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Categoria: Europe League 2010/2011

Juventus-ManCity 1-1 Avanti popolo

E’ stata una bella gara. Imbottita di panchinari e gente che cerca il riscatto, la Juve dei Giannetti e Traoré, del rientrante Grygera e del quasi esordiente Legrottaglie… mi è piaciuta. Siamo alle solite: voglia, corsa, cuore, discreta qualità. Sono tutte caratteristiche che, se mi volto indietro di qualche mese, sono clamorosamente mancate.

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E’ stata una bella sfida che ha detto come Del Piero è in grande ripresa, come il settore giovanile della Juve può rappresentare più che una risorsa d’emergenza per il futuro, come tutta quella gente che per giocoforza parte in seconda fila rispetto ai titolari sta comportandosi benissimo, dal punto di vista disciplinare e dal punto di vista della prestazione in campo. Mi riferisco appunto ai Sissoko e Legrottaglie.

Una gara che non valeva niente sul piano agonistico è stata trasformata in un ottimo allenamento. Contro un Manchester che presentava qualche seconda scelta, ma ad avercene di Johnson (a proposito: un grande provocatore!) tanto per fare un esempio.

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Il secondo tempo, in particolare, ha visto una Juve arrembante, a tratti padrona del campo e della manovra. Che, bene inteso, non è ancora fluida, ma si vede che gli allenamenti della settimana sono studiati a tavolino così come vuole la tradizione bianconera.

La perla si chiama Giannetti. Fisicamente ancora acerbo, ma bene impostato, e tecnicamente gradevole, il giovanotto si è tolta una di quelle soddisfazioni da non dormirci la notte. Gol, gol da prima punta, da attaccante vero. All’esordio, con un certo Alessandro Del Piero al fianco. Da titolare, la prima, contro il Manchester City. A me tremerebbero le gambe solo al pensiero. Giannetti si è comportato bene. Non ha avuto paura dei contrasti, ha tentato le finte e gli uno-contro-uno e ha pure segnato, rischiando poi il raddoppio nella ripresa. Paratici e Marotta hanno dimostrato in passato di saperci fare con i ragazzini, speriamo continuino questa tradizione qui a Torino.

Quasi una vittoria per prepararsi alla importante gara di domenica pomeriggio col Chievo. In dubbio Marchisio e Aquilani, ma niente paura. Per la prima volta, così come abituato dal mio mister Del Neri, non guardo alle possibili assenze, ma alle probabili presenze. E cioè a quel Sissoko che sta dimostrando, almeno nell’impegno, ma perché no anche con le prestazioni, di poter rimanere in questa rosa. E anche a quel Pepe forse troppo bistrattato da certa critica. Al rientro pure Quagliarella che farà coppia con Iaquinta, visti i 90 minuti del Capitano giovedì sera.

E allora vai Juve, non fermarti. Così mi piaci!

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Lech-Juventus 1-1 Essere o non essere incazzati

Essere o non essere incazzati… questo è il problema. Da parte mia il problema è di facile risoluzione. Nella vita puoi sempre scegliere due strade di fronte a una vittoria o a una sconfitta: perché è successo o scegliere qualcuno cui dare la colpa. Io preferisco sempre optare per la prima strada. E così farò nel giorno dell’eliminazione della Juve dall’Europe League, che definirla modesta è una volgarità nei confronti di chi questa coppa l’ha vinta.

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La Juve esce perché si è dimostrata timida e per niente coinvolta dalla Coppa. L’atteggiamento tenuto il giovedì sera (anche se ieri era mercoledì) e l’atteggiamento della domenica di campionato sono due modi distinti di concepire il calcio. Il primo non è da Juve, il secondo sì. E infatti in Europa sono arrivati 5 pareggi su 5, mentre in Campionato Del Neri ha potuto sperimentare e contare su un certo tipo di gioco.

Posto che la delusione è alta, conviene pure cominciare a pensare che l’eliminazione sia benefica per il prosieguo della stagione. Allenarsa con costanza e tranquillità evitando trasferte, viaggi e stress può essere un bene. L’obiettivo primario di questa Juve è l’accesso alla prossima Champions.

La Juve esce perché, oltre che timida, si è rivelata incapace di sostituire due uomini fin qui chiave come Aquilani e Quagliarella. E pensare di vendere Sissoko non è più una pazza idea come poteva apparire qualche mese fa. Momo in mezzo al campo rallenta la manovra e non offre qualità. Marchisio ha retto bene, ma non poteva bastare. Senza Aquilani e Melo la Juve perde il 50% della sua pericolosità. Non sa più amministrare palla e non ruggisce a dovere. Servono due piedi deliziosi là in mezzo e sono quelli di Aquilani e Melo. Marotta farà bene a cercare un centrocampista che possa dare fiato a uno dei due senza perdere troppa qualità e competitività.

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La Juve esce perché la presenza in campo di Quagliarella è determinante per il movimento collettivo della Juve. Del Piero sta tirando il fiato e vorrei vedere se qualcuno possa azzardare a criticarlo. Per 19-partite-19 ha tenuto una media voto superiore al 7, adesso ci sta un po’ di stanchezza. E non c’è il sostituto. Iaquinta è troppo isolato senza Quagliarella e comunque non gli si può rimproverare nulla.

La Juve esce perché gli esterni hanno praticamente fallito. Traoré sta cominciando adesso ad assaporare corsa e pallone. Sembra avere potenzialità dalla metà campo in su, ma in fase difensiva pecca. Considerando che ieri non aveva contro un fenomeno, si è difeso bene, ma in Serie A potrebbe non bastare. Comunque non possiamo fare altro che aspettarlo ancora un po’. Giusto un po’! Tanto c’è Grosso che a questo punto diventa fondamentale. Pepe è tornato a buoni livelli, Krasic è semplicemente bestiale, ma oltre loro non c’è più nessuno. Timido, troppo timido, poco incisivo Lanzafame. Mi aspettavo moltissimo, anche più minuti in campo. Viene da un infortunio, ma il suo apporto non può risolversi nel precampionato.

La Juve esce perché a -12 gradi io non mi alzo nemmeno dal letto per fare pipì. Io non so come funzionano le regole, ma con la tuta termica, il caffé all’intervallo e il nevischio… non credo siano le condizioni ideali per giocare una partita di pallone. E non perché rischi di perdere o pareggiare o pure vincere, ma proprio per lo spettacolo. La Juve ci ha provato, ma l’UEFA si è divertita. Contenti loro. Rispettiamo la scelta e se la fortuna ci avesse dato una mano oggi staremmo qui a parlare di impresa nell’impresa nella neve.

Ora sotto col mercato, che paradossalmente può attendere. Sì perché a destra ieri ha giocato una partita mostruosa Camilleri. Appare un ragazzotto smaliziato, pronto alla battaglia, che non tira indietro il piedino e che tecnicamente si è dimostrato molto coraggioso impostando e talvolta rischiando il dribbling. Lui e Sorensen andrebbero tenuti d’occhio perché non necessariamente occorre spendere milioni di euro in giro per l’Europa per trovare un campioncino.

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Juventus-Salisburgo 0-0 A corrente alternata?

La domanda è legittima, la risposta non è semplice. Appurato che è un conto la Juve con Melo e Aquilani e un altro conto è una Juve senza Melo e Aquilani, di fatto esiste una questione molto interessante e, al contempo, preoccupante. Questa Juve non ha ricambi. Ma lo si sapeva già. Il problema diventa grande se i titolari sono rotti (evitatemi la lunga lista) o indisponibili (Quagliarella e Aquilani, appunto). L’ennesimo pareggio in Coppa Europa è deludente e, per certi versi, una conferma del processo di crescita di questa Juve che è ancora lungo e molto tortuoso.

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La Juve scende in campo con una formazione sperimentale: Pepe a sinistra in difesa, Giandonato a centrocampo e Amauri in attacco. Sì: Amauri in attacco. Quasi Giannetti, entrato nei minuti finali, fa più di lui. Svogliato e inconcludente, poco propositivo e sempre nervoso, non fornisce appoggi né allunga la squadra. Il tempo è scaduto: a gennaio andrà via o rimarrà a scaldare la panchina. Al suo posto serve qualcuno in grado di sopportare PER DAVVERO la pressione della maglia bianconera. Per esempio Quagliarella ha dimostrato a più riprese e in modo anche decisivo di poter giocare ad alti livelli, offrendo prestazioni a tratti eccezionali grazie al suo perenne movimento, al suo sacrificio e ai suoi gol. In fondo è il compito di un attaccante, quale che sia la sua struttura fisica o il livello tecnico. Questo Amauri non lo sa più fare, almeno non a Torino. Ma il tempo è scaduto. Finisce qui la sua avventura e sarebbe un peccato vederlo ancora in rosa il prossimo anno, addirittura anche a febbraio. Occorre tornare sul mercato perché il reparto offensivo non può basarsi su Del Piero e Quagliarella per 9 mesi.

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Detto questo, che per me è il capitolo fondamentale per capire i problemi di una Juve senza Aquilani-Melo-Quagliarella, passiamo al centrocampo. Sissoko è un lottatore nato, ma il calcio è basato anche sulla qualità. Lui non ne ha tanta da offrire e perciò accanto a lui serve un ragioniere vero. Non si poteva chiedere di più a Giandonato, né poi a Buchel che è entrato o Liviero o Giannetti. E Marchisio col fiato corto aveva poche energie sul finale. Anche questo è un discorso su cui conviene spendere qualche notte in cerca di una risposta finale: rimpiazzare Sissoko con un uomo di maggiore qualità? Un secondo Aquilani?

Esauriti questi due punti io non ne vedo altri. Questi ragazzi tirano la carretta dall’inizio dell’anno e gli infortuni, traumatici per la maggiore, non aiutano. Stress, viaggi e tanto sudore. Il corpo umano ha bisogno di pause e adesso non ci sono rimpiazzi. La reintegrazione di Grosso (su cui non sono d’accordo) e di Brazzo (su cui sono pienamente d’accordo) permetterà di recuperare due pedine importanti per le fasce laterali. Ma non può bastare.

Poco felice però lanciare lo sguardo verso il mercato di gennaio. Ma altro non si può fare. Krasic e Legrottaglie si sono fermati, Lanzafame starà fuori ancora per un po’ di settimane, di Martinez e De Ceglie sappiamo già. Il quesito più preoccupante è: che garanzie dà Iaquinta nell’arco dei successivi 7 mesi?

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Salisburgo-Juventus 1-1 Vergogna

Non c’è un altro modo per definire la prestazione dei bianconeri. In realtà si potrebbe parlare di metà truppa con qualche sorpresa in negativo. Oppure si può prendere a riferimento questo match per capirne di più sulla Juve che verrà. Che questo sia un cantiere aperto non ci sono dubbi, che questa rosa possa vincere qualcosa nessuno l’ha mai detto. Chiaro, è la speranza di tutti e solo l’atteggiamento visto contro il ManCity, l’Atalanta di Milano e la grande voglia messa in campo col Lecce possono avvicinarci a qualche traguardo. Non l’arroganza e l’incompetenza andata in onda ieri sera.

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Mettiamo subito le cose in ordine. Una squadra di calcio, oggi più che mai, è composta da 20 ragazzi: possibilmente 11 titolari di grandissimo spessore e 9 comparse capaci di rimpiazzare i titolari senza alterare in negativo il valore della squadra. Ad oggi la Juve ha confermato di avere forse 10 di quei famosi titolari di livello assoluto e una panchina non all’altezza del compito. Evidente, quasi banale. Forse un concetto anche troppo duro, ma nel calcio i valori assoluti non contano. Serve tanto tanto tanto lavoro, tanto sacrificio, corsa e idee sempre fresche e magari nuove. Uno dei giocatori più amati degli ultimi anni si chiama Sissoko, ma da quest’anno è soltanto uno dei suoi tanti fratelli travestiti da Momò: questo qui non è Momò Sissoko, ma un suo cugino, chissà. Opaco e nervoso, lento e maldestro. Non è mai stato un regista, ma un guerriero vero sì. E per queste sue caratteristiche, cioè corsa e combattività, lotta e forza, è entrato nei cuori dei tifosi. Ma così non va. Senza Felipe Melo (ieri afflitto dal morbo che ha coinvolto l’intera squadra) e Aquilani il centrocampo di Del Neri perde tutto. Senza Krasic la Juve non riesce a pungere. Ciò significa che servono rinforzi, di pari livello ai tre titolari appena citati.

C’è poi un problema Quagliarella. Fabio il napoletano, quando chiamato in causa, corre e si sbatte come pochi, è sfacciato nel tentare certe giocate e a volte ci riesce, copre e attacca, rilancia e rientra. Con Iaquinta out la Juve soffre seriamente là davanti. Perché Amauri è in ripresa, ma una lentezza così nel rientrare in forma, mentalmente e fisicamente, proprio non ce lo possiamo più permettere, e Del Piero è troppo solo e da solo non può risolvere tutte le partite.

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Serve riflettere sul nervosismo del Capitano e sulla risposta di Del Neri ieri nel post-partita: problemi tattici. Del Piero era costretto a saltare uno, due e tre avversari e si ritrovava senza compagni cui passare il pallone. Costretto a indietreggiare fino al centrocampo per ottenere il possesso palla. Ali inesistenti, incursioni di Marchisio e Sissoko insufficienti. Amauri troppo fermo e nervoso. Così, signore e signori, non va. Occorre continuità e tanto lavoro. Andare a corrente alternata non è da Juve e non aiuta a crescere come squadra.

Capitolo ali. Tolto Krasic e praticamente assolto Lanzafame, inutilizzato fino a qui e vittima di un infortunio che non ci voleva, la Juve non ha esterni. Simone Pepe, dopo un avvio scoppiettante, si è improvvisamente intristito: che succede? Calo di forma? Già a fine ottobre? Martinez è semplicemente imbarazzante: un esterno che non punta e non salta un avversario è ridicolo e fuori luogo; che gira su stesso perdendo due minuti per tentare la manovra non è da Serie A; che perde palloni a valanga non è da Juve. Se per Pepe la soluzione è semplice, per Martinez non riesco a capire la via d’uscita: occorre un acquisto serio e occorre accantonarlo da qualche parte. E’ già la terza o quarta volta che si ripete questa situazione, vuol dire che il problema è serio e va risolto. Probabilmente è l’unico acquisto sbagliato della gestione Marotta: va bene così, ci metterei la firma per sbagliare un acquisto su dieci.

Adesso c’è il Bologna, col rientro di Aquilani e Quagliarella e Melo titolare. Poi c’è il Milan. O si danno una svegliata o Marotta farà piazza pulita già a gennaio. Questo è poco, ma sicuro. Col beneplacito della tifoseria. Per una volta: tutti uniti. Almeno fuori dal campo.

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ManCity-Juventus 1-1 Il pareggio perfetto

Cominciamo a chiarire il titolo. E’ evidente che dalla Juve ti aspetti la vittoria, sempre e comunque. E’ evidente che il Manchester che avevi di fronte non era lo United, ma il City, per di più con Mancini Il Piagnisteo in panchina. E’ vero tutto, come è vera la situazione in cui versa la Juve. Senza premettere la realtà effettuale dei bianconeri si fa fatica a giudicare in modo giusto ogni partita e ogni evento.

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E’ un buon pareggio quello che esce fuori dal match con gli inglesi. Vuoi perché negli ultimi 15 anni in Inghilterra la Juve aveva subito sonore batoste, vuoi perché questa Juve è un cantierone sempre aperto, vuoi perché Del Neri aveva in panca il solo Giannetti come punta di riserva e in campo due rientri col dubbio come quelli di Martinez (insufficiente, ma non solo ieri a questo punto) e De Ceglie (mostra i primi sintomi di personalità da Juve, ma paga un errore, il solito, in fase difensiva: perdonabile, ma solo per questa volta). Vuoi pure per quello strano senso comune che voleva la Juve sommersa di gol contro Tevez e compagni.

E allora i bianconeri sfoggiano una prestazione gagliarda: sempre in partita, benissimo nei primi 20 minuti fin quando le gambe reggono, molto bene nei restanti 70 minuti dove hanno espresso grande umiltà e grande combattività. Manninger non ha praticamente mai rischiato, al di là di un colpo di testa al buio di Barry finito sul palo. Ma anche Del Piero e Iaquinta non sono stati meno, e così scopri che a fine match è la Juve quella a recriminare: un rigore che c’era, uno che ci poteva anche stare, due punizioni di Alex Magno e un tiro finale a lato di Sissoko.

La sorpresa più gradita è Grygera, simbolo di rinascita di una Juve che sta trovando equilibri e ritrovando il carattere proprio della storia bianconera. Inferiori a nessuno, figuriamoci alla banda di Mancini, apparsa un collettivo di figurine dove qualcuno ha realmente le idee da vincente (leggi Yaya Toure e Tevez) e qualche altro ha solo la speranza di esserlo (Silva e Johnson, quest’ultimo un sinistro delizioso costretto a destra). Il secondo tempo ha visto la Juve molto bassa, ma il ManCity non hanno mai realmente fatto paura. Pochi tiri, tanto giro palla, ma spazi chiusi e contrasti vinti.

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Altra sorpresa gradita è la prestazione di Sissoko. Il maliano finalmente fa girare le gambe in simbiosi con una testa da lottatore. I piedi sono quelli che sono, ed è per questo che serviva forse più Aquilani di Marchisio: il Principino è apparso in ritardo di condizione, ma la sua prova è comunque ottima. Sissoko, quindi, anche meglio di Touré e Vieira per efficacia delle giocate. In ombra Krasic, apparso terreno più che marziano anche se ha ancora mostrato di avere classe superiore rispetto ai pari grado.

Bene Del Piero: non avrà lo spunto di un ventenne, ma la sua testa gira più veloce di tutti gli altri. Fatica e lavora sporco, come mai si era visto e le sue uscite sono sempre utili, quasi decisive: due punizioni, un paio di aperture lodevoli e tanto possesso palla per spezzare il ritmo avversario. Ok capitano, ma non affaticarti troppo.

Il migliore in campo è Iaquinta. Si batte e si sbatte come pochi, con un cuore enorme e un fisico che incomincia a incendiarsi. Il gol è meraviglioso e pazienza se qualcuno cercherà pecche altrui. La botta è eccezionale, l’idea di puntare il secondo palo è ottima, quella palla che rimbalza violentemente davanti il portiere è maledetta. Uno a zero, terzo gol in questa stagione, in appena 240 minuti giocati. Praticamente uno a partita: dove firmo perché tale media rimanga inalterata fino a fine stagione?

Menzione particolare per Bonucci (all’esordio assoluto in una grande gara) e per Chiellini. I due centrali finalmente si parlano e rimangono concentrati. Adebayor e Tevez, poi gli inserimenti di Barry e i cross di Johnson, sono clienti scomodi e pericoli costanti: tutti respinti al mittente. Il gol subito non è certo colpa loro, quanto piuttosto dell’immobilismo di De Ceglie. Vizio da correggere, perché non sempre si troverà la via del gol. C’è ancora un po’ di tempo, ma i margini di miglioramento sono ampi e fanno ben sperare. Buon lavoro, Juve. E già oggi si torna in campo: a Napoli, davanti al Giudice Casoria si riapre il processo Penale anche detto Calciopoli bis. Partita già ampiamente vinta e da cui le persone per bene si aspettano certi risultati. Perché la dignità dell’uomo viene anche prima di certe cifre e trofei!

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Juventus-Lech 3-3 Follia pura

Davanti ai propri tifosi, al debutto europeo, una di quelle gare da non sbagliare, la Juve mostra tutti i suoi limiti. E paradossalmente mostra pure enormi potenzialità, la maggior parte delle quali inespresse. Chissà fino a quando. Gigi Del Neri è chiamato a un lavorone: inculcare nella testa dei giocatori che quando si indossa quella maglia occorre sacrificare molto di più che qualche minuto di corsa, qualche calcio al pallone e tanta buona volontà. Se giochi per la Juve tutto ciò non basta, ammesso che sia sufficiente in generale.

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La Juve fallisce, di brutto, l’esordio europeo. Da tre partite, ormai, non vince e pare aver compiuto significativi passi indietro rispetto ad un inizio di stagione promettente. Quali sono i motivi? E’ la domanda che sento pronunciare più volte in giro. Una risposta plausibile, non certo giustificante, è il fatto che il gruppo è andato formandosi soltanto negli ultimi giorni di mercato, quando cioè erano passati i 45 giorni di preparazione. Quindi inserimento più difficoltoso per i nuovi (Aquilani, Quagliarella, Krasic), certezze venute a mancare (il possesso palla di Diego e la ferocia di Trezeguet), brillantezza andata a male (Motta, Lanzafame, Sissoko).

La Juve andata in scena ieri sera è soltanto un prototipo negativo di quella che potrebbe essere. Se si attacca, con Melo e le ali a supporto degli attaccanti, allora è tutto ok e i gol comunque arrivano (6 in due partite). Ma la fase difensiva è carente sotto tutti i punti di vista: il centrocampo non fa filtro, i centrali sono sempre scoperti e i terzini avrebbero bisogno di ossigeno.

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Preoccupa De Ceglie il cui apporto non può certo essere in stile robot: ha 24 anni, ma ha pure due soli polmoni e questo ragazzo non si ferma dai primi di luglio. Stesso discorso per Motta, che certo deve migliorare quando difende, perché quando spinge è ficcante ed efficace.

Occorre lavorare sulla coppia Marchisio-Felipe Melo perché al momento è quella che pare la più affidabile. Sissoko è troppo distratto: mercato? Condizione insufficiente? La titolarità è una parola riservata soltanto a pochissimi nella storia bianconera, certo non può essere legata a Sissoko. Il brasiliano invece è la più bella sorpresa di questo inizio di stagione: poche sfuriate, pochi palloni persi (anche se contro la Samp uno poteva risultare decisivo per gli avversari e contro il Lech ha commesso un inutile fallo da rigore), e tanto tanto lavoro. E’ più sereno mentalmente, benissimo in interdizione e bene quando attacca. Ritrovato, ma deve ancora migliorare e con Del Neri ha tutto il tempo per crescere.

Gli elogi per Capitan Del Piero, pallidissimo domenica, brillante ieri sera, a dimostrazione che a 36 anni devi sceglierti la partita e non puoi giocarle tutte, si sprecano. Il terzo gol è una di quelle perle, per giunta di sinistro, il piede teoricamente più debole. Ma non è il gol a regalargli un voto alto, piuttosto la prestazione complessiva. Anima e motore di una Juve che certamente non gli si addice. Corre, recupera, imposta, lancia e si lancia, segna pure regalando due assist. Che altro? Gli serve come il pane una prima punta pesante, come lo era Trezeguet, come potrebbe esserlo Amauri o Iaquinta, non certo Quagliarella.

I dubbi tattici di Del Neri richiedono ancora un po’ di pazienza. Le ali cominciano a carburare, soprattutto Krasic che pian piano troverà i giusti equilibri tattici: le potenzialità non gli mancano di certo. Pazienza, già, ma quanta?

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