Menu Chiudi

Categoria: La lavagna tattica (pagina 2 di 5)

Anelka: ecco come lo userà Conte

Il francese, acerrimo nemico di Domenech, non è un bomber. Lo sanno pure i sassi, senza bisogno di scomodare gli almanacchi. La stagione più prolifica è il 2008/2009 quando con la maglia del Chelsea infilò 25 reti. In carriera un gol ogni tre partite.

Advertisment

Che non sia un bomber lo sanno pure a Torino, specialmente Marotta e Conte. Ma allora perché lo hanno preso? Io un’idea ce l’ho, vediamo in quanti saranno d’accordo.

In questa stagione, a parte uno sterile attacco, non ha funzionato il sistema di gioco sulle fasce. Mentre Simone Pepe brillò per tutto lo scorso anno, risolvendo parecchie rogne tattiche e tecniche, nel 2012/2013 la Juve è carente di ali e di incisività. Lichtsteiner non può reinvestarsi ala: corsa, tanto ritmo, ma la qualità è quella di un terzino fluidificante e cioè molto poco avvezzo alla richiesta di Antonio Conte. Il tecnico leccese ama giocatori estrosi, giocatori padroni di un gran dribbling, in grado cioè di garantire superiorità e tanta corsa. Lichsteiner può garantire soltanto quest’ultima e non è un caso che lo scorso anno completò prestazioni da capogiro partendo però dai quattro di difesa.

Così l’unica spiegazione all’acquisto di Anelka l’ho trovata in questa idea. Il francese probabilmente ricoprirà uno dei ruoli d’attacco, ma svolgendo più mansioni di esterno. Attaccante esterno, magari in un ipotetico 4-3-3 o nell’ormai cronico 3-5-2. Veniamo agli schemi.

Advertisment

Nel primo caso Anelka sarebbe uno dei tre d’attacco e sarebbe una buona pedina. Ha infatti nei piedi il dribbling e una buona corsa da sviluppare su una delle due fasce. La capacità poi di accentrarsi e puntare la porta le dovrebbe derivare dal suo essere attaccante. Quindi una sorta di Pepe, da usare a destra o a sinistra (non so chi dei due dovrebbe sentirsi offeso).

Anelka nel 4-3-3

Anelka nel 4-3-3

Nel secondo caso Anelka si alternerebbe da prima o da seconda punta con uno degli altri attaccanti. Il francese sa giocare spalle alla porta e se si gira può velocemente avvicinare la porta avversaria. Dribbling, assist, qualche gol: ci si aspetta questo da Anelka (in realtà da chiunque fosse arrivato a Torino in questa sessione di mercato). Dipende dallo stato di forma, il francese dovrebbe garantire un po’ di fisicità in più e forse un pizzico di esperienza in più. Nel 3-5-2 la sua funzione principale sarà quella di garantire un appoggio al centrocampista o al compagno di reparto, e poi allargarsi in fase di costruzione per permettere l’inserimento da dietro, senza contare che la sua velocità sarà preziosa nei contropiede (tutti rallentati dall’eccessiva ricerca di manovra, in questo ultimo periodo).

Anelka nel 3-5-2

Anelka nel 3-5-2

La cosa più preoccupante di questa riflessione è l’uso eccessivo del condizionale (che di per sé pone un grossissimo punto interrogativo a quest’operazione di mercato).

P.S.

Lo dico adesso, prima di rispondere a un’altra valanga di email di protesta e di messaggi twitter: qualora Conte lo tenga a riposo per più di una settimana… preparatevi a un mio articolo molto pesante. L’idiozia di ripetizioni tattiche e di attesa prima di buttare in campo Anelka sarebbe pari a quella di non aver accontentato Drogba con 3 milioni di euro per 6 mesi.

Advertisment

Juventus-Udinese: io la giocherei così [TATTICA]

Pochi gol attivi (solo Vucinic contro il Milan in Coppa Italia), troppi subiti visto il trend del 2012. In particolare abbiamo subito troppo il gioco avversario. Forse siamo troppo abituati a dominare, ma questa squadra non ha ancora cominciato il suo anno calcistico. Fra una preparazione che ha appesantito le gambe e un po’ di deconcentrazione non è la solita Juve.

Advertisment

E allora io la giocherei così la sfida di domani sera.

Primo obiettivo: non prenderle. Anche perché l’Udinese è in forma, con un Muriel in più (giocatore che sto tenendo d’occhio perché mi piace da morire). Non prenderle e quindi il 3-5-2 in questo momento mi sembra pesante. Non abbiamo il fiato per reggerlo e abbiamo pure alcuni uomini fuori forma o fuori causa. E allora via col 4-3-3, con l’accentramento di Barzagli e Bonucci e ai lati Peluso (suo ruolo naturale) e Lichtsteiner (che da terzino opera meglio che come ala).

Advertisment

Secondo obiettivo: più pulizia a centrocampo. Senza ali di ruolo, ma inventate, secondo me occorre fare un po’ più di densità in mezzo al campo dove abbiamo tutto: fisico, tecnica, visione di gioco, intraprendenza, tempi di inserimento in attacco. Peccato per l’assenza di Marchisio, Pirlo è in fortissimo dubbio, Vidal dovrebbe recuperare. E allora dentro Pogba (con l’alternativa Marrone come regista) e Vidal e Giaccherini a fare battaglia. Entrambi potrebbero poi sganciarsi in area di tanto in tanto. Questo schema consente inoltre a Peluso e Lichtsteiner di appoggiare le azioni di attacco quando il fiato lo consentirà.

Terzo obiettivo: più alternative in attacco. Il solo Giovinco è riuscito a raggiungere la doppia cifra, per il resto Quagliarella non segna da settimane, Vucinic non riesce ad assommare un discreto numero di reti. Che si fa? Si prova a creare un’alternativa in più, a mantenere un Matri sempre in area (vedi mai gli riesce un exploit come contro il Cagliari), ad avere due ballerini come Vucinic e Giovinco come creatori di gioco. In realtà entrambi dovrebbero sempre cercare la giocata di accentrarsi e tentare il tiro o lo scambio.

Ecco la grafica.

4-3-3 by IoJuventino: più chance in attacco, più copertura dietro

4-3-3 by IoJuventino: più chance in attacco, più copertura dietro

Che ve ne pare?

Advertisment

Juventus-Inter, tatticamente parlando

Quando la nazionale viene sbattuta fuori dalle competizioni ufficiali, quali mondiale ed europeo, il giorno dopo in Italia abbiamo 60 milioni di allenatori. Questo succede un pò dopo ogni gara della propria squadra, o in generale dopo aver visto una partita qualsiasi. Partendo dall’assunto che col senno di poi è tutto un pò più facile, voglio esprimere due considerazioni sull’andamento della gara.

Advertisment

Parto dall’aspetto psicologico: il 3-4-3 dell’Inter, modulo che nessuno si aspettava, ha fatto molto bene. A partire dalla sua stessa presentazione: tutti si aspettavano uno Stramaccioni rinunciatario, invece ha schierato il tridente, seppure in maniera un pò azzardata. Ma lo ha fatto. Questo “colpo” psicologico si è tradotto bene sul campo: il tridente dell’Inter, nelle intenzioni del mister, avrebbe dovuto tenere impegnati i tre difensori della Juventus. Nel primo tempo si è visto poco, nel secondo tempo di più: tutti i rilanci della difesa nerazzurra venivano intercettati dagli attaccanti, addirittura Palacio di testa sembrava un centravanti d’altri tempi: sempre lui l’ha presa. Inoltre il tridente ha comunque costretto la difesa ad allargarsi. La tesi di Stramaccioni forse è stata questa: difesa bloccata, l’attacco sempre si inventa qualcosa, magari uno contro uno possiamo far male.

All’aspetto psicologico sicuramente possiamo ricollegare la maggiore convinzione dei nerazzurri, perchè volevano dimostrare di esserci, di poter battere una squadra che non perdeva da 49 gare. Loro correvano il doppio, ma perchè erano psicologicamente motivati. Noi credevamo di averla chiusa dopo il 1′, invece non siamo riusciti a controllarla, anzi abbiamo lasciato campo all’Inter, che in tranquillità ha fatto girare palla, e nemmeno in maniera egregia. La Juve soffre quando non ha la palla per lunghi periodi di tempo: la Fiorentina non ci fece capire molto, con un giropalla splendido. Ieri abbiamo fatto lo stesso errore. La Juve è una squadra da possesso palla, non può lasciare l’iniziativa agli avversari.

Advertisment

Il terzo punto che voglio sottolineare è che questa maggior lentezza nel giocare, o per dirla diversamente questa minore aggressività è dovuta sempre al modulo. Il 3-5-2 non è il 4-3-3: con quest’ultimo avevamo una squadra raccolta, con reparti vicinissimi, pronti ad aiutarsi e a recuperare palla subito. Questo forse è l’aspetto che ci manca di più. Perchè se analizziamo i gol dell’Inter ci rendiamo conto il primo è quello sul rigore, con fallo di Marchisio: tra l’altro inizia fuori area. Il secondo è un erroraccio di Vidal. Il terzo una ripartenza su palla persa. Gol evitabilissimi.

Quello che voglio dire è che l’idea di Stramaccioni è rimasta tale, tranne in alcuni frangenti: il tridente che avrebbe allargato la difesa, la difesa bloccata, le sovrapposizioni sulle fasce forse sono stati applicati in minima parte rispetto a ciò che era stato previsto. La differenza l’hanno fatta le motivazioni, e nulla più. Questo dato è preoccupante, nel senso che se ci manca il gioco ci può stare, ma le motivazioni non devono mai mancare. Erano due tre gare che la Juventus stava giocando con meno intensità rispetto alle prime uscite: i quattro punti di vantaggio sull’Inter e il gol al 1′ minuto hanno fatto il resto. Al di là delle questioni tattiche e dei limiti di questo modulo, ieri l’abbiamo persa con la testa. Io sono un fautore del ritorno al 4-3-3, ma ieri non è stato solo il modulo. Conte deve riproporlo, perchè è inutile un 3-5-2 con un Asamoah bloccato, un Lichtsteiner che si deve adattare, un attacco con due giocolieri e senza un bomber. E’ vero, abbiamo valorizzato i tre difensori dietro e Conte difficilmente rinuncerà a uno tra Barzagli, Chiellini e Bonucci in una difesa a 4, a meno che non voglia schierare Chiellini a sinistra. Ma ci rendiamo conto che a farne le spese è l’attacco, cioè il reparto che tra i tre è quello che necessita di maggiori miglioramenti. Un Bendtner che esce e fa la sponda, fine a se stessa, non ci serve. Mettiamolo in mezzo all’attacco, in area a fare a sportellate, a raccogliere i cross dalle fasce, a fare la torre per gli inserimenti. Torniamo a correre sulle fasce, a mangiarci il campo li in mezzo. A fare gli operai! La Juve mi ha dato l’impressione di voler fare il salto più lungo della gamba, cioè da squadra operaia si è trasformata in squadra di qualità troppo presto. Non che manchi la qualità. Parlo di atteggiamento. E in questo il 3-5-2 è stato una delle cause che ha contribuito a cambiare il modo di giocare.

Ieri si sentiva da subito che la partita sarebbe andata storta. Dopo i primi dieci minuti ci siamo seduti. Abbiamo smesso di lottare, lasciando il campo agli altri. Un atteggiamento inaccettabile. Dobbiamo riprenderci, perchè voglio anche perderla, ma devono sudarla gli altri. Non accetto che Vidal perda puntualmente palla a centrocampo per il solito passaggio in orizzontale. O che subiamo il contropiede in ogni gara, lo stiamo dicendo dalla Supercoppa che uno dei limiti del 3-5-2 è che si lasciano i tre (spesso anche due, quando Bonucci si traveste da Beckenbauer) da soli.

Col senno di poi, come detto a inizio articolo, è facile parlare. Ma ho sempre sostenuto, e oggi lo sostengo ancora più fermamente, che il 3-5-2 della Juve non è il vero 3-5-2. Questo modulo ci ha cambiati, soprattutto mentalmente.

Advertisment

Conte, cambiamo modulo? Eccone due

Pazza idea quella di proporre al tecnico più preparato d’Italia nuove tattiche, vero?!? Ma in Italia si sa… siamo 56 milioni di tecnici, di tattici, di esperti. Molti purtroppo ci campano economicamente senza averne la patente, ma siamo sempre in Italia, no?!?

Advertisment

Il 3-5-2 della Juve sta producendo più stanchezza che frutti. Sono 8 le reti in campionato frutto di palle inattive. Sebbene la Juve costruisca tante azioni da gol, continua la caccia al bomber che manca: scarsa vena realizzativa. Il centrocampo è ancora il migliore, con Vidal capocannoniere assoluto. I gol del centrocampo devono impreziosire e non rappresentare l’estrema soluzione.

Il problema dell’attacco è la naturale presenza di creatori di gioco più che finalizzatori. Tante seconde punte, troppe! E c’è un solo uomo d’area cioè Bendtner. Quagliarella e Matri non riescono a trovare continuità e Matri è finito ai margini. In ogni caso il buon Matri non riesce a essere l’uomo d’area che tanto serve alla Juve: per dirla in modo banale… un nuovo Trezeguet. E allora spazio alla manovra. Come nel 3-5-2 dello scorso anno bisogna trovare le giuste pedine. A calcio vince chi riesce a creare superiorità numerica. Paradossalmente la Juve c’è riuscita parecchie volte contro l’Inter nel primo tempo, ma si è poi spaesata al momento di concludere. Lo scorso anno la chiave di volta fu quella di usare Vucinic a sinistra. E perché non doppiare?

Il 3-4-3: Juve a trazione anteriore

Il 3-4-3: Giovinco e Vucinic a innescare Bendtner

Il 3-4-3: Giovinco e Vucinic a innescare Bendtner

Il primo schema che vi propongo è una provocazione. Un 3-4-3 di difficile attuazione se non a partita in corso, quando devi accelerare e tentare il tutto per tutto. In questo schema i creatori di gioco vengono sistemati lateralmente, nel terzetto d’attacco. Bendtner dovrà fare tutto il lavoro sporco e lo fa bene. Difende perfettamente il pallone, viene incontro e fino ad adesso non è mai stato innescato in area. Con Giovinco e Vucinic potrebbe finalmente ricevere i palloni che gli servono. Senza contare che Giovinco e Vucinic sono gli unici nello scacchiere di Conte capaci di saltare l’uomo e tentare importanti giocate da solisti.

Per me Giovinco spalle alla porta è inutile perché è evidente il suo essere in difficoltà. Il genietto di Beinasco ha bisogno di spazio, soprattutto ha bisogno di ricevere palla in-laterale, cioè pronto a girarsi a 90 gradi verso la porta avversaria. Niente di strano che ha dato il meglio di sé quando è stato innescato in questo modo, vedi Siena e Bologna. Inoltre assieme a Vucinic potrebbe alternarsi in mezzo in posizione da trequartista. La Juve in questo caso si troverebbe con due uomini in attacco, più un trequartista, più Pirlo, più l’inserimento a turno di uno degli incursori.

Il centrocampo sarebbe il solito, con l’appoggio di Pogba che potrebbe ruotare attorno a Pirlo. Evitato così il 3-5-2 che ha costretto le ali a rimanere molto basse un po’ per prudenza, un po’ per questioni di fiato. E sicuramente qui il filtro sarebbe di sicuro valore con tre uomini costantemente impegnati nel pressing e nel recupero palla. Pirlo verrebbe aiutato maggiormente (vedi azione del 2-1 interista) e anche alleggerito da compiti prettamente difensivi.

Advertisment

Il 4-3-3: il vecchio schema da scudetto

Il vecchio 4-3-3 di Conte: che fine ha fatto Pepe?

Il vecchio 4-3-3 di Conte: che fine ha fatto Pepe?

Qui manca un uomo capace di fare la differenza in uno schema del genere: Simone Pepe. L’anno scorso la Juve alternava questo schema al 3-5-2 e ha funzionato alla perfezione. Pepe-Lichsteiner formarono una coppia decisiva per lo scudetto. Lo svizzero è molto più a suo agio da terzino e non da ala/fluidificante. Molto bravo nella corsa e ad allungarsi davanti a un uomo di fascia come Pepe rispetto all’essere il solo sulla fascia. In assenza di Pepe io punterei ancora su Vucinic-Giovinco.

Il centrocampo conosce perfettamente questo schema e perciò sarebbe il solito. La novità rispetto al 3-5-2 sarebbe l’aiuto costante dei terzini in fase di attacco a formare proprio quel centrocampo a 5. L’anno scorso lo abbiamo fatto con grande efficacia, potrebbe essere una soluzione da ri-attuare.

La difesa a 4 dovrebbe maggiormente proteggere il solo Pirlo in mezzo, con Vidal e Marchisio a stringersi attorno al regista bresciano e ad alzarsi soltanto a turno visto che sono 3 gli uomini d’attacco.

Vucinic, più di Giovinco, potrebbero infine rientrare per dare una mano al centrocampo e far ripartire con più velocità e qualità l’azione di contropiede.

Conclusioni

Che serva un cambio mi pare ormai palese. La Juve sta cominciando a soffrire le manovre avversarie e non era mai accaduto. La resistenza fisica è messa a dura prova dal calendario intasato e allora conviene coprirsi e attaccare meglio. Il 3-5-2 attuale consiste in un grosso sperpero di energie o più semplicemente è stato ampiamente studiato dagli avversari.

Il 4-3-3 non sarebbe una novità, mentre il 3-4-3 sarebbe una scelta coraggiosa solo a partita in corso. A Torino parlavano di uno schema molto particolare che Conte stava studiando, ma da applicare solo quando la squadra sarà al 100% fisicamente. Si tratta del 3-3-4 che in realtà è proprio un 3-4-3 mascherato.

Qualunque sia lo schema la Juve avrebbe le pedine necessarie per applicarlo e per avere i giusti ricambi. Da Quagliarella a Giaccherini, da Pogba a Isla, da Asamoah a Caceres. Spazio a chi ha più fiato.

Advertisment

Juventus-Inter 1-3 Il punto tattico

Al minuto 3 la Juve aveva già prodotto tre importanti azioni. Il gol di Vidal nasce da una posizione irregolare di Asamoah (esattamente la stessa che aveva portato al 3° gol nerassurro contro la Samp) e poi Marchisio poteva già chiuderla. Non è accaduto e per dirla alla Oronzo Canà… “tutta colpa di quel gol a freddo”.

Advertisment

Juventus-Inter si è basata su un paio di concetti.

Lo schema di Stramaccioni non mi ha molto convinto. Cassano è stato impalpabile, Milito e Palacio si sono massacrati di lavoro in pressing, ma non molto di questo lavoro è stato produttivo. I gol nascono da episodi curiosi: rigore inesistente, clamoroso regalo di Vidal a Guarin per il gol di Milito e dormita di Asamoah. L’unica produzione offensiva dei nerazzurri può essere riferita al tiro alto di Cambiasso nel primo tempo e al tiro di Nagatomo nel secondo. Buffon poi inoperoso. Al contrario di Handanovic che è stato impegnato di tanto in tanto in uscite e in parate. In definitiva tanti errori in uscita che hanno rilanciato le azioni dell’Inter che quasi mai è arrivata al tiro dopo un’azione orchestrata. Piaccia o non piaccia è così, anche se poi conta poco ai fini del risultato, ma basta mettersi d’accordo sul fatto di ragionare o meno.

Tutto qua? Certo che no.

Il possesso palla del primo tempo dell’Inter è stato sterile. Juve molto chiusa, l’Inter è stata costretta ad attaccare contro una squadra già schierata. Ottimo il rientro del centrocampo, buon presidio delle fasce. Ripartenze perfette della Juve se non fosse che non hanno prodotto reti. Ed ecco la banale differenza, direbbe un esperto di cricket. Tutto qua: Milito non sbaglia, Vucinic, Giovinco, Bedntner e Quagliarella sì. Quante volte la Juve si è trovata ad affondare il colpo senza averne la forza?

Questione di centimetri per Eta Beta, di imprecisione per Giovinco. Di sufficienza per Vidal che da Asamoah ha ricevuto nel primo tempo un pallone d’oro da scaricare in rete e invece il cileno ha tentato un dribbling a quel punto comunque inutile.

Advertisment

La chiave di tutto è stata la consapevolezza. La Juve la voleva vincere e si è scoperta sull’1-1, mentre l’Inter non voleva mollare e ha conservato lucidità nel difendersi. Ma gli svarioni di Ranocchia e di Juan Jesus sono stati clamorosi, tanto quanto il non saper approfittarne da parte della Juve.

La Juve ha affondato quasi esclusivamente dal centro, arrivando sul fondo con gli esterni, ma passando per i filtranti centrali di Pirlo. E’ da un po’ che la Juve non sfonda sull’esterno e non è strano che il mercato si stia concentrando proprio sulle ali europee. Al centro si fa fatica perché si crea ingorgo e Marchisio e Vidal non sembrano lucidi come ci servirebbe, nonostante il gol del cileno.

Quando il fiato comincia a mancare ecco che la Juve soffre terribilmente il 3-5-2. Scompare il filtro, gli avversari si ritrovano con tantissimo spazio da cavalcare alle spalle di Pirlo. La difesa così non regge a lungo e Buffon ci mette del suo poi a deviare sui piedi di Milito. Rivedere il secondo gol di Milito per farsi un’idea di questo tipo di sofferenza.

Se il centrocampo si muove poco e se l’attacco latita a esclusione del solo Giovinco che si prende la responsabilità di venire all’incontro, ecco che Bonucci è costretto perfino ad andare via palla al piede. Questa azione che impreziosirebbe una grande partita è in realtà un delitto quando rappresenta l’unica soluzione in un’azione di attacco. Va vicino al gol Bonucci, ma certo non può essere lui il salvatore della patria. E bisogna pure rivedere il ruolo di Giovinco: ottimo se parte dall’esterno, molto meno efficace spalle alla porta.

E anche quando Bonnie o Pirlo raggiungono Giovinco ecco il numero 12 si trova il vuoto attorno a sé. Zero inserimenti, Asamoah e Lichtsteiner/Caceres molto bassi, partner poco gradito tecnicamente. Quanti scambi hanno completato Vucinic e Giovinco? E Giovinco-Bendtner? E Quagliarella-Bendtner? Una scollatura che costringe la Juve a rallentare, a tornare da Pirlo che allarga la manovra, ma a quel punto l’azione è persa. E’ da un po’ di partite che Pirlo ricerca l’occasione e non la manovra e questo dovrà far riflettere lo staff bianconero.

Conte si interroghi sulla efficacia ATTUALE di questo 3-5-2. Certo manca terribilmente uno come Pepe, uno che garantisce la superiorità sulle fasce (quello che faceva Asamoah a inizio stagione), e certo moduli alternativi ce ne sono. Il problema è che Alessio non può decidere istintivamente di cambiare marcia. Serve passare da Conte e questo passaggio rallenta e concede un vantaggio enorme all’avversario, che è poi il vantaggio ricercato da Palazzi nella squalifica del migliore tecnico italiano.

Se l’attacco produce poco, allora conviene metter dentro i due unici giocatori capaci di creare gioco: Vucinic e Giovinco. Per me andrebbero schierati in un 4-3-3, con al centro un giocatore qualsiasi fra Quagliarella, Matri e Bendtner, cioè giocatori che sanno stare in area. A centrocampo converrebbe sfruttare un attimo di più le idee di Pogba. L’anno scorso la chiave del 3-5-2 fu l’utilizzo di un genio come Vucinic sulla sinistra, proprio perché da lì e da Pepe arrivavano le migliori palle per il centravanti. Io ricomincerei da lì.

Advertisment

Pepe alleato di Giovinco

L’inserimento di Giovinco negli schemi e nel gioco della Juventus sembra più difficile del previsto. Nelle prime uscite stagionali il numero 12 ha fatto benissimo solo contro l’Udinese, provocando il rigore dell’uno a zero, e segnando poi una doppietta a partita praticamente finita. Contro il Genoa non ha fatto malissimo, é stato sicuramente sfortunato colpendo il palo, mentre sia contro la Fiorentina che contro il Chelsea è stato praticamente inesistente.

Advertisment

Ci sono diverse considerazioni da fare. La prima è sicuramente il peso della maglia che si indossa: se a Parma non c’erano obblighi, nel senso che la piazza non poteva pretendere di vincere e quindi le pressioni stavano a zero, a Torino è costretto a vivere la situazione diametralmente opposta. Alla Juve devi vincere, e per poter vincere devi dimostrare personalità, devi prenderti dei rischi, tra i quali vengono ricompresi anche i fischi o mugugni del pubblico quando non dai tutto. Giovinco è già stato a Torino, ma in una Juventus che è andata allo sbaraglio, e dalla quale non si pretendeva chissà quanto, e soprattutto in quella Juve le maggiori responsabilità ricadevano sui veterani, gente come Del Piero, Trezeguet, Nedved, certamente non su un giovane decisamente promettente, e che aveva mostrato sprazzi di classe.

La seconda riguarda sicuramente la questione del modo di giocare e del modulo. Giovinco ha già fatto la seconda punta, a Parma, a Empoli. Ma come già detto, oltre alle poche pressioni che si devono sostenere in quelle piazze, un altro vantaggio era che poteva fare tutto ciò che voleva col pallone. Se voleva tirare in porta lo faceva, se voleva portare palla e fare tutto da solo lo faceva. Alla Juve questo non lo puoi fare, perché ci sono altri del tuo stesso livello, con i quali devi saper confrontarti alla stessa maniera. Non può passare da Giovinco il nostro gioco.

Advertisment

Il modo di giocare si lega alla questione modulo: Giovinco ha dimostrato di soffrire il ruolo di spalla di Vucinic, soprattutto quando dovrebbe fare da sponda, e quindi in un certo senso da punta vera. Giocando spalle alla porta diventa facile preda degli avversari, che con la loro fisicità mettono fuori gioco il piccoletto semplicemente sbilanciandolo. Giovinco non è riuscito a sopperire a questa mancanza, non è stato capace di venire fuori per prendersi la palla e impostare, giocando così con gli occhi verso la porta. Centralmente soffre.

Il primo Giovinco, quello con Ranieri, ha sostituito solo in un occasione Alex Del Piero: ricordo che a Lecce fu proprio la formica atomica a darci la vittoria, con una splendida punizione a girare sopra la barriera. Ma Ranieri lo ha sempre utilizzato come vice Nedved, ossia sulla fascia sinistra, nel suo consueto 4-4-2. Giocava largo, aveva molto più spazio, e ricordo che difficilmente i difensori riuscivano a fermarlo quando decideva di dribblare. Un modulo simile si può riproporre alla Juventus, con ad esempio il 4-3-3 già utilizzato nello scorso anno, quando Vucinic e Pepe venivano impiegati molto larghi, a sostengo della prima punta.

Giovinco potrebbe essere uno degli esterni in un 4-3-3, e sono convinto che farebbe benissimo, con molto più spazio da sfruttare, distaccato rispetto al suo avversario e quindi non più condizionato da una marcatura stretta. Ma si sa che nella Juve non c’é 4-3-3 se non c’è Pepe, allora è auspicabile un pronto ritorno del numero 7, in modo tale che Conte possa riproporre di nuovo quel modulo che ci ha dato tante soddisfazioni. Certo, un Giovinco a sinistra significherebbe che Vucinic dovrebbe sedersi in panca. Ma forse non è uno svantaggio, visto che le tante competizioni che dobbiamo affrontare richiedono parsimonia nell’utilizzazione delle energie a disposizione. Sarebbe l’unione dell’utile al dilettevole: riposo per i pezzi da novanta, possibilità di un migliore rendimento per i nuovi.

Chissà se Conte ci starà pensando, ma sarà molto probabile, perché il mister sa come far rendere al meglio i giocatori che ha a disposizione. Non a caso, Conte si è ispirato al mitico Lippi quando ha deciso di schierarsi a specchio contro alcune squadre, proprio come faceva il tecnico di Viareggio quando Conte era alle sue dipendenze. Quale maestro migliore di quel Lippi che ha inventato Zambrotta terzino sinistro, o ancor prima, quando dopo i primi sei mesi di Juve disse a un certo Pavel Nedved: “prendi la palla, e fa quello che vuoi”, permettendo al ceco di dare sfogo alle sue incursioni centrali, quelle che lo hanno reso famoso. Io ci credo.

Advertisment

Fiorentina-Juventus tatticamente parlando

La Juventus più brutta di tutta la gestione Conte: sembra un giudizio dato all’unanimità, sia dalla stampa che dai tifosi sui social. E non potrebbe essere altrimenti, perchè ciò che più mi ha colpito non è stato tanto il fatto di aver fatto tre tiri in porta, quanto il fatto di non aver creato niente, di non essere riusciti a ripartire come sappiamo fare. Non si è trattato solo di una questione fisica. Ma andiamo con ordine.

Advertisment

1) La Juve che non gira è la Juve di un Pirlo che non gira: come già messo in evidenza in un altro articolo di un altro autore, sono due tre gare che mostrano un Pirlo un pò sulle gambe, in particolare soffre quando viene marcato a uomo. Prima Bertolacci a Genova, poi Oscar a Londra. Con la Fiorentina a tratti Ljiaic. Ma con la viola abbiamo sofferto in generale e diciamoci la verità: vero che Pirlo sta giocando non bene, ma non può inventarsi lanci quando siamo fermi. Il passaggio inizia da chi lo riceve: se le punte o i laterali non si muovono, Pirlo non può fare il suo gioco. Giovinco e Quagliarella non hanno mai cercato la profondità: ecco i risultati.

2) Giaccherini in mezzo per far rifiatare Marchisio: mossa sbagliata, perchè Giaccherini non può garantire quella presenza e quella forza fisica di cui ha bisogno il centrocampo juventino. In più, ieri ha corso a vuoto: il centrocampo viola ha fatto girare bene la palla, lui non l’ha vista proprio. Apro una parentesi: sono sempre più convinto che Vidal e Marchisio siano complementari, perchè separati valgono 10, quando giocano insieme valgono 100.

Advertisment

3) Asamoah a sinistra, ottimo perchè tiene a bada Cuadrado: ma forse avevamo bisogno proprio del ghanese in mezzo al campo, perchè il nostro centrocampo non ha dato copertura centrale. Jovetic usciva e scambiava con degli uno-due che puntualmente bucavano la difesa. Con un altro esterno a sinistra, tipo De Ceglie al quale potevano essere assegnati solo compiti difensivi, e col ghanese al centro forse avremmo potuto tamponare meglio il giropalla dei centrocampisti viola.

4) Spesso ci siamo trovati con i reparti un pò distanti, frutto di una condizione fisica non al meglio e dello scarso impegno delle punte a pressare o comunque a dare una mano: sulla seconda palla arrivavano sempre loro per primi, perchè erano nella condizione totalmente opposta, infatti Montella ha messo in campo una squadra corta, convinta e con reparti praticamente vicini.

5) Le nostre punte non hanno mai preso palla: spalle alla porta sono stati evanescenti, Giovinco avrebbe dovuto estraniarsi da quella bolgia, e venire più a centrocampo per prendersi la palla. Non solo, permettevano anche ai difensori viola di avanzare, senza pressare minimamente. E questo non è poco.

Juve da rivedere soprattutto nell’atteggiamento. Forse ci siamo fatti condizionare molto dall’ambiente esterno, dal polverone che hanno alzato i media, i Della Valle, ecc. Conte sarà molto arrabbiato: mi aspetto una risposta decisa contro la Roma, ma soprattutto scelte drastiche del mister. La vedo dura per Giovinco.

Advertisment

Genoa – Juventus, tatticamente parlando

La Juventus espugna il Marassi con un bel tre a uno, risultato maturato nella ripresa, dopo le provvidenziali correzioni di Antonio Conte. Un primo tempo assolutamente inguardabile, con un 3-5-2 spento e soprattutto bloccato da un Genoa perfetto, che non ha rischiato nulla. Anzi, ha rischiato di fare almeno tre gol, con dei contropiedi orchestrati alla perfezione. Si diceva di un 3-5-2 spento: De Ceglie oltre a un paio di cross, non ha mai saltato l’uomo. Caceres addirittura il peggiore: spaesato, e sempre fuori posizione.

Advertisment

Fasce bloccate, ma al centro la musica è la stessa: un grande Bertolacci, a uomo su Pirlo, ha annullato il campione del mondo: forse la peggiore partita di Andrea da quando è alla Juve. Stessa sorte per Marchisio, Kucka lo sovrasta puntualmente. L’unico un pò più libero sarebbe stato Giaccherini, che però non svolgeva il suo ruolo: anche lui si è perso nel primo tempo, forse perché Conte gli ha dato molti compiti di copertura, ma lui non è un incontrista, e non può sostituire Vidal. Spesso tendeva ad allargarsi, come natura gli impone, invece doveva più accentrarsi: nell’unica occasione in cui l’ha fatto, ha messo Matri davanti a Frey. Era questo che cercava Conte: il passaggio oltre i difensori, col movimento delle punte alle spalle della difesa. O ancora gli inserimenti dei centrocampisti, sempre da dietro. Ma tutto inutile, perché, come abbiamo detto, i centrocampisti sono stati bloccati, e nè Matri nè Giovinco si sono allargati per fare spazio. In questo un grande lavoro delle punte rossoblù: Immobile e Borriello sempre pronti a pressare i difensori, a inizio azione.

Advertisment

Marchisio e Pirlo bloccati, i difensori asfissiati da un pressing delle punte veramente molto forte: l’unica via per sfondare era l’uno contro uno sulla fascia. Mai fatto nel primo tempo, sia De Ceglie che Caceres (di meno) si sono limitati a qualche cross morbido dalla trequarti, quei cross assolutamente inutili, tanto per intenderci. La partita l’abbiamo persa così nel primo tempo, e l’abbiamo vinte così nel secondo tempo. Nell’ azione del primo gol, Vucinic si allarga proprio per attendere un arrivo da dietro: Giaccherini puntuale segue l’azione. L’azione che ha portato al secondo gol è stata tanto semplice quanto efficace: Asamoah ha semplicemente saltato l’uomo, è questo che ci è mancato. E lo stesso dicasi per il terzo: buona sovrapposizione tra Lichtsteiner e Vucinic, sulla destra, pallone in mezzo e gol. Questa la mia chiave di lettura, la superiorità che doveva essere creata sulle fasce, e che non c’è mai stata nel primo tempo.

Volevo anche sottolineare che nel primo tempo, sia De Ceglie che Caceres (soprattutto quest’ultimo) hanno fatto malissimo, non tenendo quasi mai la posizione, e hanno creato molti problemi: ho visto un squadra lunga a volte, l’anno scorso non è mai capitato, mai. Infine, solito difetto: non possiamo attaccare in massa, e subire 5-6 contropiedi in ogni gara.

Advertisment

Giovinco: il Man of the Match

Advertisment

Advertisment

 

E alla seconda giornata sul sempre difficile, nonostante il periodo non proprio positivo, campo di Udine sbocciò il numero 12 bianconero. Con due gol, uno su respinta maldestra del portiere Padelli, il secondo con un destro ad incrociare sul palo lungo, ed un rigore guadagnato, Sebastian Giovinco trascina la Juventus al secondo successo in campionato, che proietta la squadra di Conte al posto che le compete: la testa della classifica.

Ma è la prestazione complessiva del talento di Beinasco a far ben sperare i tifosi juventini, anche quelli (come me) che all’inizio dubitavano dell’ex-trequartista, ormai seconda punta, cresciuto nella “cantera” bianconera.

Fino a quando è rimasto in campo (sostituito al minuto 74 da Fabio Quagliarella), Giovinco ha corso, dialogato con i compagni, in special modo con Vucinic, con il quale l’intesa migliora partita dopo partita, ed ha tentato più volte la conclusione, anche con azioni spettacolari. E il pensiero corre subito al minuto 50, quando Sebastian semina il panico nella difesa friulana e, dopo una sterzata per spiazzare il difensore Benatia, conclude di poco sopra la traversa. Sarebbe stato il gol della domenica…

La “cura” Conte sta dunque funzionando per ora. Il Mister ha praticamente imposto il ritorno di Sebastian a Torino e lui sta cominciando a ripagare la fiducia dell’allenatore Campione d’Italia. Giovinco ha ottenuto una maglia da titolare, costringendo Matri, il “goleador” della squadra, alla pachina. Ora spetta a lui continuare ad onorarla. La tecnica non si discute, questo è fuori dubbio. Giovinco deve solo continuare sulla strada intrapresa ad Udine: umilità e voglia di fare. Sempre, per tutti i minuti (e saranno tanti…) che Conte gli concederà.

La prova del fuoco per Seba sarà però Stamford Bridge: il 19 Settembre ci sarà l’esordio in Champions League, contro i campioni d’Europa del Chelsea. E sarà in quella notte che la Formica Atomica dovrà dimostrare la completa maturazione.

Ma se i presupposti sono quelli di ieri pomeriggio, forse non è nemmeno il caso di preoccuparsi: da giovane di belle speranze a Top Player, il passo può essere anche molto breve…

Advertisment

Juve, dal top player al flop player. E se giocassimo così?

Advertisment

Advertisment

Un’altra sessione di calciomercato sta per finire e, salvo clamorosi colpi di scena, il tanto agognato top player non arriverà nemmeno stavolta. Il passaggio da Van Persie a Bendtner è stato lungo e sofferto, anche perché sognare il titolare dell’Arsenal, capocannoniere dell’ultima Premier League, e risvegliarsi con la sua riserva non è stato affatto bello. Antonio Conte dovrà cercare di fare il possibile con un parco attaccanti qualitativamente inferiore rispetto alla passata stagione, dal momento che Del Piero e Borriello sono stati sostituiti da Giovinco e Bendtner. Le prime uscite stagionali hanno visto la Juventus schierarsi con l’ormai collaudato 3-5-2, con Vucinic punto di riferimento offensivo, affiancato da uno fra Matri e la Formica Atomica. Proprio come l’anno scorso, le punte stanno trovando difficoltà ad andare in rete e i primi gol ufficiali, tanto per cambiare, sono stati segnati dai centrocampisti. A questo punto, quindi, perché non provare a cambiare leggermente modulo, puntando tutto sugli inserimenti dei “vecchi” Marchisio e Vidal e dei “nuovi” Isla e Asamoah? L’allenatore salentino potrebbe decidere di togliere un attaccante di ruolo in favore di un centrocampista, Isla, che già a Udine si è mostrato capace di presentarsi con frequenza ed efficacia in zona gol. Parlando di numeri, quindi, si passerebbe dal 3-5-2 ad un 3-6-1 compatto ed aggressivo, con Isla mezzala destra e Vidal trequartista alla Boateng.

In questo modo, Vucinic sarebbe ancora più libero di svariare su tutto il fronte offensivo, in modo da liberare gli spazi per le pericolose incursioni dei centrocampisti. La speranza di Conte e dei tifosi, ovviamente, è che Matri, Quagliarella, Giovinco e l’ultimo arrivato Bendtner smentiscano tutti iniziando a segnare gol a grappoli, ma pensare fin da adesso ad una soluzione alternativa potrebbe rivelarsi una scelta azzeccata.

Advertisment