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Categoria: Giorno per giorno (pagina 1 di 63)

Troppo caos: mettiamo ordine in casa Juve

Il sole dà alla testa. Addirittura prima dell’inizio della stagione in tanti si sono scatenati su fantasiosi bilanci sulla Juventus, in sede di calciomercato, in sede tattica. Quando non puoi attaccarla sul campo, solitamente si preferiscono altri terreni.

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Mettiamo ordine.

Delirio dei tifosi, almeno quelli che salgono sul carro

In troppi sono saliti sul carro, negli ultimi anni. Scendendo quando gli pareva, per poi risalirci a trofeo alzato. Capita, ma il tifo vero è altra cosa. Soprattutto non si capisce, a leggere i social, su quali basi molti tifosi utilizzano formule violente e negative. 6 anni pazzeschi, cominciati con Conte e Pirlo dopo due settimi posti, poi il ciclo di Allegri. Come se tutto fosse normale, il che da un lato racconta della forza spropositata di Agnelli, Marotta e Paratici nella costruzione di un management che ha saputo unire risultati sportivi con quelli economico-finanziari.

Il dolore per le Champions smarrite per personalità e fiato è forte, ma non può annebbiare la ragione. Anche se c’è qualche paura di aver sprecato fin troppe cartucce.

La prova del tempo

Per esempio la paura del tempo che è passato. La cara vecchia BBC ha compiuto 6 anni. Stessi anni che Buffon ha aggiunto al suo curriculum e alla sua carta d’identità. Proprio per questo la Juve sta cercando di lavorare per una migrazione rapida verso generazioni nuove di fenomeni, ma è molto complesso. A questo servono gli investimenti su Rugani e Caldara, poi Spinazzola e Mandragora, quindi Schick l’ultimo arrivato.

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Ama dire Lippi del suo ciclo bianconero che “cambiavamo tanto, ma lo zoccolo duro restava sempre e questo la gente lo dimentica”. Ecco, sembra il leit-motiv di questa Juve e di queste sessioni di mercato.

Supermercato: argenteria e ferro

E anche questa è una sessione particolare. La memoria del tifoso è selettiva, anche corta, alle volte finge proprio di dimenticare. Marotta e Paratici sono gli artefici delle più grosse plusvalenze bianconere. Così come sono gli artefici di alcuni colpi che hanno permesso questi 6 anni pazzeschi. Lavorano, lo hanno dimostrato, con grande serietà, e con altrettanta attenzione agli indici di bilancio. Siamo in Italia dove gli stipendi pesano il doppio rispetto agli altri Paesi, e dove i fatturati si fa più fatica a raggiungerli. La Juve è l’unica squadra italiana proiettata, da anni, verso il futuro dove già abitano i top club mondiali. Stadio, marketing, programmi di espansione, ritocco al brand, Museo. Senza dimenticare il campo.

L’anno scorso fu il colpo Higuain a incendiare l’amore dei tifosi, e le speranze. Quest’anno?

Probabile si riesca a chiudere ciò che più serve: un paio di ali per far volare il modulo di Allegri e permettere alla rosa di non arrivare all’ultimo match con le mani sui fianchi, poi un rinforzo decisivo a centrocampo dove servono muscoli e piedi delicati, quindi ritocco in difesa e sulla fascia destra dopo l’abbandono di Dani Alves (e l’incognita di Lichtsteiner su cui grava un odio ingiustificato). A conti fatti possiamo spendere fino a 130 milioni di Euro, non contando le entrate da cessioni nessuna eccellente (per fortuna).

Sfumato Tolisso, c’è da ammettere che la Juve prima di scegliere prende tempo. Anche fin troppo tempo, ma i parametri di scelta e gli indici di valutazione sembrano essere più complessi di quelli del singolo del tifoso appiccicato su YouTube o col giornale in mano.

Pazienza. Ci hanno portato fin qui. Ci porteranno anche più lontano.

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La Juve va, in quale Porto si fermerà?

Dal cambio di modulo, dettato dalla tragica notte di Firenze, la Juventus ha beneficiato in tutto e per tutto: i migliori in campo, più spettacolo, un solo subito, più presenza di Higuain.

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La rotta verso il Porto, che è in realtà la rotta verso un sogno più grande, forse ingombrante, è stata pianificata con arguzia e ingegno, difficilmente sperimentata dall’incoscienza di una sconfitta. Il fascino della soluzione trovata una mattina di gennaio comunque resta.

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In Champions serve qualità, e la Juve l’ha schierata tutta quanta. Tutti gli attaccanti, con Cuadrado e Pjanic, senza rinunciare a Dybala né a Mandzukic. Fuori concorso Higuain che lì davanti ha cominciato a seguire ritmi da fenomeno del gol.

In Champions serve qualità e Allegri adesso ne ha tanta. Se il 3-5-2 strozzava la fluidità di gioco, questo 4-2-3-1 alimenta le potenzialità offensive del team bianconero. E paradossalmente ha permesso di ritrovare equilibri di squadra, quindi difensivi, da 1 gol in 7 gare.

Adesso c’è la prova Europa, contro un frizzante Porto. Modulo che non si tocca, nonostante lì davanti nessuno ha mai davvero rifiatato. Modulo in cerca di conferme europee dove la questione della debolezza delle avversarie italiane può finalmente trovare risposta pratica.

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Juventus. Critiche eccessive. Critiche costruttive. Critiche gratuite.

Facciamoci a capire (come diceva un tizio): le critiche costruttive sono ben accette, quelle eccessive e gratuite fanno invece parte del gioco (degli antijuventini).

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Partiamo da queste ultime.

Che la Juve non stia giocando un grande calcio è lapalissiano. Poi però dovrebbe valere un minimo di senso oggettivo. Allegri è primo in campionato, a più di due partite di vantaggio sulla seconda. E’ primo pure in Champions, con la qualificazione in tasca. Non un bel gioco, ma i risultati parlano molto chiaro.

E andiamo alle critiche costruttive.

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La Juve è la Juve, e dopo questi cinque anni di dominio assoluto in Italia e una crescita costante in Europa, alla luce del calciomercato estivo, ci si aspetta ulteriore crescita. In un certo senso lo pretendiamo. Perché vogliamo crescere e non ci accontentiamo di dominare in Italia.

Premesso questo, le critiche sono rivolte alla qualità del gioco. Inutile dire che anche le assenze registrate, con gli uomini che abbiamo comunque a disposizione si dovrebbe fare di più. Non riusciamo a scrollarci di dosso il 3-5-2 né a sperimentare altre soluzioni. Manca il trequartista, manca il regista, in realtà manca una manovra fluida.

Il tutto perché esiste una paura: il rischio di assuefarsi al livello mediocre italiano e non crescere in Europa dove serve più coraggio e più qualità nel gioco.

La sensazione è quella dell’attesa: attendere che la forma migliori, attendere il rientro degli assenti, attendere che Pjanic si sblocchi, che Hernanes diventi un top player, che prima o poi tanto si segnerà.

Conclusione. Se con tutti questi problemi siamo primi, allora cosa accadrà quando li avremo risolti?

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Ceccarini ci trolla nel 18° di Iuliano-Ronaldo

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Ci siamo: l’evergreen interista più famoso di sempre diventa maggiorenne!

 

In tutti questi anni si è sempre parlato di quest’episodio, spesso a sproposito, si è arrivati alle interrogazioni parlamentari ed alla solita annuale e ripetitiva intervista a Gigi Simoni prima di ogni confronto tra Juventus e Inter.

 

So che non dovrei parlarne, perché già lo feci tre anni fa. E risulterei ripetitivo. Ma, dopo aver letto quel che sto per riportare, e considerando che la Farsa del 2006, avvenuta appena dieci anni fa, si poggiava anche su questo plinto, debbo ritornarci.

 

Qualche settimana fa, mentre leggevo pagine arretrate di una discussione sull’Inter, all’interno di un noto forum bianconero al quale, però, non sono ancora iscritto, ho trovato, ad un certo punto, un’intervista a Ceccarini (la terza, a quanto mi risulta: le prime due erano del 2 agosto 1998 e 20 aprile 2009) datata 2 marzo 2016, rilasciata, dunque, alla vigilia di Inter-Juventus di Coppa Italia (nella quale, ahinoi, abbiamo fatto una figuraccia, quasi resuscitando i nerazzurri).

 

L’intervista è de ‘Il Tirreno’ ed è qui riportata da Calciomercato.com, e la ripropongo per intero:

 

L’arbitro Ceccarini: ‘Ronaldo-Iuliano? Dovevo fischiare punizione per la Juve’

 

02 marzo alle 15:09

Questa sera sarà ancora Inter Juventus e Il Tirreno ha intervistato l’ex arbitro Piero Ceccarini, colui che arbitrò la sfida di Serie A di 18 anni fa resa celebre dal famoso episodio che ha visti coinvolti Ronaldo Iuliano: “In diciotto anni ho parlato in modo chiaro solo due volte di quell’episodio, questa è la terza. Simoni mi tira sempre in ballo nelle sue mille interviste, mi attacca e dice cose da querela”.

NON RIGORE, PUNIZIONE PER LA JUVE – “Se darei quel rigore? No, neanche sotto tortura. Purtroppo su internet girano alcuni articoli nei quali sembra che io abbia ammesso l’errore, ma purtroppo certe frasi sono state mal interpretate. Dalle immagini si vede chiaramente che Ronaldo va su Iuliano, non viceversa: lo juventino cade infatti all’indietro, dato che riceve un corpo in corsa. Io ero in campo, a pochi metri. L’intenzione del difensore è di interrompere la corsa dell’attaccante, che però sposta la palla e non la segue. Iuliano è fermo al momento del contatto, su questo non ci sono dubbi. A Pagliuca dissi che nel basket sarebbe stato un fallo di sfondamento. Guardi, forse avrei dovuto fischiare una punizione a favore della Juventus“.

Fonte Calciomercato.com

 

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Appena ho letto questa intervista, devo ammettere che ho subito pensato ad un falso, messo in rete da qualche troll per farci abboccare. Il che, anziché contrariarmi (come sarebbe nello scopo del troll), mi fa ridere.

 

Ma l’intervista, su quel sito, c’è per davvero. Verrebbe da chiedersi, ordunque, al decennale di Farsopoli (ricordiamoci il giustizialismo giornalista della Gazzetta…), e venuti al corrente della nuova classifica stilata da ‘Reporters Sans Frontieres’ (l’italia giornalistica è settantasettesima), quale delle tre interviste abbia riportato integralmente le parole dell’ex-arbitro, e quale sia il metodo usato (francamente, lo ignoro): le testate che vanno a tirare fuori le parole dalla bocca dell’intervistato hanno anche registrazioni video/audio, o trascrivono tutto ‘a memoria’? Nel secondo caso, specie quando si deve trascrivere in post-produzione per pubblicarlo online o su carta, è uno scherzo travisare cosa ha detto l’intervistato.

 

Mi piacerebbe sapere, a questo punto, cosa disse, realmente, Ceccarini al corriere della Sera nel 1998 e nel 2009 a Sportmediaset (l’intervista in cui parlò di ostruzione e punizione a due in area).

 

Ora, se lo dice l’arbitro che era lì, a due passi, che un episodio del genere è un fallo in attacco e non un rigore, tra l’altro confermando che è l’attaccante ad andare addosso al difensore, cosa ci vuole, da parte degli interisti, e di quelle testate che intervistano Simoni due volte all’anno, ad ammettere che si è presa una grossa cantonata e che sarebbe ora di finirla qui?

 

Ricordiamo ancora una volta questo fattaccio, diventiamo petulanti e ripetitivi pure noi:

 

Ronaldo riceve palla da Zamorano (il quale avrebbe dovuto finire la partita almeno una decina di minuti prima, per un fallo di reazione), mentre questi è contrastato da Birindelli, vede Iuliano e sposta la palla alla propria destra. Avviene lo scontro.

 

Da sempre, la tesi degli interisti è: Iuliano si disinteressa della palla e va addosso a Ronaldo. E via con solo l’inquadratura televisiva principale, che fa sembrare il tutto una tragedia (in realtà, la prospettiva è parecchio distorta). Sbagliato! Iuliano sta seguendo proprio il movimento della palla, vede Ronaldo che la sposta, allarga le braccia, si gira a vedere il pallone e frena la corsa. Non solo: da un’inquadratura di bordo campo, spalle a Iuliano, si vede un accenno di movimento verso sinistra da parte del n° 13 bianconero. Quindi, non solo frena la corsa e segue il movimento del pallone, ma vi è pure l’intenzione di andare proprio verso la sfera (la poteva proteggere o spazzare, qualora vi fosse potuto arrivare) una volta in vantaggio sull’attaccante avversario. Ma la distanza è ravvicinata, Ronaldo gli arriva addosso. Da lì, appunto, la caduta all’indietro, mentre il brasiliano pare avesse scattato o compiuto un salto, prima dello scontro. In secondo luogo, il ‘fenomeno’ cade leggermente più in ritardo di Iuliano e in maniera un po’ più forzata. Il fallo lo commette Ronaldo. Un fallo in attacco, nulla di eclatante. E, data la dinamica, lasciamo perdere il fatto che, a logica, se fosse vera l’interpretazione degli interisti, sarebbe dovuto succedere esattamente il contrario! Ceccarini ha visto proprio il fallo da parte dell’attaccante. Non ci sarebbe da discuterne ulteriormente, se non fosse per chi montò il caso e portò in Parlamento un episodio calcistico, il cui scopo è facile da immaginare: distogliere l’attenzione dai problemi veri attraverso il calcio.

 

In un Paese Normale, dotato di una vera Cultura Sportiva, dopo la bellezza di diciotto anni, non ci si ricorderebbe più di un episodio del genere. Chi volesse consultare i tabellini e i risultati lo farà per scoprire i numeri di quel campionato. Al limite, se volesse guardarsi la partita, non credo si impressionerebbe granché o tirerebbe fuori “Il rigore più scandaloso del secolo e della galassia non dato” per fare “giustizia” e dare ai perdenti uno scudetto mai vinto sul campo.

 

Già, in un Paese Normale. Evidentemente l’Italia non lo è…

 

Ci sentiamo fra due anni, al ventesimo compleanno, per chiarire, ancora una volta, che questo non era rigore, e che affermarlo non vuol dire essere “talebani juventini”, come asseriva qualche lettore non-juventino nel vecchio articolo riguardante questo episodio.

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L’infortunio di Marchisio scombina il calciomercato

L’infortunio che scombina i piani?

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Il knock-out di Marchisio è un colpo basso al morale, alla rosa, all’undici titolare… e anche al mercato che adesso va ridisegnato.

Partiamo da un concetto semplicissimo, espresso con forza e con eleganza da Allegri durante la conferenza stampa pre-Lazio: “resto con piani di rafforzamento”. Traduciamo noi.

La Juve ha perso un’occasione importante in Champions quest’anno, dove la strada era forse agevole verso un’altra sorpresa. In Italia sembra non esserci storia, perciò il focus è quello di un rafforzamento generale verso il futuro.

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Ciò significa che è necessario mantenere i campioni, ed aggiungerne di nuovi.

Probabilmente in attacco dove serve un top player, oltre allo sforzo di tenere Morata vanificando la recompra madridista o il compra delle inglesi. Cavani è una mezza assurdità per motivi squisitamente finanziari.

Sicuramente il rinforzo serve a centrocampo dove Asamoah non da certezze, Khedira va centellinato, Cuadrado è complesso da tenere… e Marchisio è infortunato. Lemina crescerà, ma intanto serve una sicurezza che non è nè sarà Hernanes. Un regista di grande carattere e classe tale da non far rimpiangere Marchisio e aggiungere qualità.

Da sciogliere il nodo trequartista: Allegri lo vuole, Marotta lo cerca. Ma proprio la necessità di un regista imporrà una riflessione sul budget da destinare a questo o quel ruolo.

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Avversari tutti: stiamo arrivando

Stiamo arrivando. È quello che dicono in ogni parte d’Italia i tifosi bianconeri, alla luce del recupero poderoso in classifica. Vetta ancora lontana, ma non troppo lontana.

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La chiave è la continuità. Se Allegri riuscisse a eliminare i cali di tensione e riportare la ferocia che ha contraddistinto gli ultimi cinque campionati bianconeri, allora nulla sarebbe precluso.

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I giovani crescono, i vecchi tengono. In un mix esplosivo di energia ed esperienza che al gruppo fa bene. E fa bene alla classifica. Mentre gli avversari sembrano accusare questo rientro. Si spiega anche così il nervosismo di MaSarri al Napoli, e il richiamo a un qualche tipo di complotto di Mancini.

Tutto sembra tornare alla normalità.

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Juve: da innaMORATA a smeMORATA?

Domani c’è il Palermo. Occhi puntati su Dybala, per questioni affettive. Occhi puntati pure su Mandzukic, per capire se la partita col Manchester è un inizio o un episodio.

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Significa che i riflettori su Morata si sono spenti. O quasi. Dalla quotidiana domanda “ma il Real eserciterà la clausola di recompra?” al dubbio insinuato “ma Morata tornerebbe volentieri al Real?”. L’unico dato certo è che, modulo o non modulo, il ragazzo è in un periodo no.

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Lontano dalla porta, poco campo, scarsa efficacia di realizzazione. Che è successo al ragazzo d’oro che nella prima parte del 2015 aveva letteralmente scalato le gerarchie dell’attacco bianconero?

Recuperare Mandzukic sarebbe perfetto, ma recuperare Morata sarebbe l’ideale, anche solo per ragioni di prospettiva.

La sensazione è che però si sia incrinato il rapporto fra l’attaccante spagnolo e il tecnico livornese. Anche l’ultima dichiarazione del tecnico appare come un messaggio, per nulla velato, a certi atteggiamenti del ragazzo che francamente non conosciamo. E francamente tutto andrebbe risolto per il meglio, alla svelta.

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#FinoAllaFine

A caccia del terzo risultato utile consecutivo, con in mezzo un pareggio. Vale a dire: 7 punti in tre gare la Juve non li ha ancora fatti. Torino, Champions, adesso Empoli.

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Questo dà l’idea della stagione bianconera, fra conferme sperate e delusioni inaspettate. Cavalcando moduli tattici sempre diversi, ricercando una identità di squadra smarrita.

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Ma è tempo di accelerare, a causa di avversari che comunque hanno maturato un ritmo differente. Le partite diminuiscono, e l’impresa del quinto titolo consecutivo che sembrava cosa fatta, appare sempre più improbabile. Tanto che l’obiettivo è ormai quello dell’accesso alla prossima Champions.

Non doveva accadere. È accaduto.

Adesso avanti, #FinoAllaFine

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Vincere o perdere, l’importante è farlo da uomini

Vincere o perdere, l’importante è farlo da uomini.

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E’ la sintesi di ciò che serve alla Juve. Parole, nel tentativo di concretizzarle in alcuni fatti. Rispettando i valori che quella maglia e quei colori rappresentano. Poi è calcio.

E’ calcio, uno degli sport più belli al mondo, capaci come pochi nel scatenare emozioni fortissime e contrastanti. Il fascino di quei calci che a volte si trasformano in esplosioni di gioia per un gol segnato, o profonda tristezza quando la rete a gonfiarsi è quella della squadra per cui tifi.

Vincere o perdere, l’importante è ritrovare la dimensione che contraddistingue la Juve da oltre 100 anni. Impegno e dedizione da ritrovare, con la logica conseguenza che l’unico risultato possibile sarà ritrovare anche i risultati in campo.

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La confusione tattica ha portato a una clamorosa perdita di identità: va ritrovata.

La scarsa efficacia sotto porta sta vanificando tutto il lavoro di costruzione di palle gol: va potenziata.

Impegno, corsa, equilibrio mentale, ferocia agonistica: sono tutto ciò che vogliamo vedere questo pomeriggio.

Vincere o perdere: l’importante è farlo da uomini.

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Lo scossone che serve alla Juve

Allegri non è in discussione, ma la stagione non può essere fallimentare.

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Al di là della solita voglia di vincere sempre, questa Juve non può permettersi di non centrare alcuni semplici obiettivi stagionali, quali i quarti di finale Champions e la qualificazione diretta alla prossima Champions. Per motivi puramente di bilancio e di sponsorship, oltre che puramente sportivo.

Nell’anno del record di fatturato, la campagna di calciomercato non poteva essere sbagliata e invece così sembra. Così come la competitività della rosa non doveva essere messa a rischio, e invece accaduto. Così come sembrava aver riaperto un nuovo ciclo e così non è, a oggi.

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Strategie errate, valutazioni errate. Pogba che non è un leader, Allegri che è in confusione, giovani troppo inesperti, vecchia guardia insufficiente a mantenere inalterato il dominio degli ultimi anni.

Lo scossone del cambio di panchina produrrebbe più problemi che soluzioni, a meno che Allegri non propenda per il suicidio nelle prossime tre partite.

Serve identità, serve ripartire da chi è in grado di dare tanto a questa maglia, e servono intuizioni per raddrizzare una stagione fin qui clamorosamente deficitaria. Serve tutto questo. Serve subito.

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