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Categoria: Giorno per giorno (pagina 2 di 63)

Se Agnelli, Allegri e Marotta hanno (forse) ragione

Se Agnelli, Allegri e Marotta hanno ragione.

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Nedved vice presidente, poi tanti concetti corretti nell’ultima conferenza aziendale. Fin troppo per poter prenderli a riferimento per vuote critiche.

1) La Juve non ha giustificazione per il 14° posto. Vero. Non può averla, tanto è vero che le critiche su assetti tattici e scelta dei titolari e dei cambi sono state mosse, anche correttamente. Il problema è sistemico: rinnovamento da una parte, incapacità di superare i problemi di rinnovamento dall’altra. Il perno della discussione è la gestione del mercato: darà forse i suoi frutti fra un anno, o due, ma nel 2015/2016 sembra dura.

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2) Gestione Dybala: chi i bonus, chi le scelte. Il minutaggio è matematica, quindi poco opinabile. Dybala ha giocato più di tutti. Corretto Allegri. Molto poco la solita critica che vede in questo caso un espediente perfetto per demolire le certezze bianconere. Scelte editoriali. Molto più sereno, come in questo blog, contestare la qualità dei minuti di impiego di Dybala. La speranza è che Allegri ottenga gli stessi risultati con Morata l’anno scorso.

3) Hernanes non è un fenomeno, parola di Marotta (e non solo). Sorge quindi spontanea la domanda: perché l’hai preso, caro Beppe? L’idea non detta da Marotta e dalla Juve è che Hernanes doveva fare da chioccia (insieme a Khedira) ai numerosi giovanotti arrivati sul mercato, andando a rinforzare l’asse dei senatori. Scelta azzardata, poco azzeccata, davvero discutibile. Soldi buttati al vento.

4) Su Calciopoli non cambiamo idea, ha detto Allegri. Perculando pure Gazzoni sulla richiesta di risarcimento, e facendo intendere che si attenderà ancora per decidere la mossa. Ormai la partita è persa: o si hanno le palle per fare giustizia (fare e non richiedere), o abbiamo regalato oltre 5 anni a tutto il movimento antijuventino che ci ha calpestato più e meglio dei loro più perversi desideri.

Detto questo, oggi c’è il campo. Natale è vicino. La vetta lontana.

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Juventus: continuità cercasi

Bologna vuol dire continuità. Deve voler significare continuità, altrimenti questa sarà la stagione più incomprensibile della storia bianconera.

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Morata e Dybala hanno letteralmente dichiarato amore reciproco in un’intervista, a significare che i due ragazzi stanno cercando un’intesa ancora molto lontana, e certamente ostacolata dai continui cambi di rotta e di idee dal punto di vista tattico e di formazione.

Il rientro di Khedira può rivelarsi più che prezioso, in attesa di quello di Marchisio e dell’eventuale conferma di Lemina. A quel punto la Juve avrà un centrocampo interessante, con il dubbio Hernanes e la variabile Pereyra più adatta per il terzetto d’attacco o per il ruolo di trequartista. Sturaro resterebbe alla finestra, in attesa di ritrovare identità e prestazioni di alto livello.

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Allegri è chiamato a trovare prima, garantire poi, una continuità di risultati finora mancante. Troppo importante per cominciare a scalare una classifica che soffrirà degli alti e bassi delle pretendenti al titolo, e per continuare a ingrossare il curriculum di potenza europea.

Trovare e garantire continuità significa dare una identità di gioco e di uomini a una Juve troppo orfana delle personalità di Vidal, Pirlo e Tevez. Identità di uomini, prima che di fenomeni tecnici. Ciò che Khedira ha rappresentato contro il Siviglia, tanto per intenderci.

C’è il Bologna. Poi la pausa internazionale e poi si riprende con Inter e Champions League. Il risultato atteso in queste, e in tutte le altre sfide che seguiranno, è soltanto uno. Per blasone, per potenzialità, perché alla Juve vincere è tutto ciò che conta.

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Uomini su cui contare: la Juve è aggrappata a questi

Gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà: sembra il mondo Juve, parafrasando Sciascia. Noi tifosi, al momento, siamo il quarto tipo.

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Scherzi e narrativa a parte, i bianconeri devono nuovamente ripartire, almeno trovare una cuadratura che sembrava tale con alcune pedine al posto giusto.

Se Hernanes è un problema da regista, Lemina risulta invece perfetto per agire davanti la difesa: capacità di pressing, alta aggressione, numero impressionante di recuperi palla. Non ha la qualità di Pirlo (lo vedrebbe pure… Bocelli), ma le caratteristiche sono quelle giuste. Ai suoi lati devono agire Pogba e uno fra Sturaro e Pereyra in attesa dei recuperi di Khedira e Marchisio.

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Il 4-3-3 appare imprescindibile per garantire copertura, e qual giusto sintomo all’offensività di cui una Juve poco cinica ha assoluto bisogno.

Cuadrado e Morata sono i soli a poter indirizzare la Juve verso la rete, insieme a un Dybala per il quale bisogna uscire da un equivoco: il ragazzo deve crescere (d’accordo con Allegri), ma è l’unico che ha tiro, sfrontatezza nel dribbling e quella pericolosità necessaria per chi d’ora in avanti può sbagliare poco e concederà tanto. Aspettando Mandzukic, Zaza dovrà fare la sua parte. Ma tenere in panca Dybala appare azzardato, irrispettoso per il mercato, irriguardoso verso una delle poche pedine di qualità di questa squadra.

Cosí come appare strano, a tratti sconvolgente, la scarsa maturità di Pogba che si è fatto schiacciare da responsabilità che si è preso (ha chiesto lui la 10), gli hanno dato (gli hanno concesso la 10) e gli hanno chiesto (ci aspettavamo un salto di qualità del ragazzo). Evidentemente deve crescere ancora tanto, e allora Allegri e la società devono ora lavorare al contrario per scaricarlo da un peso che non può reggere, e farlo tornare ai livelli che conosciamo. Altrimenti diventa inutile, perfino controproducente se alla semplicità contrappone una totale inefficacia per una ricerca spasmodica della giocata a effetto.

In difesa tutto bene, tranne che a questo punto Rugani va gradualmente inserito. Di certo, non potrà fare più danni di Hernanes.

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Juventus: si riparte da 3 certezze

Nella settimana che riporta dentro al campionato di Serie A, Massimiliano Allegri è chiamato ad allontanare fantasmi e voglie di chi vorrebbe una Juve fuori dai giochi. E non può che ripartire da tre certezze.

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La più importante riguarda la difesa. Gol a parte (su cui il discorso da fare sarebbe troppo ampio), la linea difensiva è ciò che preoccupa meno. Da Bonucci a Chiellini, passando per Barzagli e Buffon, Allegri può contare su questi senatori che ora devono trascinare il gruppo e garantire il muro bianconero che è stato una delle chiavi dei successi degli ultimi anni. Piuttosto Allegri dovrà studiare nuovi equilibri tattici. Marchisio risolve nel breve termine il filtro a centrocampo, ma non può bastare.

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La seconda certezza è data dalla voglia e dalla concretezza che i vecchi possono infondere in questo nuovo gruppo. Ci riferiamo alla carica di Morata, alla solidità dei senatori in difesa, al ritrovato (sul campo) Marchisio. Sono loro a dover inculcare la mentalità Juve negli ultimi arrivati. E insieme, aiutare Pogba a crescere da leader, magari facendo capire che la parola nasconde molto di più che una superiorità tecnica mai messa in discussione. Il francese deve imparare a comunicare di più con gli atteggiamenti, dentro e fuori il campo.

L’ultima certezza è la possibilità di variare più moduli. Probabilmente chi è arrivato non rappresentava il primo nome sulla lista di Allegri e Marotta, ma il mercato è finalmente chiuso e la rosa completa. Ad Allegri il compito di trovare la formula corretta per far correre la Juve. Ci sono le ali (Alex Sandro e Cuadrado), ci sono talenti da coccolare e far sbocciare (Rugani e Dybala) e scommesse da vincere (Sturaro, Pereyra, Mandzukic, Zaza). L’importante, d’ora in avanti, è non giocare troppo con l’oggettività di scelte perse in partenza (leggi Padoin titolare, o l’imposizione testarda del 3-5-2).

Alla fine conta una frase che avevamo scritto in estate e che poi Marotta ha ripetuto: partivamo dai 17 punti di vantaggio sulla seconda negli ultimi due campionati. Significa che dobbiamo gestirne ancora 11.

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Mai visto un Marotta così

Duro, sicuro, concreto: mai visto un Marotta così in conferenza stampa. Che sia un buon segno?

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Alla luce di critiche a pioggia cadute sull’operato della Juve in ambito di calciomercato, Beppe Marotta ha voluto chiarire ogni punto della situazione bianconera in una conferenza stampa dal forte sapore di contro-critica e difesa del proprio operato.

Un paio di frasi sembrano raddrizzare la linea di pensiero verso cui orientarsi (specialmente tutti noi tifosi):

  • “spedisco al mittente la formula <anno di transizione>”: a voler ribadire che la Juve anche quest’anno deve vincere, punto e basta;
  • “tanti nomi avete fatto e su cui avete scritto in maniera infondata, ma tanti altri nomi non sono usciti”: a voler ribadire che anche quest’anno ci toccherà filtrare quanto emerge dalla stampa e dai media, unico asset della concorrenza per tentare di destabilizzare l’ambiente bianconero.

Perciò si riparte (o si parte, visto la rinuncia alle prime due partite di Serie A).

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Si riparte dal rifiuto di 85 milioni di Euro più un giocatore a scelta pervenuta dal Chelsea di Mourinho per arrivare a Pogba.

Si riparte dal recupero di pedine preziose, Marchisio su tutti, ma anche Asamoah (che tornasse ai livelli che sappiamo sarebbe come un nuovo grande acquisto).

Si riparte dal disegno di nuovi equilibri tattici da parte di Allegri, ora che la rosa è in qualche modo completata (se non altro per via che il mercato è chiuso).

Si riparte da quel “mix di giovani e meno giovani che sapranno trascinare la Juve a un nuovo ciclo di successi, a partire da quest’anno”. Marotta e la Società hanno fissato gli obiettivi. Ora parola al campo.

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Juve impreparata: non doveva accadere

Arriva Lemina, ma la Juve si è fatta trovare clamorosamente impreparata.

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Eppure era facile immaginare che la perdita di Tevez, Vidal e Pirlo avrebbe comportato un enorme buco in termini tecnici e di personalità. Buco non colmato.

A sorprendere pare la divergenza creatasi fra uomini mercato e Allegri. Sparare sul tecnico appare fin troppo facile, ma certamente regna confusione fra uomini, scelta di uomini e tattiche.

Serviva il trequartista, ma sono arrivati due esterni: Alex Sandro e Cuadrado. Era stato programmato o è frutto delle dinamiche di un mercato poco pianificato? Inoltre, se le fasce diventano il nuovo fulcro del gioco, privarsi in quel modo di Coman è accettabile?

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Così come inaccettabile, a livello di comunicazione, appare la dichiarazione in conferenza stampa di Allegri “vediamo chi arriva e come potremo giocare”. Come una sorta di roulette dove non sai il numero che uscirà, guidato dalla sorte. La Juve non ha ragionato così negli ultimi anni.

A centrocampo, infortuni a parte, è necessario prendere coscienza dell’impossibilità di giocare come abbiamo giocato negli ultimi 4 anni. Nessuno ha le caratteristiche di Pirlo, nessuno quelle di Vidal, ma gli uomini ci sono: vanno sfruttati. Il dinamismo di Pereyra, la classe di Pogba che non va ingabbiato in schemi troppo rigidi, e la muscolarità di Khedira e Sturaro possono rivelarsi preziosi, ma Allegri deve avere il coraggio e la lucidità di impostare i nuovi schemi, senza aggrapparsi al talismano di un 3-5-2 inapplicabile (per stato di forma, e per uomini molto diversi dagli altri anni). La certezza pare essere Marchisio, anche per ragioni di juventinità e di maggiore solidità mentale. Ma Claudio può comunque assentarsi per infortunio o squalifica: a quel punto Padoin in cabina di regia equivale a un suicidio già sperimentato negli ultimi due match.

A suonare strano è proprio il ritorno al 3-5-2, quando in realtà la scorsa stagione ha subito la svolta con il 4-3-1-2. E non è tempo per prendere tempo e rimandare a più non posso l’innesto dei nuovi: ok la pazienza, ma questi punti possono perfino pesare alla lunga. Mancano 36 giornate, ma abbiamo già regalato le prime due e certamente il morale non ne giova.

Ripartire. Con lucidità, intelligenza e idee. Allegri ha già dimostrato queste doti: non si faccia prendere dall’ansia. In fondo, dei 17 punti di vantaggio, ne abbiamo regalati solo 4.

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Mercato Juve: promosso o rimandato?

A pochi giorni dalla conclusione, e ancora in attesa per gli ultimi colpi in entrata e in uscita (ma tutta l’ansia è rivolta agli ultimi acquisti), viene da chiedersi se il lavoro di Paratici e Marotta è da completa promozione o qualcosa è mancato.

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Erano i primi giorni di giugno quando Allegri, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, annunciava il cambio di modulo e salutava l’arrivo di un trequartista puro. Una sorta di nuovo Zidane capace di fare da raccordo fra centrocampo e attacco, lontano dal trequartista muscolare che Lippi si inventò con Nedved. Ma a pochi giorni dal mercato, questa figura viene ancora a mancare. Con la difficoltà improvvisa dettata dagli infortuni a Marchisio e Khedira.

Padoin in campo in veste di regista e Sturaro in panchina hanno fatto storcere il naso perfino al più ottimista dei tifosi. Urge un rinforzo a centrocampo, pregando il Cielo che il danno a Khedira sia solo episodico e non un cattivo presagio. Che accadrebbe in Italia o peggio in Europa se un infortunio e una squalifica mettessero fuori gioco due pedine fra Marchisio, Pogba, Pereyra e Khedira?

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E resta ancora da definire la casella trequartista. Il gioco spostato sulle fasce con l’arrivo di Cuadrado non è sufficiente. Serve fantasia e serve sopperire all’assenza pesante di gente come Pirlo e Tevez in grado di trovare la formula magica in ogni giocata. Pena, avere un gioco lento e prevedibile come accaduto contro l’Udinese tutta a protezione della propria area.

Se le fasce servono per innescare un Mandzukic fin qui servito malissimo (l’idea è che il croato possa davvero stupire se solo fosse servito come veniva servito Trezeguet), il fantasista serve per far girare l’intera squadra aggiungendo imprevedibilità e la giocata singola di cui il solo Pogba sembra fornito.

Il punto però è l’essere arrivati in ritardo a questa chiusura di mercato, non avendo accontentato Allegri con la pedina che più di tutti serviva. Ok Dybala (anche se tenere in panchina 40 milioni di euro sembra un sacrilegio), bene Alex Sandro (che ora dovrà guadagnarsi i 26 milioni di euro spesi per un terzino) e Cuadrado (operazione in pieno stile Marotta), ma il trequartista meritava più attenzione e determinazione, senza troppi pensieri al portafogli.

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Senza fantasista non si parte?

Allegri sembra particolarmente in attesa del trequartista, fondamentale nel nuovo progetto tattico che prevede un centrocampo muscolare, un attacco senza Tevez, e appunto un 10 capace di apportare fantasia e scatenare gol.

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Attacco ben assortito, centrocampo che ha perso sì due fenomeni, ma trova la conferma di Pogba e Marchisio, la promozione di Pereyra, il ritorno di Asamoah, e l’inserimento di Sturaro e Khedira. Potrebbe bastare in Italia, ma in Europa è tutta da vedere.

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La difesa punta sulla crescita di Rugani, praticamente un must dopo gli infortuni a Barzagli e Chiellini. Il rientro di Caceres è prezioso, ma il ragazzo ha troppe volte alzato bandiera bianca (l’anno scorso solo 14 partite).

Così tutto ruota attorno al trequartista. Fantasia e assist, gol e dribbling. E’ il regista offensivo che ci serve tanto perché senza Pirlo e Tevez perdiamo molto in imprevedibilità, con l’ultima idea di poter usare un Pogba dietro le punte (ma su questo punto torneremo, perché l’idea non convince del tutto).

Serve il fantasista, senza farsi prendere per la gola.

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Tutti in difesa

Barzagli out è ormai la solita tegola. Chiellini salta un’altra finale. Ma non è solo il campo che deve preoccupare.

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La sfuriata di Allegri su un Morata poco applicato sta dando il via a una serie di approfondimenti giornalistici che hanno il solito obiettivo di disturbare l’ambiente, di influenzare parte della tifoseria troppo suscettibile allo strano modo di fare informazione in Italia.

Rugani e Caceres sono le pedine per tappare la falla delle assenze pesanti di Barzagli e Chiellini. Il giovane ex-Empoli ha un’occasione irripetibile: imporsi già a perno della Juve del presente. A volte il destino ti offre delle chance importantissime, e l’8 agosto è per Rugani un punto di svolta della propria carriera. Quindi nessuna paura in vista della Supercoppa.

Piuttosto, dirigenza, staff e giocatori devono arginare la troppa voglia di aver declassato la Juve a progetto dismesso. Via i senatori, manca la personalità? Via Tevez e Vidal, mancheranno i gol? I nuovi arrivati sono all’altezza dei quattro scudetti consecutivi? Il gap di svariate decine di punti è stato già colmato? Per la serie: se non puoi batterla sul campo, almeno provaci sui giornali.

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A Torino sono maturi abbastanza per non cascare in questo provocazioni e lasciar lavorare tranquillo Allegri. La stessa sfuriata contro Morata (al suo ultimo anno di Juve, come Pogba, scrivono un paio di giornali) è propedeutica a tenere altissima la tensione. Rivincere è sempre più complesso che vincere. Ma non certo così complesso se il livello di applicazione è quello degli ultimi anni.

“Tira una brutta aria” ha detto Allegri, che certo non si riferiva a Morata o a Vinovo, piuttosto a quanto stanno scrivendo e dicendo da settimane. L’anno scorso lo abbiamo accolto con calci e sputi alla macchina, salvo poi fargli quasi una statua a maggio. Oggi è l’unico uomo in grado di farci godere ancora, di più, sempre di più.

Tutti in difesa, attaccando. Con il ruolo più delicato che è quello dei tifosi: tutti uniti, a fare muro e schermo contro gli pseudo-approfondimenti di guru e opinionisti.

Tanto poi parla il campo, che ci dà spesso ragione.

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La Juve che sarà

La prima uscita porta con sé troppi elementi di ingiudicabilità: fattore di forma fisica, inserimento dei nuovi arrivati, presenza di elementi della primavera, preparazione più che avviata degli avversari.

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Ma certo alcuni elementi possiamo già darli per confermati, altri verranno giudicati nei prossimi giorni.

Alvaro Morata si è ufficialmente candidato a leader: già scoppiettante, già incisivo seppur partendo molto lontano dalla porta e sulla fascia sinistra, occhi e atteggiamento da capitano aggiunto. Il ragazzo spagnolo può ulteriormente acquisire maturità e consapevolezza e imporsi come elemento insostituibile in attacco. Davvero una grande impressione, con una intesa tutta da trovare con i vari Dybala e Mandzukic la cui complementarietà fa ben sperare. L’argentino ha colpi importanti e deve soltanto capire, insieme ad Allegri, se conviene studiare da numero 10 o da seconda punta. Mentre il croato deve potenziare il fisico e mirare meglio la porta: di assist ne arriveranno, cosí come di spazi, e le sue caratteristiche sembrano ideali in un ipotetico 4-3-3 o in una qualunque coppia d’attacco. Contando sul fatto che Zaza è sembrato cattivo al punto giusto, almeno sul lato della forma fisica.

A centrocampo può inizialmente pesare l’essere vedovi di due autentici fenomeni come Pirlo (che Marchisio non farà rimpiangere) e Vidal (peccato per Khedira e un primo malanno). La Juve deve sopperire con la crescita di Sturaro (i cui mezzi fisici sono importanti) e l’inserimento sempre più deciso di Pereyra. A Pogba si chiede invece maggiore concretezza: ha doti fuori dal normale, ma deve imporsi disciplina e la ricerca della giocata efficace, prima che spettacolare a tutti i costi.

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La difesa è nuovamente il punto di partenza: solida, con un ricambio in più come Rugani, e la possibilità di variare schemi. In particolare Rugani deve imparare in fretta dai vari Bonucci, Barzagli e Chiellini. L’eleganza con cui si muove e la disinvoltura con cui non mostra il minimo atteggiamento timido o d’emozione fa quasi voglia di pensare che un altro Scirea è possibile. E glielo auguriamo di vero cuore.

Chissà come ha dormito Neto alla vista di quel ragazzino di nome Buffon cominciare la stagione con un paio di interventi da urlo, già a fine luglio, quasi a voler gridare che lui c’è, anche quest’anno, come sempre, con voglia e tanta classe.

In attesa della prossima sfida (29 luglio), Marotta e Paratici sono sempre a lavoro per completare una rosa che necessita del trequartista che Allegri vorrebbe tanto. Uno in grado di fare da collante fra la muscolarità del centrocampo e la potenza di fuoco dell’attacco. Uno in grado di lanciare ripartenze o fare il regista d’attacco come amava Tevez. Un terzino sinistro per svecchiare la fascia è poi l’ultima pedina che consegna al mister un’altra rosa importante.

Perchè vincere 10 trofei alla Juve è sempre meglio che rischiare di non vincere nulla… altrove!

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