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Categoria: Lo sfogo del tifoso (pagina 2 di 33)

Allegri, ma poco Conte(nti)

Max è al lavoro. Non avrei mai pensato di scriverlo. Ma sono juventino nel cuore, nell’anima, nel corpo. Voglio il bene della mia società, della mia squadra. Dovrò stringere i denti, violentare la razionalità che mi suggerisce di inveire, di sbraitare, di tifare contro pur di non vederlo più.

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Ce l’ho con Conte, specie fossero vere le rivelazioni sul precontratto col Milan: la mafia del calcio con Conte in panchina? Antonio ti senti bene?

Ce l’ho con Marotta: non si arriva al 15 di luglio con un’incognita simile. E purtroppo adesso è chiaro che eravate completamente fermi su ogni aspetto gestionale in attesa di capire se Conte firmava o andava. E’ andato. E la stagione rischia seriamente di essere compromessa. Vorrei aiutare Allegri, per quanto posso, e vorrei anche cominciare a fare del male a questa Juve perché questa non è la mia Juve.

Ce l’ho con Elkan: quando la pianterete? Quando libererete la Juve dal vostro cancro che ha già prodotto diversi sconquassi?

Ce l’ho con Andrea Agnelli: serve un gesto forte Andrea, per prenderti maggiori poteri, altrimenti corri il rischio di vedere offuscato quanto di buono fatto. Tavecchio verrà eletto: quanto contiamo? Si fa o non si fa questa guerra a chi ci ha calpestato ignobilmente e continua a farlo?

Ce l’ho con me stesso: alla notizia delle dimissioni di Conte ho praticamente smesso di lavorare e pensare, tanto forte il dolore. Speravo di aver trovato un leader. Speravo si cominciasse finalmente un’era da Juve vera, decennale, ventennale.

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Poi però mi fermo, rifletto e penso: sono anni che seguo la Juve. Sempre. In ogni circostanza. In Serie B. All’inferno. Fortunatamente quasi sempre in paradiso. Ci sono sempre, non percepisco stipendi, né onori. Godo. Tanto. Magari non conosco le dinamiche di questi professionisti. Così mi viene da pensare: Antonio, puoi per favore raccontarci cosa ti è mancato? Stimoli? Uno juventino vero scevro di stimoli? Suvvia. Soldi? La Juve quindi è seconda ai soldi? E non che ne prendevi pochini. Bastano per vivere in modo decente in questo Paese, no? Potere? Più di quello che ti abbiamo assegnato? Troppo affetto? Antonio: come è andata veramente? Perché qui il fegato ci esplode. E si rischia, la rabbia è così, di passare per quello che in fondo proprio non sei: uno juventino come tanti, ma non uno juventino vero.

Ripenso al 2006, al miglior portiere del mondo sceso nell’inferno della Serie B, quando poteva scegliere fra Real, Barca, ManUTD, Marte, Giove, Saturno. Ripenso a Del Piero. Ripenso a Nedved, al suo rifiuto a Mourinho perché non poteva tradire la Juve e i tifosi bianconeri. Poi ripenso a poche sere fa, a quel link maledetto che annunciava le tue dimissioni. Penso, ripenso, rifletto e mi chiedo: Antonio, che ne è della tua juventinità?

E noi qui, poco Conte(nti), nemmeno tanto Allegri. Ma qui.

Noi restiamo qui.

Noi siamo la Juve.

Noi.

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Sempre CONTE

Aspettavano solo questo. Aspettavano un passo falso, una delusione. Adesso si scatenano. Noi rimettiamo in sesto le stronzate, facendo autocritica e provando a costruire sugli errori.

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Conte via. Conte si dimette. Conte allontanato. Conte cacciato. I tifosi contro Conte. La dirigenza non ne può più. Lo spogliatoio contro Conte. Conte contro i giocatori. E via così. Perché così funziona in un Paese senza informazione, con tanti burattini al servizio dei propri perversi desideri. Con funzioni di propaganda, più che di oggettiva analisi e critica. La verità è un’altra.

Siamo arrivati non nelle migliori condizioni contro il Benfica. A giocarci la finale. Siamo arrivati stanchi, più mentalmente che fisicamente, a questo punto. Con qualche giocatore giù di tono.

Però Conte non ha lasciato in panchina Bale o Di Maria, Iniesta o Messi. Conte ha lasciato in panchina uomini che non potevano darci il cambio di marcia perché non l’hanno mai fatto durante questa stagione. Questo è il problema vero.

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Se in Italia possiamo permetterci di giocare con una sola gamba, in campo internazionale serve panchina lunga e media generale di classe molto elevata. Noi invece abbiamo qualche ottimo campione e zero supporto dalla panchina. Di più. Se non puoi investire a gennaio, allora ti accontenti di Osvaldo. Verrebbe da dire: almeno Borriello ci ha regalato mezzo scudetto, ma sarebbe anche troppo facile.

Il punto allora è cosa può fare Conte per ulteriormente migliorare. Al netto delle stupidate di Gazzetta & Co, il lavoro di Conte è stato ulteriormente migliorato. Ci siamo giocati, per una sola rete, l’accesso a una finale europea. E siamo in tiro per un traguardo storico come il terzo scudetto, con un obiettivo fantascientifico. Ogni anno abbiamo alzato l’asticella e il prossimo l’alzeremo sempre di più.

Pogba sì, Pogba no, al di là del francese, il mercato dovrà regalarci altri Tevez e Llorente, possibilmente con investimenti intelligenti. A centrocampo serve un forte ricambio sulle fasce laterali, dove Asamoah e Lichtsteiner non possono bastare se giochi oltre 50 partite. Così come in difesa dove sono stati spremuti tutti per bene, e senza alternative valide al di fuori di Caceres. Mentre in attacco serve gente capace di sostituire i due titolari e non farli rimpiangere troppo.

Era un’occasione ghiottissima, quella di giocare una finale in casa. Ci riproveremo il prossimo anno. Potendo contare solo sul fatto che i gufi staranno sempre e solo a casa a guardarci, a sperare contro la Juve per un attimo di felicità. Son soddisfazioni anche queste.

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Di tappa in tappa con Conte al comando e contro tutti

Buone nuove in casa Juve. L’emergenza pare essere passata. In ogni caso l’infermeria può cominciare a svuotarsi. Ogbonna da valutare, probabile rientro di Barzagli lunedì sera, attaccanti tutti disponibili.

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Può sorridere Antonio Conte che però deve gestire l’emergenza “panchina”. Domani sera spazio a Isla, turno di riposo probabilmente per Llorente (Osvaldo al suo posto) e Pirlo (con Marchisio in cabina di regia) e quindi Lichtsteiner. Nessuna chance di riposo per Asamoah, regolarmente e inesorabilmente in campo.

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Da 7 anni una squadra manca dalle semifinali europee. La Juve può riportare un minimo d’orgoglio, anche se metà Italia tiferà contro. Anche se metà Italia è impegnata nelle solite vergognose, ormai stanche trite e ritrite campagne contro la Juve. Il pugno di Destro risveglia i perversi sogni antijuventini che si scaricano contro Chiellini. Questo perché Montero non gioca più. Per poco non ci finisce di mezzo Buffon, fra bestemmie e trombatine varie. Ci hanno pure provato con Pirlo e la nuova fiamma, ma a quanto pare qualcuno ha ricordato che, allo stato attuale, è il miglior giocatore italiano per distacco, e quindi vietato campagne contro.

Restano le tappe, da superare una per una, una alla volta. Con la speranza che gli impegni siano davvero tanti, da qui a fine maggio quando l’attenzione verrà spostata sui Mondiali, sul mercato e vediamo anche quale altro scandalo uscirà dal cilindro del Corriere dello Sport o della Gazzetta. Gli sceneggiatori sono già all’opera, qualcosa tireranno fuori, altrimenti per Prandelli saranno guai: saranno infatti costretti a commentare l’Italia in campo.

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Il terrorismo mediatico di chi non sa perdere

Diventa dura andare sul blog per scrivere due righe. Che poi mi dispiace pure, visto che si parla di Juve, di opinioni, di idee, di sentimenti. Ma l’Italia non permette più certe libertà, in un imbastardimento dell’informazione generata da autentici terroristi mediatici.

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Da domenica a mercoledì notte abbiamo assistito a tutto. Gli attacchi a Chiellini, reo di aver preso un po’ troppe gomitate ed essere andato al tappeto, e i soliti beceri attacchi alla Juve. Proprio quando la Roma prende tre punti sporchi, visto il fuorigioco di Mattia Destro. Proprio quando si riaccende la vena Calciopoli alla Gazzetta e a Moratti.

Che Paese siamo diventati? Uno di quelli viverci è ormai complesso, specie se conservi quella strana fantasia di commentare in modo spassionato sì, ma un minimo obiettivo.

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La doppietta di Tevez non serve a nulla, visto che la polemica la generiamo comunque. E siamo ormai alla pratica costante non solo della bugia, ma anche della vergognosa sparizione dei fatti. Anticipi che diventano rigori, falli subiti che non valgono più, giocate da campioni che si tramutano in errori evidenti raccontati ora da Pagliuca ora da ex calciatori del passato di cui perfino la Panini ricorda nome e cognome, ma soprattutto “ma chi cazzo sei?”.

Che commentavo a fare? Che Tevez è lassù nella classifica marcatori, già a 18 reti? Che la Juve ha distrutto record su record e viaggia a un ritmo infernale? Che la macchina da guerra del catenacciaro Conte ha numeri importanti in attacco? Che i bianconeri vincono pur non giocando bene, colmando un gap del passato?

Resta la polemica. Dei vari De Paola & Co. pronti a dire la qualsiasi, in barba a nemmeno un residuo di dignità professionale e non solo. Polemica vuota e falsa. Polemica anche assurda. E quale miglior “prostituta” di Mourinho al quale affidare l’ultimo pensiero: “se la Juve vince la Europe League non avrà fatto nulla”. Che dirti Josè. Se il periodo storico si misura dai suoi protagonisti sulla stampa e in TV, allora è proprio un periodo di merda.

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Moviola: mo’basta!

Noiosi, cervellotici, di certo poco imparziali e per nulla obiettivi, anzi mistificatori e provocatori, a tratti perfino imbarazzanti nell’idiozia a perseguire la storiella “la Juve ruba”.

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Ci ha pensato Antonello Angelini a farsi portavoce del popolo bianconero ed esprimere molto compiutamente un pensiero comune. Quel mo’basta è riferito alla stampa e alla TV. Non è bastata Farsopoli? Non è bastato aver distrutto una corazzata? Che altro ancora dobbiamo aspettarci? E batterci sul campo? E anche fuori dal campo, riferendosi ai conti, al fatturato, allo stadio di proprietà?

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Quello che infastidisce i tifosi è che ogni episodio arbitrale a favore della Juventus ha grande risonanza mediatica e non viceversa. E nessuna rilevanza per le altre squadre in lotta per lo scudetto. Esempi: tutti ricordano il gol di Muntari e nessuno ricorda la quantità di rigori (spesso inesistenti) avuti dal Milan quell’anno e che nella stessa partita fu annullato un gol valido a Matri.

E quanti di voi ricordano chi fosse l’arbitro che decise lo scudetto ’99 a favore del Milan sulla Lazio? Però tutti ricordano l’episodio di Iuliano-Ronaldo dell’anno prima. E chi dimentica il mitico Turone dopo solo 32 anni? Gli juventini vogliono dire ai media: MO’BASTA, basta con il doppiopesismo.

Antonello Angelini via Il Tempo

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Conte e il rumore dei nemici?

Stampa allineata nel tentativo di destabilizzare l’ambiente. Critici scelti a puntino per tentare di innescare costantemente la polemica. E un Conte che non le manda a dire.

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E’ il riassunto degli anni bianconeri di Antonio da Lecce, a oggi il miglior tecnico italiano, per distacco. A oggi uno dei migliori al mondo per stessa valutazione dei tecnici oggi in giro per l’Europa.

Il punto è che in Italia non si può più fare affidamento a redazioni giornalistiche terze e obiettive, a causa dei conflitti di interesse e scarsa professionalità di chi detta la linea editoriale.

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I record battuti da Antonio Conte, i cui meriti vengono sottolineati a forza ormai dal solo Arrigo Sacchi, vengono messi in secondo piano. Si parla solo della punizione post-Verona (come se la regola imponesse di offrire dolci e biscotti a chi ha pareggiato una partita scandalosamente dominata per larghi tratti), dei casini dialettici con Mazzarri e gli altri, della sfida con Capello, del rapporto con Marotta, del contratto da firmare.

Se Civoli chiede alla Juve di non far firmare fino al 2018 – ci piacerebbe conoscere le profonde riflessioni del giornalista RAI di scuola Inter per arrivare a una simile conclusione – allora da Conte arrivano risposte molto dure, ai limiti dell’educazione. In fondo, in larga parte, lo capisco. Se le domande ai microfoni sono sempre rivolte alla polemica, uno che sta dimostrando conoscenze tattiche e didattiche fuori dalla media, alla fine si rompe e non gli va nemmeno più di adempiere al dovere dello spettacolo. Uno spettacolo increscioso e vergognoso.

Purtroppo per tutti, Conte ha costruito qualcosa di magnifico, partendo da una base ridicola come quella dei due settimi posti bianconeri. Purtroppo per tutti, per abbattere la Juve non son serviti Farsopoli e poi Scommessopoli, né le campagne stampa su moviole, finte moviole e movioloni. Purtroppo per tutti, Conte sta avendo ragione su tutto.

La cosa più vergognosa – a mio modesto parere – è l’atteggiamento di certo tifo. Come se molti juventini godessero nei momenti di difficoltà mediatica della propria squadra. Troppo cioccolato fa male, qualcuno sente ogni tanto l’esigenza di ingerire fango, o qualcosa di peggiore. Probabilmente gli stessi che fischiano i ragazzi che stanno scrivendo pagine di storia che ricorderemo per anni e anni e anni. Ma che razza di tifo è?

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Sto con Conte e Giovinco: tifo bastardo

Nonostante la parola sia una brutta parola, tendo a concordare e sottoscrivere quanto esclamato da Antonio Conte.

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L’episodio in questione si verifica all’uscita di Giovinco dal campo. Al suo posto Tevez. Il risultato è bloccato sul 3-1 dopo che Llorente ha chiuso ogni speranza di rimonta.

Il pubblico comincia a fischiare mentre Giovinco si avvia a bordo campo. Un gesto di sconforto da parte di Sebastian che non ha giocato la partita della vita, ma nemmeno la più brutta. E in ogni caso ha contribuito al 3-1. Un gesto, da parte di pseudotifosi, ingiustificato e totalmente privo di ragioni.

Giovinco sta per avviarsi negli spogliatoi, ma Conte gli va incontro, lo abbraccia e lo costringe a rimanere in panchina dicendogli di non preoccuparsi di quei bast***i! Giusto, giustissimo. Sacrosanto.

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E’ un problema di cultura. Dall’antijuventinismo diffuso all’incapacità di giocare di squadra anche fra tifosi.

Siamo di fronte a una Juve sublime dove l’imperfezione è sottolineata da un colpo di tacco in più o da qualche minuto di calo mentale, quando le avversarie stanno mesi senza vincere e arrancano anche solo per tenere il passo. Queste pagine di storia sono state scritte da tutti i ragazzi, qualcuno con evidenti e maggiori meriti.

Il gesto di sconforto di Giovinco è probabilmente il segno più tangibile di quanto serva poco per rovinare una storia, per mandare in frantumi un progetto. Sul campo, durante i 90 minuti, si applaude e si deve caricare la squadra con tutte le forze di cui il pubblico dispone. Al termine del match c’è spazio per critiche e rivisitazioni, per lezioni e applausi.

Chissà quando impareremo a stare al mondo.

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I deliri di una strana domenica: doping, “brucia un gobbo” e fortuna

Ore 18:30. La Juve in campo contro il Sassuolo. Diverse novità di formazione, che però vedremo solo dopo pranzo in un articolo dedicato al prepartita.

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Le cose principali sono però altre.

Brucia un gobbo anche tu

Cominciamo dallo stadio. Saranno 9000 i bambini che riempiranno le curve. Chissà cosa grideranno o cosa canteranno, chissà chi festeggeranno o cosa festeggeranno. Di certo c’è che incombe su di loro il vizio tutto italiano di rendere male ciò che è bene. Di vergogna moriremo, in questo strano Paese dove “merda” vale molto di più del cordiale suggerimento di “bruciare i gobbi”.

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A quanto pare il Giudice Sportivo ha approvato quel suggerimento. Speriamo solo non lo metterà in pratica il 25 dicembre. Alla curva del Bologna non è stata recapitata né una multa, né una punizione, nemmeno una scoppola. Di certo… è coerenza.

La fortuna aiuta gli audaci?

La nevicata turca abbondante è stata salutata come “perfetta” dall’italiano quotidiano sportivo chiamato Il Corriere dello Sport diretto da Paolo De Paola. E un giorno dopo ecco l’uscita di De Rossi, che in realtà vale quanto un’entrata a gamba tesa da tergo. La Juve è più fortunata con gli arbitri. Come al solito, si prende solo un pezzo degli episodi e la gente è pronta lì, a 90 gradi e col cervello spento, a ricevere ogni forma di questi cioccolatini vuoti di contenuto e falsi come i capelli di… Antonio Conte. A De Rossi è sfuggito tuttavia che il cammino della Roma è stato strepitoso, ma purtroppo c’è un’altra squadra che è ancor più strepitosa. Il campo, dopo Galatasaray vale anche di più, dice sempre la verità. Sono quelli come De Rossi che dicono cazzate fuori dal campo.

Doping? Doping?

Si martella la Juve con un processo che non porta a nulla, non si indaga nella direzione in cui bisognerebbe indagare (i casi Kallon e Javi Moreno, o Georgatos e Pato, tanto per fare qualche nome) e poi scopri che c’è un tizio, di nome Acerbi, che ha lottato e sta lottando con un tumore ed è nell’occhio del ciclone per ragioni, strane, di doping. Mi fermo qui perché dovrei proferire parole molto pesanti, ai limiti del penale. Ci tengo solo a fare i migliori auguri ad Acerbi per vederlo in campo sempre e comunque. Il tumore ce l’hanno pure chi sta governando il calcio italiano, ce l’hanno al cervello e non c’è cura.

Detto questo… buon campionato a tutti. Se ne avete voglia.

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Abbasso i bambini, bocca della verità

Che un po’ di bambini dicano “merda” la cosa non mi stupisce. Non solo. In quel contesto, purtroppo e senza alcuna ipocrisia, trovo che sia passabile. E questo Paese mi fa sempre più schifo. Perché si usa il pretesto di povere creature per attaccare la Juve. Ancora una volta. Con altre multe, nella domenica con 12.000 piccoli tifosi in curva.

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Passata la premessa, è un continuo susseguirsi di cazzate.

Primi minuti della gara. Pirlo viene colpito duro e cade a terra. Non si rialza. Entrano i medici e lo stadio, trascinato dai bambini delle curve, cominciano a gridare “Pirlo, Pirlo, Pirlo!”. Emozionante pure davanti la televisione.

Poi “Juve, Juve” durante la gara. Compreso qualche fischio agli avversari quando l’Udinese ha messo sotto pressione i bianconeri di Torino per qualche minuto nella ripresa. La novità dove sta? Qualcuno si aspettava che i piccoli tifosi bianconeri applaudissero l’Udinese che attaccava?

Detto questo non mi sembra mi siano sfuggiti cori razzisti, o cori inesorabilmente vergognosi. Solo la normalità del tifo che, in Italia, prevede il fischio all’avversario. Fischio, non certo l’insulto di morti, che siano 39 o molti di più. Non certo il “ladri ladri” di tutti gli stadi italiani, da parte di non bambini.

E’ stata una festa. Chiusa, purtroppo per chi non tifa Juve, nel modo peggiore. Con la zuccata di Llorente che ha fatto esplodere la festa dei bambini. Dei bambini e di chi tifa Juve. Una milionata di persone, nelle curve e fuori lo stadio, in Piemonte e non solo.

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Dove sta il dramma? Dove sta lo scandalo?

Si scopre adesso che manca l’educazione? Dopo aver taciuto i fatti emersi post 2006?

Si scopre adesso che manca fairplay? Dopo aver avallato i fatti del 2006? E quelli recenti?

Si scopre adesso che allo stadio si va per tifare la propria squadra e tifare contro l’avversario?

Bambini, sapete che c’è. Completate al volo le elementari e le medie e poi scappate via. Non è un Paese dove crescere.

P.S. Piuttosto sarebbe bello capire come far di tutto per insegnare ai bambini il rispetto del campo, il rispetto dell’avversario. Sarebbe bello un’Italia senza Gazzetta e con giornalisti imparziali. Sarebbe bello avere una Italia senza molti italiani. Ma è un sogno. E almeno i bambini lasciamoli tifare in santa pace e andare allo stadio quando di solito non possono andarci.

Che poi, vai a capire che quanto dicevano rispecchia perfettamente il Paese: “Merda”. La bocca della verità.

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I 21 centimetri di Llorente e i 39 di Rocco Siffredi

Non sai mai dove inizia la malefede e finisce il giornalismo. Vi suona strano, eh?!? Il punto è che ormai impossibile parlare di calcio o affrontare un argomento serio riguardo il calcio.

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Prendi Juve-Napoli terminata 3-0 per la squadra di Conte. Mettici un Pistocchi o una Ilaria D’Amico e otterrai il trash del trash. Roba che Barbara D’Urso, a loro confronto, diventa una sorta di giornalista investigativo d’assalto. Pazienza.

Questioni tecniche scomparse. Negli studi Sky c’è solo spazio per capire quanto hanno contato quei 21 centimetri di Llorente. Per carità: ha parzialmente ragione Conte quando dice “ma di che parliamo?” epperò ha pure parzialmente torto Conte perché in fondo il gol era irregolare. Almeno così pareva dalle TV che dovrebbero investigare invece servono. Servono ai soliti. Soprattutto a loro stessi e al loro desiderio perverso di antijuventinismo.

Il gol è regolare. Dalla Toscana, con amore, giunge silenziosa una immagine e una voce fuori dal coro a cui va la nostra immensa e incondizionata stima per il coraggio e la dignità intellettuale dimostrata.

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Llorente potrebbe non essere in fuorigioco

I 21 centimetri potrebbero essere stati semplicemente 0 centimetri in quanto, alle attentissime telecamere di Rai, Mediaset e Sky, è/sarebbe sfuggito un piccolo dettaglio. Il piede del difensore Fernandez potrebbe tenere in linea Llorente. Proprio l’assurdità di tale ragionamento la dice lunga sul fatto di voler ignorare l’estrema superiorità bianconera lungo 80 minuti di partita. Togliamo giusti i 10 minuti del secondo tempo quando Tevez e compagni hanno deciso di far toccare il pallone ai napoletani.

Regolare o meno, Photoshop o meno (come sa benissimo Galliani), il punto è l’onestà intellettuale. Noi stiamo dalla parte di Conte: siamo ai vertici da tre anni. Non ci risulta che Agnelli abbia potere, tanto meno che Marotta abbia potuto creare una cupola. Ci risulta invece che i vari Moratti e Galliani siano ancora in attività e che nessun governo societario sia stato asfaltato come accaduto alla Juve nel 2006. La logica impone dunque una sola conclusione. Gli altri rosicano, noi continuiamo a dettar legge. Da oltre 100 anni.

Così, giusto per ricordarlo…

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