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Categoria: Champions League 2013/2014 (pagina 1 di 2)

Le ragioni di una eliminazione evitabile

A caldo. A volte è la cosa migliore da fare, più che raffreddare l’animo e tentare di recuperare lucidità.

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Non è colpa del gelo: valeva per entrambe le squadre. Né, forse, dello spostamento del match: magari non ha giovato alla concentrazione. Certamente non è colpa di qualcuno in particolare, reo di qualche grossolano errore.

Siamo usciti perché abbiamo pareggiato contro il Copenaghen. E contro il Galatasaray. Non siamo riusciti a battere il Real nonostante un netto dominio dimostrato sul campo. Il campo, come diciamo noi, ha sempre ragione.

Il campo ha raccontato di una Juve distratta e timida nei primi tre turni di Champions. Le partite di andata giocate con molta semplicità, quando in realtà eravamo in Champions. Forse l’andata col Real ha un minimo di giustificante, visto il pasticcio arbitrale (e la reazione bianconera), ma fa parte del gioco.

Il campo ha raccontato di una Juve mancante di alcune pedine di levature internazionale, specialmente sulle fasce laterali.

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Il campo ha detto che l’attacco, che sta andando molto bene in campionato, ha peccato di poco cinismo in Europa. Anche stasera gli attaccanti non hanno svolto il lavoro più importante: metterla dentro e chiudere ogni discorso di qualificazione. Pazienza, perché la base è davvero importante.

Come reagire? Intanto l’Europe League è una bestia che avrei volentieri evitato. Serve a poco, non prendiamoci in giro. E’ un dispendio di energie pauroso e non mi piacerebbe nemmeno vincerla, in coerenza con quanto penso di questa competizione. Dopo questi tre anni di Conte, non è certo la Europe League l’obiettivo.

Resta piuttosto da capire se, in assenza di Pirlo, non sia il caso di cominciare a pensare a una variante del 3-5-2. Non è colpa, e ci mancherebbe, di Pogba, ma il francese non può svolgere lo stesso compito di Pirlo. Nessuno può farlo e allora rimprovero a Conte l’insistenza sul 3-5-2, quando potevamo difenderci in modo differente. Perché di difesa, oggi, si è trattato.

La palla passa a Marotta. Ottimo negli affari Pirlo e Vidal, Tevez e Lichsteiner, Barzagli e Llorente, ma ora serve il colpo di genio per la fascia laterale.

Ora sotto col Sassuolo e lo strappo in campionato. Poi ci vedremo di giovedì. Ce lo potevamo risparmiare, ma ce lo siamo meritati (e non è un complimento).

Oggi intanto registriamo due traguardi raggiunti: la Juve ha vinto la Supercoppa Italiana, tutti gli altri hanno vinto l’eliminazione della Juve dalla Champions. Son comunque soddisfazioni.

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Galatasaray-Juventus Llorente e Tevez all’attacco dell’Europa

Se Pogba è una certezza e una conferma, Llorente e Tevez rappresentano l’assoluta novità e sorpresa di questa terza Juve di Conte. Dal punto di vista del valore assoluto, in pochi in realtà avevano dubbi. Ma nei meccanismi di Conte tutto è possibile. Anche in negativo.

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Fra qualche ora, lo spagnolo e l’argentino saranno i titolari in attacco e su di loro sono riversate gran parte delle speranze bianconere.

Un gol ai turchi imporrebbe un certo tipo di partita. Guai a prenderlo. Difesa al completo per Antonio Conte, col rientro di Bonucci al centro e ai suoi lati Chiellini e Barzagli.

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Registriamo il ritorno di Lichtsteiner. Sulla fascia destra sarà lui a dover lanciare la Juve, con le sgroppate e la consueta grinta. Dall’altro lato ci sarà Asamoah.

Il cuore di tutto sarà però il centrocampo. L’assenza del metronomo Pirlo non ha portato al cambio di modulo che bene aveva fatto nelle precedenti partite in Europa. Nel 3-5-2 Pogba rimarrà al centro per registrare la squadra e mettere ordine. Altrimenti toccherà a Vidal provare a impostare.

Importante è non arretrare troppo il baricentro e non perdere la pazienza.

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Galatasaray-Juventus Preparati all’Inferno

Sfida caldissima quella di stasera, ma come ha detto Buffon “non ho mai visto un tifoso segnare e se accade l’annullano”. Sintesi perfetta dello stato d’animo della Juve che si giocherà la qualificazione.

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Mamma li turchi, con un italiano a dettare lo schema tattico e tanti ex del calcio che conta a guidare la squadra. Non sarà semplice, e infatti si chiama Champions League.

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A Conte mancherà terribilmente l’esperienza di Pirlo, anche se non lo ammetterà mai. Al suo posto Pogba, ma il francese ha ben altre caratteristiche. Ciononostante gran parte del gioco distensivo di stasera passerà dai suoi piedi, con la possibilità di far girare Marchisio e Vidal in una posizione dove l’erede del numero 21 non esiste, purtroppo, al mondo.

Se è vero che il cuore del centrocampo è il punto nodale in cui si deciderà la gara, è pur vero che gli attacchi potrebbero sbilanciare ogni tipo di equilibrio. Il tabu di Tevez contro la malizia di Drogba. La classe di Snejder contro la crescita paurosa di Vidal. Con un Llorente in più da una parte, e un ex che darà il 200% dall’altra (leggi Felipe Melo, che però continua a spendere parole al miele per la sua ex squadra: massima stima).

In palio la qualificazione. In palio conferme e delusioni. Tocca alla Juve decidere che titolo dare al giornale di domani.

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Juventus-Copenaghen 3-1 Quando il gioco si fa duro…

Se vado in guerra, mi porto sempre Vidal” è stato il ritornello di Conte in tante conferenze stampa. Il cileno è uno di quei giocatori imprescindibili. Non finisce mai di stupire.

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Infallibile (o quasi) dal dischetto, classe purissima sotto porta degna di un attaccante di razza, aggressività di un mastino di centrocampo. Sembra una di quelle creature nate in laboratorio, tipo uno spot che andava in onda un po’ di tempo fa: un po’ di Davids, un po’ di Zidane, un po’ di Trezeguet, il tutto frullato con un pizzico di intelligenza degna dei numeri 10.

10 come i gol finora messi a segno. E siamo a fine novembre, con 19 partite giocate. Media da brividi, da attaccante puro. L’anno scorso esultò 15 volte in 45 partite. L’anno prima firmò 7 reti in 35 match di campionato. Crescita esponenziale, sotto tutti i punti di vista.

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Arturo Vidal rappresenta, meglio di chiunque altro, ciò che vuol dire Juventus. Mai arrendersi, mai fare calcoli, nemmeno quando sei diffidato, quando rischi di saltare la sfida più importante (quella col Galatasaray) e magari ti verrebbe voglia di restare fuori.

Mi manca solo di giocare in porta” ha detto ieri ai microfoni dei giornalisti, mentre rassicura sul fatto che “quando indosso questa maglia mi sento fortissimo. In più, sento di poter segnare ogni volta che scendo in campo“. Concentrazione e convinzione, le armi dei campioni.

Ieri ha fatto firmare il pallone a tutti i suoi compagni e lo ha regalato al figlioletto che presto avrà una sorellina. Un traguardo umano molto importante per un ragazzo che presto firmerà il rinnovo di contratto fino al 2018. Questo perché, a vita, purtroppo non si può ancora firmare.

Arrivato per soli 12 milioni di euro, strappato alla concorrenza del Bayern Monaco, oggi il cileno è il centrocampista più completo al mondo, visti numeri e prestazioni. Se Bale vale 100 milioni, questo qui ne vale almeno il doppio per il valore espresso in campo. Ma non è in vendita.

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Juventus-Copenaghen Senza un domani

Ci siamo. Finalmente. La Juve scende in campo contro i danesi per l’assalto alla qualificazione. Come un anno fa, i bianconeri sono costretti a vincere. E sempre come un anno fa, la Juve ha in mano il proprio destino. Indipendentemente dai risultati che arriveranno dagli altri campi.

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Conte arriva da primo della testa in campionato, con una serie di certezze (leggi Tevez e Llorente, su tutti) e una rosa che continua a stupire per l’alto tasso di rendimento nonostante non sia così numerosa come si crede.

Se l’attacco è praticamente fatto, a centrocampo l’allenatore leccese ha un piccolo dubbio da risolvere: il diffidato Vidal o dentro Marchisio e si tenta di risparmiare il cileno per la gara-infermo contro i turchi?

In difesa, invece, sarà il turno di Caceres. Barzagli ancora out, e chissà cosa penseranno i simpaticoni opinionisti che avevano vaneggiato un possibile furbo atteggiamento della Juve. Qualcuno, intanto, giura che Barzagli non si faccia lampade, eppure l’infortunio è stato purtroppo vero.

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A sinistra Asamoah, a destra invece ci sarà Padoin.

Vucinic e Quagliarella in rampa di lancio, seduti in panchina con i vari Ogbonna, Peluso, Marchisio e De Ceglie.

L’obiettivo, val la pena di confermarlo, è vincere e convincere. Ci siamo presi l’Italia, prendiamoci anche l’Europa.

Juventus-Copenaghen Sarà 3-5-2

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Juventus-Real Madrid 2-2 Non esistono partite perfette

Potrebbe essere una citazione quella del titolo. A firma di Martin Caceres. Senza il suo errore che partita sarebbe stata? Con che risultato finale?

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Di certo c’è che la Juve ha dominato. Alla grande. Con un grosso sbandamento causato da un errore gravissimo di Martin Caceres. Il sudamericano non va massacrato, ma certo questo errore rischia di compromettere gran parte della qualificazione. Non tanto per il pareggio in sé, quanto per il passo indietro dal punto di vista della mentalità.

Da goduria profonda per una Juve quasi perfetta, a uno sconforto che in 8 minuti ci ha portati quasi alla sconfitta. Da un quasi a un altro quasi.

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Un centrocampo così non ce l’ha nessuno. E il 4-3-3 convince molto di più rispetto al 3-5-2, proprio perché la Juve può giocarsela sfoderando tre varianti tattiche in una, con la base molto solida del 4-3-3 appunto. Ci pensi Conte e ci ripensi: più solidità, quasi più soluzioni che portano sì Tevez ad allargarsi, ma certamente ci permettono di usare meglio tutti i nostri quattro centrocampisti. Con un Pogba che continua a crescere dimostrando doti tecniche e mentali fuori dal comune. Forse si piace un po’, ma vuoi davvero rimproverare questo francese?

Conte batte Ancelotti senza dubbio. La Juve fa la Juve, il Real si organizza col catenaccio e le ripartenze affidate a un Cristiano Ronaldo rimesso in piedi solo dall’erroraccio di Caceres e da un Bale che sfrutta le solite amnesie di Asamoah (non abituato alla zona difensiva).

Ai punti non ci sarebbe storia, togliendo quei 10 minuti di assoluta follia bianconera. Ma Llorente rimette in carreggiata la Juve. Testata importante, testata molto importante. Non nei punti, ma nello spirito con il quale affrontiamo il Napoli e prepariamo poi la sfida al Copenaghen.

Poi sarà l’inferno turco a dirci se avremo ripetuto l’impresa dello scorso anno. Con la certezza che la Juve del primo tempo non è battibile. Conte ci pensi.

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Real Madrid-Juventus 2-1 Va già meglio

Va meglio. Non benissimo, ma certamente meglio. L’atteggiamento è quello corretto, purtroppo la sfortuna va a braccetto con altro, in questo periodo.

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La Juve, in 10, mette paura al Real. Un po’ di stanchezza e un po’ di sconforto. Si poteva perfino osare, cosa che Conte ha fatto solo negli ultimi minuti. Ad averci più Tevez in questa squadra, ma la ripresa è iniziata.

Dal rosso di Chiellini all’idiozia di Chiellini sul rigore (evitabilissimo, perfino fin troppo fiscale se poi su Vidal non fischi nulla), passando per uno stupendo Caceres. A conferma che se gli esterni si propongono, allora le idee di Conte cominciano a girare.

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Juve ferma a 2 punti in classifica, certamente indietro rispetto rispetto a Real e Galatasaray, ma nulla è perduto con questo tipo di atteggiamento. Verrebbe da dire “ripetiamo quello che abbiamo fatto lo scorso anno”.

Di sicuro questo Real Madrid non è il massimo della vita. Tante mancanze, poca sostanza nella fase difensiva, perfino molto disordinato. Insomma: la Juve al top, magari in 11 contro 11, avrebbe fatto pieno risultato. Ora bisogna continuare su questa strada. Che è la strada del recupero mentale: torniamo Juve se siamo convinti di voler fare la Juve. Di correre e pressare, di costruire trame di gioco interessanti, con volontà e gamba.

Conte può essere sereno. La stagione è ancora lunga, molto lunga. Il vero obiettivo, cioè il terzo scudetto di fila, è alla portata. Con i giallorossi che prima o poi si fermeranno. E con avversarie che irresistibili non lo sono. Tutto dipende dalla Juve: se fa la Juve, allora non ci sarà storia.

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Real Madrid – Juventus Conte passa al 4-3-1-2 [FORMAZIONI]

E così Conte cambia. Dopo averlo anticipato stamattina, ecco la formazione che scenderà in campo fra pochi minuti al Bernabeu.

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La difesa a quattro è scelta per contenere maggiormente gli attacchi dei blancos e rendere più protetto Buffon. La sorpresa potrebbe essere l’esclusione di Bonucci a favore di Ogbonna. Il dubbio è se Ogbonna vada a centro o a sinistra (con Chiellini in mezzo). Più il rientro di Caceres che andrà sulla destra.

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A centrocampo spazio ai quattro moschettieri. Anche qui un piccolo dubbio: Marchisio in posizione da trequartista, o Marchisio decentrato in una delle due fasce a specchiare il 4-3-3 di Ancelotti. Pirlo in regia verrà protetto da Vidal e Pogba che avranno pure compiti offensivi.

In attacco Llorente supera Giovinco. Lo spagnolo dovrà lottare come poche volte contro la difesa del Real in ottica di aprire gli spazi dove si fionderanno i centrocampisti e Tevez.

Serve una grande partita. Di certo, non è la sfida più semplice per varare il 4-3-1-2. In ogni caso, la scelta appare sensata: se le fasce non funzionano, è oltremodo ridicolo insistere su un modulo che basa pesantemente lo sviluppo del gioco sulle fasce laterali. Stasera avremo risposte.

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Real Madrid-Juventus: di necessità virtù

I grandi campioni sono quelli che ti tirano fuori da guai con i colpi di geni. Quando tutto sembra piatto, ecco la scossa del campione. Un gesto tecnico, un gol, un assist, un’azione che dà la svolta. Da Platini a Del Piero, passando per Zidane e altri geni del calcio.

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Fare di necessità virtù. La necessità di affidarsi ai campioni. La virtù di affidarsi ai campioni.

Alla Juve, in trasferta a Madrid, servono proprio i campioni: nell’atteggiamento, prima che nelle proprietà tecniche. Attendiamo risposte in merito stasera. Attendiamo i migliori Vidal e Buffon, Pirlo e Marchisio.

Una prima novità è che “di necessità virtù” farà pure Conte, variando un modulo che non può contare sull’efficacia degli esterni. Ma ne parliamo meglio pomeriggio quando presenteremo la probabile formazione.

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Intanto anticipiamo che il cambio di modulo è basato più sulla necessità di mandare in campo i più in forma e i migliori, rinunciando ad Asamoah e alle riserve poco affidabili di Lichtsteiner. Non certo prudenza, solo il bisogno di tentare una nuova chiave tattica.

Per 70 minuti, contro la Fiorentina, abbiamo visto una Juve molto positiva, poi il buio più profondo. Contrariamente agli ultimi due anni in cui la Juve rimaneva concentrata fino al momento della doccia post-partita. Serve coprire mentalmente pure i rimanenti 20 minuti.

Il palcoscenico europeo è il migliore per cercare il riscatto, trovandolo. Con ferocia. Con l’orgoglio di chi è Campione d’Italia e favorito in Italia. Con l’orgoglio di passare da “sorpresa” europea a “certezza” europea. Davanti ci sono i 520 milioni di fatturato del Real Madrid. C’è Bale, 100 milioni di euro, in panchina, contro Tevez, 9 milioni di euro in campo.

Forma contro sostanza. La sostanza, nella storia, è sempre stata bianconera.

#riprendiamocela

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Copenaghen-Juventus 1-1 Conte dice “siamo una buona squadra”

A metà fra rabbia e provocazione, fra pensiero critico e constatazione. Sono le parole di Conte, leggibili in diversi modi e diverse maniere.

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Da parte mia – di chi scrive questo blog da anni, convinto di non essere il Verbo, ma certamente di poter esprimere le proprie opinioni così come tutti i lettori – mi sono morso la lingua e buttato via la tastiera per riflettere e pesare le cose da dire e da scrivere.

I due pareggi contro l’Inter e il Copenaghen sono frutto di una strana alchimia: al ritorno dalle Nazionali i ragazzi non rispondono più. Idee appannate, gambe impallate, voglia zero, indisponenza massima. Contro l’Inter e il Copenaghen è andata in scena la peggio Juventus. Conte dovrà provvedere a capire il motivo di tutto ciò: senza la sua frusta, forse i ragazzi si rilassano fin troppo. Pazienza.

Gli errori commessi nei due pareggi sono talmente evidenti che sarebbe un disonore non attenzionarli. Errori di concentrazione (il più grosso male che una buona squadra possa commettere) e di voglia. Stavolta gli errori di misura, seppur tanti, sono parzialmente perdonabili visto che la squadra ha creato. Se pure Vidal non è esente da rimproveri, allora vuol dire che abbiamo pagato un qualcosa che dimenticheremo presto. Chiamatela superficialità, chiamatela arroganza. Conte saprà trovare rimedio.

Nessuno ha mai vinto in partenza e noi lo sappiamo bene visto che Moratti ha sempre vinto lo scudetto sotto l’ombrellone. Senza sudare non si ottiene alcun risultato. Tutto qua. Poiché conosciamo le capacità di questa rosa, quando assistiamo a partite simili non può che nascere una rabbia violenta.

Con lucidità, proviamo a commentare l’esordio in Champions.

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A noi piacciono le sfide difficili, così contro i turchi sarà già uno scontro da dentro o fuori. Questo perché abbiamo gentilmente regalato un gol ai danesi e messo del nostro per evitare di segnare una valanga di reti che erano lì, pronte da firmare.

Con alcuni problemi. Contro una pochezza di esterni, Peluso ha comunque ben figurato, ma altra roba è un’ala come Dio comanda. Lo stesso dicasi di De Ceglie. Se Asamoah si ferma, siamo messi malissimo.

Viceversa, contiamo di poter dare un voto a Llorente prima di Natale. Posto che Giovinco avesse segnato oggi Conte sarebbe stato ulteriormente beatificato, e posto che lo stesso Giovinco ha portato vivacità in attacco, ci chiediamo se con tutti quei palloni scaraventati in centro area non sarebbe servito il metro e novantacinque di Llorente che, a metà settembre, dovrebbe risultare fisicamente integro.

Ottimo Quagliarella, una specie di nuovo bello di notte visto che di sera sembra fare la differenza.

Lenti invece i centrocampisti che hanno dimostrato maggiore qualità ai microfoni, facendo anche autocritica (leggi Pogba). Segno di maturità, certo, ma anche che appena caliamo di intensità e di voglia torniamo una squadra normale. Ma se rileggo all’indietro questo blog e i commenti dei lettori, noto che una squadra normale non lo siamo stati: siamo stati, anzi, grandi, grandissimi, immensi. Perché avevamo fatto leva su un qualcosa che gli altri non hanno: il DNA juventino. Sarà buona cosa recuperarlo in fretta.

Tutto qua.

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