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Categoria: Coppa Italia 2011/2012 (pagina 1 di 2)

Juventus-Napoli: tatticamente parlando

La delusione da smaltire è tanta, e ancora non è andata via. Non per la sconfitta in sè, ma per l’approccio alla gara.

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Troppo molle la Juve, forse appagata dallo scudetto, impresa straordinaria, e impensabile a settembre 2011. Ma questo non può essere un alibi per una squadra che si chiama Juve e che vuole puntare a vincere, facendolo con la rabbia di sempre.

Detto questo, è facile parlare col senno di poi, ma soffermiamoci un attimo sugli aspetti tattici.

La gara è stata assolutamente condizionata dai due attaccanti: troppo statici, non hanno mai dato problemi ai difensori. Del Piero ha giocato perchè era l’ultima gara: primo errore, perchè è sempre una finale e ti devi presentare con la squadra migliore. Alex può fare bene solo 20′, gli ultimi. Borriello ci stava, perchè i giocatori del Napoli vanno in difficoltà con gli attaccanti forti fisicamente. Ma ci voleva Vucinic per dare a Marco la possibilità di far male.

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Sulle fasce la Juventus è apparsa molto timida. Lichsteiner impalpabile, mai pericoloso, anzi lo è stato, ma per noi: alla prima azione perde subito Zuniga! Marcelo Estigarribia si è limitato a bloccare Maggio, e lo ha fatto. Forse Conte ha chiesto solo questo.

Bloccate le fasce, si va per vie centrali, ma anche qui abbiamo fatto male. Pirlo marcato a uomo da Hamsik, e nel primo tempo non ha visto la palla. Nel secondo un pò meglio. Quando Pirlo non gira, Vidal e Marchisio prendono in mano la situazione: questo è successo in campionato, non in coppa. Zero inserimenti del principino, Vidal che ha sbagliato più del solito. E non è un caso che Bonucci si sia staccato dalla difesa più di altre volte.

Quando sono entrati Pepe e Vucinic la partita si è rianimata, abbiamo fatto 10′ ottimi. Ma troppo poco. Conte avrebbe dovuto rischiarne uno solo la davanti: o Borriello o Del Piero. Insieme a Vucinic.

Al di là dei tatticismi, la partita l’abbiamo persa nella testa: mentalmente siamo arrivati scarichi, troppo rilassati. Che ci serva da lezione per il futuro. Una squadra non eccelsa tecnicamente, e senza top player, non può prescindere dalla rabbia agonistica nelle partite che contano. E’ quella che ti fa colmare il gap con le squadre più forti. Anche perchè di fronte non c’era un Napoli irresistibile. Doppio rammarico dunque.

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Juventus-Napoli: sfiorata la stagione perfetta

Chiedere di più si poteva fare, ma onestamente i festeggiamenti per la terza stella hanno portato via tante energie. Soprattutto quelle nervose, quelle che spingono le gambe anche quando non ne hai più.

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Fare pagelle di questo Juve-Napoli è inutile: non è stato il vero Vidal, perfino Pirlo ha sbagliato qualche passaggio (segnatevi la data, non capiterà altre volte nei prossimi anni), evanescente Del Piero (forse perché Conte aveva azzeccato il tipo d’uso), voglioso-inefficace Borriello (si comincia a muovere meglio, ma non è stato supportato), tardivo l’inserimento di Pepe e Vucinic e via così.

Spiace pure dover dare la maggiore colpa a Storari, indice del fatto che mentalmente la Juve aveva staccato: dove va lì Lavezzi? Probabilmente non andava da nessuna parte, più o meno come Marchisio che nel primo tempo aveva subito un clamoroso rigore, solo che il fischio non ci ha premiati. Così come fuori posizione Bonucci che ha praticamente dettato il passaggio per Hamsik.

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Ma davvero vogliamo sindacare questa finale? Analizzarla per scoprirne errori ed erroracci?

Assolutamente no. Che qualcuno ci provi a pareggiare i numeri di Conte di questa stagione. E poi, a dirla tutta, se la vittoria avrebbe accelerato quel processo popolare ormai avviato da un paio di giorni… meglio così. I gufi si tranquillizzano, chi di dovere torna a occuparsi di cose serie e indagare davvero, la Juve ripartirà ben sapendo dove mettere le mani.

Che la stagione sia stata esaltante è palese, basti contare il numero di fegati scoppiati, e te lo dice pure il modo di festeggiare… dell’Italia antijuventina: pare l’avessero vinta loro la Coppa Italia. Che poi oggi si chiama Coppa Italia, sarebbe finita a Torino via allo sminuire la competizione da cui, per esempio, il Milan di Allegri è stato sbattuto fuori a schiaffoni.

Ai ragazzi, allo staff bianconero, alla dirigenza, a Conte… un immenso GRAZIE: erano anni che non vedevo una Juve così, così forte e vogliosa, così organizzata e bella da vedere. Ci sarà da divertirsi nei prossimi anni. Ora prossimo impegno è il ritiro estivo di Chatillon, per poi curare le amichevoli di agosto in attesa del Supercoppa Italia contro il Napoli: sarà un’altra storia. Quella che si chiude oggi è stata semplicemente magnifica.

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Juventus – Napoli, le pagelle bianconere

Ultimi giudizi dell’anno, ben tenendo in mente i pensieri già espressi in questo articolo.

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STORARI 5,5:parte bene respingendo il colpo di testa di Zuniga al primo minuto, poi si rende colpevole del fallo da rigore. Macchia che segna la gara

BONUCCI 5: sfortunato nello spizzare di testa la palla da cui nasce il fallo da rigore. Escespesso palla al piede, perché non ci sono spazi. Ottimo il tiro nel secondo tempo, costringe De Sanctis al miracolo

CACERES 5: anche lui non in serata, sostituisce Chiellini limitandosi all’ordinaria amministrazione

BARZAGLI 5,5:  partita strana, soffre un pò Lavezzi quando il Napoli riparte. Ma nessuna particolare sbavatura

PIRLO 4,5: nel primo tempo inesistente, non la vede proprio. Meglio nella ripresa ma lui deve comandare, non essere in balìa degli altri

LICHTSTEINER 4,5: anche lui inconsistente, nel 3-5-2 non saprà mai giocare. Conte deve capirlo! È solo un terzino da sovrapposizione nel 4-3-3

ESTIGARRIBIA 5: se era stato messo per limitare Maggio, ci riesce. Ma il resto? Anche lui si perde nella serata negativa

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MARCHISIIO 4,5: Claudio stasera non c’era. L’ho visto così solo a Roma all’andatane a Milano al ritorno contro il Milan. Zero inserimenti. Contrasti nulli

VIDAL 5: il guerriero. Anzi , il riposo del guerriero. Non morde come al solito,sbaglia passaggi elementari: irriconoscib ile

DEL PIERO 4,5: mi spiace chiudere una storia con questo voto, ma la gara ha detto questo. Non si è visto, non ha creato, non ha acceso la luce!

BORRIELLO 4: il suo impiego ci sta, ma non insieme ad Alex. Fa solo fumo, con un solo tiro in porta fuori di un metro e mezzo

PEPE 5,5: in un certo seso dà la scossa, ma è tardi, ormai la Juve ha già perso

VUCINIC 4,5:entra ma non si vede, impalpabile

QUAGLIARELLA 3: come Vucinic, con l’aggravante del gestaccio su Aronica

CONTE 4: stavolta la sbaglia, la fa grossa con Borriello-Alex. Il 3-5-2 stavolta era spento.Abbiamo festeggiato troppo, i giocatori erano appagati. Ma Conte è motivatore e non poteva permettere tutto questo. Malissimo.

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Conte: “Vogliamo vincere ancora”

Con un’ora di anticipo rispetto al resto della squadra, il presidente Agnelli, insieme a Marotta, Conte e Alex Del Piero sono atterrati a Roma, nel tardo pomeriggio di ieri.

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Microfoni tutti per Antonio Conte, e per il Capitano chiaramente, alla sua ultima in assoluto con la maglia della Vecchia Signora.

Il mister, caricato anche dalle cattiverie degli ultimi giorni, ha così dichiarato:

Ci apprestiamo a vivere un’altra serata magica, è un’emozione unica giocare la finale di Coppa Italia da allenatore.

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Per quanto riguarda la formazione, Conte ha sicuramente idee chiare, con l’eventualità di qualche cambiamento dell’ultim’ora: per ora non ha voluto svelare chiaramente la formazione, ma si va verso il 3-5-2 con Caceres al posto del Chiello.

Per quanto riguarda l’ora di anticipo, ha spiegato:

Arriviamo da dieci giorni di festeggiamenti e quindi era necessario ricaricarci.Vedere 400mila persone in piazza ti inebria. Era giusto festeggiare come è giusto ora trovare grandi motivazioni per conquistare anche la coppa Italia.

Sull’avversario di stasera non ha glissato, parlando del Napoli come un avversario temibile:

Il Napoli è la peggiore avversaria da affrontare in una finale. Lo scorso anno arrivò terza e quest’anno si è potenziata ancora di più. Saranno determinatissimi e per noi sarà una partita difficilissima.

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Juventus-Napoli: le probabili (in)formazioni

Ultimo atto di una stagione che, comunque vada, sarà indimenticabile. Una cavalcata magnifica, di come non se ne vedevano da parecchio tempo.

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La forza del cuore e delle idee di un tecnico che si è dimostrato il più forte di tutti. E infatti Repubblica e Gazzetta sono costrette al lavoro sporco pur di far contenti i propri lettori, che diminuiscono di giorno in giorno.

Ultimo atto anche per Del Piero: sarà lui a guidare la Juve nell’ultima partita in campo. Scelta prettamente tecnica? Ci lasci dire, Antonio Conte, che da questa parte, qui in tribuna, qui davanti i blog, qui sul divano, c’è tanta fame: vogliamo vincere, e appoggiamo ogni tipo di scelta purché si ragioni con la testa (che poi si può sbagliare, ma almeno è giustificato).

Mi riesce difficile pensare che rinunci a Vucinic, ma la Coppa Italia se l’é giocata così, quindi avanti tutta col Capitano e Borriello al fianco. Non dimentichiamoci che a Milano, nella semifinale d’andata contro il Milan, la Juve ha schierato a centrocampo il trio Pirlo-Marrone-Padoin, schiantando i rossoneri per 2-1.

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Il dubbio della fascia sinistra sembra risolto a favore di Estigarribia, quindi Pepe si accomoderà in tribuna. Mentre la difesa, col 3-5-2, è obbligata: Barzagli, Bonucci e Caceres. Inutile dirvi il terzetto di centrocampo. A destra opererà ovviamente Lichtsteiner.

Si va per fare la storia, per bissare, per scrivere un’altra pagina di un libro meraviglioso, questo del 2012. Si va in campo perché bisogna zittire, ammutolire. Si va in campo per fare la sola cosa per cui 115 anni fa un gruppo di studenti fondarono questa squadra.

P.S.

Inutile dire che ci aspettiamo la solita bolgia, il solito supporto e una valanga di applausi e cori. Per il nostro Capitano, certo, per tutto il gruppo di ragazzi che ha vestito la Juve, sicuro. Ma soprattutto per lui: Antonio Conte. Non facciamolo sentire solo contro tutti: siamo in tanti, siamo una grande famiglia.

Juventus-Napoli: il 3-5-2 di Antonio Conte

Juventus-Napoli: il 3-5-2 di Antonio Conte

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Verso Juve Napoli, raccontata da uno juventino di Napoli.

Ci avviciniamo alla finale di Coppa Italia, a Juventus-Napoli: partita segnata da grandi rivalità, da immensi calciatori e da spettacolari gare, spesso ricche di gol.

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E ve la racconto da tifoso juventino, che vive nella provincia di Napoli. Cos’è Napoli-Juve per i tifosi azzurri? E’ la madre di tutte le gare, la partita delle partite, quella del tutto esaurito, quella del “non dobbiamo sbagliare niente oggi”.

Quando la Juve arriva al San Paolo, lo stadio indossa lo smoking delle grandi occasioni. Non importa la competizione per la quale si gioca, come si dice a Napoli “a Juve è a Juve” (la Juve è la Juve), per sottolineare l’importanza di quella sfida.

Coreografie spettacolari, tifo più assordante del solito, accoglienza da arena romana: si mostra alla Juve il lato bello, artistico della coreografia, degli striscioni ricchi di significato, per dire “guardate cosa siamo capaci di fare”; ma nello stesso tempo c’è la sfida senza pietà, da giocare col coltello tra i denti, appunto come in un’arena.

Ne resterà uno solo, questa potrebbe essere l’espressione giusta per descrivere Napoli Juve dal punto di vista dei napoletani. Vincere contro la Juve è come vincere un derby: non importa cos’hai fatto nelle altre 36 gare, conta vincere quella. Come se fosse uno scudetto. E per i napoletani lo è veramente.

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Essere juventino a Napoli è sempre un dentro o fuori: non ci sono vie di mezzo, se vinci godi su tutti, se perdi devi subire gli sfottò, pungenti. Per settimane, mesi addirittura. A volte anni. Ed è anche comprensibile, perchè il Napoli che batte la Juve significa che ha fatto il colpaccio, il ribaltone. E’ rivoluzione! La piccola che batte la Signora, Davide che sconfigge Golìa, il popolo che sovverte l’ordine costituito.

Questo è quello che prova un napoletano, perchè battendo la Juve si fa la storia. E’ proprio il caso di dire che la rivalità tra Juve e Napoli ha una sua storia, che parte nel lontano 1987, quando la Juventus andò a giocare a Napoli da imbattuta. Era la Juve di Platini, era il Napoli di Maradona.

Quel Napoli vinse tre a uno, con una punizione magistrale di Diego: da dentro l’area di rigore, riuscì a far passare il pallone sopra la barriera! Un giocatore normale non lo avrebbe nemmeno pensato, lui lo fece, segnando addirittura: palla nel sette. Quella fu la rivoluzione per i napoletani, avevano sconfitto la squadra più forte di sempre in Italia. Così come quando Renica segnò al 120′ nei quarti di finale di Coppa Uefa, nel 1989: dopo che la Juve aveva vinto l’andata per 2-0 a Torino, al ritorno subì la rimonta napoletana, e la beffa all’ultimo minuto dei supplementari, quando Renica segnò il 3 a 0 che valse la qualificazione.

Ma quelli erano gli anni del grande calcio, del gioco lento, della qualità: Platini contro Maradona, la ragione contro l’istinto, il più grande uomo del calcio contro il più grande animale (in senso positivo) del calcio. In mezzo due tifoserie legate dalla stessa passione per le rispettive squadre, e per questo uguali ma sempre in rivalità continua, sempre.

Milioni di tifosi sparsi per il mondo, anche questa è Juve Napoli. Per questo vivere a Napoli, per un tifoso juventino, è una condizione particolare. In un attimo sei in capo al mondo, subito dopo corri il rischio di essere condannato a un eterno sfottò. Perchè vincere contro la Juve significa caroselli che durano per giorni, bandiere che sbucano da ogni finestra, l’ironia di striscioni che poi restano. Questa è Napoli Juve!

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La moviola di Juventus-Milan 2-2: eppur qualcuno si lamenta

Dopo i gol di Del Piero e Vucinic, dopo l’ennesima prestazione in cui il Milan è solo riuscito a scalfire la Juve, dopo l’ennesima batosta subita… ecco il solito pianto rossonero.

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L’intervista di RaiSport nel finale è roba da house organ. Nemmeno MilanChannel sembra si sia spinto così in basso. Non una domanda sul perché la Juve si sia dimostrata così superiore nei 4 scontri diretti. Non una domanda sul motivo per il quale il Milan non è riuscito a porre rimedio alla forza dei bianconeri. No, giusto l’ennesimo episodio aggrappa-fegato. E mentre Allegri piange a dirotto, insieme ai vari Collovati, noi fatichiamo a trattenere il sorriso beffardo di chi le immagini le ha viste veramente.

Il gol di Del Piero è stato mandato ai RIS che ne stanno analizzando ogni singolo fotogramma. Ci sarà pure un qualcosa su cui recriminare, no? Il fallo su Barbie-Mexes? Non scherziamo. Il tocco di mani? Non c’è. Forse un eccesso di superiorità tecnica, perché è delizioso il modo in cui Alex Del Piero scavalca Amelia. Poi dallo stadio è sembrato che la palla avesse varcato interamente la linea, almeno così è sembrato.

Del Piero contro Amelia

Del Piero contro Amelia

Curioso come le immagini non si siano fermato sul fallo killer di Aquilani. Vucinic per poco non ci lascia ginocchio e gamba. Orsato ci pensa un po’ su, riflette, poi vede la maglia rossonera e… oplà, giallo e “non lo fare più”. Ci mancherebbe! A palla lontana, a giocatore saltato, Aquilani (che Marotta ha rimpiazzato con Pirlo: grazie Direttore!) decide di intervenire in modo cattivo e volontario sulle gambe del montenegrino. Che si rialza e poco più tardi beccherà il giallo per proteste, dopo l’ennesima entrataccia a centrocampo: che barbone, protesta pure questo Vucinic? Sarebbe interessante notare, visto il discorso filosofico sul gol fantasma di Muntari (che però non ha ragione di esistere visto che il calcio d’angolo è stato battuto in modo irregolare), che il Milan avrebbe poi giocato in 10 per 70 minuti. 100 minuti contando pure i supplementari.

Poco prima un’entrataccia di Muntari scatena le ire della panchina rossonera. Pure Collovati arrosisce in diretta TV per dover commentare un fallo da arancione. Vidal vola via in aria, il ghanese se la cava col giallo. Allegri protesta animatamente e Conte comincia a sorridere: senza vergogna, senza stile!

Gli interventi da dietro su Del Piero sono puniti solo una volta su quattro. Simile discorso per Simone Pepe che vede una statistica differente: una volta il fallo gli viene fischiato, una volta no! Vucinic viene continuamente ripreso da Conte, ma Antonini in prima battuta e Aquilani in seconda battuta e infine Seedorf lo placano con regolarità matematica. Orsato ogni tanto fischia, ogni tanto decide di non sprecare fiato.

Thiago Silva e Mexes possono menare indisturbati, così come Aquilani continuerà a far fallo. Nel secondo tempo altra entrataccia di Seedorf che atterra Vucinic e altro giallo. Nel frattempo Vucinic e Storari finiscono nel taccuino di Orsato che dal rientro dagli spogliatoi comincia a fischiare sempre meno per la Juve, sempre più per il Milan.

Allucinante la protesta nel finale dei tempi regolamentari: in area Maxi Lopez la tocca con la mano e la panchina rossonera esplode. “E’ rigore, è rigore!”. Peccato che l’area sia bianconera e che Chiellini esca con un colpo di petto da quell’imbarazzo. In campionato l’avrebbero dato, ma in Coppa Galliani ha dimenticato di istruire a dovere l’AIA.

Al fischio finale, e con ancora 30 minuti da giocare, arriva una voce da Milano: la FIGC pare voglia cambiare la regola dei gol fuori casa che valgono doppio. Valgono solo quelli di ritorno, ma la circolare non arriva in tempo e l’arbitro fischia l’inizio dei supplementari.

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La Juve esce dai blocchi con una ferocia inaudita. Dopo 40 secondi Vucinic scaglia un destro rasoterra che impegna Amelia, Marchisio non trova la porta da due metri. Passa un solo minuto e ancora Vucinic balla tra le linee, si porta via mezza difesa e serve un pallone d’oro a Giaccherini che in fuorigioco non c’è come non c’era Giovinco in Parma-Milan. Eppoi Orsato non ha il coraggio di fischiare qualcosa nel gol di Vucinic. Troppo improvviso per ravvisare qualcosa in area, qualche spinta, qualche trattenuta, qualche starnuto di Borriello.

Pochi minuti più tardi fermato Giaccherini lanciato a rete. Altra grande intuizione di Vucinic, grande sponda di Borriello, ma Orsato impedisce alla Juve di tentare la vittoria. Il fischio è misterioso. Non c’è fuorigioco e non c’è fallo dell’ex giallorosso.

Nel frattempo l’ex di Belen si fa ammonire: ha restituito il cazzotto del campionato a Barbie Mexes che prenderà il giallo solo nel finale e battibeccherà col pubblico. Lui mostra la linguaccia, ma vale molto meno rispetto a quella di Del Piero. Stile zozzonero.

Negli ultimi minuti Giaccherini viene letteralmente preso a calci da Mesbah: Orsato fischia… per il Milan. Il guardalinee abbassa lo sguardo: ti stimo!

Viene ammonito pure Thiago Silva. A 6 minuti dal termine giallo per Vidal. Molto più arancione che giallo, forse rosso… ma qualcuno ha davvero il coraggio di protestare?

Venghino signori venghino

Venghino signori venghino

Sì, e questo qualcuno è un compomente del Circo Massimo… anzi, Massimiliano… Allegri, che allegro proprio non lo è. La dichiarazione a RaiSport, raccolta come solo i servi sanno fare, è da delirio:

Peccato nel finale, sai, col rosso a Vidal avremmo giocato 6 minuti in superiorità numerica.

Visto che lui è forte in fisica, vorrei mostrare che pure io sono forte in matematica. Una partita dura 90 minuti. Quattro partite vogliono dire 360 minuti. Tolta la prima ora di Milan-Juventus di febbraio in cui la peggior Juve è andata sotto col Milan, nel resto dei 300 minuti i bianconeri hanno distrutto la fantomatica corazzata rossonera. E Allegri protesta per i 6 minuti finali di un secondo tempo supplementare, quando non sarebbe bastato nemmeno un gol per passare.

Finisce così: Juventus 2, Rappresentativa AIA FIGC 2. Al prossimo anno per le rivincite.

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Juventus-Milan 2-2 Dove vai se la classe non ce l’hai?

Finisce ancora una volta con i rossoneri a bocca asciutta, con i fegati malconci perché anche la quarta partita è andata e in mano alla banda di Galliani resta solo un pugno di mosche.

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Superiorità netta ancora una volta dimostrata. Con la Juve B, con la Juve titolare, con la peggior Juve della stagione (in campionato), con la Juve stanca… insomma con la Juve. Se non ci fossero loro a proteggerli, altro che primi in classifica. E anche ieri Orsato è stato commovente.

Antonio Conte l’aveva detto: “Non si può discutere Vucinic, è l’unico fenomeno che abbiamo in squadra”. Poi aveva anche annunciato che “sarà la partita di Del Piero”. Ditemi voi che devo pensare.

Il Capitano dei Capitani tira fuori dal cilindro una magia in stile Holly & Benji: palla alzata a scavalcare Amelia e piattone facile facile a incendiare lo Juventus Stadium. A 37 anni la testa è ancora quella di un ragazzino, voglioso e caparbio, di quelli che devono ancora dimostrare qualcosa e invece hanno dimostrato tutto. Vista la mole di lavoro, ci chiediamo adesso se vale davvero la pena insistere su Borriello o forse è meglio puntare, nei finali di gara (ma non al minuto 85) su questo Del Piero. Classe da vendere, e numeri che sono incontrovertibili.

Alessandro Del Piero

Alessandro Del Piero

In coppia con Vucinic realizza poi un’alchimia strana: i due il pallone lo trattano dandogli del “tu”, e si parlano in una lingua che è sconosciuta ai più. Disegnano calcio nel primo tempo. Solita astuzia e maestria nel possesso palla per Del Piero, strappi che fanno malissimo per il montenegrino che pare danzare sul pallone.

Antonini lo perde a ogni discesa, mentre Mexes e Aquilani sono chiamati puntualmente al fallo. Sulla moviola ci torneremo in un altro articolo perché non vale la pena sporcarsi la bocca adesso. Fatto sta che il genio è uscito dalla lampada e, si spera, che non debba più tornarci! Perché quando gioca così gli occhi si illuminano e il cuore batte sereno. Se poi al minuto 6 del primo supplementare riesce pure a tirare via il ragno dall’incrocio dei pali… chapeau!

Diventa complicato trovare un bianconero sotto il 6,5. Forse, per eccesso di cattività, lo meriterebbe giusto Giaccherini che sciupa la più colossale palla gol dell’incontro. Solo contro Amelia riesce a incartarsi. Attenzione a non lapidare occasioni come queste, perché non sempre Vucinic potrà trovare il jolly. Forse pure Marchisio che fallisce il tocco ravvicinato, sempre nel primo tempo supplementare. Forse pure Pepe che si perde Mesbah nell’occasione del gol.

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Ecco, questi dati la dicono lunga su quanto sterile e inoffensivo sia stato il Milan. Storari si sporca le mani solo su un tiro cross di Ibra nel primo tempo regolamentare, poi il buio pesto tranne qualche conclusione disperata da distanza siderale. La Juve è attendista e lascerebbe pure sfogare il Milan che però è partito già battuto. Come si batte questa Juve? Domanda cui nessuno è ancora riuscito a rispondere.

Convinzione e rabbia, colpi di genio e manovra sono tutti fattori appannaggio dei bianconeri. Ringraziamo Galliani per averci fornito Andrea Pirlo: noi abbiamo finito gli aggettivi, a voi trovarne altri. Bisognerebbe inventare una pozione magica per fermare l’avanzare dell’età. Vederlo orchestrare sinfonie come le manovre bianconere è uno spettacolo per cui pagheresti anche il doppio del biglietto. Si muove con un’eleganza fuori dal comune, dà l’impressione di fare sempre la cosa giusta.

Eppoi c’è Vidal. Ubriacone prima, killer e guastafeste poi, questo ragazzo è il miglior erede di Edgar Davids. Recupera palloni in serie, morde la caviglie come faceva l’olandese, ma a dispetto del Pitbull pare aggiungere la dote innata di costruire l’azione con calma olimpica. Piedi fatati, personalità in quantità industriale. In ogni occasione Vidal sperimenta il gusto della bellezza mista a una forza d’urto pazzesca. Che sia benedetto Marotta… e soltanto adesso capiamo l’incazzatura del Bayern Monaco per averlo perso in estate. Monumentale.

King Artur Vidal

King Artur Vidal

Tutti aggettivi che non possono essere spesi per la banda di Allegri. Non crediamo, perché la nostra testolina funziona ancora per fortuna, al muco o al mal di testa di Ibrahimovic. Semplicemente ha alzato bandiera bianca. Ripetiamo un concetto tanto caro a questo qui: forte coi deboli, debole coi forti. Bonucci ne annulla ogni tipo di iniziativa e quando passa dalle parti di Chiellini dà l’impressione di rinunciare a battagliare. Si spinge fin nel proprio centrocampo per respirare aria pulita, ma da lì non fa mai male. Ci chiediamo il motivo della sua candidatura, finora solo per bocche poco obiettive, al Pallone d’Oro quando nella stessa serata un tizio di nome Messi ha combinato quello che ha combinato.

Monumentale e strepitoso certo non lo è il Faraone. Deve ancora mangiarne di pane duro. Non può certo esserlo Seedorf che scompare di fronte a Del Piero. Né può esserlo Aquilani che non trova di meglio che farsi ricordare per aver quasi abbattuto Mirko Vucinic. Ne riparleremo. Né Thiago Silva. Ha passato tutta la partita a toccarsi qualche parte del corpo e delle due l’una: o ha fatto finta o ha stretto i denti vanamente. Per finire a Inzaghi: l’aria dello Juventus Stadium gli ha fatto malissimo, tanto da cagarsi addosso.

La sensazione è che la partita sia stata aperta dalla Juve. Senza i cali di attenzione il Milan non sarebbe più rientrato in gara. E fa specie pensare che sia proprio rientrato in gara quando Ibra è uscito. Ci fosse stato in campionato la classifica oggi parlerebbe in modo diverso. Troppo godurioso passare il turno in questo modo, troppo bello gioire sulla faccia di Galliani cui non basta Orsato. Troppo bello ridere sul lamento insulso di Allegri.

Vince Conte, vince la Juve. Passa la squadra più squadra, quella più forte. Perché la storia del campionato e degli scontri diretti è purtroppo chiara. Nei numeri e nei fatti. Per il resto… c’è l’AIA a ribaltare le classifiche.

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Milan-Juventus 1-2 Grazie Marotta, grazie Allegri (sempre più triste)

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Come negli incubi peggiori. Come nelle trame maledette in cui sai già che andrà male.

Conte sceglie 9 uomini diversi rispetto ai titolari di domenica scorsa che avevano inciampato col Siena. Fa debuttare Padoin dall’Atalanta e Caceres, schiera Borriello insieme a Capitan Del Piero, poi piazza Giaccherini da Cesena interno ed Estigarribia a sinistra. Storari in porta.

Per favore: non parliamo delle assenze rossonere. E’ ipocrisia pura, è paraculismo ai massimi livelli, è menzogna. Van Bommel e Ambrosini, Seedorf e Ibra, Mexes e Thiago Silva, Antonini e Bonera. Decidiamo: o sono pippe o semplicemente sono inferiori alla Juve. Tutto qua, così semplice, così logico.

I nomi da soli non bastano: servono idee e gambe, personalità e muscoli. E purtroppo per gli altri Conte ha trasmesso tutto questo, pure i muscoli forse con una preparazione massacrante come disse Vucinic alla seconda di campionato.

La Juve vince mostrando un gioco che in fondo è il solito: dominio di idee, pur concedendo qualche folata ai rossoneri. Non parliamo di tattiche e schemi quando Allegri per disperazione manda in campo 4 attaccanti e si affida ai lanci alla viva-il-parroco. Quando dall’altra parte si avviano contropiedi magistrali e la palla viene gestita con sapiente intelligenza.

Ringraziamo Allegri per averci fornito Storari e Pirlo. Il portiere, che riceve ancora uno schiaffo da Ibra (ci torneremo!), è semplicemente, dopo Buffon, il più forte di tutti: parlano i voti fra quest’anno e lo scorso anno. Mentre su Pirlo… che dire? Chi lo conosce giura sia composto da corpo e spirito, a me sembra un extraterrestre. Un paio di giocate fuori dal comune, giusto per far capire la differenza coi vecchietti rossoneri. Giocarci a fianco deve essere uno di quei privilegi che capita quasi mai nella vita. Perciò capisco la crescita di Giaccherini, per esempio.

Cambiano gli uomini, ma il risultato è lo stesso di qualche mese fa. Distruzione del Milan e tutti a casa, con l’erroraccio difensivo che ha portato al temporaneo pareggio. E dire che Mazzoleni la combina grossa: fischia la mano di Ibra sul gol annullato, non fischia un non-fuorigioco di Giaccherini sul secondo gol bianconero, evita di ammonire per la seconda volta Ambrosini, grazia Van Bommel su Pirlo, evita di fischiare un mani di Bonera in area milanista. Più di così, con i non fischi per qualche fallo dal limite a favore della Juve, proprio non poteva fare.

Un grazie enorme a Marotta. Molla Guarin perché infortunato (cedendo il pacco all’Atalanta di Milano) e prende Caceres spendendo anche meno. Tutti gli opinionisti dicono che è una scelta sbagliata, ma c’è la regia di Conte. Martin debutta e distrugge il Milan con un gol da favola (il secondo) e un gol da rapace. Servono davvero commenti?

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Juventus-Roma 3-0 L’impotenza scatena l’onestà

A leggere le dichiarazioni post match dei giallorossi vien da dire che l’impotenza di mettere un freno a questa Juve ha riportato un minimo di onestà in questo Paese.

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Che poi non ci sarebbe nemmeno il tempo e lo spazio di offrire polemiche assurde e ingiustificate, visto che anche stavolta il 23° uomo in campo non solo non ha influito, ma ha azzeccato tutto da una parte e forse manca qualcosa dall’altra. Una costante cui la Juve pone rimedio con le proprie sole forze. Che non sono poche.

Anche in questa partita si fa fatica a scegliere un argomento di cui parlare. Il gol pazzesco di Ale, il primo nel nuovo stadio? I chilometri di Lichtsteiner? Il fatto che cambiando 6 uomini la Juve è apparsa ancora in palla, ben ammaestrata da un autentico Generale della Tattica?

Alla fine si finisce per dire la stessa cosa: Conte ha in un pugno non già il suo gruppo di giocatori, ma circa 16 milioni di persone in Italia, un centinaio nel mondo. Ha in pugno la juventinità troppe volte ferita dall’incompetenza (leggi Secco e Blanc e Ranieri) o dalla disonestà (leggi i soliti nomi) e la gestisce con una classe infinita: composto, arguto, sereno. E’ la nuova figura di Conte, che nella forma è molto distante da quando giocava con la maglia numero 8, ma che nella sostanza è praticamente identico, forse migliorato.

Secondo gol in due partite per Giaccherini, uno che forse è lo specchio di questa rinascita bianconera. Uno arrivato dalla provincia con la proverbiale fame, uno che si è scrollato di dosso la timidezza dei primi due match in maglia bianconera e ora, da “gregario”, sta facendo la differenza. E il ciclismo ci aiuta: senza i gregari non esisterebbero squadre in grado di esaltare i singoli, i campioni. E la Juve, contrariamente a quanto si dice in giro, qualche campioncino ce l’ha davvero.

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Tipo quel ragazzone di 37 anni che ama giocare col destino. Sembrava una beffa, sembrava un anno maledetto, invece Alex Del Piero ha aspettato il giorno migliore, quello più significativo per tornare al gol. Dedica ai tifosi, occhi al cielo per l’Avvecato. E non un gol casuale, perché gli artisti non sono mai casuali. C’è un progetto divino verso quel maledetto destro. Il povero ragnetto che si era scelto quell’incrocio, laddove nessuno mette mai il pallone, si sarà arrabbiato: “chi è stato a tirare?”. Lo stadio risponde Del Piero e allora pure lui mette da parte la rabbia e comincia a cantare. Ne sono sicuro. Ci torneremo.

Poi c’è Marrone. Macché prestito, maturi solo se giochi con le responsabilità addosso, con gli occhi di tutti puntati su di te. E’ sempre il solito discorso Del Piero-Totti: grande coi grandi, grande coi piccoli. Peso specifico incommensurabile fra i due numeri 10, atteggiamento completamente opposto. I fischi dello Juventus Stadium per il Pupone sono quasi una costante negli stadi italiani. Resta solo la stampa a recitare un altro ritornello, mentre il Numero 10 per eccellenza firma un’altra serata magnifica. Basta accomunarli, per favore: sono due cose molto diverse Del Piero e Totti e non guardiamo ai numeri grezzi.

Dicevamo di Marrone, ma sarebbe irrispettoso non citare Estigarribia. Ha letteralmente asfaltato la fascia sinistra e chiunque si trovava lì. Forse infastidito dal tanto correre di Lichtsteiner si è voluto ritagliare anche lui un bel voto e un grande spazio sul poster di Juventus-Roma. A questo punto viene in mente soltanto il fatto che Conte dovrebbe usarlo di più, anche a partita in corso. Polmoni grandi, gambe veloci, tecnica sopraffina sul dribbling e sul cross. Peccato non averne raccolti nemmeno uno. Né Borriello apparso in ripresa e certamente il suo fisico ci potrà dare una mano, né Matri (speriamo sia solo sfortuna la sua condizione sotto porta) né Quagliarella cui vanno le nostre preghiere. L’uomo mascherato si meriterebbe un po’ di fortuna perché la voglia c’è, le idee sono come al solito geniali (tipo sull’autogol, tipo sul pallonetto da 50 metri, tipo sul servizio a Estigarribia), serve continuità. E forse il ruolo da seconda punta, quasi trequartista, potrebbe esaltarne le doti tecniche. E’ probabilmente una variante all’idea proposta qualche giorno su questo blog.

Per il resto solita difesa che chiude imbattuta, solito immenso Barzagli. E sta per arrivare Caceres a rinforzare il reparto, per chiuderlo ermeticamente e per sferrare l’attacco a un centrocampista di nazionalità belga. Staremo a vedere, anche se già è un gran bel vedere.

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