazione del risultato delle gare sportive per valutare l’illecito. Cosa che peraltro veniva ribadita in più punti:
“Non possono, invece, essere condivise le argomentazioni [...] secondo cui le condotte arbitrali dovrebbero esaminarsi prescindendo dall’esito della verifica delle direzioni delle singole gare, senza curarsi se sia stato o meno violato il principio del regolare svolgimento della competizione”.
Che abbia dunque cambiato idea la Corte dei Conti?

Ma ecco l’ultima stranezza, che spiega molte cose. Il giudice della Corte dei Conti che ha stabilito queste condanne è Ivan De Musso, che fa anche parte della Corte Federale della Figc. Ma come, il giudice che ha stabilito un risarcimento milionario in favore della Figc è un dipendente della Figc?! Ebbene sì, ma ormai non ci stupiamo più di nulla in questa Italia e con questa Federazione.

Tra l’altro pensare che ci siano persone condannate a risarcire la Figc per danno di immagine appare quantomeno tragicomico. Sorge infatti spontanea una domanda…ma la Figc ha un’immagine? E, se sì, che immagine è? Quanto può valere l’immagine di un sistema marcio condito di ingiustizie e pagliacciate?

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La sconvolgente dichiarazione di Bergamo: “Facevo ciò che mi indicava la FIGC”

Bergamo è stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire la FIGC di 1 milione di euro per danni all’immagine, in merito ai fatti relativi a Calciopoli.

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Bergamo ha comunicato che ricorrerà fino all’ultimo grado di giudizio e che,  se necessario, rinuncerà alla probabile prescrizione per vedere riconosciuta la propria innocenza.

Rinunciare alla prescrizione?

Bergamo-Moratti 1-0.

Il corrotto rinuncia alla prescrizione. L’onesto no.

Bergamo chiarisce : “Ho seguito e messo in atto le indicazioni che la stessa Federazione ci dava per mantenere buoni rapporti con i presidenti dei club”.

La dichiarazione è pesantissima.  Sconvolgente.

Ora noi pretendiamo di sapere da Bergamo e dalla FIGC quali erano le indicazioni che la Federazione dava e che Bergamo seguiva e metteva in atto per mantenere buoni rapporti con i presidenti dei club.

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Non lo pretendiamo per curiosità o per chiarezza, ma perché dalle parole di Bergamo emerge che le telefonate di Moggi, Meani, Facchetti, ecc. sembrerebbe che non fossero sconosciute alla FIGC e che anzi la FIGC caldeggiasse certi tipi di comportamenti!

La Federazione era la prima a suggerire una falsa complice amicizia tra designatori e club in modo da non scontentare nessuno.

E ci hanno retrocessi in serie B per questo?

E ci hanno tolti due scudetti per questo?

E ci hanno causato un danno di 400 milioni di euro per questo?

Altro che il milione di Bergamo.

Ridateci gli scudetti e i soldi.

La dignità e la gloria già ce le siamo ripresi da soli.

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Farsopoli e Intercettopoli: tutto viene a galla, meglio tardi che mai

Ci sono ancora persone che non hanno ben chiaro il significato del termine Farsopoli. Calciopoli per noi è Farsopoli almeno dal 2007, cioè da quando abbiamo cominciato a studiare le carte di quella strana vicenda. Che fosse strana lo si capì in verità subito: troppi interessi convergenti, troppa TV, troppi giornali coinvolti per non sospettare che qualcosa sotto c’era e non era certo quello che veniva raccontato. E ora, dopo anni, tutto sta venendo a galla anche nei Tribunali. Ma tranquilli: finirà tutto presto perché siamo in Italia e i potenti, i farabutti, i mascalzoni hanno sempre la meglio.

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E’ per esempio la storia dell’Inter e della Telecom, la storia di Facchetti e dei suoi illeciti insabbiati e prescritti, la storia di Moratti e di Tronchetti, due fra i peggiori manager che l’Italia abbia mai avuto. Storia di una TV corrotta, di una RCS dove si nasce interisti e si producono prodotti in difesa di quella fede e in barba alla deontologia giornalistica. Storia di un paese moralmente sconfitto, eticamente da buttare via, dove i farabutti fanno e disfano senza essere mai puniti e tutti gli altri subiscono in silenzio.

E’ il paese dove la verità viene puntualmente bollata come faziosità o chissà quale tipo di operazione eversiva, mentre la menzogna è la regola. Talmente palese la menzogna e talmente in declino il popolo italiano che finisce poi per confonderlo per verità. A quel punto è tutto lecito.

E’ lecito che un club possa utilizzare la Telecom di un suo membro del CdA (leggi Tronchetti) come strumento di spionaggio nei confronti di competitor e dirigenti federali. Come abbiano usato poi le scoperte è tutto da stabilire. Moggi per esempio ha sempre detto di aver avuto il sentore che le sue operazioni di mercato erano in qualche modo viziate. Ha sempre detto che i suoi telefoni si comportavano in uno strano modo e perciò cercò rimedi. Memorabile l’affare Domoraud, un difensore francese che lui fece finta di seguire e di voler comprare elogiandolo come fosse il nuovo Baresi e puntualmente arrivò l’Inter a sorpresa sul ragazzo. Uno dei tanti esempi citati da Moggi, in ultimo quello del terzino dell’Ajax che doveva arrivare a Torino insieme a Ibra e finito invece, a sorpresa, a Milano.

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E’ lecito usare quelle intercettazioni per preparare dossier e orientare le indagini dei carabinieri. Auricchio in aula ci ha dimostrato e confermato come l’istituzione che dovrebbe salvaguardare la Legge l’ha invece violentata e viziata, con una delle operazioni più false e meschine. Ma Auricchio è stato premiato e Narducci perfino retribuito con un assessorato a Napoli. Tutto lecito, tutto normale.

E’ lecito telefonare a dirigenti per consegnargli regalini (leggi Facchetti con Bergamo), è lecito telefonare ad arbitri, è lecito grigliare e indovinare la griglia contrariamente a Moggi che stranamente non azzeccava mai le griglie di Bergamo.

E’ lecito avvicinare un arbitro, promettergli un posto in banca in cambio di chissà quali tipo di azioni di spionaggio e dichiarazioni puntualmente esposte sui giornali e TV, salvo scomparire dalla scena a processo iniziato.

E’ tutto lecito, e nessuno che muova un dito.

Alla mole di dati che abbiamo scoperto e raccontato si aggiunge ora l’ennesima testimonianza. Quella di Cipriani, titolare della Polis d’Istinto, il braccio armato di Tronchetti Provera, che rivela piccanti particolari su come l’Inter avesse commissionato il colpo di stato ai danni del calcio italiano. Non una novità per noi.

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Vittime o colpevoli?

La famosa triade Giraudo-Moggi-Bettega ha rappresentato il team di dirigenti più preparati del calcio moderno, e non a caso Umberto Agnelli li aveva messi al timone della Juventus non solo per far ritornare la Vecchia Signora a quelle vittorie che mancavano ormai da dieci anni, ma anche e soprattutto perchè nel momento in cui suo figlio ne avesse assunto la guida, avrebbe consentito ad Andrea di poterla gestire con tranquillità. Dopo la morte di Umberto Giraudo inizia a preparare il terreno per l’ingresso di Andrea, perchè avere un Agnelli al vertice della società è importante: Andrea ha il cognome della casa, è tifoso della Juve, ha fatto ottimi studi, ed è la persona giusta per dare continuità alla dinastia che ha sempre legato il proprio nome a quello della Juve.

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Le prime mosse di Giraudo sono caute perchè sa che l’ascesa del giovane rampollo di casa Agnelli potrebbe provocare non poche invidie nel ramo della famiglia,q uindi programma insieme a Moggi il suo inserimento graduale nelle società fino ad assumerne ruoli fondamentali nel 2006.

La figura di Andrea così può crescere moltissimo grazie alla Juventus e grazie alla oculata gestione di Giraudo e Moggi capaci di gestire la squadra senza chiedere nulla agli azionisti Fiat garantendo così ad Andrea di poter avere tutti i meriti pronti a fargli da scudo in caso di avversità.

Una Juve così, vincente, porterà insomma il giovane Agnelli a diventare simbolo di successo e idolo di tutta la tifoseria Juventina, un’idea perfetta che purtroppo a qualcuno non piace, qualcuno che naviga internamente che come la intuisce inizia a muoversi per ostacolarla.

La morte di Umberto crea il vuoto, e tanti tasselli ora all’interno della società sono da riempire.

La decisione era stata già presa, bisognava portare avanti il nome di John Elkan, puntare su di lui, e qualunque ostacolo si fosse presentato sulla via di questo progetto, qualunque, doveva essere abbattuto senza scrupoli.

L’entrata in scena di Andrea, un Agnelli, può diventare dunque un ostacolo al progetto, anche se si tratta solo di calcio, ma siamo sicuri che poi sarebbe solo calcio? Bisogna impedire dunque che la popolarità che la Juventus potrebbe dare ad Andrea lo proietti anche verso ruoli importanti in ambito Fiat, facendolo diventare un potenziale concorrente di John per l’ascesa al trono. Bisogna quindi eliminare i due uomini che hanno pensato ad Andrea come uomo Juve-Fiat per bloccarne l’ascesa: Giraudo e Moggi.

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Ma come fare? Il modo c’è ,ed è qui che entrano in scena una miriade di personaggi che saranno attori protagonisti e non di una delle farse più grandi che il nostro paese abbia mai visto: il PM Giuseppe Guariniello di Torino, il presidente della Federcalcio Franco Carraro, il presidente della Lega Calcio Adriano Galliani, il presidente dell’Inter Massimo Moratti, il direttore generale nerazzurro Giacinto Facchetti, Marco Tronchetti Provera e il “Tiger team” di spionaggio telefonico di Telecom (Tavaroli, Cipriani, Ghioni), il professor Guido Rossi. Ancora: l’ex Procuratore della Repubblica di Milano Francesco Saverio Borrelli nelle sue nuove vesti di Capo dell’Ufficio Indagini della Federcalcio, Luca di Montezemolo, Franzo Grande Stevens, l’avvocato Cesare Zaccone di Torino, i direttori di almeno quattro grandi giornali. E chi più ne ha più ne metta.

Per impedire ad Andrea Agnelli di salire ai vertici della Juve e per per fare fuori Giraudo e Moggi, occorre inevitabilmente fare del male alla stessa Juventus, male inevitabile, necessario e calcolato del quale non si può fare a meno.

L’origine di “Calciopoli” dove può mai ricercarsi? Partiamo da molto dietro, quando il dottor Guariniello decide di continuare a tenere sotto controllo i telefoni di Moggi e Giraudo al termine dell’inchiesta sul presunto uso di sostanze vietate da parte di alcuni calciatori juventini.

Il processo si è concluso positivamente per la Juventus, ma il dottor Guariniello tiene aperta un’altra branca di quella inchiesta e dispone nuovi controlli e attività investigative. Da quelle nuove intercettazioni non emerge nulla di penalmente rilevante, ma il PM decide di trasmettere quelle intercettazioni alla Federazione Gioco Calcio affinché verifichi se da quelle carte emergevano violazioni ai regolamenti sportivi.

Franco Carraro, presidente della FIGC, ovviamente non trova nulla di rilevante in quelle intercettazioni e decide di metterle da parte per un po’ di tempo fino poi a tirarle fuori all’improvviso! Perchè tutto ciò? Ed ecco che accade di tutto. I giornali che diventano i giuduci, i processi sportivi, l’assurda richiesta del legale della Juventus di condannare la squadra alla serie B, la rinuncia della stessa società a fare ricorso al TAR senza richiedere migliori condizioni (come l’annullamento della retrocessione, accettando una forte penalizzazione, come Milan e Fiorentina).

La vendita di calciatori come Ibrahimovic e Vieira a una diretta concorrente come l’Inter a un prezzo irrisorio, accompagnato dai ringraziamenti dei dirigenti juventini come raccontato da Moggi nel suo libro, gli scudetti tolti a tavolino e assegnati all’Inter proprio da un suo ex consigliere di amministrazione (Guido Rossi). L’assunzione dello stesso Rossi nel gruppo Fiat con una consulenza di molti milioni di euro.

E ancora il mancato coinvolgimento legale nella vicenda di Franzo Grande Stevens, che era il presidente di quella Juventus, il salvataggio del Milan e della Fiorentina dalla serie B (segno evidente che si voleva colpire solo la Juve) per non parlare della scoperta di molte manipolazioni nelle intercettazioni, l’operazione-spionaggio condotta da una società che faceva capo a un altro dirigente proprio dell’Inter, il patteggiamento della Juventus anche se la giustizia sportiva non ha scoperto alcun reato, un processo, a Napoli, che non approda a nulla. Tutto senza muovere un dito, tutto perché bisognava fare fuori Girando e Moggi. Ma chi voleva farli fuori?

Fate caso, cari miei, che strana coincidenza nel momento in cui John Elkan diventa presidente Fiat lascia il timone della Juventus ad Andrea. A obiettivo raggiunto ora il giovane Agnelli non rappresenta più alcun pericolo. Nel frattempo i ”nemici” ci hanno preso gusto e nel momento in cui la Juventus ritorna a vincere ecco che ci troviamo di fronte ad una nuova caccia alle streghe bianconere. C’è davvero da riflettere su chi o cosa abbia innescato tutto questo nel 2006, i colpevoli… o le vittime?

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Avv. Vieri all’attacco: “La FIGC ignora le carte, ma parla”

Non è una vendetta, né un ritorno importante da questo attacco. Che poi attacco è una parola usata dagli intertristi e dall’house organ ufficiale, cioè il giornale rosa. Più che attacco dovremmo parlare di “diritti”. In particolare il diritto di difendersi e far valere alcuni semplici principi: uno per tutti… la legalità.

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L’Italia non va molto d’accordo con un simile principio: basta guardare in politica per capire cosa succede, basta guardare alle caste che si sono create, che prosperano e che stanno radendo al suolo uno dei paesi più belli e fertili del mondo. Almeno lo era. Il calcio è solo lo specchio più opaco di questa situazione.

L’avvocato di Vieri è costretto a rispondere alle assurde parole di Abete. Lo fa su Telelombardia, così pochi hanno visto e ascoltato. La sua è una dichiarazione piuttosto eloquente:

Abete ha detto che la giustizia sportiva non può far nulla per la prescrizione? Gli organi federali dovrebbero esaminare gli atti prima di esprimersi. Noi ci limiteremo a mandare copia della sentenza a Palazzi ribadendo gli esposti che, contrariamente a quanto sostiene l’avvocato dell’Inter, sono stati depositati anche negli anni 2010 e 2011.

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L’avvocato mette in guardia la Federazione. La Federazione che dovrebbe vigilare e che invece si arma di paletta e secchiello per insabbiare le carte, mai veramente lette, e puntare a far tacere tutta l’opinione pubblica su un fatto gravissimo. Intanto la Giustizia Sportiva si accanisce su Conte, effetto collaterale della lotta contro la Juve, ed evita di occuparsi delle cose di cui dovrebbe invece prendersi cura. Domandiamo semplicemente, e scusate questa parentesi, che fine ha fatto il progresso di indagini sul calcioscommesse che riguarda Sculli e Mauri, Palacio e Ranocchia? Che fine ha fatto il boss che seguiva le partite del Napoli? Cosa ha confessato Gianello? Che ne é di Inter-Chievo e Milan-Bari, tanto per citare due partite su cui gli elementi sembrerebbero esistere davvero vista la mole di dati raccolti già a novembre 2011 grazie agli zingari?

Ma torniamo alla prescrizione, l’arma micidiale in mano ad Abete e Palazzi per salvare Moratti, e torniamo all’avvocato di Vieri:

Secondo noi quindi ci sono i presupposti per un’analisi diversa. Noi non vogliamo la revoca dello scudetto, noi vogliamo che venga fatta giustizia in merito a un illecito commesso a 180°. E’ giusto che l’organo che vigila sui suoi tesserati faccia luce sui questi fatti. Bisogna vedere anche la posizione dei dirigenti, al di là della società.

Quindi l’avvocato ne fa una questione di etica e correttezza, che certo non possono prescriversi se di mezzo ci sono scudetti regalati in quel modo a una società che non avrebbe mai potuto possedere i requisiti di limpidezza necessari per cucirsi addosso gagliardetti vari.

Ma sappiamo già la posizione della FIGC: accanto a Moratti, in questa perversione chiamata Farsopoli. Una storia tutta italiana dove le virtù sono state sepolte, e i vizi la fanno da padrone.

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Vieri, facci vedere il documento che inchioda Moratti!

Bobo Vieri non si accontenta del milione per spionaggio.

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In tribunale ha dichiarato che ai giocatori dell’Inter fu imposto di firmare una clausola che impediva loro di rivelare fatti dei quali fossero venuti a conoscenza relativi ad un complotto Moratti-Telecom teso ad eliminare le più forti squadre di serie A in modo che l’Inter potesse vincere lo scudetto ed iniziare un ciclo.

Pensava di fare del bene al suo Presidente, a quei tempi. Poi si è accorto chi era il suo Presidente ed ora non si ferma dopo il milione di risarcimento ottenuto per essere stato spiato.

Vieri è pronto a mostrare documenti………

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Siccome la clausola prevede penali, immaginiamo enormi, Bobo si sarà fatto i suoi conti oppure avrà trovato uno sponsor interessato.

Che fosse tutta una farsa messa su dall’Inter lo sapevamo da tempo. E che fosse messa su male lo dimostravano le assenze, tra le intercettazioni, delle telefonate dell’Inter che Bergamo e Pairetto asserivano di ricordare benissimo e che poi Moggi ci ha permesso di ascoltare. Ma arrivare a far firmare una clausola ai propri giocatori, è la prova finale che la disperazione dovuta a tanti anni di insuccessi aveva portato Moratti a rischiare tutto.

Bobo, facci vedere il documento.

Forse è arrivata l’ora di riprendersi i due scudetti.

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Tavaroli: “Gli accertamenti vennero svolti con attività illecite”

E’ un Tavaroli che di fatto si è scrollato di dosso il silenzio che doveva mantenere. Probabilmente, a prescrizione che incombe, avrà preferito fare la parte del duro. Parte che non porterà certo grossi benefici: si arriverà mai al terzo grado di un Processo Telecom che l’Italia non vuole assolutamente conoscere?

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La risposta la sapremo solo… vivendo, sperando di poterlo fare visto che in Italia fra omertà e disinformazione ci stanno uccidendo (l’anima).

Intanto continuiamo a registrare conferme a quanto già sapevamo:

Su Moggi non esisteva un dossier, ma ci fu la richiesta di verificare alcune informazioni date all’Inter da un arbitro su presunti comportamenti di Moggi. Moratti mi disse: abbiamo ricevuto queste informazioni, vogliamo vedere se sono credibili. Parte degli accertamenti vennero svolti con attività illecite.

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Intanto segnaliamo un piccolo disguido lessicale di Tavaroli, crediamo fatto con coscienza: che su Moggi ci fosse un dossier questo è accertato, che tale Dossier non fu redatto da Tavaroli questo è molto probabile e perciò le sue parole sono ad alto tasso di credibilità.

Già questo basterebbe per riaprire il processo sportivo. Il processo sportivo – in barba alle boiate di Abete – si può riaprire a fronte di elementi spiccatamente clamorosi come quelli emersi a Napoli su Calciopoli e a Milano su Telecom. Evidentemente la Federazione vuole perpetrare la Farsa promossa nel 2006. E i giornalisti sono costretti ad ubbidire. Buon per loro se vengono profumatamente pagati: l’etica si prescrive, la dignità si compra. Ecco i grandi insegnamenti di questi personaggi.

Che si debba andare avanti nell’indagine lo conferma ancora Tavaroli quando parla di Vieri:

Di controllare Vieri me lo chiese Moratti di persona, non al telefono: Moratti lo incontrai di persona. Le operazioni poi sono state fatte da un fornitore, la famosa agenzia di Cipriani.

Ed ecco il dubbio: spiarono Moggi e Vieri, poi gli arbitri, poi i dirigenti. Con attività illecite. E ci sono i fatti e le prove emerse a carico di Facchetti e dell’Inter al Tribunale di Napoli. Qualcuno ci spieghi perché tutto deve continuare a essere taciuto e perché la Giustizia non interviene a fermare questi malfattori.

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E vissero per sempre prescritti e contenti

Esistono molti vizi a questo mondo tra i quali ognuno di noi può ben scegliere quello che più lo diverte o la fa star bene. Perché, parliamoci chiaro, a vivere di sole virtù sono bravi in pochi. La parte di Milano tinta di nerazzurro ha scelto anche lei la propria virtù e il proprio vizio: la virtù è l’onestà, il vizio è la prescrizione. Geniale, direi. Sì, perché in fondo loro si definiscono da sempre onesti e sono stati premiati per questo con uno scudetto di cartone gentilmente offerto da un proprio ex dipendente che aveva preso il potere momentaneamente giusto per conferire tale titolo e fare qualche altra aggiustatina qua e là. Poi poco importa se i fatti continuino a dimostrare che così onesti in realtà non lo siano mai stati, perché a quel punto interviene il vizio che tutto risolve, la prescrizione.

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In pratica puoi commettere tutti gli illeciti sportivi e civili che vuoi, tanto poi interviene la prescrizione che risolve tutto e puoi così continuare a definirti onesto. Puoi così continuare ad andare in giro con il famoso smoking bianco, e poco importa se il retro dei pantaloni all’altezza del sedere sia ormai tutto sporco e marrone, conta la facciata, salvi l’apparenza.

Abbiamo visto passaporti falsi che se avessimo fatto noi saremmo ancora adesso in galera. Abbiamo visto plusvalenze pompate insieme ai cugini rossoneri per falsare i bilanci. Abbiamo ascoltato telefonate imbarazzanti fatte da Facchetti ad arbitri e designatori. Abbiamo visto Palazzi e la giustizia sportiva muoversi con una lentezza inaudita, considerando gli standard utilizzati per giudicare le faccende di casa Juve, giusto per far cadere i fatti in prescrizione. Abbiamo visto Moratti e Tronchetti Provera che in pratica si nascondono ghignando dietro al cadavere di Facchetti, morto poco prima che saltassero fuori quelle telefonate. E, probabilmente, morto sempre grazie ai fatti poco limpidi che accadevano nello spogliatoio interista negli anni ’60 e che hanno coinvolto anche altri giocatori di quella squadra (in italiano si direbbe doping). Abbiamo anche visto che spiavano illegalmente propri dipendenti, arbitri, designatori, dirigenti vari e dirigenti della principale rivale, cioè la Juve (in italiano si direbbe spionaggio industriale).

Il tribunale di Milano ha dato ragione a Vieri e ha giudicato Inter e Telecom colpevoli di un’attività illecita di spionaggio ai suoi danni. Nel 2007 Bobo aveva fatto la stessa denuncia alla Figc ma Palazzi aveva archiviato il caso per prescrizione (strano!) e ci aveva ritentato nel 2010 con un esposto in cui chiedeva la revoca del titolo assegnato all’Inter a tavolino nel 2006 in nome della sua rinomata onestà. Ovviamente, prescrizione anche lì. Anche altri avevano provato a denunciare questo spionaggio da parte dell’Inter alla Figc come l’arbitro De Santis ma in questo caso Palazzi si dimostrò più originale: improcedibilità a causa della morte di Facchetti.

Forse in pochi si rendono conto della gravità della situazione. Ai fini sportivi, non etici, può magari apparire meno grave pedinare propri dipendenti come Vieri, Ronaldo, Jugovic e Mutu. Ma come la mettiamo con il resto? È incredibile che l’Inter faceva spiare arbitri in attività come De Santis e Racalbuto, un designatore come Bergamo, il dirigente del Messina Fabiani e il nostro Moggi, oltre al marito della Fazi, un’impiegata della Figc. È assurdo, come può essere giustificato un comportamento simile anche in termini sportivi? Cosa sarebbe successo se fosse capitato a parti invertite? Cosa ci faceva un computer di Tavaroli, il responsabile dello spionaggio della Telecom, nell’ufficio di Auricchio, quello che ha svolto “indagini” a dir poco indirizzate su Farsopoli?

Inoltre il legame tra Inter e Telecom non dà fastidio a nessuno in questa vicenda? L’inter ha beneficiato di un evidente canale privilegiato dato il ruolo di Tronchetti Provera. Come se la Juve nella macchine del gruppo Fiat comprate da arbitri e dirigenti di altre squadre mettesse delle microspie. In quel caso sarebbe la fine del mondo però.

Vieri, forte di questa sentenza civile a suo favore, dovrebbe chiedere alla Figc di riaprire ufficialmente quel caso che era stato archiviato nel 2007 in nome della prescrizione. In teoria (molto in teoria, ahimè) ci sarebbe anche la possibilità di uscire dalla prescrizone e da altri magheggi utilizzati da Palazzi per risolvere allora la questione, secondo Alvaro Moretti di Tuttosport. Innanzitutto il giudice Spera di Milano ha giudicato responsabile di questo spionaggio terminato nel 2004 ai danni di Vieri l’allora amministratore delegato interista Buora. I fatti risalgono al 2004, dunque le penalizzazioni l’Inter le avrebbe dovute ricevere nel campionato 2005/06, guarda caso quello regalato da Guido Rossi. Nel 2007 al momento della denuncia di Vieri i fatti riguardanti il 2005/06 non erano ancora in prescrizione, quindi in teoria si potrebbe anche procedere se il caso venisse riaperto.

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Inoltre ci sono ancora in corso due procedimenti civili paralleli e simili a quello di Vieri, ma più gravi perché non riguardano un allora dipendente del club nerazzurro come Bobo. Sempre al Tribunale di Milano infatti si è rivolto De Santis, mentre Bergamo, Fabiani, Racalbuto e il marito della Fazi sono impegnati al Tribunale di Firenze., scelta perché è la città di Cipriani, l’investigatore che di fatto svolse le indagini commissionate dall’Inter. E c’è grande attesa da parte degli avvocati di De Santis, e non solo, per il 19 settembre quando a Milano parlerà proprio Cipriani che dovrebbe di fatto ammettere quello che ormai già tutti sanno dal processo Telecom. Mentre il 24 ottobre sarà chiamata l’Inter a comparire in aula. Se l’esito per De Santis sarà favorevole (la sentenza potrebbe esserci per la primavera 2013) anche lui dovrebbe poi far ricorso in Figc contro l’archiviazione del 2007. A Firenze invece l’Inter ha presentato richiesta di archiviazione perché dal suo punto di vista i fatti sono prescritti (strano!), ma se il giudice Minniti la penserà diversamente, ossia come il giudice Spera di Milano, anche qui la sentenza potrebbe arrivare in primavera.

Ieri inoltre Tavaroli, ospite a Radio 24, ha rivelato al conduttore Giuseppe Cruciani quello che già si sapeva, cioè:

Moratti? Mi parlò lui direttamente della situazione di Vieri. Su Moggi non c’era nessun dossier, ci fu però la richiesta da parte dell’Inter di verificare alcune informazioni date da un arbitro. Su Moggi ci furono controlli di tabulati, alcuni svolti con attività illecite.

E caliamo un velo pietoso su quell’arbitro di cui parla Tavaroli, cioè Nucini, che quando era ancora in attività aveva legami strettissimi con Facchetti, riceveva “regalini” e tramava con l’Inter dopo aver avuto la promessa di un nuovo posto di lavoro.

Ieri l’avvocato dell’Inter Fabio Iudica, oltre a raccontare una barzelletta come il “non mi risulta che ci siano altri soggetti sottoposti a indagini illegali” (chiedilo a Moggi e a tutti gli altri già citati che hanno portato Inter e Telecom in tribunale), ha ricordato come vanno le cose in casa Inter, nella patria della virtù e dell’onestà:

Per la giustizia sportiva i fatti sono ormai sepolti dalla prescrizione. Voglio tranquillizzare i tifosi.

Non sono solo i fatti ad essere “sepolti” come sempre accade da almeno 6 anni, ma anche l’etica e la dignità di certe persone che dovrebbero vergognarsi. Moggi è da una vita che sosteneva di essere spiato, ma non è stato creduto, anzi è stato considerato il diavolo a cui si è voluto contrapporre l’acqua santa nerazzurra e premiarla per questo.

A livello sportivo benché in teoria ci siano possibilità di manovra non succederà niente. Perché ormai il finale della favola lo sappiano, è sempre lo stesso… e vissero per sempre prescritti e contenti.

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Malerba: “La FIGC non potrà fare orecchie da mercante sul 2006″

Un ex magistrato dice la sua sui possibili risvolti della condanna dell’Inter in Tribunale in merito alla vicenda “spioni”. In realtà non serve un magistrato per capire che ciò dovrebbe avere un risvolto in sede penale e sportiva, ma siamo in Italia. E in Italia comanda chi ha più soldi, vince chi riesce a disinnescare le regole, a eluderle, ad aggirarle, con l’inganno e con mezzi illeciti. Appunto!

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Ma le parole di Malerba ci servono solo per dare maggiore forza alle nostre motivazioni. Motivazioni che, come erroneamente molti pensano, non derivano da un puro fatto di colori tifati, ma dalla sete di giustizia. Perché Farsopoli non riguarda solo un affare privato di Moratti, ma riguarda vite umane, riguarda passioni umane: e con le vite e con le passioni nessuno può permettersi di giocare!

La sentenza del Tribunale di Milano, che ha condannato l’Inter a risarcire Vieri, dovrebbe avere interessanti ricadute sulla questione scudetto 2006, tanto più se sarà seguita da analoga condanna per le indagini svolte sull’arbitro De Sanctis.

Come dire: dovrebbe, potrebbe, sarebbe. Già perché il problema è semplice: tutto quanto commesso dall’Inter e dimostrato già dopo pochi mesi da centinaia di volenterosi tifosi che si sono sostituiti a inquirenti e avvocati è coperto da prescrizione. Prescrizione scattata puntuale e in modo molto intelligente, prescrizione inseguita dagli amici di Moratti:

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[...] vero altresì che la condotta illecita dell’Inter, sanzionabile quanto meno ex art. 1, è ormai coperta da prescrizione.

Ma l’etica va in prescrizione?

Ma la ricaduta della sentenza milanese (se sarà confermata nei successivi gradi di giudizio) concerne non già una ormai impossibile condanna dell’Inter in sede di giustizia sportiva, bensì la INELUDIBILE revoca dell’assegnazione dello scudetto 2006.

Quale scudetto? Ah già, quello dei “91 punti, teste di cazzo“!

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