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Categoria: Campionato 2015/2016 (pagina 1 di 2)

Grazie del supporto

Grazie del supporto:

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- a chi ci aveva dati per morti già a ottobre;

- a chi esclamava “opssssss” o “Thiagooooooooo” e adesso l’urlo resta strozzato in gola;

- a chi le ha tentate tutte con i titoloni sui giornali, con gli editoriali, con i servizi televisivi, con le esultanze fuori dalla diretta;

- a chi si è lamentato degli anticipi, dei posticipi, dei campi bagnati, dei minuti di recupero, dei falli laterali dubbi;

- a chi era campione ad agosto, a chi si era cucito uno scudetto a ottobre e a chi ha fatto i caroselli a dicembre;

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- a chi ha segnato 30 gol;

- a chi si è visto sfilare il record di imbattibilità da Gigi Buffon;

- a chi aveva detto che il campionato era regolare, ma poi ha cambiato idea quando la Juve è diventata prima in classifica;

- a chi aveva detto che Dybala era stato strapagato, che Alex Sandro era un flop, che Mandzukic non segnava;

- a chi continuava a ripetere che senza Vidal, Pirlo e Tevez…

Grazie del supporto e della partecipazione a quest’annata che è ha dell’incredibile.

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Juventus – Palermo 4 – 0 / Vittoria in bianco e nero

Giornata in bianco e nero: bianco per la goduria dell’ennesima vittoria e dell’ennesimo allungo; nero come il sentimento provato per vedere le urla di Marchisio, presagio di una bruttissima sorpresa.

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Claudio ci mancherai da matti, e chissà perché il destino ha deciso di voltarti le spalle. Saranno lunghi mesi in cui il nostro calore, speriamo, saprà portarti conforto.

Il pragmatismo impone comunque gioia. Sono 22 le vittorie nelle ultime 23 sfide di campionato. E maledetto quel pareggio col Bologna. Buffon ne le prende, mentre perfino Padoin riesce a darle. Padoin che fa rima, in spregio a ogni classifica da fantacalcio, con Higuain. Ma questo è un altro discorso.

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Rosa strizzata, rosa competitiva. La gestione dei 90 minuti non è perfetta, ma le risorse sono inimmaginabili: fisiche, mentali, morali, di classe, dalla panchina. Sembra un meccanismo ben oliato in cui ogni ingranaggio riesce a produrre effetto positivo per l’insieme.

Risultato largo, ma giusto. Il Prof. Khedira dispensa saggezza, il polpo Paul alterna momenti di sublime classe a momenti di superficialità indisponente. Dybala al rientro è un mezzo Dybala: la forma crescerà. Mandzukic con la maschera è il solito lottatore. Morata ha il fuoco dentro, ma deve imparare a rimanere calmo e diventare cinico.

La sorpresa più interessante è Rugani, che a oggi, in realtà, sorpresa non lo è più.

Molti sbraitano, altri urlano a complotti a cui nemmeno i giornalisti più spintamente antijuventini credono più, altri ancora cominciano a elencare le scuse più originali. La Juve va. Vince e si avvicina a qualcosa di straordinariamente impressionante per la tipologia di cammino: da -12 a +9 non è spiegabile con chissà quale entità del Palazzo a favore (per cosa e dove) del bianconero.

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Juve decimata, Juve preparata?

Bell’esame quello contro l’Empoli. Una Juve decimata da infortuni e squalifiche si vede costretta a inventarsi una formazione in grado di tenere il passo mostruoso di questo 2016.

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Fuori Barzagli e Bonucci, tocca a Chiellini con tutta probabilità guidare la crescita di Rugani. Mentre su Morata grava il peso di un attacco che avrebbe bisogno delle marcature di Mandzukic (completamente a secco nel 2016). A centrocampo il difficile recupero di Marchisio lancia Hernanes: Profeta, se ci sei, batti un colpo!

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Il vero campione però è al suo posto. Quel sorprendente Allegri che più lo metti in difficoltà e più sembra trovare sempre nuove soluzioni. Si parlerà di contratto, forse si è troppo parlato di contratto, ma le sue risposte e le sue conferenze rappresentano un perfetto esempio di tono e di equilibrio di intelligenza. E chi se l’aspettava una piena convergenza con lo stile Juve?

Stasera è l’ottava delle finali che ci aspettano verso metà maggio. Più una finale secca per alzare una nuova coppa.

Avanti Juve. Sempre più… Allegri.

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Se la Juve non avesse segnato, il Toro avrebbe vinto

Se la Juve non avesse segnato sarebbe finita 1-0 per il Toro. Semplice. Lampante. Geniale.

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Un po’ quello che hanno venduto TV e giornali, ovviamente molto distanti dal compitare tutti gli episodi passati al vaglio della moviola, ma solo ed esclusivamente quelli interessati al polverone.

La cosa stupefacente è la regolarità di come il peggior pubblico calcistico ci caschi ogni volta. Più che altro, pubblico che talmente rivendica la bugia che finisce per crederci.

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Al netto della TV e stampa farlocche, resta una Juve purtroppo solida, falcidiata da infortuni e stanchezza, ma solida e sorprendentemente sul pezzo.

Prego mettersi l’anima in pace: anche con la gestione complessiva di Rizzoli, la Juve l’ha spuntata. Siamo belve. E continueremo ad esserlo anche dopo la sosta.

Resta infine un concetto: se la Juve non giocasse, il Napoli sarebbe primo. Semplice. Lampante. Geniale.

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Juventus – Verona 3 – 0 / Chi ben comincia…

Chi ben comincia, è a metà dell’opera. Così recita un proverbio che potrebbe essere perfetto per descrivere l’inizio del 2016 della Juve, vittoriosa contro il Verona.

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Un secco 3-0 che racconta di una squadra che ha ritrovato cinismo e concretezza, e una solidità dietro di cui il 3-5-2 ne è certamente la causa.

Dybala su tutti, per cattiveria, classe ed efficacia. Con un Pogba in versione Bud Spencer: a tratti sembrava che quadruplicare la marcatura potesse non bastare. Arte e fisico sono le due componenti di questa Juventus che aspetta con ansia il vero Morata.

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Nel frattempo, il falso Morata sta appannando un sorprendente Zaza. L’ex Sassuolo meriterebbe molto più spazio per voglia e mira. Secondo il minutaggio, nessuno ha il rapporto gol/presenze di Simone Zaza (alla sesta rete in bianconero), attaccante vero.

Significativo il gol di Bonucci, colui che aveva innescato il tormentone dell’Allegri furioso (cappotto incluso), laddove interpretare i segnali è sempre affascinante.

Non disperdere il patrimonio offensivo e valorizzare gli uomini che nella prima parte non ha reso il giusto è il compito di Allegri.

La vetta è lì. Il calendario è interessante. #FinoAllaFineForzaJuve

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Juventus – Fiorentina / Sesta vittoria e vetta vicina

Sesta vittoria consecutiva. 18 punti su 18 per scalare la classifica fino al quarto posto. Quasi rientrati, come nei programmi di un Allegri che ha sorpreso ancora una volta tutti.

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Mancano due punti al secondo posto, appena 6 per il primato. Ma la cosa più importante è il modo in cui è avvenuta questa rincorsa.

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In tre punti:

  1. difesa blindata, col solito 3-5-2 che la squadra conosce a memoria e probabilmente garantisce maggior sicurezza. I continui cambi tattici di inizio avevano reso il gruppo un po’ più debole;
  2. crescita poderosa di Mandzukic, che oltre ai gol è autore di prove di forza in un reparto che ha più sofferto l’assenza di Un campionissimo come Tevez;
  3. esplosione di Dybala, che nei numeri è in realtà come Tevez, e come Tevez è sempre più decisivo. Numeri, assist, gol: repertorio da futuro campione, ma già oggi è tanta roba.

Ciò che è da sistemare è il centrocampo dove Marchisio ancora stenta, Khedira è più fuori che dentro (tranne che sarebbe davvero fondamentale per esperienza e sostanza), e Pogba alterna atteggiamenti di indisponenza a giocate da fuoriclasse. Mentre all’ottimo inserimento di Cuadrado si contrappone la depressione offensiva di Morata. Sfide, più che problemi.

La vetta è li. Manca davvero poco.

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Palermo – Juventus 0 – 3 / Vincere è l’unica cosa che conta

Evra che non difende, Cuadrado che non attacca. Mandzukic che non aggredisce l’area, Dybala che ne resta lontanissimo.

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È la sintesi di un primo tempo problematico, con Allegri che sembra sbagliare tutte le formazioni iniziali.

La cosa preoccupante è il continuo saltare di modulo in modulo. Nel 3-5-2 Cuadrado è depotenziato, Dybala lasciato troppo solo, e il centrocampo incapace di trovare l’inserimento corretto.

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Cambia tutto nel secondo tempo. Juve più tonica, più ordinata, con un Palermo che comincia ad accusare un po’ fatica.

Cambia sopratutto l’atteggiamento: Evra scaraventa palloni, Cuadrado comincia a saltare l’uomo, Mandzukic si butta in area. E nasce il gol del vantaggio, con Dybala a pennellare dall’esterno una palla finalmente efficace. Secondo gol consecutivo del croato.

Poi la Juve si scioglie, anche perché il Palermo non emerge. Sturaro timbra un 2-0 che in realtà è la prima vera azione-squadra, senza egoismi. Quindi Zaza si toglie una soddisfazione personale, servito da un Morata che ha alzato per la prima volta la testa.

Non tutto è risolto, ma adesso ci sono timidi segnali di un gruppo compatto (forse troppo giovane, il che vuol dire poco esperto) e di continuità di risultati. Come a dire che vincere è l’unica cosa che conta.

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Juventus: una soluzione va trovata

La squadra che tira di più in porta. La seconda peggiore squadra per realizzazione e percentuale realizzativa. L’armata di Conte è stata soffocata. Adesso resta un gruppo di giovanotti che vanno avanti per nervi e strappi. Questa non può essere la Juve.

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Una soluzione va trovata.

Dubbio: non è che l’anno scorso si sia campati di rendita del lavoro straordinario di Antonio Conte? Confondendo una gestione normale con miracolose nuove lezioni tattiche?

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Evidenze: questa non è Juve. Squadra senza capo né coda, con tutte le formazioni iniziali sbagliate e gestione dei cambi inefficace. Senza mordente, né idee, né identità.

Soluzione possibile: manca un condottiero, capace di motivare e dare ordine mentale e poi tattica. Ci dispiace per Max Allegri, ma in questo momento il problema principale è lui, anche per scarsa capacità di attecchire sulle scelte di mercato a oggi disastrose. Quel Mandzukic va messo a riposo. I 26 milioni per Alex Sandro e il rientro di Zaza e Rugani sembrano inconsistenti. Regge il parametro zero Khedira, ieri clamorosamente fuori dalla formazione iniziale insieme a Marchisio (praticamente chi ha garantito nuovo equilibrio dopo i primi mesi disordinati).

Così non si va avanti. E il mediocre campionato, descritto come avvincente, non è che la rabbia per chi poteva serenamente già ammazzarlo (mantenendo per esempio le medie degli ultimi anni) e invece si ritrova quasi fuori dai giochi, vista la scarsa capacità di dare continuità e identità.

E chi se l’aspettava…

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Inter – Juventus 0 – 0 / Adeguati alla mediocrità

Adesso il problema è fin troppo evidente. Siamo a fine ottobre ormai, due mesi di calcio son passati, il campionato è bello che iniziato, e la Juve è ancora drammaticamente assente. Non già in costruzione, perché  la confusione è anche superiore rispetto alla sfiga, all’imprecisione, alla mancanza cronica di cattiveria, all’assenza di organizzazione che si palesa in certi frangenti dei match.

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Andiamo con ordine.

A fine ottobre, una squadra che vuole arrivare in fondo a tutto deve avere chiari alcuni concetti:

  • modulo tattico di riferimento, quello che garantisce sicurezza e serenità a chiunque vada in campo poiché meccanismi e movimenti sono automatici, assimilati, rodati. Allegri continua imperterrito a sperimentare formazioni titolari sempre diverse e varia schemi peggio che a FIFA 16;
  • uomini su cui contare, l’asse portante  di una squadra: su Pogba ci siamo sbagliati tutti circa la sua capacità di essere leader e trascinare i compagni, mentre su altri uomini i punti interrogativi sono da dividersi fra le scelte di Allegri e appunto gli stessi ragazzi che vanno in campo;
  • atteggiamento mentale in grado di fronteggiare eventuali sfighe (tipo il palo di Khedira) o cali di forma (leggi Morata e Pogba e Marchisio, tutti in campo).

Velocemente proviamo ad analizzare questi tre concetti.

Modulo Tattico

Nel 3-5-2 l’unico uomo in grado di dare la scossa viene depotenziato: si chiama Cuadrado, a cui non si può certo chiedere di risolvere tutto da solo. Sebbene fece un campionato strepitoso alla Fiorentina da quinto di centrocampo, in questo inizio di stagione è risultato più volte decisivo agendo da terzo attaccante.  E’ infatti col 4-3-3 che la Juve si è espressa meglio. Non si capisce il continuo virare fra moduli che generano più confusione che altro.

In attesa del miglior Marchisio, rinunciare al fisico e all’equilibrio di Lemina appare eccessivo quando è chiaro che è la giovanissima copia del Vidal che ci ha letteralmente cambiato la storia della Juve di Conte. Il centrocampo bianconero non può andare 1 km sotto i 100 all’ora, pena la perdita di dinamismo (vista la già pesante perdita di un ragioniere come Pirlo).

Uomini su cui contare

Detto di Lemina, tutto il resto è nella lista delle delusioni.

Pogba non solo non è leader, ma è incapace di gestire il peso di quella maglia che lui ha richiesto. Clamoroso errore collettivo nel giudicare maturo un giocatore che ha invece beneficiato della protezione dei vari Tevez, Vidal e Pirlo. Come deresponsabilizzarlo è compito di Allegri. Resta la conferma di aver sbagliato cessione (leggi Vidal).

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Così come è di Allegri il compito di accendere la ferocia dei vari Morata e Zaza & Co. Gli errori sotto porta ci stanno, ma la frequenza è adesso insopportabile. Così come è insopportabile l’egoismo che gli attaccanti continuano a esercitare. Così come appare irriguardoso nei confronti della maglia una certa leggerezza nel non cercare una reazione rabbiosa. Mancanza di motivazioni? Unico imputato non può che essere Allegri.

Lo possiamo dire perché escludiamo il fenomeno “pancia piena”: la vecchia guardia (Chiellini, Bonucci, Barzagli, Buffon) è ancora affamata e sul pezzo, a mancare sono proprio i ragazzi nuovi e chi non ha vinto così tanto come gli altri in rosa.

Resta poi il dubbio di Alex Sandro: 26 milioni… per usarli come? (detto che Evra è ancora uno dei migliori)

Ultimo appunto su Dybala: o ci si crede e lo si schiera in campo sempre, o il calciomercato bianconero rischia di aver prodotto catastrofi per i prossimi anni. A leggere la panchina di ieri sera, con Dybala-Alex Sandro-Lemina e le difficoltà per Allegri di trovare una sistemazione in campo per loro, vien da chiedersi se le strategie di mercato sono state improvvisate o concertate.

Atteggiamento mentale

Uscire arrabbiati dopo una sostituzione è normale. Non è normale quello stare in campo: vale per Morata, ma vale anche per tutti gli altri. Ognuno sembra cercare il riscatto personale (assolo di Morata, assolo di Zaza, assoli di Pogba), mai quello di squadra dimostrando scarsa compattezza di gruppo coi fatti (a parole il gruppo è ancora forte e unito).

Troppi atteggiamenti altalenanti: il primo tempo assente di Pogba contro uno Zaza arrembante, l’aggressività di Barzagli contrapposta a una inconsistenza di Marchisio. Come in un puzzle dove i pezzi proprio non combaciano, nemmeno a forza.

Si interroghi Allegri, perchè il tempo per rimediare è scaduto. La distanza in campionato è ora preoccupante, anche alla luce della pochezza di avversari alla cui mediocrità ci siamo quasi abbassati.

Inaccettabile.

Francamente, è inaccettabile.

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Juventus – Bologna 3 – 1 / Buonasera Signorina Buonasera

Più che Signora, proprio per nulla saggia e quindi Vecchia, questa Juve è una Signorina. Con vizi e virtù delle signorine: si piace un po’ troppo, si specchia di più, troppe volte poco efficace.

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Trucco e parrucco uguali alla serata contro il Siviglia, e non era mai capitato in questa stagione che andassero in campo gli stessi 11 della partita precedente. Un piccolo indizio che qualcosa di solido sia stato raggiunto?

Eppure la domanda è: perché Hernanes in campo e Lemina fuori? Il francesino è tagliato per quel ruolo davanti la difesa, dimostrando pure una certa disinvoltura nell’amministrazione di certi palloni. La logica imporrebbe il suo nome sempre in campo, almeno fino al rientro di Marchisio.

Ma non è colpa di Hernanes se la difesa si fa tagliare in quella maniera al minuto numero 4. Mentre è colpa del brasiliano se ogni tanto perde la bussola e la Juve si scopre vulnerabile e scoperta, in preda a contropiedi che gli anni precedenti non facevano nemmeno in tempo a partire. Su questo bisogna lavorare, perché là davanti la produzione di palle gol assume un profilo imabarazzante se rapportato al numero di realizzazioni.

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Morata che sbaglia in quella maniera fa sospettare che lo spagnolo stia peccando di poca umiltà nei confronti della Serie A. Al contrario, Dybala si è caricato il peso della costruzione delle azioni insieme a un fondamentale Cuadrado. L’ex Palermo dimostra carattere a quintali, anche quando con freddezza sigla il rigore del 2-1.

Che Khedira chiuda i giochi assomiglia infine a una specie di segnale, compreso il ritorno in campo di Asamoah. I tasselli cominciano a essere inseriti nel verso giusto, nel posto giusto.

Avvertenza: la scalata potrebbe provocare godurie mai provate in passato.

Contro-avvertenza: senza continuità, la delusione potrebbe invece rilevarsi più amara del previsto, alla luce delle potenzialità di questa rosa (e del peso delle avversarie).

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