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Categoria: Campionato 2010/2011 (pagina 1 di 4)

Juventus-Chievo 2-2 Ma che colpa ha Del Neri?

Anche volendo trovare qualche cavillo per elencare parole e parolacce… dove ci attacchiamo?

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Cerchiamo di essere seri e di guardare in faccia la realtà. In questa Juve ci sono seri problemi di rappresentanza e di progetto. I problemi di rappresentanza riguardano alcuni nomi che alla Juve proprio non dovrebbero starci: da questo Buffon a Motta passando da Grosso. Nel 2-2 c’era Pepe a difendere. Nel 2-3 mancato a salvare la porta c’era Marchisio perché intanto Buffon aveva fatto una gita fuori porta fin a centrocampo. Mentre due pali hanno negato il clamoroso e, a quel punto, immeritato nuovo vantaggio bianconero.

1 minuto e 50 secondi. Da 2-0 a 2-2 con un lampo. Con un imbarazzante Marco Motta, uno spentissimo Krasic e un Aquilani che rischia seriamente di giocarsi gran parte del riscatto. Perché il nervosismo per giocare uno Juve-Chievo senza significato è imparagonabile con l’attesa di partite ben più importanti.

Peccato perché là davanti il mestiere lo sanno fare e anche bene. Gol di Del Piero e poi gol di Matri su assist di Del Piero, alla prima palla utile per il bomber numero 32!

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Poi il disastro. Continua non piacermi la difesa comandata da Gigi Buffon, che sorride e accarezza ogni avversario lo sfiori e poi non parla, non si incazza, non urla con Barzagli (che ha giocato sufficientemente bene) e con Chiellini (che DEVE essere guidato), cosa ben diversa con Storari in porta. Non può essere l’ennesimo caso.

In mezzo l’assenza di Felipe Melo è determinante. Con lui certi svarioni la Juve non li prende, perché alle volte è bene randellare e far sentire i tacchetti come si deve a un avversario fino a quel punto timido e improduttivo.

Niente da fare. E sì che in un campionato così modesto bastava poco per raddrizzare la stagione. Ma si vede che a Torino deve andare così.

Resta da capire cosa poteva inventarsi Del Neri con quella panchina: Storari, Salihamidzic, Bonucci, Traoré, Giandonato, Toni.

Marotta dice di avere le idee chiare. Io spero sempre, ma le mancanze tecniche sono piuttosto evidenti e stavolta non c’è neppure quella famosa forza d’animo.

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Lazio-Juve 0-1 Un po’ di Pepe nel finale di campionato

Le interviste del dopo partita la dicono lunga su quanto fastidio stia dando la Juve. Una squadra morta e sepolta rischia di resuscitare proprio nel finale. Con un colpo di coda a cui non credo ancora. Di più, le immagini tutte bianconere del finale di partita la dicono lunga su che razza di immane positivo lavoro abbiano compiuto Paratici, Marotta, Del Neri e Andrea Agnelli in rigoroso ordine di mole di lavoro smaltita.

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Minuto 87. Manovra lenta ed elaborata della Juve. Palla a Brazzo Salihamidzic che avanza sulla trequarti e scarica un cross su cui arriva, male, Toni che finisce per allungare il pallone sui piedi di Pepe. Stop, un passo e tiro in diagonale. Uno a zero, a pochi secondi dal termine. Come all’andata, come un’onda che si abbatte sul castello in riva al mare. Il castello è quello costruito dalla stampa per raccontare che Agnelli ha sbagliato tutto, che la Juve non esiste, che non merita nulla, che i tifosi sono contro, che Marotta è un incompetente. E invece proprio Pepe firma la vittoria. E corre ad esultare a Roma, in una curva dove i tifosi bianconeri festeggiano perché c’è comunque da festeggiare una vittoria. Quello che accade è significativo e solo chi è in malafede fa finta di nulla: Brazzo, poco più di 100 minuti giocati sino a qui in campionato, corre ad abbracciare Del Neri che viene pure spintonato a festa da Felipe Melo. Buffon urla al cielo e dalla panchina il primo a schizzare in curva è il giovane Bonucci, sacrificato in panchina per rifiatare di una stagione estenuante. Brazzo, Pepe e Bonucci, praticamente tre uomini che dovrebbero avercela più di tutti con Del Neri. Niente da fare. Vince il gruppo, vince Toni che ancora risulta utile ai fini del risultato.

Le parole di Reja e quelle di Lotito lasciano il tempo che trovano. Breve parentesi sulla moviola. Probabilmente c’era un rigore per la Lazio, ma Floccari è abbondantemente già in caduta e aveva già sbagliato stop e direzione. Chiellini lo tocca leggermente, a parti invertite non avrei protestato più di tanto. Come non ho protestato per l’atterramento di Melo cui viene addirittura fischiato il fallo contro. Strano concetto di equità di giudizio delle TV: l’episodio pro Juve viene mostrato, l’altro no. Così come viene mostrato il mani chiaramente involontario di Chiellini in area, ma non viene mostrato il mani meno-involontario di Floccari nel secondo tempo. Ma così provo ancora più piacere ad aver vinto. E soprattutto aver rimesso tutto in gioco.

Probabilmente, anzi quasi sicuramente la Juve non andrà in Champions. Chissenefrega, io voterei addirittura per non andare in Europe League. Ma la soddisfazione di rompere le scatole è immensa. Questo passa il convento.

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Tornando a Del Neri mi sta piacendo la sua sfacciataggine ai microfoni. Ormai è imbarazzante, il solito monologo nauseante di chi-resta-e-chi-va. L’abbiamo capito: Andrea Agnelli su quella panchina, con quell’esposto e il progetto di rinascita dà fastidio. Lapalissiano. Proprio per questo godo, in attesa di riprendermi quanto mi spetta da tifoso.

La partita in sé è stata brutta, molto brutta. La Lazio ha controllato il gioco, ma non ha mai punto veramente. Solo Hernanes da oltre trenta metri, poi di Buffon non si ricorda altro se non una parata di piede su Floccari lanciato da… Aquilani. Dall’altra parte Matri ha sciupato l’unico pallone, casuale per giunta, capitatogli. Poi il buio. Livello basso, Juve apparsa titubante, scarica negli elementi chiave quali Krasic e Aquilani.

Ho apprezzato la diga di Felipe Melo e perciò mi chiedo: ma perché venderlo? Ho apprezzato una difesa che per la terza volta di fila fuori casa non subisce reti, ma il dato non è stato segnalato. Ho apprezzato, dopo che molti avevano chiesto dimissioni, impiccagione e pena di morte, il fatto che la Juve è ancora viva, che questo gruppo lavora sodo benché i risultati attesi fossero altri. Ho apprezzato tutto questo, in attesa di un mercato di qualità in estate. Perché il progetto va avanti, perché per fortuna a Torino, da maggio 2010, sono arrivate persone serie, di cuore e competenti. Perché di più, posti gli infortuni e i flop, non si poteva fare.

Resta da capire il concetto del meritavamo-di-più. Se perfino Pino Insegno (“così mi disinnamoro del calcio!” e chi-cazzo-se-ne-frega buffone!) insegue l’apologia del complotto antiLazio (ma chi li caga?) allora vuol dire che siamo alle comiche finali, più che alle partite finali. Si preoccupassero della quantità di rigori assegnati alla Roma o ai regali per Moratti e Berlusconi. Noi ci rivediamo il prossimo anno, con un’altra Juve, costruita sulla base di quest’anno.

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Fiorentina-Juventus 0-0 Sospiro di sollievo per TV e giornali

C’era tanta paura. Dal “non meritano di andare in Champions” al “tanto inciamperanno da qui alla fine”. E’ arrivato il pari contro un’ottima Fiorentina, la squadra che aveva a lungo massacrato il Milan nello scorso turno, che pone fine alla rincorsa. Semmai tale rincorsa fosse mai stata reale.

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La Juve di Del Neri frena e arriva il punto numero 11 nelle ultime 5 gare. Roba non da Juve, ovvio, ma almeno l’emorragia è stata fermata.

Cominciamo subito dal piano tecnico-tattico. La formazione che è scesa in campo è quella che tutti avevano pronosticato. Solo che lo 0-0 dà modo agli esperti di calcio suddetti di ribadire l’esatto contrario e affermare che “io l’avevo detto”. La coerenza, si sa, non è di questo mondo.

Alla fine restano le parole molto lucide di Marchisio e Pepe, due che in questo anno ci hanno messo cuore e anima come pochi altri. Per fortuna questi pochi altri sono in numero sufficiente così da ripartire con una buona base il prossimo anno. Ma ancora mancano 5 partite da giocare.

Stupendo il commento di Del Neri che ha risposto all’ennesima volgare provocazione di qualche intervistatore telecomandato: “Sto lavorando per l’allenatore del prossimo anno!”. Io, sempre per essere chiari e precisi, sto col tecnico di Aquileia. Sto con Del Neri perché continuo a vedere un po’ di lavoro, nonostante i frutti non mi piacciano granché. E sono pure convinto che bisognava passare, inevitabilmente, da una stagione come queste.

Certo, se il tiro di Alex Del Piero nel finale fosse finito dentro o se Toni non avesse tolto il pallone d’oro a Marchisio o se Bonucci avesse azzeccato l’angolo giusto anziché spararla in bocca a Boruc o Krasic non l’avesse ciabattata… oggi staremmo a parlare della quarta vittoria e di un Del Neri che ha indovinato l’11 e di Marotta che deve investire in qualità. Insomma, i soliti discorsi da bar che non portano da nessuna parte.

Invece la Juve non subisce una rete e, visto che i numeri contano sia a favore sia contro, Buffon non ha dovuto eseguire nessun tipo di parata, mentre Barzagli e Bonucci non sono incappati in nessun tipo di errore. Piuttosto c’è da capire perché la fascia destra è la più vulnerabile in assoluto: né Motta né un Sorensen in versione luci-ed-ombre (rispettivamente le ottime chiusure e le tremende disattenzioni su Vargas, non certo il Modesto di turno tanto per essere chiari!) sono riusciti a tappare le falle difensive. Addirittura Motta è riuscito a proporsi decentemente in attacco, ma lì è mancato clamorosamente Krasic.

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Del Neri ha rimesso in campo il 4-1-4-1, ma due pedine hanno fallito: Krasic appunto e Aquilani apparso stanco e svagato. Che di lì a poche ore sarebbe nata una figlia mi fa venire in mente la non-presenza di Peruzzi contro il Borussia Dortmund e conteggio ciò come un errore imputabile a Del Neri. Per quanto importante e fondamentale forse sarebbe stato meglio inserirlo nella ripresa. In ogni caso la sua gara non è stata deficitaria, solo che sono mancate le sue giocate dalla trequarti in su. E con un Krasic scarico la Juve ha patito, appoggiandosi solo su Pepe e Marchisio e Matri.

A proposito: la media gol di Alejandro è stata compromessa, ho letto in giro. Basterebbe questo per capire quale sia la base per il giudizio di questa domenica, e intuire le conclusioni cui si vuole giungere. Sono 7 le reti in 11 gare. Ieri non è stato mai innescato eppure ha lasciato lo stesso il segno con due grandi azioni in solitaria e il solito sporco lavoro per i centrocampisti.

Toni e Del Piero sono risultati più dannosi che utili e qui torniamo a un punto molto interessante del nostro discorso. Bisogna decidere, in fretta, che farne dei vari senatori. Per esempio: ieri Del Piero è sembrato cercasse il numero in proprio e proprio nel finale ha sprecato un contropiede d’oro. Ora, non è in discussione la sua classe, come quella di Buffon peraltro, solo che continuo a vedere negli occhi dei vari Quagliarella, Matri, Marchisio, Felipe Melo e Storari una luce e un abbaglio di grinta che pare essersi leggermente spenta in questi senatori. Peccato perché ieri Del Piero poteva seriamente risolvere la partita in almeno 3 circostanze: la parata di Boruc a pochi secondi dal rientro in campo, l’uno-due fallito con Toni dopo un’eccezionale cavalcata e appunto il contropiede fallito nel finale. Troppo autoreferenziale e alla Juve non si ragiona in questo modo.

Diversamente oggi sui giornali dovremmo leggere più o meno le stesse cosette: Del Neri via, arrivano Spalletti, domani scriveranno che Conte ha già firmato, mentre a metà settimana sarà la volta dei protagonisti stranieri, tipo Villas Boas o Hiddink o Van Gaal!

Per finire desidero porgere i miei omaggi a un ragazzo che per poco, solo per poco, mi aveva fatto immaginare un futuro divertente nel panorama giornalistico italiano. Michele Criscitiello, direttore di TuttoMercatoWeb e conduttore in Sportitalia. Purtroppo Emilio Fede ha fatto scuola in questo nostro povero paese. Nel suo editoriale si rende protagonista di una serie di uscite a vuoto, alcune anche goffe. Per esempio esorta tutti (ma tutti chi???) a ringraziare Moratti, cioè la persona che più di tutti ha contribuito a rovinare il sistema calcio in Italia. Per esempio, e questa non so se definirla comica o volgare, forse entrambe le cose, si lancia in un consiglio talmente stupido che io, fossi in Andrea Agnelli, scriverei su pietra seguendolo come se fosse Vangelo:

Un consiglio, se possibile, al Presidente Agnelli: non ascolti più i suggerimenti di Marcello Lippi. Sarà stato anche un bravo allenatore ma come consigliere proprio non ci siamo.

Per snocciolare qualche dato a favore di questo presunto allenatore desidero ricordare:

  1. una brillante salvezza col Cesena di Lugaresi al primo anno di A come allenatore;
  2. qualificazione UEFA con un giovanissimo Napoli, non certo quello di Maradona;
  3. 5 scudetti, 1 Coppa Italia, 4 Supercoppe Italiane, 1 Champions, 1 Coppa UEFA, 1 Supercoppa Europea, 1 Intercontinentale, 2 panchine d’oro, 2 volte migliore allenatore del mondo, 1 volta miglior tecnico europeo, 1 Coppa del Mondo.

Sarà stato pure antipatico, ma definirlo bravo allenatore è come dire che Criscitiello sia diventato un giornalista libero: una stronzata colossale! I miei rispetti, Direttore!

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Juventus-Genoa 3-2 Il problema vero di questa Juve è là sugli spalti

Per un momento, anche un solo momento, ho fatto un pensiero cattivo. Di quelli che ti sfiorano quando non capisci bene che succede attorno a te. Questo pensiero è nato intorno al decimo del primo tempo di Juventus-Genoa, risultato 0-1 per i grifoni. Autorete maledetta di Bonucci che fa il paio con quella del suo gemello Ranocchia, quasi a porgergli l’ennesimo aiutino affinché domani si parli di Bonucci e non di Ranocchia appunto. Tornando al mio pensiero cattivo: ho sperato che la Juve affondasse. Ma sì, giù, sempre più giù. Perché non concepisco proprio, e non lo capisco davvero nonostante abbia un titolo di scuola media alle spalle, a che serve pagare un biglietto dello stadio, entrare con le migliori intenzioni e fischiare dopo pochi secondi. Fischiare probabilmente coloro i quali potrebbero renderti la domenica più dolce, più serena, più felice. La rabbia che hanno dimostrato i giocatori bianconeri nel secondo tempo (e non è un caso che sia servita la pausa e gli spogliatoi) è così contrastante con la voglia di far male alla Juve sugli spalti che poi non si capisce il modo di esultare di quegli stessi tifosi quando Toni, Luca Toni, quello alto e grosso di 34 anni preso a parametro zero da Marotta, sì quello lì, insacca il 3-2 finale suggellando la rimonta e permettendo tutta una serie di risultati. Dove sta la coerenza del tifoso bianconero? Ammesso che chi si organizza a quel modo sia davvero tifoso. Ecco, questo è stato il pensiero cattivo: voler male alla Juve per far piacere a un paio di persone che hanno scambiato lo stadio come raccoglitore delle proprie sconfitte personali o posto nel quale è possibile scaricare una settimana di stress e fatica.

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Il pensiero cattivo è però scomparso all’istante. Ho abbassato gli occhi, ho macinato tutti questi pensieri, ho rialzato gli occhi ed erano trascorsi pochi secondi. Perché la voglia di Juve supera qualunque difficoltà. Chi ha mai detto di essere soddisfatto di questa Juve? E certamente lo sono di questi ragazzi e soprattutto di Del Neri che sta mettendoci il cuore come mai nessuno ha fatto dall’agosto del 2006, ad esclusione di un Didier Deschamps mai giustamente elogiato.

Comincia a darmi sui nervi l’atteggiamento di un paio di stronzi che fischia al primo pallone perso: ma sapete che vuol dire giocare a calcio? Ma pensate veramente che pagando il biglietto diventate obbligatoriamente in credito con un gruppo di ragazzi che sta cercando di lavorare duramente? Oppure siete afflitti da qualche disgustoso morbo di nerazzurra memoria? E sì, proprio così: io ricordo, ma soprattutto vedo tuttora, l’atteggiamento del tifoso nerazzurro. Arrogante come non mai, pronto a fischiare se i desideri non vengono concretizzati sul campo. E probabilmente nel complesso ci meritiamo questa Juve e queste annate.

Mi ricordo l’anno della B. E sono ricordi molto piacevoli. Il vecchio Olimpico pieno di famiglie. Gente che seguiva la Juve come mai l’aveva fatto in passato, quando non c’era il Crotone o il Frosinone, ma squadre ben più blasonate. Bambini con le magliette e genitori con le sciarpe e quella voglia di gridare il nome Juve a dispetto di tutto, di una situazione tanto ridicola quanto tragica (sportivamente parlando), con quell’ardore e quell’orgoglio che oggi non riesco più a vedere. Chi fischiamo oggi? E’ la domanda che ho sentito a un paio di stronzi sugli spalti. Dai dai, facciamo casino, prendiamocela con Del Neri. Altra grande idea di qualche mago del megafono. E dopo appena 10 minuti ecco lo sconforto. Ma io sono venuto a tifare Juve, a sostenere i miei ragazzi, a voler esultare magari per quella bestia di Matri, magari a tenere gli occhi aperti e il fiato in sospeso quando Krasic partirà palla al piede. E con la paura di battere le mani e dire “vai, forza che ce la facciamo” che qualcuno mi guarda con fare strano. E’ la più grossa sconfitta che mi potesse capitare. Per di più a digiuno, perché coi tempi corti non sono riuscito né a mangiare né a tappare un po’ di stanchezza per il viaggio. Ma cosa è diventato il tifo bianconero?

E sì che di motivi per mandare affanculo gran parte della gente che mi sono trovato attorno ne ho avuti. Per esempio al minuto 82 mi era venuta voglia di prendere a sberle chi fino a un minuto prima stava componendo una tenzone poco gentile per quel lungaccione, come si chiama? Ah sì, Luca Toni. Certo, avrei preferito pure io ci fosse al suo posto Ibrahimovic che era pure nostro un po’ di tempo fa, o Trezeguet o Benzema o, perché no, Rooney. Con Moggi non sai mai cosa ti può capitare. E invece no, ci è toccato Luca Toni. Che però al minuto 82, cioè un minuto dopo che quella bestia aveva preparato il ritornello vergognoso, l’ha messa dentro. Tiè, a te e tutte le cazzate che ti vengono in mente. La parola Juve non sai cosa è, e non lo potrai mai sapere. Un tifoso rincoglionito prestato alla causa bianconera? No, stattene a casa. Come diceva Renzo Arbore: meno siamo e meglio stiamo. Perché come me, a fianco a me, c’erano un sacco di ragazzi che si sono sfogati, che hanno esultato sul serio, che hanno tifato col cuore e un paio di loro sono stati pure bloccati da chi era più lucido degli altri perché l’intento di trasformare la mia idea (le sberle, ricordi un paio di righe fa?) in pratica… beh a qualcuno di loro era venuta.

Mi hanno detto poi che in TV si è sentito un tifo speciale. Ho chiesto il minuto e mi hanno risposto: 83°. Ah ecco, dopo il gol di Toni. Ma è fin troppo facile tifare dal minuto 83 in poi. Il difficile è rimanere juventino dal minuto 83 all’indietro. Se fischi fischi e decide di fischiare in fondo. Non mischiare le due cose: tifo e fischio. O l’uno o l’altro, almeno nella stessa partita. Se vuoi, proprio per essere precisi, considero vero juventino chi cerca di sostenere, pur non condividendo del tutto, questo gruppo di ragazzi. Perché poi il destino sa essere beffardo.

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Al minuto 7 lo stadio è rimasto di stucco: Bonucci mette un piede maldestro su un pallone innocuo ed è la rete del vantaggio genoano. Inaspettata. E sembra profilarsi la solita maledetta domenica da quando la Juve cerca la terza vittoria consecutiva. Per tutto il primo tempo sarà così: paura, angoscia, ansia, l’incapacità di poter contare su tante persone che dovrebbero tifarti e invece, di fatto, ti fanno del male. Poi il rientro negli spogliatoi. Il pubblico è praticamente diviso in due fazioni: chi vorrebbe far sentire la propria vicinanza, quasi come un genitore ama il proprio figlio. Ce ne sono e siamo pure in maggioranza perché io sono fra questi. Perdiamo, ma cerchiamo di mettercela tutta per ribaltare il risultato. Mettendoci cuore e voglia. Uno striscione dedicato a Gigi Buffon recita “Bisogna volere. Fortissimamente volere”. Lo hanno letto in molti, forse, lo avranno pensato in tanti, sicuramente. Compresi i giocatori che scendono in campo con un piglio nettamente differente rispetto ai primi 45 minuti. E dall’altra parte ci sono chi intende fare casino. E badate: di casino si tratta, perché i contenuti sono vuoti, men che meno costruttivi. Perché in questi anni ho potuto apprezzare gente che parla e scrive epperò lo fa seriamente, proponendo, ragionando. Sono tutti pensieri condivisibili, apprezzabili e rispettabili. Quello che ho visto e soprattutto sentito è semplicemente lo schifo, una miseria umana che non c’entra col calcio e so per certo non c’entra con l’essere juventino.

Il primo lampo è di Pepe. Chissà, forse qualcuno si aspettava Cristiano Ronaldo, qualcun altro si era cocciutamente convinto che questo ragazzotto potesse far rivivere i fasti del Barone Causio. E’ semplicemente Pepe, altrimenti non starebbe alla Juve visto l’andazzo degli ultimi mercati. Ci mette la testa Simone ed è il pareggio. Fortunoso? Perché l’autore di Bonucci a bilancio va ascritta sotto la tabelle “cose positive del match”?

Il secondo gol del Genoa non lo commento. Perché in generale si respira una buona aria. Chi contesta è stato letteralmente zittito da chi ha voglia di tifare. E’ un caso che è proprio lì che la Juve si sveglia? Che scacciata l’ansia e passato a un più robusto 4-4-2 la Juve torna a macinare? Nonostante il nuovo svantaggio. Tante persone si appellano a Matri, mentre altre, le solite, se la prendono con Del Neri. Come se Mister Gigi Del Neri facesse cambi per nuocere alla Juve. Come detto, il destino alle volte è beffardo.

Luca Toni, entrato al minuto 62, serve di tacco l’assist per Matri. Signori questo ragazzo ha così tanta stoffa che è una bestemmia il fatto che ancora molti a Torino sono indecisi se riscattarlo o meno. Settimo gol in bianconero in nove o dieci gare, a seconda di come volete considerare il suo esordio. Altro gol pesante, pesantissimo. Altra giocata super, perché tecnicamente è un gol di potenza allo stato puro, con la palla colpita col solo slancio dell’arto. Tecnicamente un grande attaccante vi potrebbe spiegare che è una rete molto molto difficile. Equilibrio precario, niente spazio e tempo per coordinare il calcio. Solo potenza. Il 2-2 dà modo a gran parte dello stadio di continuare a incitare, perché lo sblocco di queste maledette tre vittorie è vicino. Molto vicino. Così si arriva a quel minuto fatidico: 82. Filtrante probabilmente errato di Aquilani, ma chi se ne frega. Luca Toni lavora sporco, tiene a bada il proprio marcatore, in equilibrio precario apre l’esterno destro e insacca. Secondo gol in maglia bianconera, terza rete della giornata: è il sorpasso.

Chi lo aveva insultato e deriso è lì che festeggia. Urlando addirittura il suo nome. Quell’imbecille che gli aveva dedicato un coro infame addirittura replica il suo famoso gesto d’esultanza. Ma che ti ridi? Ma che maglia ti sei messa addosso? Quella è la maglia della Juve! E’ stata infangata e sporcata nel 2006 e ora un po’ di gente sta tentando di restituirle onore. Gente tipo Marotta e Andrea Agnelli, gente tipo Del Neri che ha azzeccato praticamente tutte le mosse (o quasi) e Matri, o Luca Toni stesso e Aquilani, o Storari e lo stesso Bonucci che per colpa di un miracoloso Eduardo (a proposito: l’antidoping al portiere genoano è stato effettuato? Dopo un anno di parere sfodera una prestazione da 9 contro la Juve, ditemi voi!!!) non ha potuto rifarsi della sfortunata autorete.

Al triplice fischio c’è la forte convinzione che qualcosa si sia sbloccato. Al di là di moduli, la Juve non è caduta in depressione come successo in questi 4 anni. Il gruppo è sempre più unito e non ha mai voltato le spalle a Del Neri. Roba da fantascienza se ripenso a questi 4 anni, alla vicenda di Ciro Ferrara, alle dimissioni di Deschamps, alle conferenze di Ranieri.

Al triplice fischio c’è pure la convinzione che, al di là del Giudice Casoria e di Montezemolo, il problema vero di questa Juve è là, sugli spalti, dove qualcuno si è intrufolato laddove appena 7 anni fa c’era gente che con gli occhi spiritati negava pure l’evidenza di qualche bruttissima prestazione pur di gridare, incitare, spingere e tifare. Il problema vero è là: ma dove è finito il tifo bianconero? Dove è finito il DNA di una gente abituata a svenarsi pur di raggiungere il traguardo? Quella che va in campo è semplicemente la conseguenza del volere di chi tifa dagli spalti. Ecco allora che mi spiego tutto! Poveri noi.

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Roma-Juventus 0-2 Perchè tanta paura di elogiare Del Neri?

Gigi Del Neri era quello che doveva dimettersi. Di più: Tuttosport chiese ad Andrea Agnelli che venisse cacciato perché incapace di dare un gioco e un’anima, incapace di governare il gruppo e chissà che altro. Da quell’episodio Andrea Agnelli capì che doveva mettere un argine alla libertà di certuni di poter dire la qualsiasi sulla SUA Juve. E nacque quel famoso comunicato che non mi stancherò mai di appoggiare e apprezzare.

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Gigi Del Neri è lo stesso che ieri sera ha compiuto una prodezza. E non capisco perché, dopo le conferenze stampa a prova d’errore e le interviste dopo i match sempre lucide e concrete, oggi ci sia così tanta paura di elogiarne le doti. Non saranno le stesse doti di Marcello Lippi e Fabio Capello, per carità, chi l’ha mai detto? Non sarà il tecnico che rimarrà nella storia bianconera per aver vinto tutto come Lippi o tanto come Capello: chi mai detto pure questo? Però ci sta mettendo l’anima, il cuore e tanta tanta tanta serietà. Ecco allora cosa spaventa: la serietà.

E’ la serietà che ti fa pronunciare frasi del tipo “qui siamo tutti nuovi e molti, compreso me, devono ancora capire a fondo cosa significa Juve“. Una frase che da sola dovrebbe garantire la fiducia del tifoso che deve essere conscio pure del fatto che “questa Juve è in crescita e in costruzione e certo non potevamo fare il miracolo riproponendo la Juve di qualche anno fa“. Realismo, puro realismo e tanta concretezza. Il problema è che il tifoso bianconero non accetta il presente. Un presente che non è fatto di Nedved e Zidane, di Trezeguet e Montero, di Davids e di Vialli, ma di Matri e Quagliarella, di Krasic e Aquilani, di Barzagli e Marchisio. Tutta gente che sta lavorando sodo per sfidare il destino e regalare ai tifosi le gioie che meritano.

Non capisco perciò gli attacchi a Del Neri e quelli a Marotta che a più riprese ha promesso alcune cose e non ha mai fatto proclami di conquista della Spagna o del NordEuropa. Purtroppo l’Italia è fatta di gente senza scrupoli né onore che di professione scrive sui giornali o mette su servizi televisivi che tutto sono tranne che seri e reali.

Gigi Del Neri, quello che doveva essere cacciato, quello che doveva dimettersi, ieri ha compiuto una prodezza. E non c’è verso per dire il contrario perché ogni affermazione di segno opposto verrebbe subito smentita dai fatti.

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Gigi Del Neri è colui che ha scelto, in un momento di tragica difficoltà, quali le assenze di Buffon-Chiellini-Sissoko-Del Piero-Quagliarella tanto per fare solo 5 nomi, il 4-3-3 puntando su gente con tanta corsa e tanto cuore come Marchisio (che bello vederlo con la fascia di Capitano, che bello pensare che fu Deschamps a lanciarlo nell’anno della B appena una decina di mesi fa) e Pepe (ripeto: non è straniero, dunque è oggettivamente impensabile che qualcuno lo applauda, roba da italiani insomma!), come Mitra-Matri (in appena 8 partite questo ragazzo ha infilato 6 gol, tutti da 3 punti, tutti belli, più ovviamente tanta corsa e tantissima qualità: purtroppo per lui è italiano e per di più è stato comprato da Marotta), come Aquilani e Felipe Melo (che insieme si sono mangiati, per quantità e qualità delle giocate, un intero centrocampo giallorosso e oscurato il pensionato Totti), come Bonucci (è triste non far notare come il giovanotto era in condizioni veramente instabili, vista la botta alla gamba sinistra e un piede malconcio) e come Barzagli (prelevato in Germania per 3 noccioline e un pacco di pop corn epperò dal rendimento sorprendente).

Gigi Del Neri è colui che, con pieno appoggio di numeri e logica, imporrebbe la presenza costante di Marco Storari. In Italia siamo però abituati a pensare in modo laterale, cioè fantasioso e anche ambiguo: si ragiona per valori assoluti e mai per valori espressi. Ecco perché abbiamo un governo politico di quella nefandezza ed ecco perché Storari si trova in panchina da un paio di mesi. Non è e non può essere un caso se con questo ragazzo in porta la Juve ne guadagna in grinta e attenzione. Con Storari in porta la Juve era seconda in campionato. Dal rientro di Buffon sono cominciati i problemi. Ma riprenderemo il discorso in un altro momento.

Gigi Del Neri è colui che ha scelto Matri. Alzi la mano chi ricorda un attaccante di questo peso alla Juve. Per corsa e quantità mi ricorda il primo Ravanelli, uno che difendeva e attaccava come pochi e nei momenti di difficoltà dava una mano a tutto campo. Per il modo in cui regala profondità ai compagni mi ricorda l’annata stupenda di Boksic: una sorta di trenino, che non lo spingi via nemmeno coi carri armati. La media gol parla da sola. In più finora vale la regola del se-segna-lui-allora-sono-tre-punti. Probabilmente non vale 15,5 milioni di euro. Ne vale 20, buon per noi che dovremmo scucire quella cifra in tre anni per tenercelo stretto stretto. E fra un po’ rientra Quagliarella, cioè la coppia che gradirei vedere titolare il prossimo anno.

Gigi Del Neri è colui che ha puntato su Krasic. Ricordo l’esordio contro il Bari: un disastro. Non saranno troppi 15 milioni per questo serbo? No, anzi. Una furia. Una furia bionda, pallida controfigura di un talento irripetibile come Nedved. Del biondo ceco ha la corsa e probabilmente maggiore velocità e una foga impressionante. Del biondo ceco non ha e non può avere la classe immensa di un destro che è comunque soddisfacente e di un sinistro che era magico per chi nel 2003 andò a conquistarsi prepotentemente il pallone d’oro.

Gigi Del Neri è infine colui che ha il gruppo tutto dalla sua parte. Forse è quello che spaventa più di tutti. Tuttosport non può giocarsi la carta dell’interivsta maledetta: cioè un tizio della rosa bianconera che voterebbe per la sua cacciata. E qualche tifoso buontempone non può nemmeno dire “hai visto, il gruppo non lo segue più”. E’ l’esatto contrario. A dieci minuti dal termine della partita Felipe Melo su Twitter dedica la victoria a mister gigi del neri. Buffon ne difende il lavoro sul campo e fuori. Del Piero non ammetterà mai che un po’ di minuti di riposo gli sono serviti per riprendere fiato e gas. Aquilani lo ringrazia tutti i giorni per averlo rigenerato. Grosso stupisce tutti per l’attaccamento alla squadra e avrebbe tutte le ragioni per ammutinare. Matri e Quagliarella benedicono il giorno in cui il tecnico li ha scelti per guidare l’attacco bianconero.

Insomma: perché tanta paura di elogiare Del Neri?

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Derby di Milano: il giorno dopo

Contro un uomo che da tempo sta preparando le prossime elezioni non si può nulla. Nemmeno la squadra organizzatrice del Torneo Aziendale, nonostante i continui regali che arrivano dalla terna arbitrale e l’esclusione di Ibra,  riuscita a tamponare un dominio incontrastato. Pensa tu come siamo messi se i rossoneri oggi dominano in Italia. All’estero il derby scudetto è stato accolto, più o meno, come la sfida a distanza fra Real e Barca, che però giocavano contro due modestissime formazioni spagnole. Non capisco il perché dobbiamo nasconderci sotto deliri di grandezza e non pensiamo un attimino a far crescere il nostro calcio e un ambiente completamente malato.

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Ieri a San Siro ho visto due striscioni. Uno era bellissimo, il più bello di tutti: “Dal 4-2-fantasia al 6-1-stronzo“. Dedicato all’attuale tecnico della Seconda Squadra di Milano che appena un anno fa dava battaglia sull’altra sponda però, quella rossonera. Quasi 14 anni di Milanello e poi, a tre mesi da un divorzio le cui ragioni sono state chiarissime e continuano ad esserlo, il salto con tanto entusiasmo sulla panchina dei cugini. Praticamente l’ultima cosa al mondo che Leonardo doveva fare… l’ha fatta. E qualcuno si chiede perché milioni di tifosi ieri lo hanno insultato e preso di mira. E i valori? Ah no, quelli restano: i valori scritti negli assegni firmati da presidenti. Povero calcio!

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L’altro striscione è fastidioso, anche perché ero caduto nel tranello. Ho letto “Marchino non mollare” e poi subito dopo “Marchino libero”. E ho capito tutto. Col primo striscione ero convinto si trattasse di un caso umano e stavo per applaudire uno slancio di umanità, ma poi mi sono ricordato che lì, seduti comodamente su quelle poltrone, ci stanno delle bestie e allora ho collegato: il Marchino in questione è un capo ultrà rossonero. E’ stato fermato poche ore prima e dentro la macchina aveva un arsenale degno dei poveri libici che stanno combattendo per la loro libertà. Tutto per un derby, una partita di calcio. Ciò stona con tanti amici miei che a San Siro ci sono andati, a godersi lo spettacolo. Ed erano armati, a quanto mi hanno detto, di tantissimo entusiasmo e tanta voglia di divertirsi. Fra loro c’erano pure pochi interisti. Questi ultimi stamattina sono delusi dal risultato, ma felicissimi per lo spettacolo e divertiti per la gitarella e l’esperienza. Vi prego: ditemi che anche voi avete amici così!!!

Ecco perché non scriverò nulla di pesante sul derby. Avevo in mente i soliti sfottò e le solite frasi ad effetto, quelle inutili che servono solo a far polemica. Rigori e cartellini rossi, episodi dubbi e via così. Ma no, per rispetto dei miei amici, veri amanti del calcio e dello spettacolo, devo concordare sul fatto che è stata finalmente una bella partita. Tanti errori tattici, ma tanto divertimento. Una delle poche partite divertenti delle squadre di alta classifica.

Dinamismo e tante occasioni, buone giocate e gol. Chissà se a Roma decideranno di dare seguito allo spettacolo?

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Juventus-Brescia 2-1 Chi contesta non deve esultare

Non c’è niente da fare: la classe non ha età. E se poi quell’età è ottimizzata al meglio, come soltanto un robot saprebbe fare, allora i risultati non possono che essere questi.

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Alessandro Del Piero riacciuffa per i capelli una squadra che stava affondando e con una magia, un’altra, l’ennesima, risolve una domenica complicata.

La sua azione è da applausi. Prende palla a 40 metri dalla porta, stop e corsa verso l’area con un avversario lasciato alle spalle, dribbling secco con l’esterno del piede destro, palla sul sinistro e tiro a giro, lento, morbido, a insaccarsi nell’angolo alla destra del portiere. Poco da fare, solo le mani che cominciano a fare un frastuono pazzesco. E’ il solito Olimpico, quello di Torino, che ancora una volta si vede costretto a tornare a incitare, a schiodare il culo dalla poltrona e applaudire. Applaudire lui, l’immenso Capitano che da solo vince un’altra partita.

La rabbia dei suoi occhi dovrebbe essere la stessa rabbia del tifoso bianconero. Alla luce di quanto emerso a Napoli e di quanto accade con ignobile regolarità su altri campi, il tifoso bianconero ne avrebbe abbastanza per mettere a soqquadro l’intero campionato di calcio italiano. Invece è più comodo inventarsi oggi direttori, domani allenatori, poi ancora presidenti e prendersela con chi è più esposto. Con chi però quest’anno ha dimostrato di voler veramente lavorare per un solo fine, parzialmente riuscendovi. Quindi anzicché prendersela con Franzo Grande Stevens comodamente seduto in tribuna, l’obiettivo della contestazione diventa Del Neri, incapace a trasformare Martinez (anche ieri, anche solo per 4 minuti, raccapricciante) in Cristiano Ronaldo, incapace a dare la sveglia a un Amauri che sta comunque facendo fatica pure a Parma (nonostante si sprechino ora i 7 in pagella), e di trovare le giuste soluzioni nonostante per metà la squadra è nuova, e l’altra metà soffre di quattro anni devastanti sotto tutti i profili.

Eppure questa Juve regge. Ancora, anche traballando, ma regge. Regge il gruppo che non ha mostrato crepe. Nessun ammutinamento, ma tutti vogliosi di resuscitare, nonostante non si riesca a ripetere il miracolo accaduto ormai 2000 anni fa. Tutti vogliosi di voler dimostrare di poter far parte della scommessa di Andrea Agnelli, nonostante voglia e fatti per adesso combaciano poche volte.

Eppure la Juve c’è.

La partita col Cesena ha evidenziato i soliti tremendi problemi.

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Di sicurezza dietro, dove la presenza di Buffon è solo teorica, visto che il reparto sembra completamente scollegato, cosa che non succedeva con Storari in porta (prego rivedere i filmati del girone d’andata, quando cioè Bonucci faceva il Bonucci). Chiellini è l’emblema di un problema che, per quanto mi riguarda, fa capo proprio al portierone bianconero. Le doti individuali non si discutono, forse si è rotto qualcosa in campo. Non è mai sicuro, pare sempre isolato rispetto ai compagni di reparto. Le immagini lo inquadrano mentre ride con un avversario, mentre impreca con gli occhi al cielo, mentre se la prende chissà con quale entità, mai una volta che discute di tattica con Chiellini o con Bonucci. C’è qualcosa che non va in Buffon. Dopo l’infortunio non è più in lui.

In cabina di regia il povero Aquilani ci mette grinta e qualità, e con Pepe e Krasic va già molto meglio. Serve come il pane uno come Felipe Melo. Marchisio è più portato a offendere, ma finisce col pestare i piedi ad Aquilani che ieri mi è piaciuto. Sempre ordinato, un paio di lanci da applausi, molto efficaci e finalmente più coraggio coi tiri da fuori. La manovra è poco fluida, ma non è colpa sua. Provate a contare quante volte ha finalmente trovato l’uomo fra le linee d’attacco, e cioè il Maestro Del Piero. Nel girone d’andata il rendimento di Aquilani cresceva in corrispondenza ai movimenti eccezionali di Quagliarella. Ora con Alex il Capitano sembrano tornate le verticalizzazioni. Matri fa il suo sporco lavoro e va bene così per il momento.

Bene le fasce. Non è Cristiano Ronaldo e non è Di Livio, ma a me Pepe continua a piacere. Ci mette gamba e tanto impegno, salta SEMPRE l’uomo e il cross esce sempre dalla sua ruota. Io lo terrei, magari abbassando il prezzo del riscatto, ma una pedina così può tornare sempre utile nel corso delle partite e della stagione. Bene Krasic, in lento recupero. Un paio di scatti buoni, molte imprecisioni sotto porta, ma la forma comincia a tornare quella dei tempi migliori. Torna pure al gol con una sassata al volo. Non si ferma da 2 anni e qualcuno lo ha pure criticato. Amen.

Alessandro Matri è stato protetto dal pubblico fino a questo momento. Segno che il ragazzo ha fatto breccia nei cuori dei propri sostenitori. E non poteva essere altrimenti. Si sbatte come pochi, percorrendo chilometri su chilometri. Stavolta è poco lucido e mal servito dal centrocampo, forse un po’ di stanchezza per il tanto lavoro di pressing e i numerosi scatti. Partita comunque generosa perché apre varchi per Krasic e soprattutto per Del Piero. Bene così, i gol sono arrivati, i gol arriveranno. Fra un po’ rientra Quagliarella e sono curioso di vederli in coppia.

Sul Capitano non ho proprio nulla da dire. Semplicemente qualcuno dovrebbe ancora porgergli tante, ma proprio tante scuse. All’età di 36 anni nessun ragazzino riesce proprio a eguagliare il suo contenuto sul campo. Corre e pressa, lotta e rientra, cuce e segna. Al di là dei numeri, è proprio il Del Piero in campo che stupisce (almeno chi continua a voler dire stronzate sul suo conto). La velocità non è stata mai il suo forte, ma è integro come non mai. Salta costantemente l’uomo e mette dei palloni sulla corsa dei compagni che  profumano di cose dolci. Come si può pensare di privarsene? Non può fare il titolare assoluto per 38 partite, ma soltanto con gente come lui e soltanto con lui la Juve è diventata, negli anni ’90 e 2000 quella che è stata!

Chiudo col pubblico. Chi si lamenta, chi non è contento e chi contesta dovrebbe essere tanto coerente da non festeggiare ai gol. L’ironia facile di una curva che proprio non capisco, le scenette da manicomio fuori dallo stadio, i continui incitamenti a “lavorare”, a “vattene” e tanto altro fanno molto male al gruppo. Se contesti non devi esultare, perché invalidi una delle due situazioni: o fai il tifoso o fai il critico. Visto però che la contestazione è priva di contenuti (perché Moggi è impicciato a Napoli, perché Zidane ha smesso di giocare, perché Messi non è acquistabile), la critica è dunque vuota e non fai fare bella figura alla tua società e alla tua squadra. Ammesso che sia questo l’obiettivo comune di cui parlava Andrea Agnelli a maggio del 2010.

Ho letto e sentito le parole di Del Neri in fase di presentazione del match e quelle post-partita. Perché, anzicché insultare, non si prova a rispondergli per le rime? Cosa ha detto di strano? E cosa di sbagliato?

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La 29° giornata del Torneo Aziendale: cosa è successo?

Sono ventinove le giornate. Ne mancano nove al termine di questo entusiasmante Torneo Aziendale, quinta edizione.

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A Cesena la Juve non guarisce. Alessandro Matri firma altre due reti, ma non bastano per chiudere una pratica molto più che abbordabile, nonostante l’uomo in meno. Chiudere senza coppe a questo punto potrebbe essere solo un beneficio per la prossima stagione, in vista di una programmazione che non può trovare alcuna giustificazione.

Un giorno prima, chissà perché poi, l’Atalanta di Milano era stata ospite di un buon Brescia. Di 3 rigori da fischiare ne è stato concesso soltanto uno ai padroni di casa, contravvenendo a una parcondicio della moviola di cui Moratti andava fiero fino a qualche giornata fa. A fine partite le interviste per il clamoroso stop degli uomini di Leonardo hanno lasciato spazio a parole che, in quel preciso contesto, sono apparse ai più ridicole. L’ennesimo schermo per non prendersi responsabilità davanti a una professione che, purtroppo, chiama a un duro lavoro. Mi riferisco, per capirci meglio, a quel “Un brutto pareggio, ma perde di significato per quanto accaduto in Giappone” di Leonardo a una precisa domanda di un giornalista, dopo che lo stesso allenatore aveva già parlato di calcio con gli house organ.

A ora di pranzo il Milan, che poteva già chiudere la pratica Torneo Aziendale, ha fallito. Sarà stato per colpa di un guardalinee che voterà Italia dei Valori o Rifondazione Comunista, sarà stato per un certo nervosismo postTottenham (leggi Ibrahimovic), ma questo pareggio sa di sconfitta. Allungare a più 7 avrebbe significato navigare in acque tranquille nelle prossime giornate. Invece tutto è ancora aperto.

Curioso il commento Sky sull’episodio che ha visto protagonista Ibra. Un cazzotto, una confessione palese (come si potrebbe spiegare altrimenti gli occhi a terra di Ibra già prima ancora che l’arbitro facesse vedere il colore del cartellino?), eppure il commento ha fatto passare il gesto come uno schiaffo. Forse forte, addirittura! Già perché lo schiaffo è conteggiato come gesto antisportivo, mentre il pugno è calcolato come gesto violento. Balla un turno in più di squalifica. Vedremo cosa riuscirà a combinare Ghedini perché Ibra rischia di saltare il derby fra qualche settimana. Come a dire: chi di spada ferisce… di spada perisce (Galliani, do you remember? Ibra con la Juve squalificato, Krasic con la Juve squalificato).

Espulsione di Ibra

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Ancora più curioso il commento all’episodio nelle varie TV nazionali. Felipe Melo rischiò l’arresto, mentre Ibra va capito, va compreso. E’ solo un gesto censurabile. Ha tutta la stima, fra l’altro, di Antonini e Abate. Quasi come quando Eto’o sferrò una capocciata a un avversario del Chievo e la Cazzetta-Rosa poi mostrò quanti soldi il camerunese aveva sborsato per beneficenza.

Nel frattempo Guidolin dirige l’orchestra più bella del calcio italiano. Una sinfonia di tattica e di genio. Una batteria incredibile di centrocampisti che corrono come pochi e smistano come pochissimi palloni in quantità industriale. Zero o pochissimi lanci e una manovra da favola. Velocità e scatti, chiusure e ripartenze. E’ l’Udinese: quella di Di Natale (che Marotta avrebbe voluto a tutti i costi in bianconero) e Sanchez (che mezza Europa vorrebbe). Adesso è terza, e vallo a dire a De Laurentiis che il suo Napoli dovrà dividere quel gradino ancora per un po’. Fino a quando durerà lo stato di forma stratosferico dei bianconeri del Friuli?

Roma e Lazio hanno dato vita all’ennesimo derby senza emozioni. Intendendo emozioni tecniche. Tranne qualche spintone e qualche sporadico tiro in porta, non c’è stato verso di dire “che gran giocata”. Eroe del pomeriggio Francesco Totti. Era dal 2005 che non segnava in un derby e torna a farlo proprio adesso. Gran papera di Muslera nel primo caso, solito rigore nel secondo. Già perché Totti in gol su azione è ormai un terno al lotto. Sono però felice per Montella. Gentile ha denunciato i tecnici raccomandati (probabilmente riferendosi a Piagnisteo Mancini e al suo compare Mihajlovic), mentre l’Aeroplanino sta divertendosi e sta mostrando una intelligenza che francamente in pochi si aspettavano. Sta gestendo le grane giallorosse come meglio non si potrebbe, ottenendo buoni risultati (a parte la Champions).

E aveva proprio ragione Zamparini a proposito del modo di Delio Rossi di schierare in difesa gli uomini del Palermo. Adesso i rosanero perdono, ma con meno gol di scarto. Senza, oltretutto, segnarne nemmeno uno, cosa che non Delio Rossi capitava di rado. Involuto Pastore, fuori ruolo Ilicic e centrocampo che ha perso fosforo e un po’ di ordine. Ancora proprio non riesce a capire che il problema del Palermo è proprio l’uomo che ne detiene il potere assoluto, esercitandolo nel peggiore dei modi?

Sorte analoga per la Sampdoria di Cavasin. Come se il problema fosse l’allenatore che d’un tratto fa diventare campioni chi campione non lo è proprio, e mai potrà esserlo. Il miracolo Samp aveva quattro nomi precisi: Marotta (nonostante i facili commenti ironici che qualcuno farà alla luce dell’attuale Juve), Paratici, Cassano e Pazzini. Tolti questi quattro ecco che il valore aggiunto di una formazione mediocre è tornato sotto la soglia di guardia e i risultati non possono essere differenti da quelli che sono arrivati.

Discorso completamente opposto, e anche abbastanza misterioso, a Bologna. Cosa ha portato una formazione ormai data per spacciata sotto il profilo tecnico e finanziario a giocare un girone di ritorno da paura? Sarà stata la fame di calcio, finalmente spogliato da contratti e stipendi? Sarà stato perché proprio la non-garanzia di soldi (tanti, ma proprio tanti considerando quanto guadagna una maestra di scuola o un impiegato comunale che si fa un mazzo così per 6 giorni la settimana) ha portato i ragazzi a dare molto di più per la causa in corso e a moltiplicare energie per mettersi in mostra e prendersi una netta rivincita con la società, unica colpevole di un disastro annunciato e per il momento solo allontanato?

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Cesena-Juventus 2-2 Piccole riflessioni a caldo

Che il risultato sia deludente è un fatto ovvio. Che il gruppo abbia cominciato a rispondere è confortante. Che tali risposte arrivino sempre dai soliti uomini è ancora più confortante.

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Purtroppo non c’è partita che possa offuscare la mia idea di Juve e le mie speranze sulla gestione Agnelli. Non si può rivoltare una società come un calzino in appena 2 mesi (cioè quelli trascorsi dall’insediamento di Andrea Agnelli a fine agosto, giorno di chiusura del calciomercato e inizio attività agonistica). E’ stato fatto tanto, e non è stato mantenuto come critico il fattore qualità, piuttosto è iniziata una sorta di pulizia interna. Pulizia interna che è soltanto intuibile dall’esterno. Lo stesso Blanc è stato di molto ridimensionato, nonostante assuma un peso ancora notevole nel gruppo dirigenziale. Ma è solo questione di giorni, forse solo di 2 mesetti. Come è stata fatta pulizia all’interno della rosa.

Vale il discorso di Marotta: interverremo sulla qualità nel prossimo calciomercato. Ciò non significa che la Juve d’un tratto torni quella del 2005/2006, ma credo dovrebbe avvicinarsi a quella che fu consegnata a Marcello Lippi nel 1994. Bestemmia se si pensa a quali nomi componevano quella rosa e a quali nomi oggi possiamo leggere in questa Juve. Ma si dovrà passare per queste fasi se si vuole davvero ricostruire un ambiente forte e duraturo nel tempo.

Anche la partita di Cesena, al netto di un risultato comunque deludente, ha mostrato dove la Juve deve intervenire nella prossima sessione di campagna acquisti.

Intanto un plauso va levato nei confronti di Alessandro Del Piero. Si è detto e scritto tanto, come al solito con quella vena velenosa che è propria di noi italiani. Malignamente qualcuno lo vuole pensionato, qualcuno sbattuto in cantina, qualcun altro chissà dove, e invece il Capitano continua imperterrito nella sua opera: distribuisce calcio, nonostante l’età e il periodo nero di tutto il gruppo juventino. E’ ancora uno dei migliori, purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista. Assist e un palo clamoroso, tanta corsa e tanta passione, rabbia agonistica, perfino un accenno di allenatore al momento della sostituzione. E’ quello che incarna, forse l’ultimo baluardo in tal senso, i valori di una Juve che non c’è più e che, se non si resta tutti uniti, mai più ci sarà. E’ quello che più di tutti sa cosa significa Juventus epperò molti gli vanno ancora contro. Perfino chi quella bandiera dice di amarla, chi intona cori proJuve salvo poi sputare fango perché come un bambino odioso vorrebbe vincere senza fare i conti con una realtà che più chiara di così non si potrebbe avere.

E’ una Juve in ginocchio, certo, ma a cosa vale fischiare e imprecare, sbattere i pugni sul tavolo, se i risultati non dipendono da quanto casino fai? Piuttosto c’è da chiedere a molta gente perché un tale atteggiamento non è stato tenuto circa il Processo di Napoli e prima ancora a quando i vari signori del calcio buttavano in Serie B la società più forte e prestigiosa d’Italia, una delle prime al mondo nella storia del calcio. Questo proprio non lo capisco.

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E veniamo ai temi caldi.

Posto che la prova di Del Piero è inappellabile (mancherebbe solo il gol, non proprio un dettaglio), va sottolineato che l’acquisto voluto da Marotta sta dando i suoi frutti. Si chiama Alessandro Matri e ieri sera ha firmato la sua quinta rete in bianconero. Più tutta una serie di prestazioni che fanno ben sperare per il futuro. Fa gioco e corre, difende e attacca. Si è inserito benissimo nell’ambiente bianconero e pare dimostrare la personalità giusta per reggere il confronto con chi quella maglia l’ha indossata con onore. Più di quello che finora ha fatto proprio non si poteva chiedere. E con uno come Del Piero a fianco rende ovviamente di più rispetto a un Toni o uno Iaquinta impresentabile.

Ed ecco i cadaveri che Del Neri si ritrova in rosa, i flop che determinano negativamente le partite. Da Marco Motta a Martinez: rigioca la sfida senza questi due e otterrai un risultato differente dal pareggio. I due acquisti più negativi, imputabili a Del Neri e Marotta. Peccato: ci avevamo creduto, ma come Oliseh e Paramatti, Fresi e Henry (almeno quello che è stato fatto giocare terzino da Ancelotti nella sua esperienza bianconera), Kovacevic e tanti altri, verranno ceduti in fretta, con disonore e un sospiro di sollievo. Ai due menzionati vanno aggiunti Iaquinta (entrato perché doveva combinare molto di più e perché doveva offrire una freschezza che il povero Matri non aveva più dopo tanto sbattersi per 75 minuti) e Grygera (io mi sarei affidato ancora a Sorensen, ben più attento dei due terzini destri). Detto questo ho una domanda: i cambi esistono perché sono necessari lungo i 90 minuti. Del Piero non li poteva tenere, per di più con un uomo in meno già dal primo tempo. Così come Matri non poteva reggerli a quel ritmo. Così come era necessario sostituire un centrocampista e Krasic appariva come il più indicato fra i quattro ieri sera in campo. Se in panchina ti ritrovi cadaveri… cosa può inventarsi un allenatore che deve rinunciare a Quagliarella, Felipe Melo, Sissoko e un terzino degno di tale nome?

Chiellini e Bonucci hanno perso serenità e sono poco attenti, troppo frettolosi nelle giocate. Condizione esattamente opposta a quella ammirata durante la prima parte di stagione, dove, al netto dei gol presi, la retroguardia aveva trovato certi equilibri poi scomparsi col rientro di Buffon. Il portierone bianconero ieri ha firmato una prestazione eccezionale, come non succedeva da molto tempo. Riuscirà a mentenere questi ritmi? Già perché il suo uscire-di-testa dopo aver beccato il pareggio è roba che con Capello o Lippi in panchina… Che decida in fretta da che parte stare: o con una Juve che non è lontanamente paragonabile a quella in cui lui è nato e cresciuto, oppure con una Juve in costruzione dove c’è bisogno di ottimismo, serenità e tanta tanta lucidità.

In mezzo al campo criticare Marchisio e Aquilani e Pepe è un delitto. Soprattutto l’esterno tanto bistrattato ha giocato bene sulla sinistra, offrendo lo spazio per i traversoni e l’uno-contro-uno necessario per scardinare le difese avversarie. Krasic a destra necessita di un riposo a questo punto fisiologico. Inutile insistere: meglio averlo al massimo per le ultime partite, che a metà servizio per tutte le sfide che ancora mancano. Almeno questo è il mio parere.

Per il futuro converrà monitorare tanti giovani che si stanno mettendo in luce in varie parti d’Italia. Ieri per esempio mi è capitato di vedere Pasquato nel Modena: quando Del Neri si sbilanciò nel precampionato aveva visto giusto. Servirebbe un po’ di coraggio, ma credo di capire che in Italia manchi, e sia addirittura controproducente se poi non riesci a vincere lo scudetto.

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Cesena-Juventus Le probabili formazioni

Stasera al Manuzzi la Juve è attesa da una sfida delicata: o arrivano i tre punti o a Torino può scoppiare il caso Del Neri. Anche se continuo a pensare al caso Juventus, perché dovrebbe essere chiaro a tutti ormai che il problema di questi 5 anni non può essere sempre solo e soltanto l’allenatore.

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Il Cesena di Ficcadenti è carico come una molla, visto il trend bianconero non esattamente positivo. Per i bianconeri padroni di casa il solito 4-3-3: Antonioli; Ceccarrelli, Von Bergen, Pellegrino, Santon; Caserta, Colucci, Parolo; Rosina, Bogdani, Jimenez.

Del Neri invece si affiderà sicuramente ad Alex Del Piero: serve scossa e tanta qualità e non si può prescindere dal Capitano per entrambe le cose. Giocherà presumibilmente dietro a Matri che dovrà dimostrare di non essere intimorito da una maglia che dovrebbe conservare pure il prossimo anno. Come lui come tutti, alla Juve l’esame vale per l’intero gruppo.

Se Krasic è fuori da ogni problema di rinnovo o di conferma, altrettanto non si può dire di Pepe e Martinez. Il primo comunque sarebbe un ottimo rimpiazzo, il secondo è invece praticamente già sul mercato e Marotta dovrà essere stavolta bravo a non svalutare l’investimento dell’estate scorsa. Difficilmente in queste 10 partite finali l’uruguaiano potrà ottenere una riconferma.

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In mezzo al campo andranno, giocoforza, Marchisio (sul quale non capisco i dubbi della stampa) e Aquilani (sulla cui permanenza in bianconero nessuno avrebbe dubbi, a parte i 16 milioni necessari per riscattare il suo cartellino).

Difesa quasi scontata: Bonucci e Chiellini al centro, Traoré (alla sua seconda miracolosa partita consecutiva) e il punto interrogativo a destra. La spunterà Sorensen? O Motta avrà l’ultima chance?

In porta, a meno di rivoluzioni che io vedrei di buon occhio, andrà Gigi Buffon.

Ricapitolando:

Buffon

Sorensen Bonucci Chiellini Traoré

Krasic Marchisio Aquilani Pepe

Del Piero

Matri

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