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Categoria: Campionato 2017/2018

Sarà un bel Natale… bianconero!

Sarà un bel Natale. Come ogni dicembre, quando la Juve è lì, torna lì, inesorabilmente in lotta.

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Più forte, più in forma, mentre da altre parti si arranca.

Con il solito cambio di schema tattico, con la solita trovata per valorizzare la rosa e i nuovi acquisti.

Con l’idea che ancora molto c’è da fare, perché tanto c’è da fare.

Con un pizzico di fortuna in più, o semplicemente con il senso di non aver fatto abbastanza. Che è poi il successo per fare meglio, per “fare” ancora.

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Con Dybala, Bernardeschi e Douglas Costa in panchina. Sì in panchina. Pensa un po’.

Con i tre fronti aperti.

Con gli equilibri ritrovati, proprio quando si era insinuato il dubbio che qualcuno li avesse davvero spostati.

Con chi comincia a innervosirsi, e quindi aggrapparsi a tutto pur di screditare, pur di destabilizzare, pur di deviare la logica del pensiero critico.

Buon Natale, Juve. Buon Natale.

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Juventus, pazienza un corno

Pazienza? Ho letto commenti dove si è disperso il DNA bianconero che non solo vuole la vittoria, ma riconosce solo la vittoria. Pazienza, un corno a pareggiare una partita che andava portata a casa per intero. Specie in questa tornata di campionato.

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Il pareggio con i nerazzurri sa di beffa per come è maturato e per quanto valeva. Non erano solo 3 semplici punti, come gli altri, ma ne valevano almeno il doppio, anche alla luce dei risultati della domenica.

Mancato il colpo del KO, con alcune scelte ai limiti dell’ignoto: a che pro il cambio Bentancur-Pjanic? E soprattutto: perché Douglas Costa in panchina?

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Che Allegri sperimenti ci piace. Che scazzi meno. E ieri ha scazzato alla grande. Contro i legnosi difensori nerazzurri il guizzo di Doulgas Costa poteva risultare decisivo, così come da gran partita di Cuadrado che ha scaraventato in area una serie impressionante di importanti palloni poco sfruttati dallo sfortunato Mandzukic.

Problema di forma per alcuni – leggi Khedira – e problemi ben più gravi per altri. Per esempio Dybala che sta dimostrando non solo fragilità da ragazzo 24enne, ma anche debolezza mentale e strafottenza. La semplicità con cui gioca con i social network è differente con l’impaccio con cui tratta il pallone. E disturba di più – badate bene – l’atteggiamento: non suda, non corre, non lotta. E non posso far notare che porta la maglia numero 10 e ha chiesto un aumento di ingaggio di 7 milioni fin qui solo parzialmente onorato (ammesso che qualcuno, oggi, possa onorare questa cifra). Qualcuno ha provato ad affiancare questo periodo con quello di Higuain a inizio stagione, ma il paragone non regge. E certamente è straziante giocare a trovare il meno peggio. Non è da Juve.

Piuttosto c’è da applaudire la ritrovata solidità difensiva: Barcelona, Napoli, Inter e altre due gare di campionato non sono poca roba. Benatia e Chiellini sembrano aver raggiunto il giusto grado di equilibrio. Con buona pace di Rugani? Lo scopriremo. Nel frattempo registriamo la crescita sperata di De Sciglio e la rinascita piacevole di Asamoah. Quest’ultimo a scapito di un Alex Sandro che è criticabile quanto l’impegno che ci sta mettendo.

Non tutto va bene e francamente è abbastanza poco spiegabile come a dicembre la squadra non sia entrata in condizione. Se non ora a marzo? E da qui a marzo riusciremo a mantenere lo stesso ritmo in campionato? Perché sia chiaro: è impossibile programmare la Champions, mentre è la regolarità che determina la vittoria in campionato. E statistiche alla mano abbiamo già sciupato i jolly negativi.

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Udinese – Juventus 2 – 6 /aVARiato

La migliore fotografia del match è la dichiarazione finale di Allegri: “Ho ringraziato Mandzukic perché ci serviva una partita di sofferenza, e quindi ha fatto bene a buttarsi fuori, tanto lo avrei tenuto fuori mercoledì”. Diretto. Conciso. Ironico. Sagace.

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La partita va letta evidentemente sulla base di un #VAR che proprio non vuole funzionare a dovere quando c’è di mezzo la Juventus. E cominciamo da qui, altrimenti rischieremmo di ignorare quello che per me è un problema plastico di questo campionato.

Un rigore chiaro su Mandzukic (chiaro: poi deve essere trasformato) diventa un rosso assurdo al croato che certamente non meritava il primo giallo, mentre il secondo sì. Ora la domanda è la seguente: perché il #VAR non è intervenuto per segnalare il fallo di rigore? Con l’Atalanta si è andati a rivedere perfino il campionato 72/73 per cercare un fallo, mentre col Genoa e con l’Udinese si evita la rivisitazione delle immagini. Accade lo stesso sul fuorigioco di Higuain (poi gol di Dybala) che va annulla il ragionamento sul gol di Danilo. Ci sarebbe invece un rigore di Alex Sandro, ma a quel punto VAR e AVAR avranno pensato che sarebbe stato fin troppo esplicito segnalare l’episodio.

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Detto questo, altre parole importanti sono quelle di Buffon che spalma miele su Rugani (qualcuno dovrebbe prima o poi mostrare le statistiche della Juve con Daniele e quelle senza Daniele) e su Higuain. Il Pipita è forse il simbolo del match di domenica pomeriggio: tanta tanta dedizione. Certo è mancato il gol, ma questa Juve ne ha già messi a segno 27 (non accadeva dagli anni ’50) e può perfino fare a meno del suo bomber d’elezione, con il pallone che se lo porta a casa addirittura Khedira.

In generale, non si ha menzione di una squadra che in 10 subisce il pareggio all’inizio della ripresa, e poi si abbatte con uno tsunami fino a segnarne 4. Rischiando in difesa, ma quest’anno va così, con la strana sensazione che la regola è quella di segnarne uno in più degli avversari. In barba al “regolamento” che vince chi incassa meno gol. Più europeo come pensiero. Forse. Chissà.

In ogni caso è una Juve che in mezzo balla per la scarsa condizione fisica dei suoi uomini, incapaci di proteggere la difesa, e che fino a qui ha mostrato gambe pesanti e ogni tanto testa confusa. Chiellini ha intonato la legge del diesel, rimembrando come gli altri anni la partenza sia stata simile come qualità e perplessità suscitate. Nel senso: abbiate pazienza, cari tifosi, la vera Juve non è stata ancora mostrata. Anche perché va in campo ancora quella vecchia, con il mercato tenuto gelosamente in panchina e utilizzato solo nei minuti finali.

Senza sosta verso il turno infrasettimanale, e poi l’importante scontro di sabato sera in cerca di nuovi equilibri. Qualcuno voleva spostarli, altri ne sperimentano di diversi. Il destino.

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