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Categoria: Campionato 2011/2012 (pagina 8 di 9)

Inter-Juventus 1-2 Le pagelle di IoJuventino

A freddo è sempre meglio esprimere alcuni pareri. Tipo i voti. Troppo forte l’emozione di aver visto una grande, immensa Juventus. A due giorni di distanza proviamo dunque a tirare un po’ le somme di questo match.

Buffon: 6. Praticamente quasi inoperoso, epperò salta alla mente una domanda che ancora non ho risolto: sul gol di Maicon sono più i pregi del brasiliano… o i difetti di SuperGigi? E’ vero, la deviazione di Bonucci è più evidente grazie a un’inquadratura di Sky, ma lì, sul tuo palo, è sempre bene non prendere alcun tipo di gol! In ogni caso val bene sottolineare la voglia e la grinta di Gigi, molto lontano dall’oggetto estraneo di due anni fa e forse dell’anno scorso.

Lichtsteiner: 7. Il punto debole doveva essere lui perché… non è bravo a difendere. Vanno via in pochi, e qualcuno comunque, in 9 partite, doveva pur andare via. Ma il buon Licht è mostruoso: difficilmente lo si trova fuori posizione, difficilmente non lo si vede sbuffare su quella fascia manco fosse un treno. Spinge come pochi, accelera come pochi e i palloni che scaraventa in area sono sempre pericolosi. Insomma, la Juve ha di nuovo il suo terzino. Inoltre la voglia e il carattere che impone a tutti i compagni è forse più importante della prestazione in sé.

Barzagli: 7,5. Ho rivisto il match e sul mio taccuino non ho segnato nemmeno un episodio per cui può essere rimproverato. Di testa è praticamente imbattibile, sull’anticipo ricorda un napoletano che qui a Torino ha vestito il numero 28. Sempre puntuale e molto veloce, in condizioni entusiasmanti. Torno a ripetere il costo del suo cartellino: 300.000 euro. Trecentomila euro, così non c’è possibilità di essere frainteso. E’ un acquisto di Marotta e soprattutto è il diamante della difesa bianconera. Doveva essere riserva, a oggi è inamovibile e Prandelli si sente più sicuro.

Bonucci: 6. Ogni tanto torna il Bonucci dello scorso anno: disattento, troppo sicuro, pericoloso per il reparto. Però è soddisfacente il fatto che queste apparizioni sono sempre in numero minore, segno che Conte sta molto lavorando sul ragazzo. Piedi da regista, ma la tranquillità e la maturità va migliorata. Perde alcuni scontri con Pazzini e questo un difensore non può permetterselo.

Chiellini: 6,5. Dalla sua parte un Maicon in buona forma, ma Chiello regge bene. Ottimo in fase difensiva, meno in fase offensiva dove lo penalizza un sinistro non certo delicato. Sta tornando, questo è evidente. Il momento di appannamento è definitivamente tramontato, restano poche scorie e i meriti sono ancora di Conte. Perché la fisicità e il cuore di Giorgione sono importanti per questa Juve, e per la Juve del futuro.

Pepe: 6,5. Non capisco le critiche a questo ragazzo. E non capisco i troppi silenzi quando questo ragazzo firma partite come questa o come quella contro la Fiorentina, o come contro il Parma e il Siena o come contro il Milan. Uno dei migliori in assoluto in questo avvio di stagione. Probabilmente il giocatore che fa più felice Conte: attacca e difende, riparte e aggredisce, lo trovi ovunque. Dinamismo e anche, perché aver paura di dirlo, una discreta qualità. Dribbling e cross e anche il gol. Ma cosa si vuole più da Simone Pepe?

Vidal: 7. Petto in fuori, sorriso sempre presente, viso da bambino, gambe d’acciaio. Quanti polmoni ha King Artur? Corre senza sosta, pressa senza sosta e i piedi sono interessanti. Riesce bene a legare la fase di costruzione della manovra a quella in cui accompagna la fase di attacco. Come interdittore è probabilmente il migliore di questo campionato vista la quantità di palloni recuperati in ogni partita. Conte, per lui, ha di fatto varato un nuovo modulo. Che lo vede protagonista insieme a Marchisio.

Pirlo: 6,5. Una delle sue peggiori partite… a sentire Piccinini e pochi altri. E io dico: magari le giocasse tutte così. Perde così pochi palloni che quando accade ecco che c’è il titolo in prima pagina: “Clamoroso: Pirlo perde palla!”. Dicevano erano incompatibile con le idee di Conte, mentre proprio Conte esclama “la Juve mi ha fatto il più bel regalo: Andrea Pirlo!”. Regia lucida, personalità da vendere, fa girare la Juve come vuole. Gli manca solo il gol, ma forse possiamo pure perdonarlo.

Marchisio: 8. Solito concetto: fosse brasiliano? O argentino? Fortuna è italiano. Ancora più fortuna: è juventino. Juventino vero, nella classe e nell’eleganza con cui veste quel numero. Siamo già a quota 4 gol, record personale, ma soprattutto gol di una pesantezza incredibile. Purga i cugini nerazzurri dopo aver schiantato i rossoneri. Centrocampista moderno, forse il vero erede di Gerrard. Ha trovato continuità e un ruolo da protagonista. Praticamente si è già guadagnato i gradi di capitano per l’intelligenza profusa in campo e uno stile fuori dal campo da… juventino vero. C’è poco da fare: è l’icona della nuova Juve.

Vucinic: 7. Spirito di sacrificio e continuità. Classe immensa e una delicatezza quando tratta il pallone da fuoriclasse. Antonio Conte ha fatto la guerra con la società per averlo e ora se lo coccola. Prima punta o attaccante esterno. All’occorrenza pure centrocampista perché Mirko ha forse capito che tutto quel talento non può essere sprecato con una partita giocata bene e quattro no! E il martello Conte può solo fargli bene. Sente la fiducia e ricambia. Assist e due gol, accelerazioni e tanto lavoro per la squadra. Fosse più cinico sotto porta a quest’ora staremmo a parlare di uno degli attaccanti più forti al mondo.

Matri: 7. Non ha segnato e la rabbia era leggibile al momento della sostituzione. Ma si è sbattuto come pochi, ha lavorato così tanto che merita per forza di cose un voto alto. Apre spazi dove si inseriscono i vari Vidal e Marchisio, Vucinic e Pepe. Fa a sportellate e difficilmente perde i constrasti. I gol arriveranno perché con un po’ di fortuna contro Castellazzi poteva entrare il primo tiro così come i due successivi. Anche Conte sembra essersi ricreduto sul suo ruolo: titolare là davanti. Inamovibile.

Estigarribia: 6. Entra quasi molle, ma poi si sveglia. E’ ancora un oggetto da identificare. Buono il dinamismo, buona la propensione ad attaccare la fascia. Appare ancora troppo timido, ma quando decide di scatenarsi è sempre pericoloso. Anche ieri mette lo zampino in un possibile gol: Castellazzi devia, ma come in tutto il secondo tempo, alla Juve non viene concesso l’angolo. Prezioso per il ricambio, da valutare non appena avrà metabolizzato gli schemi di Conte.

Del Piero: 7. Esagerato? No, assolutamente. Il Capitano entra come i ragazzini cui si vogliono concedere minuti di gloria. Entra con quell’umiltà che lo ha sempre contraddistinto in una carriera irripetibile. Entra e si rende utile, con quella voglia di uno che vorrebbe dare sempre quel qualcosa in più. Guadagna quattro preziose punizioni, sbaglia clamorosamente un gol davanti a Castellazzi e vorrebbe tirare una punizione dalla distanza che però batte Pirlo. Lo attendiamo nei finali di partita, ma sicuramente Conte gli concederà spezzoni ben più importanti.

Pazienza: 6,5. Entra e obbedisce. Come i migliori soldati, quelli che eseguono gli ordini senza fiatare. Perché davanti si trova gente come Marchisio, Pirlo e Vidal. Perché si trova in una Juve interessante. Perché si trova un Conte che valuta attentamente chi mandare in campo. E perché in questa Juve tutti sono importanti, basta farsi trovare pronti.

Antonio Conte: 9. Non sbaglia nulla. Forse non sbaglia nulla da quanto è arrivato. Veste la Juve con le sue tattiche e i suoi schemi, sceglie ogni volta l’abito più bello da indossare in serate in cui le foto si sprecano. Decide lui, decide tutto lui e gli altri devono solo obbedire. Alla Juve serviva un Conte praticamente dall’addio di Deschamps e finalmente è arrivato. Nessuno come lui sa cosa si deve fare per vincere e pare lo stia spiegando bene ai vari ragazzotti che vestono la maglia bianconera. Mediaticamente è molto maturato: sempre pacato e preciso, puntuale nelle risposte. Adesso si attendono le vittorie con le cosidette piccole: da lì arrivano i punti più importanti per il traguardo finale.

Prescritti-Juventus 1-2 Perdono anche truffando

E’ una delle vittorie più incredibili, a testimonianza di quanta è stata fasulla tutta la vicenda Calciopoli e di quanto sono poco consistenti le fantomatiche vittorie nerazzurre.

Pure con un arbitraggio spudoratamente a favore (perché i 4 gialli nel giro di qualche minuto, tutti i calci d’angolo non assegnati nel secondo tempo, i pochissimi falli a favore fischiati a bianconeri, il clamoroso rigore negato e qui mi fermo) la squadra di Moratti riesce a perdere. A perdere sonoramente, con un tonfo degno di chi è andato giù, al K.O. più totale. Senza forze, con l’incapacità di reagire e con la sensazione, anzi, che Rizzoli abbia evitato grossi guai.

A stupire è proprio il 2-1 a favore di Conte: troppo poco per quanto visto in campo. Troppo poco perché in fondo la Juve è buona e non ha voluto infierire.

Da una parte una sorta di circolo del calcio, con amici e un paio di giovanotti a rincorrere qualche pallone, dall’altra una vera squadra. Mai visto la Juve giocare in questo modo, nemmeno quando in panca c’era un certo Fabio Capello. La Juve macina gioco come quando Lippi poteva schierare Deschamps e Zidane. Pirlo vale Didì e certamente qualcosa di più, mentre manca attualmente un erede di Zizou e, per il bene del campionato di calcio, può bastare. Perché con uno Zizou in più questa squadra volerebbe.

E’ il più grosso difetto della squadra di Antonio Conte (benedetto il giorno in cui questo tecnico leccese è venuto al mondo, già allora juventino) è proprio la mancanza di quell’istinto cieco e cinico per chiudere e ammazzare la partita. Ma rimproverare, oggi, i vari Marchisio e Vidal, Pirlo e Vucinic, Matri e Pepe appare esagerato, fuori luogo. Già anche solo il fatto di pensare così dà l’esatta misura dell’autentico miracolo sportivo compiuto da Conte. Miracolo che dovrà concretizzarsi in qualcosa prima di essere certificato tale.

La Juve ha una personalità, la Juve ha un gioco (contrariamente a quanto dice Alfredo Binda, uno che del giornalista ha solo il tesserino, ma professionalmente è assimilabile ai vecchi giullari di corte, buoni per eseguire gli ordini del proprietario del Castello!), la Juve vince e diverte. La Juve schiaccia gli avversari come la Juve di Lippi faceva: si gioca prevalentemente all’attacco, ragionando, mostrando un’intensità diabolica, soffocando il respiro degli avversari.

Perché il calcio sarà pure divertente, ma senza il sangue agli occhi, la coscienza di dover correre il doppio della famosa Gazzella inseguita dal Leone… beh si va poco lontano. Come proprio gli ultimi anni bianconeri insegnano.

E allora tutti in piedi. Se il primo ad abbracciare Vucinic è Storari, tornato in panchina (adoro questo ragazzo!), e se il primo a correre verso Marchisio è Estigarribia, beh questo vuol dire che Conte ha smontato la testa dei suoi ragazzi… rimontandola poi col verso giusto.

Sulla partita c’è poco da dire, rimandiamo i giudizi a domani con le pagelle.

Intanto mi godo l’intervista di Ranieri e un brivido corre lungo la mia schiena: un paio di anni fa quelle erano le interviste che mi facevano sentire poco juventino, molto lontano dalle mie solite domeniche, con la Juve in testa e gli altri a trovare un modo per buttarla giù: un guardalinee amico, un arbitro appena uscito da un ristorante all’ora di chiusura, una segretaria che invocava l’aiuto del Cielo! E mi godo le interviste a un Antonio Conte posato, equilibrato, mai scomposto davanti ai microfoni. Eppure l’avevo visto completamente fuori di capoccia quando Rizzoli decide di non dare il rigore a Marchisio indicando la maglia bianconera e le tribune nerazzurre “poi come lo spiego a Moratti?” sembra dire l’uomo con la camicetta gialla.

Già, come spiegarlo a Moratti che ha speso un sacco di soldi per piazzare Guido Rossi, Narducci e Auricchio e ora si ritrova al punto di partenza. Perché poi il calcio è semplice: o vinci con la classe… o fai finta di vincere e te la canti e te la suoni. Che tenerezza poi Tronchetti Provera alle sue spalle. Ora sarà dura una Calciopoli 2. Sembra essere tornati nel 2005: “Mi raccomando… guarda a chi sta dietro… a chi è lontano 11 punti!“.

Conferenza stampa di Antonio Conte pre Inter-Juventus [video]

Continuo a essere innamorato di questo allenatore, e il suo passato juventino è solo una minima parte di questo amore. Trovo condivisibili, soprattutto corrette, le parole dette ogni volta che va incontro a un microfono. Trovo giusti i concetti espressi, concetti da vero trascinatore, come lo fu in campo. Concetti che ti fanno capire perché, oggi, attorno alla Juve, è ritornato quel clima avvelenato di stampa e TV. Mai uomo fu più giusto per guidare la Juve.

Intanto, prima di lasciarvi al video della conferenza stampa pre Inter-Juventus, voglio appuntare i concetti chiave:

  • “a che serve vincere con Milan, Napoli e Inter se poi si arriva settimi?”: giusto!
  • “sprovincializziamoci”: forse una delle cose più belle dette da quando è arrivato a Torino, proprio per il grande significato del verbo divenuto quasi normale alla Juve con Blanc, Cobolli, Ranieri…;
  • difesa a oltranza del gruppo bianconero e le decisioni le prende lui: tutti gli altri, giornalisti compresi, devono solo accettarle. La Juve ha di nuovo il suo leader;
  • moduli, giocatori, schemi: importa solo che qualunque cosa si scelga… alla fine la partita risulta vinta, altrimenti è solo filosofia spiccia, buona per riempire qualche pagina di giornale.

E mi dimentico ancora qualche altra frase… perciò vi lascio alle sue parole.

Juventus-Fiorentina 2-1 La Juve torna Juve

La Juve torna Juve? Forse sì, certo a tratti, certo per lunghi tratti.

Il primo tempo è da registrare e far vedere alle scuole calcio: vedete, è così che si gioca a calcio!

Ma è pure da registrare per far vedere agli attaccanti ciò che non si dovrebbe fare: segnare così poco.

Registro: Pepe, Vucinic, Pepe, Vidal, Matri, Vucinic, Matri, Vucinic. E’ la sequenza del primo tempo delle più che chiare occasioni da gol. Sottolineare ciò vuol dire aver imboccato la giusta strada. E Conte dimostra un’intelligenza fuori dal comune.

Terzo modulo varato, a conferma che questa rosa pecca ancora di qualità, forse semplicemente di un attimo di personalità da ricostruire. La Fiorentina è stata annullata, disintegrata grazie a un possesso palla maestoso e a una intensità che gradirei rivedere contro l’Atalanta di Milano, poi contro il Napoli e via via fino a maggio.

Terzo modulo varato perché, a quanto pare, certi elementi non funzionano come Conte vorrebbe. E allora l’integralismo è solo di certi imbecilli con la penna – o tastiera, fate un po’ voi – in mano.

Chiariamo: subito dopo la partita col Genoa molti di noi si sono chiesti “ma che ha combinato Conte?”. E Conte ha risposto immediatamente.

Dentro Matri, imprenscindibile, praticamente l’attaccante più continuo d’Italia nell’ultimo anno e mezzo, numeri alla mano. Fuori un Krasic che rifiaterà, che si rasserenerà. Intanto c’è da lottare, da correre e chi meglio di Pepe?

Su questo ragazzo c’è una violenza inaudita. E io mi ripeto, tanto per essere chiari: non è Cristiano Ronaldo, lo sapevamo già! Non è nemmeno forse il primo Di Livio, ma ad avercene di gente così. Asfalta la fascia destra, si accentra di tanto in tanto per far sfogare la corsa di Lichtsteiner. A proposito: se ieri lo svizzero per molti è stato deludente… allora voglio che mi deluda giornata dopo giornata. Non aggiungerò altro.

E Vucinic esterno? Ha praticamente fatto quello che Conte chiede a un esterno d’attacco: spalle alla porta è imprendibile, poi scatena la velocità e il dribbling per accentrarsi e tentare lo scambio. Ci riesce quasi sempre, ma la mira fa spazientire i tifosi. E’ comunque fondamentale per lo snodo delle manovre d’attacco e quindi lo attendiamo all’esultanza, perché giocando così, il gol prima o poi arriva.

Qual è l’uomo che è mancato più di tutti contro il Genoa? Macché Buffon, anche ieri Storari ha dimostrato che la Juve possiede i due portieri più forti d’Italia. Certamente la risposta corretta, quella da accendere alla domanda di Gerry Scotti, è Vidal! Non parla ancora l’italiano – a conferma di come la lingua, su un campo di calcio, serve veramente a poco se la testa parla bene la tecnica del pallone – ma dialoga a meraviglia ora con Pirlo, ora con Pepe, ora con Vucinic, perfino con Barzagli quando c’è da alleggerire la manovra. Il suo inserimento prepotente in questa Juve, in questa nuova Juve, stupisce anche più di una intensità mostruosa. Vero, ieri è stato meno presente in fase di attacco, ma l’obiettivo di Vidal ieri era piuttosto chiaro: evitare le ripartenze, evitare il predominio numerico al centro del campo. Risultato: pressing asfissiante, corsa e gamba come un mezzofondista, tecnica molto buona in fase di costruzione. Cuore enorme, cuore da vero bianconero. Tanto è vero che ieri nella mia preghierina prima di addormentarmi il più presente e nominato è stato Marotta: Beppe, io ho avuto sempre fiducia nella tua serietà, ma stavolta mi hai sorpreso più di ogni banale ottimismo.

Sì perché se la scommessa Vidal è palesemente evidenziata dal campo, l’affare Barzagli ora è certificato come colpo grosso all’italiana. Trecentomila euro – a lettere, come in un assegno – pagati alla Germania per far tornare un talento che si conferma partita dopo partita. Alzi la mano ieri chi non aveva paura di Jovetic. Poi di Gilardino. Solo che Andrea Barzagli è praticamente insuperabile: non gli si va via in velocità, sulle palle alte è imbattibile e regala un assist maestoso dopo un potente assolo alla fine del primo tempo, con cavalcata di 60 metri. Cosa vuoi di più dalla vita?

Magari un gol di Leonardo Bonucci? Sì, perché no! A suggellare una prestazione ancora ottima. E’ una mia opinione, ma fin qui Bonucci non ha commesso errori, nemmeno contro il Genoa perché un mio vecchio maestro diceva “se la palla rimbalza in area di rigore… allora è l’attaccante in vantaggio sul difensore!”. Concetto a parte, Bonucci si riprende la Juve nella maniera più beffarda: gol, prestazione e annullamento di Gilardino. Un vero peccato per gli opinionisti che lo indicavano come il punto debole. Almeno per ieri sera la realtà è ben altra.

Così come è ben altra sugli spalti. Sono le ore 19:40 quando Chiellini, maglia numero 3, entra in campo. Silenzio, sentiamo i fischi: altra cocente delusione! Solo applausi, tanti applausi, perché il padrone di questa Juve, tale Antonio Conte da Lecce, avevo chiesto la bolgia, aveva chiesto l’affetto incondizionato che è proprio dell’amore verso la Juve.

Ieri questo amore è stato ripagato. La Juve torna Juve? Sì, forse, probabilmente siamo sulla buona strada. Probabilmente… pure gli altri lo hanno capito!

Juventus-Genoa 2-2 Conferenza stampa post partita di Antonio Conte [video]

Ecco la conferenza stampa di Antonio Conte al termine del match col Genoa.

Resto del parere, salvo improvvisi risvegli, che mancano ancora un paio di uomini per attuare il suo 4-2-4.

Juventus-Genoa 2-2 Destabilizzazione… completata!

Squadra affannata, a tratti impaurita, sicuramente distratta. Certo anche Conte pare metterci del suo.

Non fosse per Pirlo e Matri – probabilmente i due uomini che non toglierei mai dall’undici iniziale, anche il giovedì pomeriggio – tutti gli altri hanno subito un certo rilassamento.

L’assenza di Buffon è ininfluente, perché Storari alla fine ha salvato il risultato. Mentre è preoccupante l’assenza di Vidal. Quando manca… si sente. Il cileno è colui che riesce a dare forza e consistenza a un reparto dove la latitanza di ali vere è imbarazzante.

Partiti – in tutte le formazioni di inizio anno – con Elia e Krasic, questa Juve rimpiange già Giaccherini. La sfortuna, insomma, torna a bussare alla porta. Ma stavolta si doveva vincere, proprio per dare un segno tangibile di una forza ritrovata. Invece nulla!

Il passaggio al modulo a una sola punta ha prodotto un pericoloso arretramento del baricentro. E il gol subito è solo l’ennesima conferma: la prudenza, nel calcio, non ha mai pagato.

Difesa distratta dove, a parte Barzagli, semplicemente maestoso, gli altri non sono all’altezza di una maglia che cerca ancora un padrone. Chiellini, prima o poi, dovrà chiarire cosa c’è che non va. Perché gli errori si moltiplicano e questo la Juve, che non può guardare in faccia nessuno e che deve badare prima a se stessa e poi alle bandiere, non può proprio permetterselo.

E allora via ai sondaggi. Mancano le ali e si tornerà sul mercato perché non più una priorità del tecnico, ma una plastica necessità contingente di una rosa che ha ancora fuori gioco Quagliarella (qualcuno mi spieghi l’impossibilità di utilizzarne il genio!) ed Elia (che non è possibile sia stato già accantonato).

Conte resta il leader di un gruppo che ha certamente migliorato la qualità, che ha certamente confermato alcuna bontà in alcuni suoi elementi (lo stesso Marchisio, poi Matri, Barzagli, Storari, Lichtsteiner, e lo stesso Vucinic), ma che evidenzia lacune e deficit a centrocampo e in difesa.

Così il Conte pensiero “non ho mica Tevez e Nani” torna con un’ombra minacciosa. Forse, solo l’ennesima grande verità rivelata ai più.

Detto questo non si può non notare la grande ironia in giro per i quotidiani. Segno che le bufale son tornate. Tocca ora a Marotta e Andrea Agnelli ricreare quello scudo protettivo che aveva permesso a Moggi di isolare il gruppo Juve dalle tremende cazzate e dal copioso fango che pioveva addosso.

Mi sarebbe piaciuto vedere uno stadio-bolgia. Mi sarebbero piaciuti cori per Andrea Agnelli, per Conte, per Del Piero. Abboccare così a un colpo basso di Gazzetta e Repubblica è da idioti. E allora ci meritiamo il sorpasso. Per quanto mostrato in campo… e soprattutto per quanto mostrato fuori.

Chievo-Juventu 0-0 La Juve è di nuovo piccola

Proprio per la mentalità inculcata da Conte all’intero gruppo bianconero, includendo società e tifosi, il risveglio di oggi non può essere felice. Né soddisfatto.

Chiaro: rispetto al passato i passi avanti sono notevoli, ma ciò non toglie che a bilancio sono altri due punti persi. Con in un più una domanda che comincia a preoccuparmi, e non poco.

La difesa subisce molto poco: anche ieri Buffon praticamente inoperoso, al di là di qualche uscita e di un salvataggio di Del Piero in area. La manovra funziona, ma l’attacco produce nulla. E’ la sintesi di uno scialbo Chievo-Juventus, un pareggio che arriva dopo la prestazione mostruosa contro il Milan che, a questo punto, viene ridimensionata. Sperando che questi due ulteriori punti persi non vengano rimpianti più avanti.

La Juve non aggredisce il campionato, si blocca contro una piccola e a guardare il ruolino di marcia – almeno per quanto mi riguarda – c’è poco che essere felici.

Bologna, Catania e Chievo Verona: tre pareggi, con due gol fatti e due subiti. E’ un cammino da piccola squadra. Se poi lo sommiamo a un campionato molto mediocre, di cui siamo i capofila, beh no… non sono molto felice. Proprio a dispetto di un buon gioco e di un livello tecnico sensibilmente migliorato rispetto agli anni passati.

Ma proprio rispetto agli anni passati, proprio in queste partite, si nota l’assenza di quel fuoriclasse, tipo un Nedved o un Trezeguet, che davano valore a una giornata normale. Dove la normalità è rappresentata dal pareggio.

Che Conte non sia soddisfatto è dimostrato dai suoi occhi davanti ai microfoni. Parole di circostanza le sue, quel “sono contento” quasi sussurrato, perché in fondo non ci crede nemmeno lui.

Marchisio e Vidal stavolta non hanno trovato il jolly e questa non può essere una colpa: i gol dei centrocampisti devono essere un’aggiunta, non certo la soluzione primaria per una squadra che vuole lottare per i posti alti. L’apporto delle fasce laterali, cioè il punto di forza di Conte, è pressoché nullo, con un Krasic irriconoscibile, un Pepe molto stanco. La sfortuna ha voluto che l’elemento con più voglia, tale Giaccherini, si sia fatto male proprio nel momento migliore. E l’ingresso di Estigarribia poteva avvenire molto prima. Il paraguaiano può davvero rappresentare l’esterno perfetto nel 4-2-4, ma Conte ha dato segni molto precisi di un mercato che… a questo punto dobbiamo sottolinearlo… probabilmente non ha voluto.

Fra parentesi, circa le scelte iniziali mi viene un dubbio grosso grosso grosso, ma lo esprimerò solo a fine gennaio.

Non ha voluto questo mercato perché non c’è altro modo per spiegare i seguenti punti:

  1. Elia completamente bruciato, dopo appena 45 minuti dove tutta la squadra aveva giocato in modo pessimo;
  2. Estigarribia ignorato per 5 partite e fatto esordire a un quarto d’ora dal termine di un match che stancamente si è trascinato fino al 90esimo senza sfoghi particolari;
  3. Quagliarella in tribuna è un colpo al cuore, di quelli fastidiosi perché Eta Beta è insieme a Vucinic l’elemento di maggiore imprevedibilità: rinunciarvi vuol dire che c’è qualcosa che non va al di là dei minuti di allenamento;
  4. Del Piero in campo e Matri fuori, con Vucinic molto provato dai continui allunghi e con un paio di cross niente male dalle fasce vuol dire non voler provare a vincere il match.

Mi riesce molto difficile commentare il match di Verona. Non ne ho compreso i cambi né le scelte iniziali. Che hanno spiazzato praticamente ogni addetto alla stampa giunto allo stadio. Compreso il grande Balzarini che ha dovuto inventarsi un paio di battute per sconfessare lo schema virtuale appena andato in onda durante il suo servizio di apertura del match.

E, in fondo, rinunciare ai due attaccanti, con Del Piero, Matri e Quagliarella reduci da due settimane di intenso lavoro e tenuti in panca, e mettere dentro un Marchisio affaticato, un Vidal stanco (e nonostante tutto per me è risultato uno dei migliori in campo, per voglia e determinazione) e un Pirlo che avrebbe bisogno di tirare un attimo il fiato… beh è oggettivamente discutibile.

Le risorse della Juve, quest’anno, sono infinite. Penso a Marrone e allo stesso Pazienza: in gare come queste potrebbero davvero portare un attimo di vivacità, sopperire con la corsa e la grinta a una tecnica offuscata. In gare come queste proprio il giovane Marrone potrebbe crescere, meglio di 18 partite giocate in Serie B. Per non parlare del reparto d’attacco ormai ridotto a Vucinic. E all’inseguimento del gol di Del Piero. Errori già fatti nei precedenti anni. Errori che non hanno giovato alla Juve.

Detto questo nessuno cada nel tranello che qui si sta criticando Conte. Assolutamente il contrario. Conte ha aperto gli occhi ai tifosi bianconeri e istigato – il verbo è corretto – quella mentalità che era solo della Juve: vincere, vincere sempre, comunque, mostrando una tenacia e una determinazione che andavano ben oltre i limiti della domenica o i limiti complessivi della rosa.

Ecco: io credo che la rosa abbia molto di più rispetto agli anni precedenti e pretendo che questo qualcosa di più venga sfruttato a dovere.

Chiedo troppo?

Juventus-Milan 2-0 La lezione di Antonio Conte da Lecce

Una sinfonia suonata a meraviglia, senza steccare una nota o un accordo. Un suono dolce e, nello stesso tempo, secco, perentorio. Di quelle musiche che non rischiando di far calare il sonno, piuttosto incentivano un sano divertimento e una voglia di ascoltarle ancora quelle note.

E’ lo spartito imposto da Antonio Conte da Lecce, un tecnico giovane, emergente, come si dice qui in Italia per il solo fatto che la carta di identità parla di un 40enne. Epperò questo tecnico che ancora si deve fare ha già mostrato un repertorio di conoscenze invidiabile.

Se contro il Catania le mie critiche erano dirette a un modulo che – secondo il mio parere, da quanto visto in campo – non era mai stato provato in allenamento, oggi è piuttosto oggettivo dire come in settimana i ragazzi bianconeri abbiano studiato per benino ruoli e movimenti. E il campo traduce sempre il grado di preparazione dell’allenatore.

Perciò non c’è stata storia. A parti invertite oggi ci sarebbero edizioni straordinarie del TG4 e di Studio Sport, invece la partita verrà raccontata in modo tranquillo e sereno. Un massacro, una lezione di orgoglio e di organizzazione che non ha ammesso repliche.

Il Milan dei diavoli è stato placato, esorcizzato, domato con la classe di chi ha anche tanta rabbia in corpo. Tipo quel Marchisio, Principino nel nome, ma un leone nei modi. Una specie di interdittore coi piedi da trequartista e le idee di una seconda punta. Mi pare la sintesi perfetta della sua partita, in realtà dei suoi ultimi due anni di calcio. Recupera palloni, secondo uomo a chiamare il pressing dopo un grandissimo Vucinic, rifinitore per lo stesso montenegrino, secondo regista dopo Pirlo… primo marcatore stagionale della Juve.

Se la fortuna aiuta gli audaci… Marchisio audace lo è stato pure troppo. Sarebbe ridicolo e – permettetemi – anche un po’ volgare ridurre il vantaggio bianconero alla fortuna che ha accompagnato il tocco vincente di Marchisio. E i due triangoli splendidi con Vidal e Vucinic in mezzo al casino rossonero? Tocchi di prima, roba da far girar la testa a Thiago Silva e Nesta che hanno perso di gran lunga lo scontro personale con la neo coppia Barzagli e Bonucci. E sì che gli avversari di turno erano di spessore ben diverso.

Da una parte Cassano e Ibra, dall’altra il solo Vucinic. Perché Antonio Conte da Lecce ha capito che i piedi e il fisico di questo montenegrino, ex allievo di Zeman, potrebbero far comodo agli inserimenti di due maestri del centrocampo offensivo come Marchisio e Vidal. E Vucinic si è preso la scena intera, offuscando, annebbiando i poster del barese e dello svedese praticamente annullati dall’attenta partita di un maestoso Barzagli e di un sorprendente Bonucci.

Sì perché in mezzo alla difesa c’era proprio lui: Leonardo Bonucci. Chiamato in causa nella sfida più delicata, buttato dentro perché Conte lo aveva visto sferzante in allenamento, a dimostrazione che chi lavora di più e meglio con questo allenatore viene premiato. Regole e gerarchie imposte dalla qualità e dal lavoro, tutto un altro mondo rispetto a questi ultimi anni. Un altro mondo dove il capo è uno e uno soltanto e lo stadio se ne è accorto già alla metà del secondo tempo, sullo 0-0: “Antonio Conte il Capitano”.

Sentire, sul risultato di pareggio, il terzo consecutivo, il coro rivolto al tecnico è la dimostrazione più lampante di cosa sia cambiato a Torino in soli tre mesi. La consapevolezza di voler tornare, e non solo a parole, la Juve guerriera e umile di qualche tempo fa. Perché in guerra bisogna dare tutto e bisogna pure applicarsi. La forza bruta non basta, servono strategie e tattiche e serve un comandante. Il comandante è lui: Antonio Conte da Lecce.

E un’altra battaglia è stata vinta. In modo netto, senza discussioni. Affannati in TV. Dal povero Civoli gonfio di rabbia a un deludente Abatantuono su Mediaset. Più del 2-0 è poi impagabile leggere i quotidiani che avrebbero pagato di tasca propria per continuare le critiche a gogo dell’ultima settimana.

Solo che a Torino, a differenza degli ultimi anni, c’è lui ed è tutta un’altra storia: Antonio Conte da Lecce!

Catania-Juventus 1-1 Houston abbiamo un problema?

Ci sono due modi per commentare questo pareggio: sono due punti persi, la squadra mostra ancora evidenti limiti e qualche buon pregio.

Io purtroppo, dopo il pareggio deludente di Bologna, tendo a far pesare di più la prima via. Quindi sono pienamente d’accordo con Pirlo: sono assolutamente due punti persi e non c’è verso di dimostrare il contrario.

I passi indietro nel gioco e nella manovra sono evidenti. I limiti della difesa ancor più evidenti e hanno un nome. I limiti dell’attacco derivano, per quanto mi riguarda, proprio dalla difficoltà di sprigionare una manovra fluida e il lento inserimento dei nuovi.

Ed eccoci al vero problema di giornata: quanto tempo serve per vedere la Juve che Conte ha in mente? Perché non posso credere che la Juve giocherà il campionato con Pepe e Giaccherini. E, di riflesso, se Pepe risulta il miglior esterno bianconero, e per distacco, allora vuol dire che c’è qualche problema.

Giocare con la consapevolezza di essere sostituito ai primi errori non deve essere piacevole. Mi chiedo perciò come poteva Elia entrare in campo tranquillo e sciolto. E non capisco poi le critiche a Krasic: dopo un anno dovremmo sapere benissimo come gioca e come può giocare. Prima di passare al dettaglio sul biondino vorrei solo ricordare che le azioni più pericolose sono scaturite da sue accelerazioni. Oltre Krasic… il vuoto.

Ma diamo un ordine ai concetti, in attesa di analizzare il tutto in settimana.

Conte in confusione?

Il modulo andato in scena contro il Catania non è stato mai provato. La conferma a questa mia teoria è la seguente: i movimenti di Marchisio e Vidal erano tutti sbagliati, Pirlo troppo isolato, esterni incapaci di entrare nel vivo della manovra e Matri eccessivamente escluso dal gioco. L’esclusione a priori di Quagliarella e l’impossibilità di impiantare il terzo polmone a Pirlo e Marchisio restano misteri irrisolti.

La rosa quest’anno è ampia e, a detta di molti, è certamente migliore rispetto allo scorso anno. Ma Conte testardamente ha ignorato troppo e molti. Buttarli poi nella mischia sperando che questi debbano risolvere le partite è quasi un’assurdità, posto che questi non si chiamano Messi o Cristiano Ronaldo.

Sono perfettamente d’accordo che serve tanto lavoro e assimilare le idee del tecnico, ma il tempo scorre, siamo già alla quarta giornata e il progetto dà l’impressione di essere fermo. D’altronde, se Conte non era sicuro del rendimento di Krasic e Elia, allora doveva insistere con gli uomini che secondo lui interpretano meglio le sue idee. Vedi Pepe, apparso ancora una volta nettamente più avanti rispetto agli altri.

Eppure quel Krasic… Non ho ancora capito cosa si vuole da questo ragazzo. Il biondo serbo è un istintivo di natura. Se imbrigliato in movimenti che non fanno parte del suo repertorio e incatenato a tempi dettati non dal suo istinto, allora va in totale confusione. Non è un caso se nel secondo tempo, col ritorno al 4-2-4 e con un po’ di schemi saltati, è uscito fuori il vero Krasic. Progressioni, uno contro uno in quantità industriale, buoni sfondamenti, qualche buon assist mal sfruttato, un gol e un errore clamoroso frutto di un egoismo e dalla voglia di spaccare il mondo. Purtroppo, o per fortuna, Krasic va lasciato libero di correre sulla fascia destra. Quando imparerà che può sfruttare alla grande i lanci di Pirlo e le sponde delle punte sarà letale. Già, quando?!?

Ultimo appunto. Ma perché rinunciare a Quagliarella e insistere su un Del Piero che sta inseguendo obiettivi personali e che da prima punta non può certo offrire le caratteristiche di Vucinic o Matri?

Il punto debole è… Chiellini

Faccio ammenda e chiedo scusa a Barzagli: due partite di altissimo livello per un ragazzo che Marotta ha prelevato per 300mila euro. Purtroppo per lui accanto si ritrova un irriconoscibile Chiellini. E’ arrivato il momento di spostare Giorgione a sinistra, laddove può fare meno danni di quanto non ne faccia in posizione centrale. Disattento, riesce pure a perdere qualche contrasto, imposta male e ha sulla coscienza il gol del vantaggio temporaneo siciliano. Vietato ai minori di 18 anni l’erroraccio che per poco non costava il gol di Suazo. Vorrei vedere Bonucci in coppia con Barzagli, unico intoccabile in questo quartetto dove né Grosso né De Ceglie sembrano pareggiare l’autorità di Lichtsteiner.

A gennaio, a meno di clamorosi risvegli, Marotta prenderà un centrale. Ma serve un giocatore di livello assoluto, altrimenti saremo punto e a capo!

I nuovi arrivati: dopo Vidal… il vuoto

E’ un torello. Un bestione che garantisce sostanza e una discreta fase di costruzione dell’azione. Ha dovuto limitare le sfuriate in avanti, cosa che andrebbe sfruttata maggiormente visto che Vidal ha il gol facile (non ci fosse stata la scarpata di un avversario…), e ha recuperato moltissimi palloni. Fosforo puro, gambe di cemento. Non parla italiano, è arrivato negli ultimi giorni, ma pare essersi inserito alla grande.

Diversamente dagli altri acquisti, fatta eccezione chiaramente per Lichtsteiner. Lo svizzero è una sicurezza.

Giaccherini, Estigarribia ed Elia. Il primo è apparso timido, troppo timido per dare una svolta alle fasce laterali. Il paraguaiano non ha ancora timbrato il cartellino e speriamo lo faccia prima del 2012 perché le caratteristiche tecniche sono interessanti. L’olandese ha esordito nella peggiore giornata per lui. In quel ruolo, in quel modulo, serve a poco. Meglio aveva fatto come ala classica nella gara d’inaugurazione, quando poteva sfruttare il lavoro di due centrocampisti d’impostazione e due attaccanti in zona centrale a fornirgli supporto. Chi pensa che questo ragazzo debba prendere palla, farsi cinquanta metri in solitaria e crossare ha perso la bussola del calcio. Troppa distanza fra lui e un isolatissimo Matri. Male innescato dal centrocampista di turno. Da rivedere assolutamente, perché la velocità di base è importante e tecnicamente non è così debole.

I chilometri zero

Appena otto minuti. E’ il bottino, deprimente, di Quagliarella. E’ forse l’attaccante più utilizzabile fra i 7 a disposizione di Conte. Doti tecniche eccellenti, possibilità di coprire il ruolo di prima o seconda punta, capacità di poter giocare sulla trequarti. Ha il problema di cancellare il ricordo dell’infortunio, ma se non gioca la situazione viene semplicemente peggiorata.

Fuori Vucinic per infortunio, fuori Matri per crampi, e Conte mette dentro Del Piero. Nel 4-1-4-1 il Capitano va a fare la prima punta. Soluzione penosa perché Alex non possiede più le doti atletiche di dieci anni fa e l’assenza di Matri si è sentita. Piuttosto non si capisce il motivo di rinunciare a Toni. Se le ali dovevano buttar dentro i cross e serviva dunque la boa centrale alta e forte, chi meglio di Luca Toni. Poteva far rifiatare Matri non snaturando il modulo di gioco. E Del Piero poteva tranquillamente riposare in vista del Milan.

Ora una settimana da brivido, con i tifosi che saranno pure contenti della combattività e dall’applicazione in campo, ma i risultati sono l’unico metro con cui misurare le giornate di campionato. E vista la Juve contro Parma e Siena, non si capisce davvero il motivo di perdere 4 punti contro Bologna e Catania. Anche perché ora il calendario si fa meno agevole.

Juventus-Bologna 1-1 La Federazione avverte i bianconeri

Arbitraggio intimidatorio. Non mi viene altro in mente. Giallo gratuito a Pepe dopo appena un quarto d’ora, alcuni cartellini evitati a quelli del Bologna, giallo eccessivo per Vucinic, per non parlare di un rosso che non esiste: non c’è fallo e, eventualmente, non sarebbe comunque da secondo giallo. Curioso il gesto di dire al montenegrino “l’ultima e ti caccio”, ma Bisoli e un paio di proteste bastano per indirizzare la gara, far cambiare idea a Gava che infatti tira fuori il rosso.

In realtà la Juve di Conte è molto più dell’1-1. Risultato pesantemente condizinato dall’errore clamoroso di De Ceglie poi sostituito.

Un maestoso Pirlo ha indicato la strada, Krasic è andato a sbattere controilpalo, Matri ha sparato alto, e Gillet ha respinto tutto.

Con un po’ di fortuna la Juve avrebbe portato a casa una meritatissima vittoria.

E cominciamo con gli appunti.

Vidal, Elia, Esitigarribia, Quagliarella: quale misteriosa ragione li tiene fuori da una Juve che ha bisogno di ricambi? La lingua? Le tattiche? D’accordo, ma credo che con un paio di esordi la gara poteva essere gestita meglio. Per esempio Elia al posto di Giaccherini avrebbe garantito maggiori azioni d’attacco e un peso specifico differente accanto all’isolato Matri, come lo stesso Estigarribia poteva fare la differenza coi suoi 1-contro-1 e i suoi cross calibrati. Nonostante, a onor di cronaca, la prestazione di Giaccherini sia certamente più soddisfacente rispetto alle precedenti due.

Sia chiaro: non è il pareggio il problema, ma il fiato ormai corto di Pepe e Marchisio, per esempio, e il lentissimo inserimento di Giaccherini (più soddisfacente, certo, ma non basta: non può bastare e non DEVE bastare). Davvero ieri non c’era posto per il paraguaiano? O per l’olandese volante?

Fra un paio di giorni è di nuovo camponato. E non può andare in campo lo stesso undici delle ultime tre partite. Si rischia il rotto della cuffia e fra un po’ c’è il Milan. Un Milan staccato già di 5 punti.

Intanto, visto che leggo di dichiarazioni ai limiti del delirio umano da parte dei vari Allegri, Mazzarri e perfino Gasperini (record: zero partite vinte in quel di Atalanta di Milano), vorrei appuntare la terza gara di fila in cui la Juve è tutto fuorché aiutata dagli arbitri. Così a Conte scappa “sì, forse rotovala un pochino il pallone, ma in 30 anni di carriera ho sempre usato palloni rotondi io!”.