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Categoria: Euro 2012 (pagina 1 di 2)

Macchina del fango pronta a partire… 3, 2, 1, via!

E riparte la macchina del fango. Un paese misero produce notizie misere. Vergognose e anche inquietanti, perché se il livello di giornalisti professionisti è questo… siamo messi proprio male. Il sospetto c’è, ma dopo letture come questa… si ha pure la conferma di una qualità umana e professionale scadente:

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Nell’attesa di ulteriori fonti emerge che l’attaccante del City avrebbe pronunciato una frase che ha mandato su tutte le furie il numero 1 azzurro:“Gli juventini ci hanno affondato”, in riferimento alleprestazioni tutt’altro che brillanti di Bonucci, Chiellini, Pirlo e forse dello stesso Buffon, con qualche velato riferimento anche alle scelte di Prandelli, dallo storico passato bianconero. Il portiere si sarebbe scagliato contro Balotelli non risparmiando spintoni e schiaffi, finendo col mandare Mario all’ospedale di Kiev per le necessarie cure mediche. Il condizionale è d’obbligo e la notizia è da prendere con le pinze, ma intanto è stata richiamata da numerosissimi portali sul web. Poco prima della finale europeo2012.it aveva parlato anche di un presunto infortunio di Buffon.

[Fonte (?) Calciomercato.com]

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Non commentiamo, evitiamo di perder tempo con simili imbecilli. Gustoso il fatto che Balotelli sia andato a finire all’ospedale (per cosa?) e che nessuno abbia visto nulla. Carino il fatto che sotto osservazione ci finisce Buffon (parte la vendetta?). E ovviamente quel succoso riferimento agli juventini (che non hanno minimamente contribuito ad arrivare in finale) ci rende ancora più orgogliosi dei nostri ragazzi.

Ci auguriamo che i lettori sappiano scegliere le loro letture. Nel frattempo, vi auguriamo una buona e divertente giornata…

P.S.

Lo diciamo prima: qualora capitasse che Buffon picchi un giornalista… vorremmo essere i primi a stringere la mano a SuperGigi. Avrebbe mille e una ragione per farlo! E se vuole aiuto basta che faccia un fischio: siamo in 14 milioni pronti ad accorrere in suo soccorso.

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Dietro la Nazionale nessun progetto di club? Sicuri?

Non hanno atteso nemmeno il giorno dopo per lanciare la solita “minchiata”. Ce lo aspettavamo, figurarsi. Così come ci aspettiamo che riparta la macchina del fango ai danni della Juve e dei suoi tesserati. Gli eroi sono già… colpevoli. E noi siamo prontissimi per ribattere colpo su colpo. Attendiamo ancora qualche tipo di notizia su Inter-Chievo e Milan-Bari su cui gli zingari erano sembrati più che attendibili come dice Palazzi.

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Un fenomenale Enrico Varriale lancia l’anatema in diretta RAI:

Purtroppo dobbiamo constatare come dietro la Nazionale non ci sia un progetto dei club italiani.

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Varriale, quello che “non piaceva a nessuno e chi poteva evitare l’intervista a RaiDue lo faceva volentieri”, spara una vaccata e nessuno prova a riportare un minimo di equilibrio mentale in studio. Tale frase è vera solo per il 99% dei club italiani. Ce n’é infatti uno che è assolutamente su un altro pianeta. E lo testimonia il mercato recente e quello futuro, oltre che il campionato appena concluso. Tale club è la Juventus.

Antonio Conte ha varato uno dei progetti tattici più interessanti degli ultimi 20 anni. Tanto che in molti si sono lanciati in un consiglio a Prandelli: copia la Juve. Come se fosse facile. La Juve ha giocato il miglior calcio dalla prima all’ultima giornata, con una efficacia molto elevata nonostante l’assenza del top player. Giovani, esperti, forti. Ecco il gruppo bianconero che ha prestato ben 7 pedine alla Nazionale, più l’ottava in corsa (Giovinco, messo ai margini da Prandelli e chissà perché!). Le domande allo stesso Prandelli ce le riserviamo in un secondo articolo, qui ci limitiamo a sottolineare la terribile bugia della RAI.

La Juve è l’unica formazione di alto livello ad aver fornito un blocco collaudato e che nei suoi elementi ha contribuito sensibilmente a questa spedizione. Contiamo? Il Milan ha dato Cassano (sul quale si sono infrante le speranze di “decisività”), Abate e Nocerino (ignorato nonostante lo strepitoso campionato), cui si è aggiunto Montolivo. Il Napoli ha dato De Sanctis (prossimo a essere interrogato visto il coinvolgimento nel Calcioscommesse) e Maggio (uno dei migliori esterni di fascia, superato poi da Abate nelle gerarchie di Prandelli). La Roma ha fornito De Rossi (che grande giocatore) e Borini (mai in campo, forse non si è mai neppure riscaldato, alla faccia del rinnovamento azzurro). L’Udinese ha prestato Di Natale. Il Bologna Diamanti. Il Palermo Balzaretti. Il Manchester City Balotelli. E per finire il PSG ci ha regalato Sirigu e Thiago Motta, l’uomo che doveva farci svoltare nella finale contro la Spagna.

Ci domandiamo dove siano i contributi di Inter, Lazio e delle altre formazioni. Ci chiediamo pure quali siano i progetti di tutte le italiane. Dal Milan che regala Pirlo alla Juve preferendo investire su stranieri e vecchietti, alla Lazio che schiera fino a 10 stranieri, passando per la stessa Udinese che fa incetta di extracomunitari. Così le parole di Ebete… pardon, Abete… e quelle di uno stralunato Albertini ci sembrano completamente fuori luogo. In mano loro il calcio italiano ha perso posizioni su posizioni, subendo parecchie batoste come questa contro la Spagna. Per non parlare dei club italiani, prima di tutte la Juve (mandata al macello proprio dalla Lega e dalla FIGC), che in Europa vengono regolati con una facilità disarmante. Ma di che progetto state parlando?

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Spagna-Italia: sono saltati gli schemi…

La mia analisi tattica sulla finale Italia-Spagna era partita da tre punti fondamentali: il possesso palla, la compattezza nella parte centrale del campo e attaccare gli spazi. Di queste tre cose nemmeno una.  Certo, ora è facile parlare col senno di poi, e come per tradizione, il giorno dopo la sconfitta in Italia ci sono 60 milioni di allenatori.

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Purtroppo la finale è nata male, e proseguita peggio. In primis per la condizione fisica, chiaramenet penalizzata dal fatto che abbiamo avuto poco tempo per recuperare, prima per la Germania, poi per la Spagna. In secondo luogo siamo stati molto sfortunati, perchè Chiellini si è subito fatto male, e poi Thiago Motta appena entrato si è stirato: li è finita la nostra gara. Ma tatticamente abbiamo fatto male veramente.

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Zero possesso palla, e qui perchè Pirlo veniva puntualmente braccato ogni volta che prendeva palla: non ha avuto la possibilità di giocare un pallone decente, ma questo anche perchè Abate (anche lui messo male fisicamente) ha attaccato poche volte. Il pressing spagnolo non ci ha dato tregua, e non siamo stati bravi a tenere palla: lo abbiamo fatto col centrocampo folto, alla prima gara. In secondo luogo, gli inserimenti tra le linee e gli scambi stretti ci hanno aperto in due: incapaci di fermarli, e qui il mister ha il dovere di spiegare. Lo avevo detto che con la difesa in linea i difensori, e in particolare i terzini, dovevano stare attenti agli inserimenti da dietro: vedi il primo gol.

Terzo punto: troppo prevedibili e statici davanti, ma lo sto dicendo dalla prima gare che Cassano non ha garantito la profondità che invece serviva, e che puntualmente abbiamo ritrovato quando è entrato Di Natale. Non si può vivere di rendita, e con Cassano così è successo: deludente a mio avviso, ma ha avuto la fiducia del mister non si sa per quale motivo. Il gol fortunoso all’Irlanda, l’assist contro la Germania gli hanno garantito il posto, ma cosa ha fatto di più? Non capisco perchè portare giocatori e non fargli fare nemmeno un minuto: Borini ad esempio avrebbe potuto dare una marcia in più all’attacco, e avrebbe dato anche più sbocchi tattici, magari un 4-3-3 poteva sfruttare meglio le fasce.

L’errore è stato anche quello di fossilizzarsi su certi giocatori fuori ruolo, come con Montolivo trequarti sta, oppure Thiago Motta: al di la dell’infortunio, quella sostituzione non ci stava proprio, perchè sotto di due gol non possiamo fare un cambio che non cambia niente! Detto questo, ai ragazzi vanno i meriti per aver raggiunto un traguardo impensabile alla vigilia. Vorrei chiudere sottolineando l’ipocrisia di Mazzola, che neldopo gara ha affermato che una delle ragioni della sconfitta sta nel fatto che il 52% dei giocatori che militano nel nostro campionato è straniero: lui, tifoso interista, dovrebbe veramente non aprire bocca su questo. Questi sono gli italiani.

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Spagna-Italia, sarà una gara tattica

La finale di Euro 2012 sarà una gara giocata tutta sulla tattica: si affrontano due squadre dello stesso girone (nella partita di apertura del girone C il risultato era stato di 1 a 1). Da un lato una conferma, e cioè la Spagna; dall’altro la sorpresa degli Europei, cioè l’Italia: nessuno avrebbe scommesso un centesimo sugli azzurri. Alla fine abbiamo conquistato la finale meritatamente, battendo gli inglesi e i tedeschi con pieno merito.

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Un’ Italia compatta e ordinata quella vista con gli inglesi e soprattutto contro la Germania: ai problemi iniziali è subentrata la maggiore consapevolezza dei propri mezzi, cosa che ha dato agli azzurri quella spinta necessaria per affrontare le gare senza timore. I problemi iniziali erano stati messi in evidenza proprio contro la Spagna: avevamo giocato col 3-5-2, con De Rossi centrale di difesa, come libero pronto a chiudere sugli inserimenti di Fabregas e compagni; con Giaccherini sulla sinistra, adattato e si è visto che non può fare quel ruolo; Balotelli e Cassano erano stati facili prede dei difensori avversari: troppo statici.

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A dir la verità anche contro la Spagna avevamo coperto abbastanza bene, ma le furie rosse avevano giocato senza un attaccante di ruolo: quando è entrato Torres abbiamo sofferto di più. Ora il modulo è cambiato, abbiamo una difesa a 4, e De Rossi gioca li in mezzo. Come si può attaccare questa Spagna? Innanzitutto è da dire che con la difesa in linea, a 4, dovremo stare molto attenti agli inserimenti da dietro dei centrocampisti: un conto è giocare col libero, dove hai sempre l’ultimo uomo davanti alla porta, e un altro conto è la difesa schierata in linea: l’attenzione va in primis agli inserimenti da dietro, e a quelli tra le linee: in questo la Spagna è formidabile.

In secondo luogo, anche se è molto difficile farlo, l’Italia deve giocare come fa la Spagna: col possesso palla. Abbiamo dimostrato di saperlo fare, e ora, rispetto alla partita iniziale, Pirlo può avere in De Rossi un valido aiuto: entrambi possono giostrare la palla al meglio. Come terzo punto, vorrei vedere di nuovo Di Natale, anche se non partirà sicuramente titolare, perchè Balotelli ora non si può togliere, Cassano ha garantito il suo apporto con l’assist vincente per SuperMario. Perchè Di Natale: semplicemente perchè fa quello che non fa Cassano: attacca lo spazio come solo lui sa fare, garantisce la profondità, facilità le vericalizzazioni che hanno spaccato in due la Germania.

E questo può essere utile contro una difesa un pò statica: basti riguardare il movimento che ha fatto quando ha segnato contro la Spagna. Penso che le chiavi tattiche siano queste: possesso palla, solidità nella parte centrale del campo, attaccare gli spazi. Difficile farlo contro la Spagna, per questo penso che sarà una gara abbastanza tattica e statica, da tutte e due le parti.

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Germania-Italia 1-2: la compattezza assicura la vittoria

Nessuno se la aspettava una nazionale così ordinata e compatta, in grado di imbavagliare una Germania che fino a questo punto del torneo aveva fatto vedere il calcio più bello e spettacolare, ma allo stesso tempo efficace. Una Germania diversa da quella tradizionale, non più solo forza e tenacia, ma anche tanta qualità e fantasia. E lo aveva dimostrato con un ruolino di marcia trionfale: 4 vittorie su 4, sbaragliando l’Olanda, il Portogallo semifinalista, la Danimarca e la Grecia.

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Ma l’Italia di Prandelli ha veramente fatto una gara attenta, ordinata, senza mai concedere molto. Col solito 4-3-1-2, la Nazionale ha cercato di limitare al massimo la potenza offensiva dei tedeschi che, a dir la verità, nel primo tempo avevano iniziato con un atteggiamento prudente: pallino del gioco in mano all’Italia, ma tedeschi già pericolosi alla prima occasione: salva Pirlo.

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Tatticamente abbiamo chiuso bene gli spazi, tranne però sugli esterni, ma è chiaro che il centrocampo a tre deve lasciare qualcosa sulle fasce, e puntualmente i cambi di gioco dei tedeschi ci hanno dato qualche problema. Incertezze anche sul piano delle marcature: spesso Ozil, ma anche Kroos, si ritrovavano tra le linee da soli, e negli scambi stretti ci hanno messo in difficoltà. Per il resto abbiamo dominato sulle palle alte: Gomez prima, Klose poi non l’hanno praticamente vista.

In questo benissimo Bonucci e Barzagli. Se abbiamo da un lato sofferto gli inserimenti tra le linee, dall’altro abbiamo spesso costretto i tedeschi a far girare la palla, e a tirare da fuori: grande parata di Buffon su Khedira. Ci è mancata la spinta sulle fasce, ma li i tedeschi hanno dominato: complice Chiellini a sinistra (ma non per sua colpa, anzi: la scelta di schierarlo è stata dettata proprio dall’obiettivo di coprire meglio), e un Balzaretti non proprio spregiudicato (schierato a destra, lui che gioca a sinistra). Abbiamo messo in difficoltà i tedeschi quando abbiamo verticalizzato: è da dire che ieri sera i due gol italiani sono stati anche agevolati dalla pessima difesa tedesca. Badstuber sul primo gol si perde Balotelli (e Cassano era sgusciato via tra tre tedeschi); sul secondo gol Lahm fuori posizione, perchè in primo luogo troppo distante da Balotelli, poi sbaglia a fare il fuorigioco (mi ha ricordato Kjaer contro Ibrahimovic in Milan-Roma: identica azione).

Abbiamo vinto con la compattezza e il cinismo, anche se nel secondo tempo abbiamo sprecato. La Germania, a parte qualche scambio stretto e qualche tiro da fuori, ha dovuto allargare il gioco in più occasioni, proprio perchè centralmente abbiamo chiuso abbastanza bene (tranne sul tiro di Lahm). I cross tedeschi non ci hanno dato problemi, grande prova dei due centrali. A centrocampo chiaramente eravamo scoperti sulle fasce, e spesso ci siamo trovati l’uomo non marcato. Prandelli ha fatto un buon lavoro, e i ragazzi hanno interpretato al meglio. Mi sarei aspettato un Nocerino per battagliare dopo il doppio vantaggio: non Thiago Motta. Solo questo non mi è piaciuto.

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Le ragioni di Buffon in un paese vuoto di principi e valori

Non ci mette mai la faccia quando le cose vanno male, mentre si prende le scene quando non dovrebbe. Strano personaggio quello di Giancarlo Abete, un curioso esempio di come un fratello potente e una mezza carriera politica ti possono far diventare il capo del calcio italiano. E non è un caso se il calcio italiano è costretto ancora ad aggrapparsi a qualche ragazzo, a un signore che in panchina sta stupendo tutti e al solito blocco bianconero, rinato dopo gli anni bui in cui era stato ricacciato.

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Xavier Jacobelli in un suo editoriale ha raccontato prima di tutti le insofferenze di Cesare Prandelli, uno che di calcio ne capisce e che, contro tutti, bisogna riconoscerlo, sta vincendo qualche bella scommessa. Certo le scommesse, come insegna Antonio Conte, vanno vinte fino in fondo. Lo abbiamo sempre ripetuto in questo blog: Prandelli meritava tutt’altro supporto, tutt’altra federazione.

Ma questa è proprio la dimostrazione di quanto Bartoletti aveva detto, e poi gli intertristi si infuriarono perché l’obiettività non abita nelle loro case:

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Il calcio italiano ha bisogno di una Juve forte, perché con una Juve forte si vince.

Si vince? Di certo si arriva fino in fondo con un blocco Juve forte. Balotelli si è certamente svegliato, ottimo l’apporto di De Rossi, molto molto positiva la prova di Balzaretti e per il resto fantastico il blocco bianconero: Buffon e Bonucci non dovevano partire secondo molti, e invece hanno chiuso la porta a tutti, giornalisti compresi; Pirlo e Marchisio accendono il motore dell’Italia; Chiellini e Barzagli ci stanno mettendo tanto cuore e tanta classe (soprattutto il muro Andrea), senza dimenticare Giovinco (neobianconero) e Giaccherini. E senza dimenticare tutto il resto del gruppo, compreso chi non ha ancora giocato.

Chi si prenderà i meriti di tutto ciò sarà però una Federazione davvero bislacca. Non possiamo credere che Buffon sia così incazzato nonostante stia completando un anno su livelli mostruosi. Eppure la Federazione non ha mosso un dito per difenderne virtù e prestazioni, nelle persone di Albertini (prima o poi qualcuno mi spiegherà qual è il suo ruolo e quali i suoi compiti, oltre che meriti) e di Abete. Federazione che sta preparando la solita vergognosa farsa ai danni della Juve. Stando alle nostre fonti, fra cui un esperto di diritto sportivo, Palazzi ha di fatto incastrato Antonio Conte nonostante i metodi che con un paese civile non c’entrano nulla. Unica speranza per i tifosi bianconeri l’apporto significativo degli avvocati che Andrea Agnelli ha prestato al tecnico juventino. Eppure oggi il blocco juventino serve: inutile nascondere come la filosofia di Prandelli è esattamente la copia spudorata del gioco juventino, senza tuttavia i vari Vucinic e Vidal.

E i meriti se li stanno prendendo, come avvoltoi, i giornalisti che di Buffon ora ne esaltano le stranezze, la spigolosità, senza tuttavia cercare di spiegare davvero perché a quel Gigi, a quel portiere più forte al mondo negli ultimi 30 anni (e parliamone pure degli altri 100 anni!) abbiamo spento il sorriso, abbiamo spento gli occhi iniettati di rabbia e delusione. Al triplice fischio De Sanctis corre ad abbracciarlo, ma Gigi toglie via le mani del compagno dal suo petto e corre nello spogliatoio: ma cosa c’è da festeggiare in un Paese paraculo e così vuoto a livello di principi e valori? E ha ragione ancora lui, lui più di tutti che sa cosa significa passare dal Paradiso all’Inferno per poi tornare di nuovo in Paradiso (per grosso merito di Antonio Conte): “non abbiamo fatto ancora nulla: non esulto per una semifinale!

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Dal 3-5-2 al 4-3-1-2, nuovi equilibri e vecchi problemi

Quella di domenica sera è stata, senz’ombra di dubbio, la prestazione della nostra Nazionale più positiva e – finalmente, verrebbe da dire – anche piacevole a vedersi.

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Prandelli, dopo la semidisastrosa partita contro l’Irlanda, di cui è lecito salvare il solo risultato, ha confermato contro gli Inglesi il modulo 4-3-1-2, accantonando definitivamente il 3-5-2.

Già, il 3-5-2. Considerando i moduli a cui la maggior parte dei giocatori in rosa sono abituati, non è stata un’idea malvagia provare ad applicarlo in Nazionale. A dire il vero, questo schieramento, utilizzato per affrontare Spagna e Croazia, non ha funzionato a dovere a causa di uomini fuori ruolo e/o autori, inaspettatamente, di performance estremamente deludenti.

Il primo caso è rappresentato da Emanuele Giaccherini: mai schierato da Conte esterno a sinistra in un centrocampo a 5 (il leccese, in quel ruolo, gli ha sempre preferito Estigarribia o De Ceglie, o, in alternativa, lo ha posizionato interno al fianco di Pirlo o ala sinistra nel 4-3-3 o nel 4-2-4), la Pulce di Talla si è ritrovato a dover addirittura fungere da terzino sinistro, accollandosi un lavoro di copertura non indifferente e tutt’altro che semplice, considerate le sue caratteristiche fisiche e i clienti scomodi di turno (Jesus Navas, David Silva, un quasi ubiquo Iniesta; e poi Corluka e Perisic, tra l’altro ben arginati). L’altra categoria, ben più affollata, conta tra le proprie fila l’irriconoscibile Maggio (si vede che lo schema napoletano “palla a Lavezzi/Maggio/Cavani/Hamsik/Dzemaili, testa bassa e pedalare”* non dà buoni frutti in Nazionale), l’evanescente e “moviolesco” Thiago Motta (sia da interno, sia da trequartista) e l’irritante duo di salvatori della patria, Cassano e Balotelli, incapaci di metterla dentro per due partite nonostante le buone occasioni avute. Un difetto, questo, che ancor di più risalta se consideriamo il rapporto tiri/goal (2:1) dell’altro Antonio, quello meno simpatico, Di Natale, autore di sole 86 reti nelle ultime 3 stagioni (contro le 38 del palermitano e le 24 del barese). Per carità, mica è colpa loro se vengono schierati sempre e comunque titolari, si intende.

Ad ogni modo, due pareggi per 1-1 e 3-5-2 bocciato.

Il 4-3-1-2 “ammirato” contro gli Irlandesi Repubblicani era riuscito quasi a far rimpiangere il suddetto modulo. Poco gioco, poche idee (ma questi difetti non sono dovuti al solo schieramento, è chiaro) e due reti su altrettanti calci piazzati, gli stessi che ci avevano consentito di passare in vantaggio contro la Croazia. I sacrificati sono, non a caso, Maggio e Giaccherini, sostituiti dai terzini “puri” Abate e Balzaretti. E Thiago Motta? In campo. Trequartista, yet again. E i due attaccanti?I soliti. E dire che Giovinco e Di Natale non avevano demeritato contro la Spagna, mentre il campano, attaccante di profondità, era rimasto soffocato dalle maglie a scacchi dei Croati nella seconda partita del girone. Ma tant’è: 2-0, entrambi i gol su corner.

E così, in barba al paventato, ridicolo e tutto italiano pericolo “biscotto”, l’Italia passa ai quarti di finale, e l’avversario è tosto: l’Inghilterra.

Checché l’ex allenatore interista** ne dica, la sua Nazionale è riuscita ad incarnare lo stereotipo dell’Italia “catenacciara” ben più di quanto l’Italia stessa sia mai riuscita a fare. Ma vediamo di non dirlo al buon Hodgson, che ha candidamente affermato a fine partita che “entrambe le squadre hanno avuto delle occasioni”. Bisognerebbe piuttosto ammettere che è difficile dire se l’utilizzo del plurale sia lecito o meno in riferimento ad un’Inghilterra che avrà tirato in porta forse un’unica volta, al quinto minuto. Ma, anche stavolta, tant’è.

Dopo un buon inizio, condito dal palo clamoroso colpito dalla distanza da De Rossi su assist di Marchisio, era l’Italia a soffrire la pressione degli Inglesi, almeno per una quindicina di minuti. Il gioco sulle fasce, vero marchio di fabbrica dei Three Lions, mette spesso in crisi i nostri due esterni: le sovrapposizioni di Glen Johnson ed Ashley Cole trovano costantemente in inferiorità numerica (e spesso piantati sui piedi..) degli arrendevoli Balzaretti ed Abate, sistematicamente saltati. Non è un caso che proprio dalla parte del giocatore ex Juventus arrivi la triangolazione che per poco Johnson non corona al meglio mettendo in rete. E non per demerito proprio, ma per un miracolo di un portiere che in tanti avrebbero volentieri cacciato dalla Nazionale per aver comprato dei Rolex o degli appezzamenti di terreno, o per essere amico del proprietario di una tabaccheria, la cui percentuale di vincita, quanto a scommesse, era addirittura al di sotto degli standard nazionali. E anche qui, tant’è. Imparerà a star zitto la prossima conferenza.

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La svolta alla partita è di marchio prandelliano: ricorda a Montolivo, schierato per l’occasione trequartista, il suo compito: galleggiare fra le linee di centrocampo e di difesa inglesi in fase di possesso e rinculare al centro in fase di non possesso. Risultato: De Rossi, Marchisio e il giocatore di madre polacca a turno raddoppiano sugli esterni, curandosi con la stessa regolarità di affiancare Pirlo al centro, formando così una sorta di 4-4-2 speculare a quello degli avversari, certamente meno vulnerabile ai cambi di campo e agli inserimenti centrali, peraltro sporadici.

Da lì in poi, vuoi per un ritrovato feeling col pallone, vuoi per un Inghilterra rinunciataria fino all’inverosimile, l’Italia esercita una pressione continua e costante sulla retroguardia dei Tre Leoni, formata per l’occasione da 8/9 giocatori, distribuiti in due serrate fila di quattro uomini. E’ un gioco piacevole, ponderato, mai frutto della frenesia. E quest’ultimo è forse il merito più grande degli Azzurri: anche davanti alle palle-gol divorate da Balotelli e De Rossi su tutti, la Nazionale è rimasta lucida e compatta, guidata magistralmente dall’uomo-simbolo del nostro calcio, oltre che della Juve e della Nazionale, che porta il numero 21 sulle spalle.

Ad ogni modo, tra pali, tiri goffi o scagliati sulla schiena degli avversari e un paio di conclusioni dell’unico trequartista di ruolo in rosa, Alessandro Diamanti, giocatore tutto estro finito al Bologna alle buste, si arriva ai rigori. E’ proprio il mancino di Prato a battere col suo sinistro angolato l’ultimo rigore, spiazzando il portiere dei neo-campioni di Inghilterra, Hart, i cui tentativi di deconcentrazione a suon di linguacce e smorfie hanno, ahilui, prodotto un magro bottino.

Insomma, l’Italia vince, meritatamente, e tutti salgono sul carro dei “vincitori” (ringraziamo Buffon per aver ricordato a tutto il mondo pallonaro cosa significa “vincere”). Di buono c’è che Pirlo e De Rossi a centrocampo producono gioco a getto continuo e che Nocerino può essere una validissima alternativa a Marchisio e non solo; c’è che finalmente la palla ha smesso di scottare tra i piedi degli Azzurri; c’è la grande generosità dei due terzini; c’è il lavoro sporco per far salire la squadra da parte di Balotelli, trovatosi curiosamente in campo tra un grattacielo e l’altro; c’è un Buffon in formissima, e addirittura capace di parare un rigore (mi perdonerà Gigi per questa piccola cattiveria); c’è un Montolivo che si è dimostrato un  ”trequartista di copertura” migliore rispetto a Motta, e un Diamanti in grande spolvero; c’è, infine, la prestazione solidissima dei due centrali bianconeri, Barzagli e la “pippa” a priori Bonucci, raccomandato e favorito da Prandelli, che lo ha voluto con sé nonostante il codice etico. E d’incanto tutti si scordano che, per quello stesso codice, anche il fenomeno del City avrebbe dovuto rimanere a casa. Ma tant’è, appunto.

L’errore, tuttavia, starebbe nel non considerare ciò che di negativo la serata di ieri ha evidenziato: 15-20 minuti regalati agli avversari con errori di copertura e posizionamento anche molto gravi; l’incapacità cronica di concretizzare la mole di gioco creata; la forma fisica precaria di Cassano; l’infortunio di Abate, nota dolente soprattutto alla luce della squalifica di Maggio; l’enorme sacrificio richiesto in copertura a Marchisio, che si sfianca in difesa e non può, giocoforza, inserirsi con la frequenza a lui solita; a questo è da correlare l’assenza di giocatori in area di rigore pronti a  spingere in rete i palloni provenienti dalle fasce.

Si aggiunga, per onestà, che l’avversario non è stato dei più probanti, almeno per testare la solidità della difesa schierata. Sui contropiedi gli Azzurri ieri hanno difeso magistralmente contro interpreti del calibro di Walcott, Milner, Young, Rooney e Wellbeck; contro i Tedeschi, diventati anch’essi maestri del possesso palla, servirà mantenere alta la concentrazione e serrare le linee il più possibile per togliere spazio vitale alla batteria dei tre dietro l’unica punta Gomez (presumibilmente).

Certo, se poi si riuscisse a confermare il 70% di possesso palla anche contro i teutonici..

Note:

* Per completezza d’informazione, secondo Mazzarri la Juventus avrebbe “copiato” il modo di giocare del suo Napoli. Lascio a chi ha seguito il campionato il giudizio su questa affermazione.

** E la sua anima nerazzurra è venuta ben fuori nel finale di partita, nell’atto di inveire contro Proença (che, dal canto suo, aveva appena fischiato un fallo a favore di Carroll), reo, a dire del mister Inglese, di non aver sanzionato numerosi presunti falli subiti a centrocampo (!) dai suoi giocatori. Una Calciopoli europea in vista? Gentili ieri parlava dei buoni rapporti ancora intercorrenti tra Hodgson e Moratti.

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L’importanza del blocco Juve in Nazionale

Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli…: questi nomi, scanditi in questo ordine, resteranno impressi nella memoria degli italiani, di coloro che amano il calcio e la nazionale. Quasi una filastrocca che è rimasta nella mente di tutti gli appassionati, che hanno gioito e sofferto per l’Italia: insomma, è leggenda!

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Cosa hanno in comune? Sono tutti giocatori della Juventus. Storicamente il rapporto Nazionale – Juventus è sempre stato molto positivo: la Nazionale è sempre stata composta da tanti bianconeri, a partire dalla Nazionale degli anni ’30, la “NazioJuve” che poteva contare su nove bianconeri (in 22 convocati!). La tradizione si rinnova negli anni ’50, e a partire dagli anni ’70 viene coniata l’espressione “Blocco Juve”: nove bianconeri nell’undici titolare della Nazionale ai mondiali del ’78, e fu una delle nazionali più belle e spettacolari, il preludio al trionfo dell’82! Infatti proprio in quel mondiale spagnolo la formazione citata a inizio articolo divenne leggenda: Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Rossi erano titolari. Passando poi per Roberto Baggio, Gianluca Vialli, Salvatore Schillaci, Stefano Tacconi, Angelo Peruzzi, Antonio Conte, Ciro Ferrara: protagonisti degli anni ’90 con i colori azzurri.

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Il trionfo di Germania 2006 porta ancora la firma bianconera: 5 bianconeri, e ben 8 giocarono la finale tra Francia e Italia (un record mondiale!). Insomma, da sempre un rapporto strettissimo tra la Juve e l’Italia. E lo dimostra anche il fatto che oggi abbiamo aspettato prima Chiellini, infortunatosi nell’ultima di campionato, poi Barzagli, che si è fatto male a pochi giorni dall’ inizio dell’Europeo. Entrambi fondamentali, anche se il Chiello si è fatto di nuovo male. Lo dimostra il fatto che lo spirito Juve è presente, con Bonucci che ha fatto scivolare tutte le critiche sulle sue prestazioni, con Buffon che ci mette la faccia, come sempre, con Giaccherini, simbolo della Juventus operaia, con Pirlo, umile genio e mente di questa Italia, delizioso con quel cucchiaio contro l’Inghilterra: in quel momento tutti i tifosi delle altre squadre ce lo hanno invidiato.

Lo dimostra ancora il fatto che, quando ci siamo trovati in difficoltà dopo la batosta con la Russia, Prandelli si è affidato al modulo che ha fatto Antonio Conte, il 3-5-2, con la difesa della Juventus. Una presenza, quella bianconera, costante, preziosa e vitale per i successi di questa nazionale, a dispetto di tutti i tifosi delle altre squadre, che non vedono mai di buon occhio i calciatori della Juventus, nemmeno in nazionale: e provano tanta invidia. E questa è una doppia rivincita, perchè per esultare devono ringraziare sempre e comunque i nostri bianconeri. Chiudo con una bellissima espressione di Marino Bartoletti: “quando sta bene la Juve, sta bene tutto il calcio italiano”

Nota: l’immagine è una gentile concessione di @iosonojuventino92!

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E ora la Germania: cosa inventerà Prandelli?

La partita con l’Inghilterra ha messo in luce tutti i problemi che avevamo ipotizzato alla vigilia. L’Italia si è fatta stoppate dal muro inglese. Certo abbiamo creato palle gol ma non abbiamo proprio punto l’Inghilterra. O meglio, visto l’atteggiamento e visti i difensori inglesi, dovevamo chiudere la gara già nel primo tempo.

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Ci è mancata la profondità, ma soprattutto ci è mancato un uomo tra le linee capace di far male, e poteva essere Giovinco. Infatti dopo l’ingresso di Diamanti abbiamo dato molto più fastidio. Inoltre non abbiamo sfruttato al meglio le corsie laterali: nel primo tempo Abate non ha mai spinto, meglio nel secondo. Nonostante tutto abbiamo giocato meglio, ma perchè l’Inghilterra ha veramente fatto una partita rinunciataria! E ora la Germania.

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Una squadra fortissima a partire da Neuer, ottimo portiere. Sulle fasce Lahm e Boateng, bravi tatticamente. Centrali Hummels, che ha ben impressionato, e Badstuber: un po’ lento a dir la verità. Davanti alla difesa Schweinsteiger e Khedira, quantità e qualità: attenzione alle conclusioni da fuori del numero 7. Dietro la punta ci sono Müller, bravissimo negli inserimenti; Ozil, gente tecnica e corsa, ma con un mastino su di lui non dovrebbero esserci problemi; Podolski, punta esterna, velocissimo e bravo nell’accentrarsi. Davanti Gomez: qui ci vorrà il miglior Barzagli per fermarlo.

Tatticamente la Germania fa del possesso palla una delle armi migliori, fa girare bene palla ma non si limita a cio: ha grande concretezza. Inoltre sa giocare sia centralmente che sulle fasce: i tagli di Ozil e Müller, lo stesso Podolski che spesso si accentra. E sulle fasce non fa brutte figure: Lahm ama spingere, e i suoi cross sono tutti per Gomez. L’Italia dovrebbe continuare col 4-3-1-2, e ci immaginiamo che sarà ancora un modulo ordinato e compatto. Prandelli non ha osato contro l’Inghilterra, figuriamoci contro la Germania. Ancora una volta penso che un Nocerino li in mezzo sia d’obbligo: anche perchè la Germania ha avuto due giorni in più per riposarsi, mentre noi abbiamo giocato 120′. In attacco Cassano non avrà vita facile contro i difensori tedeschi: un Di Natale con licenza di attaccare gli spazi ci starebbe bene, magari con Balotelli a combattere.

Non mi stupirei se Prandelli decidesse di giocare senza trequartista, con un centrocampo in linea per coprire meglio  gli spazi e limitare la Germania sulle corsie: ma il problema è che non abbiamo centrocampisti di fascia, a parte Giaccherini. Sarà una conferma , almeno credo, dell’Italia vista contro l’Inghilterra, forse rientra Thiago Motta al posto di Montolivo. Sarebbe una bella soluzione vedere due trequartisti dietro Balotelli: Cassano e Giovinco potrebbero creare belle cose, con tre combattenti davanti alla difesa.

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Su Twitter è Pirlo il fenomeno. E Gigi se la prende con…

All’uscita, tarda sera, da una cena con amici a guardare Italia-Inghilterra tante macchine festose. Bandiere rigorosamente italiane. Tutti sul carro, insomma. Tutti, meno che uno. Ma prima di approfondire, una piccola curiosità.

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E’ forse l’unico vero fenomeno che l’Italia possiede. Porta il numero 21 e di nome fa Andrea. Il cognome è piuttosto popolare: Pirlo.

Marotta lo ha preso gratis da una squadra che ne aveva quasi certificato il declino. Finito, addirittura incapace di ricoprire non si sa bene che tipo di ruolo in un imprecisato schema. Quel cucchiaio maledetto contro gli inglesi è solo l’ultimo pezzo di un autentico genio. Che il buon Dio lo conservi integro ancora per tanti anni perché vederlo muoversi in campo vale il prezzo del biglietto.

Perché quel cucchiaio? Lo spiega lui:

Serviva dare una scossa a tutto il gruppo, è andata bene.

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E’ una bugia. Andrea ha voluto deliziarci ancora una volta, dopo una partita da gladiatore e da professore. E su Twitter si sono scatenati un po’ tutti, soprattutto i cosidetti VIP. Asamoah, neo acquisto bianconero, scrive “Pirlo, mamma mia!”. Avrà il privilegio fra qualche settimana di correre al fianco di questo mago del pallone. Poi Valentino Rossi, poi Matri che pubblica la foto di un cucchiaio da cucina, poi tanti calciatori stranieri e fra questi… Robin Van Persie. L’olandese che la Juve sta provando a trattare è piuttosto esplicito: “Pirlo!”. Il nome e un punto esclamativo. Semplice semplice, inutile ricamarci sopra qualcosa.

L’elemento di riflessione riguarda proprio l’appeal che Andrea Pirlo ha restituito alla Juve, insieme al fascino del calcio champagne e vincente di Antonio Conte.

Cambiando velocemente argomento, ai microfoni di RaiSport, si è presentato un Gigi Buffon che ha volutamente nascosto la gioia. Gigi è un tipo saggio, ma, conoscendolo giusto un po’, quegli occhi nascondono davvero tanta delusione e tanta rabbia. Lo dice pure a un certo punto:

Sono felice, ma non faccio salti di gioia… sapete perché.

Sì Gigi, lo sappiamo e perdonali se questi giornalistucoli sono costretti a mentire, a scrivere quelle vaccate tremende, a obbedire a ordini di scuderia volgari e vergognosi. Siamo un paese ridicolo, completamente scarico di elementi etici e morali. Un paese da quarto o quinto mondo civile. Abbiamo poche persone belle… fra queste Pirlo e Buffon. E con loro… di nuovo tutti sul carro, perfino coloro che oggi promuovono Bonucci…

Hai ragione Gigi e io sono perfettamente in sintonia: non riesco a fare salti di gioia.

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