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Categoria: Champions League 2014/2015 (pagina 1 di 2)

Juventus – Atletico Madrid 0 – 0 / Passo avanti?

Impossibile bucare l’8-1-1 schierato da Simeone. Mai visto un catenaccione di questo tipo, ma complimenti al Madrid che fa giocare malissimo tutte le squadre.

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Eppure la Juve ha portato avanti la propria consapevolezza. Sicuramente migliorata dal punto di vista della personalità, ma abbiamo fatto una fatica immensa nel trovare il tiro in porta. Senza tiri, non si vince.

Segnali positivi: non è la difesa a 4 a garantire miglior gioco, ma il nuovo assetto offensivo che presuppone ora anche un centrocampista di maggior raccordo, diverso dagli inserimenti costanti e feroci cui eravamo abituati con Conte. Bene così, ma allora serve un vero trequartista capace di fornire assist su assist alle due punte altrimenti troppo lontane dalla porta avversaria.

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E servirebbe allora un pool di esterni molto più fluidificanti.

La sensazione rimane: bastava accelerare di più, affrontare più dribbling per generare superiorità, per fare male a questo Atletico.

Ma guardiamo positivo. L’anno scorso fu cocente l’eliminazione. Quest’anno aspettiamo l’avversario degli ottavi, sicuri di sottoscrivere il pensiero di Buffon espresso a fine partita: “Se sei bravo devi vincere sempre”.

Avanti Juve, Avanti Max!

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Juventus – Atletico Madrid / Il momento della verità (o quasi)

Via Conte, dentro Allegri. Per una Juve diversa dal punto di vista tattico. Per una Champions diversa dal punto di vista del cammino.

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Cerchiamo di capirci. Non poteva essere il salvatore, visto che da salvare c’era veramente poco, nel senso che tantissimo era stato fatto, e per certi versi qualcosa di irripetibile (i 102 punti qualcuno li rifarà mai?).

Però un po’ vogliamo crederci all’inizio di questo articolo, non è vero?!

La difesa a 4, poi l’uso del trequartista, quindi la ricerca di una nuova dimensione europea, visto che la dimensione italica è anche quest’anno riconfermata. Bene, ci siamo.

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Juventus e Atletico Madrid si giocano il passaggio del turno, stasera. Gli spagnoli devono solo capire se passeranno primi o secondi. I bianconeri vorrebbero proprio fare en plein, anche se il sentimento comune è quello di passare punto e basta, memori di un Galatasaray rimasto sul groppone appena 12 mesi fa.

Perché la Juve passi prima nel girone occorre una vittoria con due gol di scarto: 2-0, 3-1 e via così. Impresa ardua vista la solidità difensiva di Simeone.

Pirlo in regia, Vidal dietro Llorente e Tevez, con Morata in panchina. Padoin dovrebbe il ballottaggio con Evra (e già questa è una mezza sentenza, giunti a dicembre) mentre a destra Lichtsteiner (ma preoccupa l’assenza di sostituti in difesa). Da Pogba ci si attende spessore e quell’essere decisivo che contraddistingue il campione da un buon giocatore.

Tutto proto. Per crescere, bisogna passare da questo tipo di sfide. Senza paura.

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Malmoe – Juventus 0 – 2 / Segnali di crescita europea

Lo sfogo di Allegri che ha fatto divertire pubblico a casa e Tevez durante un’intervista la dice lunga: voglia di cambiare rispetto al passato, voglia di crescere a livello europeo.

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Solitamente calmo e riflessivo, insolitamente calmo e riflessivo rispetto al passato milanista, il buon Max ha distrutto una bottiglietta e fatto una scenata rabbiosa dopo che Vidal aveva sbagliato un semplice filtrante per Lichtsteiner. Era il secondo tempo, la Juve vinceva 1-0 e Max la voleva chiudere.

La Juve europea del 2014 è in questa fotografia: bella, con più coscienza, ma con quel maledetto vizio di non chiudere le partite, se non nei minuti finali quando l’ansia ti ha già divorato muscoli e testa. E’ qui che bisogna intervenire, ma gli ingredienti ci sono tutti.

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Un Marchisio in forma stellare, un Pogba che anche camminando risulta superiore agli avversari, un Tevez con una fame mai vista e uno Llorente nel suo mese d’oro. Più tutta una batteria di difesa e centrocampo a legittimare la supremazia tecnico-tattica. Il Malmoe era poca roba, ma abbiamo nella mente Copenaghen e Olympiacos per fare gli spacconi. Posto che in Europa non bisognerebbe mai fare gli spacconi.

Nessuna buccia di banana, ma vittoria secca. In attesa della lotteria furibonda della sesta giornata quando si capirà chi è passata per prima e se si è passati agli ottavi di Champions. Le combinazioni le lasciamo ai giornali, qui vale una cosa sola: bisogna vincere pure contro l’Atletico, perché vincere aiuta a vincere.

Detto di Marchisio e Tevez e Llorente, menzione particolare per i due terzini, esterni, fluidificanti. Se Lichtsteiner lo conosciamo bene, Padoin lo stiamo ri-scoprendo adesso. Il soldatino ha fatto innamorare pure Allegri, con il sacrificio, l’attenzione, la dedizione. Non è il suo ruolo, ma nelle ultime partite si è meritato sempre il 6,5 in pagella abbondante. In attesa del rientro di Evra e Asamoah.

Domenica. Ore 18. Prossima sfida. E che sfida.

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Juve in Europa: quanto vali?

Cara mia Juve, ci siamo. Prima delle due finali. Da vincere. E convincendo.

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Perché se vuoi diventare grande in Europa, devi cominciare a ragionare da grande. Senza troppi timori, senza alcuna emozione. Il Malmoe non può essere un ostacolo.

Poche ore e si comincerà a correre. 11 contro 11, solo che noi siamo la Juve e loro no. Nessun altro è la Juve. Quindi, la Juve facciamola noi.

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Prima il Malmoe, poi l’Atletico, poi chiunque altro. Come in Italia: prima o poi ci toccherà affrontare tutti, e lo facciamo senza troppi problemi. Tanto dobbiamo solo e soltanto vincere.

E convincere.

Perché è così che si diventa grandi. Così lo siamo diventati.

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Juventus – Olympiacos 3 – 2 / L’abbiamo scampata o grande partita?

Reazione feroce, finalmente. Ma anche altre due perle difensive, su calcio da fermo, che stavano per compromettere la stagione. La Juve mostra sempre due facce: una è quella della grande squadra, una è quella della timida ragazzina che si affaccia su un palcoscenico di cui ha terribilmente paura.

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Finisce 3-2, con quel rigore di Vidal che grida vendetta perché può rappresentare… moltissimo. E con la sicurezza che a scrollarsi di dosso Conte, forse ci si guadagna tutti.

Allegri presenta infatti un modulo nuovo. Non del tutto, in realtà, perché anche Conte, a un certo punto, pensò che rinunciare anche solo a uno dei centrocampisti era deleterio e schierò un 3-5-1-1.

Il cambio tattico ha giovato. La Juve dei primi 20 minuti è piaciuta moltissimo: veloce nel giro palla, arrembante nell’uno contro uno, feroce nei contrasti. Ma serve ancora maggiore personalità. Prendiamolo con accenno di recupero della migliore forma psico-fisica.

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Il segnale più bello è Pirlo, che è tornato a comandare il gioco come ai vecchi tempi. La punizione, la seconda consecutiva, è un’altra perla, così come l’assist per Llorente. Proprio quest’ultimo si è rivelato prezioso: ha spaccato il match. La panchina serve. Peccato per Morata: il ragazzo deve imparare ad alzare la testa e a dialogare di più coi compagni. Ma ha soli 22 anni, non ha mai fatto il titolare e ha ampi margini di crescita. Sarà prezioso pure lui in questa stagione.

Ora servirà una grande prova di forza contro Malmoe e Atletico. Il rigore sbagliato da Vidal è da interpreatarsi come stimolo: bisogna vincere senza fare troppi calcoli di coincidenza per passare il turno. Come l’anno scorso, andremo agli ottavi solo se ce le meriteremo.

Funziona così dentro un campo da calcio.

L’ultimo interrogativo è allora: l’abbiamo scampata o è stata una grande partita?

Perché ribaltare quella situazione era complesso e ci si è riusciti, ma proprio il fatto di aver visto la morte (sportiva) in faccia non depone a favore di una squadra che vuol dar battaglia anche in Europa.

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Olympiacos – Juventus 1 – 0 / Champions quindi zero personalità

Non giriamoci intorno: la musichetta europea toglie ogni sicurezza ai bianconeri. Sappiamo perfettamente che una mentalità europea la si acquisisce solo nel tempo, ma ci chiediamo di che tipo di tempo stiamo parlando.

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Kasami spazza via la Juve. Una bruttissima Juve per almeno 70 minuti, quando poi nel finale Morata e Marchisio accendono qualche timida luce. Troppo poco, e nonostante il pari, a un certo punto, poteva essere meritato, dobbiamo riconoscere, anche masochisticamente, che non il pareggio sarebbe stato ingiusto.

Perché? Perché:

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  • la Juve deve fare la Juve dal primo minuto, e non certo dal minuto 70;
  • la Juve deve mostrare personalità e carattere, tecnica e tattica, senza cedere alla tentazione di diventare inspiegabilmente timida;
  • la Juve deve agire con la solita tenacia e voglia, con la corsa e l’agonismo che riusciamo a far emergere in campionato;
  • la Juve deve recuperare quell’approccio e quella qualità che furono caratteristiche fondamentali della Juve trapattoniana e lippiana in Europa.

Il blackout non è spiegabile solo con la mancanza di lucidità di Tevez o l’assurda prestazione di Pirlo. Non è nemmeno spiegabile con la stanchezza, perché siamo a ottobre e le altre squadre corrono tutte. E non è giustificabile dal campo europeo: quanto vale l’Olympiacos?

Su Allegri comincia a pesare l’obbligo di imprimere le proprie idee, e non di scopiazzare un Conte che in Europa comunque non riuscì a dimostrare molto con questi schemi e con questi ritmi. Morata unico aspetto positivo di una serata che ha fortemente sbattuto contro Roberto e la traversa.

Ma una Juve vera non si appella alla traversa o alla protezione degli Dei per i guanti di Roberto, una Juve vera aggredisce, morde, gioca, segna, vince.

Quando vedremo la vera Juve anche in Europa?

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Atletico Madrid – Juventus 1 – 0 / Serve ancora tanto in Europa

Scarsa personalità, gioco sterile, nessuna cattiveria sotto porta. E anche la disattenzione che ha impattato gravemente sulla percentuale di passaggi riusciti. Si riassume così la seconda giornata di Champions bianconera, con la caduta, per certi versi anche immeritata, contro i vice campioni d’Europa.

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Non una bella partita. Né da parte juventina né da parte madridista. Gioco duro da parte di Simeone (la gestione dei cartellini gialli è stata alquanto curiosa, ieri sera), solito anestetizzante possesso palla di Allegri che però stavolta non dà i frutti sperati in zona offensiva.

Ed è qui il primo rimprovero verso Max Allegri: il non aver letto correttamente la partita, con cambi che non hanno generato l’effetto sperato, oltre che tardivi. E una delle disattenzioni difensive, nell’unico tiro in porta madridista, ha fissato il risultato sulla sconfitta. Era la classica partita da 0-0 scialbo, ma in Europa gli errori si pagano.

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Probabilmente, abbiamo anche pagato il poco coraggio, come ben detto da Buffon a fine partita.

A questo aggiungiamo la nostra preoccupazione dello stress da stesso 11 iniziale: Vidal nervoso e impreciso, Tevez scarico, Llorente che non segna e non punge, Evra meno efficace di Asamoah, Pogba poco incisivo. Serve una scossa, l’anno scorso fu la Fiorentina a darcela, speriamo che quest’anno sia stato proprio l’Atletico Madrid.

Girone praticamente azzerato, ma bisogna interrogarsi sulle alternative al 3-5-2 e a una migliore gestione dei cambi.

Allegri in realtà si trova un altro problema: eccessivo egoismo delle punte bianconere, partendo proprio da Tevez. Non smarriamo il senso di squadra e di gruppo. E attendiamo con felicità il ritorno di Pirlo.

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Atletico Madrid – Juventus / Ai vertici della tensione

Ci siamo. La Juve si prepara a sfidare l’Atletico Madrid di un sorprendente Simeone, fresco vincitore della Liga davanti a Barcelona e Real Madrid, oltre che finalista di Champions e vendicatore in Supercoppa di Spagna.

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Chi è arrivato a un passo dalla storia, chi vuole scrivere la storia. Di fronte, uno contro l’altro.

Llorente e Morata contro l’Atletico. Tiago contro la Juve. Godin contro Buffon. Sfide nella sfida. Dettagli, in realtà.

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I turchi hanno acceso l’importanza di questo match, più di quella che avrebbe assunto di per sé. Gli spagnoli devono vincere per forza, altrimenti la speranza del passaggio di turno si ridurrebbe a un lumicino. La Juve deve vincere per forza, perché così vuole la storia.

Tevez è carico, Simeone non conosce altro che l’agonismo e la concentrazione.

Non può che essere una battaglia. Per la Juve, un eccezionale banco di prova per capire a che punto è la transizione indolore dal dominio di Conte a quello di Allegri.

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Juventus – Malmoe 2-0 / Si sblocca Tevez, si sblocca la Juve?

Tevez, Tevez. Due volte. La Juve si sbarazza dell’esordio in Champions League con gli acuti dell’argentino, a secco nella Coppa dalle grandi orecchie da tanto tempo, troppo tempo.

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I bianconeri confermano la crescita di questo inizio di stagione. Bel giro palla, grande produzione offensiva dove continuiamo a raccogliere poco. Buona aggressività, buona corsa. Ci siamo.

E a stupire è ancora una volta l’ingresso di Morata: altri 5 minuti per lui, ma di grandissimo spessore, con la punizione guadagnata sul finale per la doppietta di Tevez. Lo spagnolo potrà davvero apportare grande qualità alla fase offensiva bianconera: lasciamolo crescere e inseriamolo gradualmente. C’è anche chi pensa al tridente Tevez-Llorente-Morata.

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Il punto chiave sembra comunque essere rappresentato dalle fasce laterali. Vien da pensare a Conte, ma abbiamo Allegri: grandi percussori, ci sarà da migliorare sul cross, ma è lì che la Juve riesce a sviluppare tutte le azioni d’attacco. Con grande potenza che arriva dagli interni di centrocampo dove anche Asamoah si è mosso bene.

Al netto dell’avversario, e considerando il prezioso rientro di Chiellini, la Juve sembra aver preso la strada che conduce alla razionalità tattica: aggressiva, ma non furiosa. Sabato il primo vero ostacolo, a San Siro.

Chiudiamo con Tevez. Giocatore fantastico, per certi versi anche unico per l’anima che mette in campo e la qualità abbinata a una ferocia agonistica spettacolare. Deve essere un piacere giocargli accanto. I 1000 e passa minuti senza gol in Champions non si spiegano. Senza questa ossessione, Carlitos ora può concentrarsi a fare sempre meglio. Decisiva la mossa di Allegri di portarlo più lontano dall’area, a fare una sorta di regista d’attacco. Ma l’impressione è che dove lo metti sta, e quasi sempre è migliore in campo per qualità e abnegazione. Un fenomeno.

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Juventus – Malmoe / Comincia l’avventura

Ci siamo. Comincia l’avventura. Un’avventura che ci proietterà lungo un cammino denso di ostacoli, ma affascinante come pochi. Il calcio che conta, qualcuno lo chiama. E noi ci siamo.

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Si parte, sulla carta, con un avversario soft. E proprio perché soft, bisognerà prestare la massima attenzione. Abbiamo già ampiamente sofferto contro squadre poco blasonate, contro campi poco agibili, ma niente scuse: in campo per vincere.

Con Allegri in panchina la sensazione è che si cercherà di migliorare dal punto di vista dell’autocontrollo. Emozione certo, ma anche tanta razionalità nell’affrontare i singoli spezzoni di gara, senza ansia da prestazione.

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Tevez alla caccia del gol maledetto: manca da troppo tempo, uno strano scherzo del destino per uno dal talento purissimo e da una generosità fuori dal normale. Che non diventi un’ossessione, ma che sia anche la serata del non-pensiamoci-più-e-buttala-dentro. Con lui Llorente: arrivato fra mille perplessità, partito con i sorrisini della critica per i troppi minuti in panchina, lo spagnolo si sta affermando come perno indiscutibile della Juve e delle manovre offensive bianconere. Vai gigante, lotta per noi.

Via alla sperimentazione del turnover. Si mormora di un Asamoah nel suo vecchio ruolo: mezz’ala, accanto a Marchisio, più interno rispetto a Lichtsteiner che agirà sulla fascia destra. Vedremo, di certo il ghanese conosce bene quel ruolo per averlo ricoperto per diversi anni a Udine. Mancando Pereyra, tocca a lui. Il che vuol dire riconferma a sinistra per Evra. La sua esperienza e la sua umiltà non possono stupire. Finalmente abbiamo un vero uomo di fascia?

Dopo l’emergenza, cominciamo a contare i rientri. Barzagli in panchina, Chiellini si riprende la maglia da titolare. Caceres confermato dopo le splendide prestazioni di questo inizio d’annata. Vidal forse pronto per il Milan, Pirlo certamente pronto per l’Atletico.

La Juve c’è. Comincia l’avventura. Vogliamo stupire.

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