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Categoria: Champions League 2015/2016

Maturità cercasi

Servirà da lezione? Lo speriamo. E badate bene: non é il risultato in sé a dar fastidio, quanto l’atteggiamento e la superficialità con cui è maturato.

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La Juve passa il turno da seconda, poiché si é fidata del risultato del primo tempo del Manchester e perché ha smarrito la ferocia e la cattiveria che avevano contraddistinto il mese di novembre. Con possibili ripercussioni per domenica, dove la mente potrebbe ancora scorie da figuraccia.

Passi il triste Morata che non la butta dentro nemmeno a porta vuota, e passi pure una panchina che nemmeno Grosso con la Primavera aveva, ma l’attenzione e la voglia di dare continuità ai risultati non doveva e non deve più mancare.

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Vincere aiuta a vincere. Perdere? Tra l’altro con la beffa: serviva un attaccante, ce l’avevi e questo ti segna (leggi Llorente, a cui abbiamo regalato il cartellino nemmeno fosse portatore di qualche malattia contagiosa).

Adesso tutti attaccati al sorteggio. Già, perché poi si chiamerà in causa la sfortuna se dovesse uscire una squadra top. Ammettiamolo: molte volte, un percorso più morbido aiuta ad arrivare in fondo.

Lottiamo. Continuiamo a lottare. Ma un pezzo di maturità è stato smarrito ieri sera.

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Juventus – Manchester City 1 – 0 / Qualificati e soddisfatti

Un paio di appunti al volo sulla qualificazione agli ottavi con un turno d’anticipo (non accadeva da molti anni, ormai).

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La squadra si sente più a suo agio (stimolata?) in Europa rispetto al campionato. Problemi di stimoli. Certo è che si vede tutt’altra cattiveria e concentrazione (Marchisio a parte).

La percentuale realizzativa è a dir poco imbarazzante, ma fa da contraltare al numero di occasioni create. Per la serie “prima o poi ne veniamo fuori e cominceremo a segnare a raffica” (almeno si spera). Si è sbloccato Mandzukic (quinto gol stagionale, già dietro ai ritmi da goleador di Vidal), si è inceppato Morata.

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Il centrocampo è tornato a macinare gioco ed energia. Con un Pogba finalmente autoritario (anche se spesso distratto) e uno Sturaro ritrovato. Considerando che mancavano Khedira, Pereyra e Asamoah, pare che un reparto l’abbiamo risistemato.

Buffon e la difesa tengono. Più che tengono, hanno proprio annullato centinaia di milioni di euro di investimenti. Giusto un paio di spaventi, nati peraltro da carenza di attenzione. E poi quella fortuna-sfortuna che in qualche modo si bilancia.

La migliore sorpresa è Alex Sandro. Corre come un motorino, dribbla come Tomba, scodella in area palloni che Trezeguet ha sempre sognato in carriera. Terzo assist decisivo nelle ultime partite. 26 milioni… ben spesi.

E ora dritti al campionato dove la rimonta più che possibile… è goduriosa.

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C’era una volta la Juve di Conte

C’era una volta la Juve di Conte. Ora non c’è più.

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C’era una volta la Juve che premeva dal primo all’ultimo minuto, con una ferocia inaudita tale da annichilire l’avversario.

C’era una volta la Juve che cambiava modulo senza per questo intaccare la sostanza di un giro palla e di una manovra sempre rivolta alla porta avversaria.

C’era una volta la Juve che giocava semplice, lasciando le giocate da fenomeno ai fenomeni. C’era una volta la Juve tremendamente efficace.

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C’era una volta la Juve che giocava coi Padoin e coi Pepe: e vinceva, vinceva, vinceva.

C’era una volta la Juve cinica: bastavano pochi palloni per metterla dentro.

C’era una volta la Juve dallo sguardo felino, dagli occhi pieni di sangue per azzannare la partita e l’avversario.

C’era una volta la Juve che segnava sui calci di punizione, risolvendo match su match.

C’era una volta la Juve di Conte. Ora non c’è più.

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Juventus – Siviglia 2 – 0 / Motivazioni e Khedira

La Juve ci crede, si trasforma e torna a fare la Juve. La musichetta della Champions ha il forte potere di motivare i ragazzi. Quegli stessi ragazzi che hanno fin qui deluso in campionato.

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Ci crede perfino Hernanes, un pizzico migliorato rispetto a sabato sera. Continua a crederci Morata che eguaglia Del Piero per numero di gol consecutivi in Champions League. Ci credono tutti e si vede. Anche se i problemi rimangono, e si vedono.

Semplice questioni di motivazione? È questa la differenza fra le notti del campionato e quelle di coppa?

Inserimenti, senso tattico, presenza fisica, grandissima personalità. Tutti concetti che riconducono a Khedira, con il coraggio di Allegri di buttarlo in campo dopo una serie di sfortune muscolari. Il tedesco rischia di essere la nuova chioccia di un centrocampo in cerca di protagonisti e leader. In attesa del rientro di Marchisio, la Juve scopre una pedina fondamentale.

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Là davanti, con Mandzukic fermo, Morata continua a firmare reti in Champions, mentre Zaza è al secondo gol nella settimana in cui ha visto un po’ di campo. La domanda è: merita più spazio l’ex Sassuolo? Forse sí, anche se l’incongruenza Dybala va risolta in fretta: attaccante, punta centrale, o più ricamatore fra centrocampo e attacco?

L’argentino si muove benissimo e tanto, ma spesso troppo lontano dalla porta. Un tiro a giro da incorniciare bacia il palo, ricordando le prodezze di Alex Del Piero. Poi tante botte e un’intesa col partner Morata tutta da trovare. La sensazione è che l’ex Palermo abbia colpi importanti, ma non si sia ancora inserito nei meccanismi di una Juve non molto ordinata e lenta nella manovra. Come innescarlo e come meglio metterlo in campo è compito di Allegri, che deve fare in fretta. Ma il materiale umano c’è tutto.

Stupisce il fatto che in 2 partite di Champions la Juve abbia più punti che in 6 partite di campionato, ma la partenza è stata illogica. La produzione del gioco sembra migliorare, anche se a centrocampo si sente la mancanza di un direttore d’orchestra lesto di idee (Hernanes non si azzarda a giocare di prima, mentre Pogba non riesce a passarla senza averla tenuta per almeno 1 minuto). La scarsa fluidità di manovra penalizza gli attaccanti. L’unico in grado di poter fare un gioco a sé, garantendo alla Juve accelerazioni e imprevedibilità, è Cuadrado: troppo veloce per gli attaccanti, visto che molti palloni che il colombiano scaraventa al centro dell’attacco non vedono pedine bianconere in grado di impensierire la difesa avversaria.

Tutti problemi affascinanti da risolvere, con un vantaggio rispetto alla banda Del Neri o Ferrara: la rosa presenta elementi di grandissimo livello.

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Manchester City – Juventus 1 -2 / Comincia la stagione?

Un risultato a tratti sorprendente per il cammino fin qui della Juve, dove comunque vale un dato: le partite che contavano sono state vinte: Lazio e Manchester. Quasi come a sottovalutare l’impatto dell’inizio della Serie A dove i ragazzi sono sembrati spenti, svogliati, svagati. Motivi tattici certo, come abbiamo ampiamente raccontato, ma anche una mancanza di motivazioni.

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Cosa che non è accaduta ieri, dove uno strano silenzio ha accompagnato i 90 e passa minuti della sfida d’esordio. Una Juve tonica, compatta, favorita da uno schema più consono agli interpreti (molto differenti dalla classe estrema dei famigerati tre che sono andati via in estate). Sorretta da uno straordinario Buffon, supportata da Mandzukic e Morata. Soprattutto a reggere è stato il centrocampo, quasi mai in difficoltà contro i colossi e i folletti del City.

Il risultato ribaltato è un premio, forse anche un segnale. Lo sperano i tifosi, e sembra sperarlo, fra le righe delle dichiarazioni post match, anche Massimiliano Allegri, l’unico a non perdere la calma in queste settimane.

Ma siamo ancora alle parole di Buffon che nel dopo gara ha ammonito: “Il risultato ci premia, ma non abbiamo risolto ancora nulla”. Leader in campo e fuori.

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Passiamo ai motivi tattici della gara.

Imprescindibile Cuadrado, l’unico ad avere il guizzo che gli altri non hanno, l’unico in grado di cambiare veramente marcia. Sembrava, a un certo punto, il sostituto di Tevez e Pirlo di un anno fa: quando sei in difficoltà, palla a Cuadrado che almeno una punizione la porta a casa. Il ragazzo sarà la nostra freccia avvelenata per tutta la stagione.

In recupero Pogba, apparso galvanizzato dalla serata Champions, ma ancora troppo teso nel cercare a tutti i costi i numeri che dovrebbe invece imparare a gestire. Meglio farli vicini la porta avversaria dove puoi essere pericoloso e letale, piuttosto che far correre rischi alla squadra tentandoli a centrocampo. Errori che Sturaro aveva commesso in serie nel primo tempo, salvo poi correggersi nella ripresa dove la sua prestazione è salita di tono.

In ripresa Hernanes, che non è Pirlo, e purtroppo non è nemmeno Marchisio. Qui il mercato torna a bussare negli incubi dei tifosi bianconeri, in quelli di Allegri: la Juve non ha più un uomo d’ordine capace di far fluire il gioco in maniera ragionata. Troppi portatori di palla e spesso sbilanciamento offensivo che lascia scoperta la difesa (leggi minuto 2, e raddoppio sfiorato nella ripresa dal City). Allegri dovrà inventarsi qualcosa, in attesa di recuperare Khedira e Marchisio.

Godiamoci i tre punti in Champions, in attesa di replicare in campionato. La sensazione è che la stagione possa finalmente cominciare.

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Juventus: ecco da dove ripartire

Alla luce dei precedenti campionati, queste due sconfitte potrebbero non aver generato chissà quali danni. Al contrario, non prendere provvedimenti potrebbe generare ingenti danni.

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La perdite di tre pedine chiave come Pirlo, Vidal e Tevez si sta rivelando più pesante del previsto. In termini certamente tecnici sul campo, ma soprattutto dal punto di vista della personalità. Ciò che ha più sorpreso delle prime uscite della Juve è proprio l’assenza di una identità e l’incapacità di dare una scossa agli 11 in campo, quasi sempre appannaggio della grande esperienza di Pirlo, della carica agonistica di Vidal e Tevez.

Il rinnovamento deve perciò passare da nuove idee di gioco. Vale a dire, nuove idee tattiche.

Il 3-5-2 appare vecchio e inadatto per le caratteristiche degli uomini che Allegri ha a disposizione. Non c’è più un regista puro, piuttosto ci sono uomini muscolari e uomini a cui piace portare palla (leggi Pereyra e Pogba). Questo vuol dire che la manovra deve svilupparsi in maniera differente, per esempio cercando subito la superiorità sulle fasce dove Alex Sandro e Cuadrado rappresentano soluzioni che la Juve prima non aveva.

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Con un Dybala in grado poi di garantire superiorità e che deve crescere sulla regia d’attacco (certo l’inconsistenza dei compagni non lo aiuta), ad Allegri non rimane che provare un 4-3-3 di grande spinta e muscolarità. Spiace dirlo, ma Padoin non può certo fare il titolare, ma solo dare fiato in certi finali di partita. Insistere sarebbe diabolico, in questo senso.

E se il mercato porterà nuove pedine, la sosta restituirà gente come Marchisio e Morata. Proprio lo spagnolo, con Pereyra, ha rappesentato l’unica scossa che per poco non portava a una clamorosa rimonta contro la Roma.

Bisogna inoltre prendere atto di come Pogba sia ancora troppo acerbo per caricarsi di responsabilità francamente troppo superiori a ciò che il ragazzo in questo momento può permettersi. L’equilibrio mentale non è il suo forte e deve essere lasciato libero di poter scorazzare per il campo, senza particolari compiti: è così che si è sempre espresso per il meglio, e affidargli il ruolo di leader potrebbe non giovargli. Deve crescere ancora tanto, ma può farlo in questa società e in questa squadra.

Capitolo attacco. Mandzukic sarà utile solo quando oltre al lavoro sporco riceverà palloni in area giocabili. Ma deve pure imparare a essere cattivo e letale come lo era Trezeguet al quale bastava un solo pallone (anche sporco) in partita, altrimenti il suo acquisto potrebbe rivelarsi complesso visto che Dybala e Morata sembrano essersi mossi con maggiore sintonia in pochi minuti di gioco. Il croato è uomo d’area, e come tale l’uso delle fasce diventa imprescindibile. Mentre sarebbe da provare un eclettico come Zaza, capace anche di giocate singole che in simili momenti servono come il pane.

Infine, bisogna ripartire dagli ultimi minuti d’orgoglio che hanno spinto la Juve al gol e ad almeno due potenziali occasioni. Ritrovata un minimo di cattiveria, pur con scarsissima qualità di manovra, la Juve ha ritrovato almeno lo stare in campo dignitosamente ripartendo pur con una insufficiente efficacia. Come abbiamo sempre ripetuto: perdere ci può stare, ma almeno giocando.

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Champions League: bisogna affrontare i campioni

Se vuoi diventare campione, devi battere il campione. È una formula usata spesso nel Wrestling, ma vale sempre, nello sport e nella vita. Vale a maggior ragione in Champions League, dove appellarsi alla sorte o al sorteggio appare a tratti ridicolo.

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Il business ha imposto, quest’anno più degli altri, regole molto particolari che hanno generato gironi che, come ogni anno, possono essere divisi per livello di difficoltà. Alla Juve toccherà un girone duro, ma sembra quasi una chiamata del destino.

La finalista di Champions affronterà Manchester City (corazzata di Pellegrini che in Europa ha quasi mai lasciato un segno positivo), il Siviglia (fresco di un Llorente a zero euro) e il Borussia Moenchengladback (bel campionato tedesco l’anno scorso). A guardare il Girone H poteva chiaramente andare meglio, ma se si vuole crescere e crearsi una posizione dominante in Europa, il timore o il pessimismo che si leggono sui social sembrano in antitesi.

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L’anno scorso la Juve buttò fuori Monaco e Real Madrid per conquistarsi una finale che, con un Pirlo e un Tevez in ottima forma mentale, avrebbe pure portato a casa. Quest’anno tocca combattere ferocemente già a partire dai gironi.

Rispetto, ma non timore. Bello il tweet di commento di Allegri (sempre molto posato nella nuova comunicazione pubblica) e corretta l’intervista di Marotta (almeno per quanto concerne il sorteggio Champions).

Avanti Juve.

(certo poi si riuscirà a scoprire come fa Mourinho a ottenere un primo girone sempre molto favorevole)

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