Menu Chiudi

Categoria: Campionato 2011/2012 (pagina 1 di 9)

Scudetto n.30, le pagelle: l’attacco

E’ forse il reparto che ha dato più da discutere. In realtà in estate si era convinti fosse quello più forte, perché il tasso tecnico era effettivamente forte. Poi il modulo, i cambi, le gerarchie hanno contribuito a far sì che fra loro non brillasse nessuno. Ma è proprio così?

Advertisment

Certo che no. Che manchi un bomber questo è lapalissiano, ma il lavoro degli attaccanti ha permesso di giocare un così stupendo campionato. Un lavoro massacrante sul piano fisico e molto particolare sul piano tattico: sponde, squadra allungata, pressing forsennato. A Conte non è mai interessato il fatto che gli attaccanti hanno sofferto in zona gol, perché era convinto che il loro immane lavoro producesse benefici per tutta la squadra. Dargli torto sembra complicato.

Ma è lì che Marotta interverrà, alla caccia del famoso top player, quello che avrebbe potuto risolvere un paio di partite e segnare qualche gol in più rispetto a Vucinic e Matri, tanto per citare i due maggiori goleador.

E allora, dopo aver assegnato i voti al reparto difensivo, e dopo aver distribuito eccellenze ai centrocampisti, passiamo ai giudizi sugli attaccanti.

Advertisment

VUCINIC: Il montenegrino doveva portare qualità, e lo ha fatto. Inamovibile per Conte, è quello che accende la lampadina e dà il via a tutte le azioni bianconere. Forse manca di quella continuità che è tipica di un campione affermato, ma Mirko è così, gioie e dolori. A volte sembra giocare senza voglia, ma è la sua essenza ad andare a fasi alterne. Nove gol, ma un’infinità di assist per i compagni. Le sue gare migliori sono quelle contro il Milan all’andata, a Genova, a Firenze, col Milan nel ritorno di coppa (gol fantastico). GENIO DELLA LAMPADA – VOTO: 9

MATRI: E’ lui a partire titolare nella Juventus: palo alla prima giornata, gol alla seconda contro il Siena. Affidabile, disputa una prima parte di stagione ad alti livelli, togliendo più volte le castagne dal fuoco. Non bravissimo con i piedi, e forse nemmeno tanto a proteggere palla, ma quando serve c’è. E’ sicuramente quello che ha più feeling col gol. A Milano prende posizione si Thiago Silva e…il resto è storia! PUNGENTE – VOTO: 8,5

QUAGLIARELLA: Nella prima parte di stagione non vede quasi mai il campo. Per Conte è difficile impiegarlo, ma lui accetta. E’ l’attaccante più tecnico della Juve, dopo Alex, e questo lo penalizza, visto che il mister ha sempre dato fiducia a Vucinic come esterno. Quando entra però fa il suo, prezioso il suo contributo. Grande gol contro il Napoli, grande gara contro la Lazio. PREZIOSO – VOTO: 8

BORRIELLO: Preso per far respirare Matri, arriva in pessime condizioni fisiche. Si riprende piano piano, fino a risultare decisivo col gol di Cesena, importantissimo, liberatorio! Le sue ultime prestazioni forse gli hanno fatto guadagnare qualche punto. Molto forte fisicamente, e di sicuro più bravo di Matri con i piedi, non ha mai mollato. CARRO ARMATO – VOTO: 7

DEL PIERO: E qui amici potremmo solo fare una cosa: alzarci, e applaudire. Per 19, lunghi anni. Ha accettato il ruolo, ha giocato pochissimo nella prima parte, poi Conte si è reso conto che non poteva fare a meno di lui. La sua esperienza, il suo carattere, la sua personalità sono risultati decisivi per la Juventus: il simbolo che entra, e puntualmente toglie le castagne dal fuoco. Roma, Milan, Inter, Lazio, fino al gol con l’Atalanta, nella sua ultima apparizione. Ha battuto ogni record, di presenze, di reti, di trofei. Ha giocato in tutti e 4 gli stadi della Juventus, e ha fatto gol in ognuno. Ci ha regalato gioie, e dolori, come quello di Udine. Ci ha fatto conquistare Manchester, Madrid, Barcellona, Tokyo. Con lui siamo andati in capo al mondo. E non ci ha abbandonato quando siamo sprofondati in B. Unico, inimitabile, irripetibile, patrimonio di tutti i tifosi, leggenda vivente del calcio mondiale, campione a 360°. E’ stato il giocatore il giocatore che ho amato di più. ETERNO – VOTO: 10, con lode.

Advertisment

Scudetto n. 30, le pagelle: il centrocampo

Abbiamo cominciato dal reparto più forte della Serie A, continuiamo con uno dei reparti più forti al mondo. I numeri sono numeri, e come tali indiscutibili.

Advertisment

PIRLO: Arrivato tra lo scetticismo di molti, a causa delle condizioni fisiche non ottimali, ha zittito tutti con una stagione impeccabile, forse la migliore in assoluto. Ha giocato quasi tutte le gare, e ha dimostrato di essere ancora uno che fa la differenza. E’ il gioco della Juve, serve i compagni a memoria, danza col pallone in mezzo al campo, e si concede giocate che a volte risultano difficili anche per i compagni. Ha cambiato la Juventus. STELLA COMETA – VOTO: 9,5

MARCHISIO: Questa è stata la stagione della consacrazione per il prodotto più importante del vivaio Juventus. Dopo gli anni bui, ha ritrovato la sua posizione e ha dimostrato di essere uno dei migliori al mondo. Corsa, inserimenti, gol: ben dieci le reti, impressionante per un centrocampista. Simbolo di una Juve che è cresciuta. PRODUZIONE PROPRIA – VOTO: 9

VIDAL: Colui che ha costretto Conte a cambiare modulo. Alla prima entra e segna: è già nei cuori bianconeri. Nella gara col Milan, all’andata, azzanna tutti quelli che passano per le sue vicinanze. Poi è tutto un crescendo: macina chilometri, recupera milioni di palloni, e diventa letale sotto porta. Bellissimo il gol contro il Napoli, da applausi la doppietta che spezza le gambe alla Roma dopo soli 7′. Fantastico il tentativo di pallonetto da centrocampo contro la Lazio. MASTINO – VOTO: 9

GIACCHERINI: Il simbolo della Juventus operaia, incarna al meglio lo spirito da provinciale, lui che nella provincia è cresciuto. Molti dicevano “non è da Juve”. Conte ci ha creduto, e lui lo ha ripagato con grande umiltà e disponibilità, risultando decisivo anche in gare di coppa Italia (Roma e Bologna, a segno in tutte e due le gare). Esterno sia nel 3-5-2 che nel 4-3-3, a volte interno per sostituire Marchisio. Molto bravo nello stretto. FUNAMBOLO – VOTO: 8

PEPE: Una nuova vita con Antonio Conte: il mister lo ha resuscitato, ormai è un lontano parente di quel Pepe visto la scorsa stagione. Uno degli uomini più fidati del mister, ha fatto chilometri e chilometri senza mai fermarsi. E ha segnato, uno su tutti il gol contro la Lazio: splendida la rovesciata. A Milano entra e cambia la gara: suo l’assist per Matri. MARATONETA – VOTO: 8,5

Advertisment

PADOIN: preso dall’Atalanta in gennaio, ha dato il suo piccolo ma importante contributo. Buona quantità, tecnica non altissima, ha saputo aspettare i suoi momenti e li ha sfruttati al meglio. In gol nello 0-5 di Firenze, ha giocato anche esterno. UTILE – VOTO: 6,5

ESTIGARRIBIA: prima della Coppa America non lo conosceva nessuno: Marotta lo ha subito ingaggiato, e personalmente ritengo sia un ottimo acquisto. Per Conte è una sicurezza, e non a caso nel primo 3-5-2 a Napoli giocò lui. E fece gol. Grande facilità di corsa, ottima progressione, salta bene l’uomo. Non mi stupirei se il mister puntasse su di lui per il ruolo di terzino sinistro. Potrebbe essere il nuovo Zambrotta. FIDO – VOTO: 7,5

MARRONE: Anche lui un giovane che cresce, e cresce anche bene! Grande fisicità, unita a una buona tecnica: uno dei centrocampisti del futuro, anche in chiave nazionale. Ha anche segnato nell’ultima di campionato, Conte sicuramente gli darà un ruolo da protagonista nella prossima stagione. DIGA – VOTO: 7

KRASIC: Stagione fallimentare per il serbo. Ha sprecato tutte le occasioni che gli ha concesso il mister, unico ricordo il gol a Catania. Non è mai entrato negli schemi di Conte, anche se all’inizio giocava. Poi si è spento, e non ha più giocato. OMBRA – VOTO: 5

ELIA: Impossibile giudicare l’olandese: dopo Catania, il nulla. Solo a Genova e Novara si è rivisto, avendo la possibilità anche di fare gol. Ma solo quello. INESISTENTE – VOTO: S.V.

 

Advertisment

Scudetto n.30, le pagelle: la difesa

Il trentesimo scudetto è archiviato. Cavalcata trionfale con record polverizzati. Vittoria meritata, anzi di più. Zero sconfitte e record di gol subiti, solo 20. Nessuno come la Juve. Logico pensare alla difesa come reparto chiave di questa impenetrabilità.

Advertisment

In realtà è il gruppo che ha vinto, ma partiamo proprio dal reparto arretrato. Nome per nome, voto per voto.

BUFFON: Il Gigi che tutti conoscevamo, quello del mondiale 2006, quello imbattibile, è tornato. Una stagione perfetta, con un unico neo: l’errore su Bertolacci, poteva costare caro. Ma cosa vuoi rimproverare a San Gigi da Carrara? Decisivo, come sempre. Ricordo tre flash: le parate contro l’Inter nel primo tempo a Torino (almeno 4); il rigore parato a Totti a Roma; la paratissima su Armero, sotto la neve allo Juventus Stadium. SANTO SUBITO – VOTO 9,5

STORARI: Il secondo portiere ha ben figurato quando è stato chiamato in causa, in Coppa Italia non ha fatto rimpiangere sicuramente Buffon. Grande professionalità, soprattutto perché ha accettato il ruolo di secondo, lui che poteva sicuramente scegliere di essere titolare in diverse squadre. RISERVA DI LUSSO – VOTO 7,5

BARZAGLI: Preso a 300mila euro dal Wolfsburg, ha disputato una stagione strepitosa. Sempre preciso nelle chiusure, ha dato grandissima sicurezza alla difesa, anche quando usciva palla al piede. Veramente una rivelazione positivissima, e lo ha dimostrato sia giocando a quattro che a tre. Nell’ultima di campionato anche la gioia del gol su rigore! INSUPERABILE – VOTO 9,5

Advertisment

BONUCCI: Quello più criticato, più tartassato nella scorsa stagione. Si riscatta con un’annata super, nella quale ha sicuramente fatto tesoro degli insegnamenti del mister: grande consapevolezza dei suoi mezzi, ma anche alcuni errori imperdonabili, come quello a Milano, dal quale nacque il gol di Nocerino. In gol contro la Fiorentina, contro il Napoli e soprattutto a Palermo. TRASCINATORE – VOTO 8,5

CHIELLINI: Giorgione è la grinta in persona. Da sempre. Fondamentale nella difesa juventina, ha sempre fatto dannare gli avversari, asfissiandoli con le sue marcature. Oltre ai gol (Roma, Catania), anche lui, come Bonucci, ha acquisito maggiore consapevolezza, soprattutto nel giocare la palla. Ha interpretato bene il ruolo di terzo a sinistra, ma anche quello di terzino. Peccato per l’infortunio contro l’Atalanta. MACCHINA DA GUERRA – VOTO 9

LICHTSTEINER: Lo svizzero è stato acquistato per coprire il buco sulla destra, e ci è riuscito. Esterno di grande corsa, forse non bravissimo in marcatura, ma fondamentale negli inserimenti: sempre pronto a ricevere i lanci del genio Pirlo, segna alla prima contro il Parma, e a Bergamo, quando la Juve diventa campione d’inverno. Nel 3-5-2 non proprio a suo agio, ma garantisce comunque quella quantità chiesta dal mister. INSTANCABILE – VOTO 8,5

DE CEGLIE: Paolino tutto cuore, seppur con mezzi tecnici non proprio eccelsi, riesce a dare il suo grandissimo contributo, soprattutto nel 3-5-2, quando Conte gli chiede di fare le due fasi. Non sarà bravissimo con i piedi, ma sicuramente utilissimo, soprattutto nel momento di calo fisco della Juventus. Suo il gol al Chievo. CAVALLO PAZZO – VOTO 8

CACERES: Ritorno a casa per “El Pelado”, e si presenta con una doppietta nella gara di andata della semifinale di Coppa Italia, a Milano. Subito si inserisce negli schemi, impiegato nei quattro in difesa, e come esterno, sia destro che sinistro, nel centrocampo a 5. Decisivo contro l’Inter, una sicurezza per il gioco juventino. Grande acquisto di gennaio. CONQUISTATORE – VOTO 8

Advertisment

Qual è il gol più pesante della Juve? Scoprilo qui e vota

Il difetto più grosso di questa annata, non ancora conclusa, è certamente quello di non aver saputo chiudere determinate partite.

Advertisment

Partiamo da un fatto oggettivo e acclarato: chi ha da recriminare è proprio la Juve. Che non è mai andata sotto con nessun tipo di avversario. Sempre a comandare, a pareggiare più per demeriti propri che per meriti altrui. Al contrario del Milan che molte partite le ha vinte non meritando. Con i soliti aiutini che anche ieri sera hanno prodotto un risultato che poteva addirittura essere più largo per i cugini.

E perciò vengono in mente, in attesa di ripercorrere quest’annata, esercizio che ci lasciamo per giugno, alcune serate davvero compliate. Quelle però più emozionanti. E così vi chiediamo, alla luce di uno Scudetto acquisito, qual è stato il gol più pesante secondo voi. Prima del sondaggio ecco le nostre nomitations.

7 marzo 2012: Bologna-Juventus 1-1, Vucinic

Partita complicatissima, poi pareggiata. Primo tempo molto brutto, ragionando a posteriori. Una Juve bloccata dalle fatiche invernali, da rinvii e trasferte a vuoto. Periodo di stanchezza fisiologica, con le gambe appesantite dalla preparazione di Natale.

Bologna avanti con l’ex Di Vaio, con la difesa a imbarcare una delle pochissime disattenzioni. Ma al minuto 58 ecco il lampo di Mirko Vucinic.


Bologna-Juventus 1-1 di denico60

Da quel momento comincia una costante crescita di tutta la Juve.

18 febbraio 2012: Juventus-Catania 3-1, Chiellini

Una delle pochissime volte in cui la Juve subisce il primo gol. Così è costretta a recuperare. Serata complicata resa da un Catania in grandissimo spolvero. Barrientos spaventa lo Juventus Stadium al minuto 4, poi ci pensa Pirlo. L’1-1 viene abbattuto da una capocciata di Chiellini che lancia la Juve verso una meritata vittoria.

25 febbraio 2012: Milan-Juventus 1-1, Matri

E’ la partita che ha stancato. La Juve ha abbattuto i rossoneri nella gara di andata con una doppietta di Marchisio. Poi Caceres aveva esorcizzato il Diavolo nell’andata di Coppa Italia.

Bonucci regala il vantaggio a Nocerino con una cappellata e successiva deviazione. Il Milan non sa aggredire, trova un gol sporco di Muntari: la palla è dentro, ma il regolamento non prescrive quei tipi di calci d’angolo.

La Juve si risveglia nella ripresa e mette sotto i rossoneri. Segna un gol regolare con Matri, ingiustamente annullato. Poi l’ex gira al volo e mette a tacere San Siro. Apoteosi Juve: nella peggior serata Conte esce ancora imbattuto da uno stadio. Personalità da vendere.

Advertisment

25 marzo 2012: Juventus-Inter 2-0, Caceres

Sfida dal sapore sempre particolare. Avvelenato dopo i fatti di Farsopoli. Sfida delicatissima. Ranieri vuol fare lo sgambetto alla sua ex squadra, mentre la Juve ha bisogno di punti per continuare il Sogno. Partita faticosa nel primo tempo, ma l’orgoglio nerazzurro viene preso a testate. In particolare è vincente quella di Caceres, incubo di Milano.

Poi Del Piero sistemerà tutto con la zampata finale. E’ la vittoria della consapevolezza.

11 aprile 2012: Juventus-Lazio 2-1, Del Piero

Cosa ci fai fare? Ma cosa sei?

Le domande che molti si sono posti dopo che la rete si è gonfiata. A metterla lì, nell’angolo maledetto, l’immortale Capitano. Del Piero entra e risolve una sfida farsesca. La Juve strapazza la Lazio, la distrugge, ma rischia di pareggiare per 1-1 a causa dell’unica disattenzione del match. Conte si affida ad Alex. Punizione, non dalla solita zolla, ma il piede c’è sempre. Palla morbida, ad accarezzare la barriera e infilarsi lì, lenta e dolce dove Marchetti proprio non può arrivare.

Per molti è la cartolina dello scudetto bianconero.

25 aprile 2012: Cesena-Juventus 0-1, Borriello

Il destino è difficile da comprendere. Eppure ci dovrà essere un qualche tipo di regia. Occulta, benevola, chissà!

Conte sceglie, in una fredda serata di gennaio, di investire Borriello del ruolo di nuovo rinforzo bianconero. Il problema attacco rischia di pesare sull’economia del campionato e lui punta su quello che è uno scarto della Roma. Fuori forma, appesantito, con un digiuno dal gol preoccupante. Marco Borriello arriva fra mille dubbi e mugugni.

Il tecnico se lo coccola, insiste, ci punta, lo fa giocare. Eppoi succede: pochi minuti al termine, Juve bloccata, incapace di avere la meglio su un Cesena rognoso. Cross di Del Piero, sponda di Vucinic e zampata di Borriello. Inutile aggiungere altro.

Qual è il gol più pesante?

E ora a voi. Scegliete il gol scudetto e diteci perché nella sezione commenti.

[poll id="18"]

Advertisment

Lo scudetto va alla Juve. Tutto così normale

Lo scudetto va alla Juve. Tutto così normale, tutto così naturale e giusto.

Advertisment

E’ lo scudetto di Antonio Conte. E’ lo scudetto più bello, sudato, meritato, meritatissimo.

E’ lo scudetto di un gruppo di acciaio che ha resistito alle porcate di una certa stampa troppo vicina ai colori di Milano.

E’ lo scudetto di Andrea Agnelli e Beppe Marotta, la nostra nuova società che in poco meno di 1 anno è riuscita a risollevare dalle macerie la Juve e a restituire la dignità dei colori bianconeri.

Advertisment

E’ lo scudetto di chi l’ha meritato: coi numeri, col gioco, con la coralità.

E’ lo scudetto senza rigori, senza sconfitte, con episodi non sempre a favore.

E’ lo scudetto di Buffon e Del Piero, risorti dall’inferno della Serie B.

E’ lo scudetto dei veri tifosi bianconeri che in questi 6 anni ci hanno messo l’anima per difendere la storia della Juve.

E’ il vostro scudetto: godetevelo.

Advertisment

Cagliari-Juventus La chiave di tutto è il centrocampo

Antonio Conte ha costruito un 11 fantastico. Partito con in testa un 4-2-4 in cui innescare Elia e Krasic, dopo qualche giorno di allenamento si era accorto, suo malgrado, che gli esterni funzionavano poco e male. E sarebbero funzionati anche peggio.

Advertisment

L’arrivo di Vidal gli permise di varare uno spettacolare centrocampo a 3, il più forte della Serie A e fra i più competitivi in Europa. E proprio quei tre uomini là, Vidal-Pirlo-Marchisio, sono il cuore pulsante di tutta una squadra.

Stasera saranno regolarmente in campo e molto passerà dai loro piedi. Marchisio è con Matri il miglior cannoniere stagionale, l’apporto del cileno è fondamentale, mentre sorvoliamo su Pirlo perché non abbiamo più aggettivi da spendere.

I dubbi di stasera sono legati alle condizioni di Simone Pepe. La difesa è schierabile sia in un assetto a 3, sia in un assetto a 4, mentre l’attacco dipende molto dallo stato di forma dell’esterno che tanto ci è mancato in questo 2012.

Advertisment

Con Pepe al 100% è probabile si torni al 4-3-3, molto offensivo, con Chiellini spostato sulla sinistra e Lichtsteiner ad agire basso a destra. Senza Pepe si torna al 3-5-2, modello Novara in cui Giaccherini fu autore di un’ottima prova nel ruolo di fluidificante sinistro. Conte potrebbe pure optare per Estigarribia come vice De Ceglie.

Ma da Trieste rimbalza una voce che vuole Pepe sulla fascia sinistra, in un 3-5-2 spregiudicato, molto offensivo e tambureggiante.

In attacco c’è tanta confusione. In tre si giocano una maglia: Matri o Borriello o Quagliarella a fianco di Vucinic. Visto mercoledì sera, Quagliarella sembra tagliato via dai titolari. Matri era sembrato muoversi bene. Del Piero è il jolly della ripresa.

Al di là di numeri e uomini, l’obiettivo è solo e soltanto uno: vincere.

Cagliari-Juventus: il 4-3-3 di Conte

Cagliari-Juventus: il 4-3-3 di Conte

Cagliari-Juventus: il 3-5-2 di Conte
Cagliari-Juventus: il 3-5-2 di Conte
Advertisment

Juventus-Lecce 1-1 Io sto con Conte

Il pareggio ci può stare, il pareggio alla fine ci sta. E’ il modo in cui si pareggia che non ci deve stare.

Advertisment

Su Twitter ci ha colpito un piccolo messaggino che recitava così:

Nemmeno Gesù si poteva permettere un errore così a pochi minuti dal termine.

Questo racchiude il poco senso della seconda giocata pericolosa di Buffon. La prima gli era andata fin troppo bene con quel dribbling maledetto. Pochi minuti prima del tremendo errore aveva commesso un’altra leggerezza da paura, con palla lunga su Chiellini che per fortuna aveva poi recuperato.

Advertisment

Noi stiamo con Conte qualunque cosa decida e faccia, perché a questi livelli, in questo contesto, un errore così… sarà che scriviamo a caldo, sarà tutto… ma proprio non te lo puoi permettere.

I motivi sono principalmente due:

  1. dai conferma di un senso di appagamento che è sconcertante;
  2. metti nei tuoi compagni quel senso di diffidenza e di paura che è l’unica avversaria da qui fino alla fine della stagione.

Abbiamo fiducia in Conte, così come in tutti i ragazzi. Non abbiamo chiuso il match quando dovevamo e questo è il difetto più grande di questa squadra. Come contro il Cesena si è visto una Juve molto meno affamata rispetto alle altre giornate e questo non può andare bene.

Fra tre giorni si replica, contro un Cagliari che non ha molto da chiedere, ma tanto da dare.

Siamo pur sempre padroni del nostro destino, ma bisogna diffidare e lottare fino all’ultimo secondo.

Advertisment

Juventus-Lecce Le probabili (in)formazioni

Il gioco è sempre lo stesso: indovina le idee di Conte.

Advertisment

Il gioco è per metà semplice: Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Vidal, Pirlo, Marchisio, Vucinic. Questi nomi qui ci sono sempre e non vengono inseriti nel totoformazione. Colonna portante bianconera, con due soli stranieri. Buoni per il 4-4-2, il 4-3-3, il 3-5-2 e qualunque altra cosa aveste in mente.

Ma indovinate gli altri!

Advertisment

Passando alle cose serie. L’assenza di Simone Pepe sembra dirottare Conte verso la conferma del 3-5-2. Anche per i soliti motivi di pressing e dominio territoriale che piacciono molto all’allenatore della Juve. Inoltre il tecnico bianconero sembra aver trovato nuove e diverse soluzioni con l’asse Vucinic e Pirlo operanti costantemente nel cuore del campo.

La ritrovata condizione di Borriello, il rientro di Quagliarella, danno al Mister ottime soluzioni ed alternative con questo modulo. Inoltre si può contare sull’inesauribile spinta sulle fasce grazie ai polmoni di Estigarribia, De Ceglie, Lichtsteiner e Caceres. Quattro uomini che la Juve non aveva da tantissimo tempo, comprendendo anche Giaccherini che si è disimpegnato alla grandissima nel match di domenica contro il Novara.

I favoriti, per ragioni di turnover, sono Caceres per la fascia destra e De Ceglie per quella sinistra. Non ci stancheremo di far notare la strepitosa crescita di Paolino De Ceglie.

Davanti, per ragioni di fiato, dovrebbe partire Quagliarella che ha dovuto saltare per squalifica la penultima gara esterna. Resta lo sfizio di esultare, ancora una volta, per un rete di Borriello, l’ennesima scommessa vinta da Antonio Conte.

Juventus-Lecce: il 3-5-2 di Antonio Conte

Juventus-Lecce: il 3-5-2 di Antonio Conte

Advertisment

Idiozia Lazio: a cosa serviva il far west finale?

Mancano 17 secondi, l’Udinese comanda 1-0 perché ha comandato per 90 e passa minuti. Lazio in netto calo: psicologico, tecnico, fisico. Da un terzo posto in tasca, la tasca ora è bucata e il terzo posto è appannaggio degli altri.

Advertisment

Mancano 17 secondi e dagli spalti parte un fischio, forse due, forse anche tre. L’Udinese è lanciata in attacco, palla scaraventata e Marchetti, fuori dall’area, è già steso a terra. Il laterale friulano continua la corsa mentre i laziali si fermano. Il laterale continua la corsa e la mette dentro a porta sguarnita. La resa, nel mondo del calcio, non è contemplata, né giustificabile.

Gol, sarebbe il 2-0, è il 2-0, ma la Lazio non ci sta.

La domanda, e non c’è verso di eluderla, è la seguente: a che serve il parapiglia finale?

Advertisment

Di sicuro serve a Napoli e Inter che beneficeranno delle squalifiche, inevitabili, cui andranno incontro alcuni giocatori biancocelesti. Ma la domanda deve avere una risposta.

Udinese-Lazio finisce in rissa: perché?

Udinese-Lazio finisce in rissa: perché?

La partita è finita, in realtà per la Lazio mai cominciata. 1-0 o 2-0, per un errore che è tutto della Lazio, perché abbassare la guardia o mollare prima che l’arbitro ha fischiato è assurdo. Che colpa ne ha il laterale friulano che ha semplicemente fatto il suo dovere? Doveva forse fermarsi perché qualcuno ha mollato la presa e si è disteso per terra?

Quante volte è capitato di sentire fischi dagli spalti? In un derby, con Ancelotti in panchina, il Milan di Ronaldo venne letteralmente ricoperto di fischietti nerazzurri: i tifosi si erano organizzati proprio per tirare uno scherzo al Fenomeno traditore. Capitò solo una volta che Ronaldo si fermò mimando poi il gesto “ho sentito il fischio”. Ma questa è più una burla, ma fermarsi e voler far pagare un proprio errore, oltre che un’intera partita meritatamente persa, a un arbitro che non ha influito per nulla sul risultato finale è da vigliacchi.

E in un colpo solo la Lazio rischia di dire addio a tante cose: al terzo posto, a diversi giocatori che beccheranno 1 o 2 giornate di qualifica, non bastassero le assenze pesanti, e sicuramente rinuncia a dare alla Nazionale un proprio giocatore. Perché quello che combina Marchetti nel finale è da brividi: si beccherà almeno 5 giornate di squalifica e Prandelli dovrebbe non convocarlo. Questione di coerenza e correttezza.

 

Advertisment

Novara-Juventus 0-4 La squadra più forte è quella più bella

Conte mischia le carte e pure la nostra previsione viene ribaltata. Mette in panchina Quagliarella, al rientro dopo la squalifica che lo ha tenuto fuori contro il Cesena, e premia Borriello. Sulla sinistra turno di riposo per De Ceglie e spazio a Giaccherini.

Advertisment

Sarà 4-3-3 o un 3-5-2 con Giaccherini sacrificato pure in fase difensiva? E’ la domanda che si sono fatti in molti prima del fischio finale. I tre tenori di centrocampo sono regolarmente titolari nonostante alcune voci di inizio settimana.

Cronaca

Dalla prima azione si nota subito come Conte abbia optato per un 3-5-2. A Giaccherini più compiti offensivi, a Lichtsteiner più compiti difensivi, ma di fatto le due fasce restano sempre molto alte.

Al minuto 2 Vucinic lancia Borriello che libera un diagonale bellissimo. Fuori di un niente. I successivi minuti ci confermano come l’ex giallorosso sia in palla: molto più agile, molto più mobile, di certo, ora, finalmente utile alla Juve.

Vucinic presentato da Marotta: è il colpo di agosto!

Vucinic presentato da Marotta: è il colpo di agosto!

Dopo un cross di Giaccherini, filo conduttore di tutto il primo tempo, la palla esce dall’area e Pirlo inventa un gol pauroso: di prima, al volo, la piazza sotto l’incrocio dei pali, ma c’era un netto fallo del terzino svizzero. Un peccato, davvero, ma la Juve si rifarà. Esattamente quattro minuti più tardi quando sugli sviluppi di un calcio piazzato Vucinic replica il gol. Col piattone, con un tocco morbidissimo, scavalca il portiere e deposita in rete. Stupendo gol, il settimo per lui in campionato. L’esultanza di Conte è rabbiosa: non vuole cali di concentrazione e si preoccupa di istruire Giaccherini e Borriello.

E’ sulla sinistra che la Juve scatena il proprio gioco e infatti Giaccherini da il via a diverse situazioni. Al minuto 19 serve Marchisio che spara sul portiere del Novara. Poi Pirlo lancia ancora Giaccherini che calcia al volo e manda a lato. In mezzo Vidal protesta perché era solissimo.

Pirlo ci prova da fuori al minuto 29, ma guadagna solo un calcio d’angolo. Sulla ripartenza si fa vedere il Novara: l’unica volta in cui impensierisce la Juve. Cross dalla sinistra e Mazzarani alza di testa.

Nel finale c’è il gol di Borriello. Ancora Pirlo che lancia stavolta Marchisio sulla sinistra. Il centrocampista bianconero appoggia dietro a Giaccherini che di destro mette in mezzo trovando il colpo di testa vincente di Borriello. Secondo gol consecutivo per Marco.

Mazzarani intanto può menare tranquillamente, senza beccarsi il giallo: prima un brutto intervento su Lichtsteiner, poi su Chiellini e infine su Pirlo.

Marco Borriello

Marco Borriello: da oggetto misterioso a valore aggiunto?

Nel secondo tempo la Juve si limita a controllare.

Già la prima occasione è dopo 60 secondi: Borriello servito da Giaccherini si divora la doppietta. Tutto era cominciato, come al solito, da un’idea di Pirlo.

Minuto 49: Lichtsteiner lancia Vucinic che spara sul portiere. La respinta è raccolta da un monumentale Vidal. 3-0 e partita definitivamente chiusa. La Juve però non si siede, anzi corre ancora di più e Conte va ai ripari contro la sua stessa squadra: fuori Vidal e Marchisio e dentro Padoin e De Ceglie. Il centrocampo viene stravolto: accanto a Pirlo ora ci sono Giaccherini (che in realtà fungerà da vero trequartista) e Padoin.

Advertisment

Al minuto 63 la Juve sigla il 23esimo gol nelle ultime 8 gare. E’ Vucinic a metterla dentro, ma il merito è di Giaccherini che si beve un avversario e scaraventa su Fontana. Vucinic poi fa gol facile. Assist per Giaccherini? Pirlo!

Conte concede così una chance per Elia che sostituisce Vucinic. Mercoledì sera c’è un Lecce che si gioca la permanenza in A. L’olandese viene schierato come seconda punta, libero da compiti difensivi, al di là del risultato già acquisito.

La Juve prova a mettersi paura da sola: è Barzagli che rischia l’autorete a 20 minuti dal termine.

Da segnalare 3 occasioni per Elia: al 73° è Giaccherini che lo lancia, ma spreca tirando addosso al portiere; Pirlo lo mette di nuovo in condizioni di battere a rete e il tiro frutta solo un angolo; alla fine è De Ceglie che gli mette il pallone in testa, ma nulla di fatto.

Per il resto un dominio senza discussioni.

Analisi tattica

Conte ha preparato il suo 3-5-2 asimmetrico, con Giaccherini sempre molto alto, quasi sulla linea degli attaccanti e Lichtsteiner più attento a non lasciare scoperta la Juve. In realtà il Novara è messo quasi subito alle corde e riuscirà a uscire dalla propria metà campo soltanto poche volte.

Vidal e Marchisio proteggono Pirlo e rilanciano l’azione. Vucinic e Borriello tendono spesso a scambiarsi posizione. La copertura di palla di Borriello è più efficace rispetto a Matri: l’ex giallorosso è più abituato al lavoro sporco, mentre Matri è molto più a suo agio quando può sfruttare gli spazi.

Giaccherini

L'uomo in più della Juve: la sfida di Conte

Molto attivo Giaccherini che entra in tutte le azioni d’attacco. Pirlo lo cerca moltissimo, specie a saltare la linea difensiva del Novara e quasi sempre nascono pericoli per la porta di Fontana.

Nel secondo tempo Pirlo prende per mano la squadra: che campione. La Juve dimostra di essere cresciuta: molto matura nella gestione del risultato, il difetto di inizio stagione.

Conclusioni

Una Juve in salute, non solo sul piano fisico, soprattutto a livello mentale. Una squadra molto forte di testa che sta colmando le lacune di inizio anno. Segna, segna tanto, trova il gol degli attaccanti e consolida un gioco che fa paura.

Vidal e gli altri centrocampisti sono il motore di tutto, ma gli attaccanti, a giustificare le frasi di Conte, giocano a meraviglia. Sempre molto partecipi e attivi nel gioco, anche se pagano questi sforzi coi numeri.

Ora c’è il Lecce, gara dura, molto delicata. Ne mancano 3 al sogno. Non bisogna mollare.

Advertisment