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Categoria: Strani Personaggi (pagina 2 di 28)

Giacinto Facchetti: e la verità storica su illecito e doping?

Grande personaggio dell’Italia del Calcio. Grandissimo nella storia nerazzurra. Ma un articolo, fazioso, ci sembra sia andato anche fuori dalla verità storica accertata dai tribunali. E per il dovere che abbiamo nel trasmettere tali verità storiche, sarà bene puntualizzare almeno due concetti.

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Primo. Come ha stabilito la Sezione Penale di Napoli, in riferimento al Processo Calciopoli, Giacinto Facchetti si è macchiato di illecito sportivo in qualità di Presidente dell’Inter. Bisogna anche chiarire che l’accusa di illecito è caduta per Moggi, accusato e riconosciuto colpevole di mancanza di lealtà sportiva. Sono due articoli del Codice di Giustizia Sportiva, molto chiari e precisi: Articolo 1 e Articolo 6. Ci spiace, ma non si accetta nessun passaggio fazioso su lobby, su onore, su macchinazioni, su azioni da santificare.

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Secondo. Come Ferruccio Mazzola ha scritto e dichiarato, con ampi dubbi sulla qualità e quantità di morti nerazzurre di quell’epoca, c’è il forte sospetto che il doping era pratica comune nell’era Herrera. Compreso Giacinto Facchetti, uno degli ultimi a morire di una brutta malattia, con la maggior parte dei suoi compagni di quell’epoca (la triste statistica che in pochi hanno raccontato).

Questo per dovere di cronaca. E per amore di verità.

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Palazzi si ferma su Tavecchio: i fatti non sussistono?

Palazzi non agirà. Tavecchio è salvo. Soprattutto dal punto di vista dell’UEFA che non procederà. I fatti non sussistono.

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E così la Giustizia Sportiva non fa il suo corso. Troncata. Ferma. Prona.

Con zero clamore da parte della stampa o delle TV. Con nessun tipo di opinionista a firmare articoli da prima pagina, o i classici editoriali.

Immaginatevi Tavecchio dirigente Juve. Cosa sarebbe succeso?

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Invece non sta accadendo nulla. Chi ha voluto Tavecchio è il Vecchio Sempre Esistente Sistema. E lì Tavecchio deve stare, a curare certi affari, malleabile e flessibile agli ordini dei soliti. Guai a cambiare.

Riforme? Sì, purché non spostino gli equilibri politici ed economici tutto vigenti. Purché non diano fastidio a certe alleanze.

Palazzi si ferma: d’altronde non c’è di mezzo la Juve.

InGiustizia è così fatta.

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Gramellini Cuore Toro e il Capellone Conte

Il buongiorno di Gramellini fa riflettere. Non perché dica cose sbagliate, ma certamente dice anche cose sbagliate. Troppo orientato per dare credito a diversi sfoghi. Troppo trasparente una parte di cuore da tifoso per riconoscere poca obiettività nelle sue righe.

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Una cosa va subito detta: se tale attenzione e atteggiamento critico lo avesse conservato, sempre e comunque, durante gli ultimi anni, probabilmente non si sarebbe arrivati a questo punto. Punto in cui si è costretti a ricorrere a sponsor terzi per pagare parte dello stipendio di un Commissario Tecnico. A detta di tutti: il miglior allenatore italiano. Se lo vuoi, lo devi pure pagare.

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Il riferimento ai capelli sfiora il ridicolo, facendo scadere l’aspetto critico dei messaggi che Gramellini lancia nel suo pezzo. Lo stipendio e le rendite letterarie garantirebbero al buon Gramellini lo stesso trattamento che Conte ha pagato per i “suoi” capelli.

Dove era il suo atteggiamento critico quando questo capellone è stato massacrato due anni fa? E dove è rimasto nascosto il suo essere giornalista quando si doveva raccontare e smascherare la farsa Calciopoli? Forse, se aveste raccontato Farsopoli non saremmo mai giunti a Tavecchio e a Puma che pagherà lo stipendio di Conte.

Un minimo di autocritica è sempre necessaria, d’altronde è un suo romanzo, signor Gramellini: Cuori allo specchio, purché però il cuore non sia esclusivamente quello granata. Questo porterebbe a ragionare male.

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Se saltelli si incazza Balotelli

Abbiamo già pubblicato il nostro pensiero su Balotelli e i cori beceri che riceve. Avevamo pure augurato alla nostra Juve il peggio possibile in un campionato in cui alcuni stupidi in tribuna continuavano a intonare questo coro. Ovviamente non si trattava solo di pseudotifosi bianconeri, ma di un’Italia intera. Solo che faceva comodo puntare il dito sulla Juve. Il punto però è un altro.

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Il punto è che il povero ragazzo è scoppiato. Deve fare pace con sé stesso. Deve soprattutto capire che l’atteggiamento giusto è un altro. Quello che Boban ha tentato di suggerigli invano. Quello che Marocchi ha poi detto dopo la lite in tv con Mario.

Il punto è che doveva capitare. Da “non sono un fenomeno” a “non capisci di calcio”, passando per sfoghi e naturali incazzature.

Se non fosse che il ragazzo deve capire ancora come stare al mondo. Lasciamo da parte la sua storia, su cui nessuno può mettere becco. Ma certo la gestione della sua personalità è stata problematica. E non crediamo che le colpe siano tutte di Mario Balotelli.

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Piuttosto le colpe sono della stampa e di un ambiente che non lo ha mai veramente aiutato. Diceva Boniperti che “prima si sceglie l’uomo, poi si valuta il calciatore”. Ci perdonerà Mario Balotelli, ma di uomo non c’è traccia. C’è traccia di un ragazzo viziato, disegnato fenomeno dai giornali e dalle TV, con tante malefatte da parte sua per un carattere non pronto al grande palcoscenico.

Doti tecniche molto importanti, ma mostrate e dimostrate solo parzialmente e solo in modo molto discontinuo. I campioni sono altri, perché “campioni lo si è nella vita di tutti i giorni, non solo in campo” diceva Marcello Lippi di Zidane.

Ci troviamo così con un Milan incapace di gestire la sua personalità e il suo personaggio, di un Prandelli che avrà grosse difficoltà in Brasile, di una Nazionale che avrebbe bisogno di un leader in attacco e non ce l’ha.

Fenomeno lo è, ma solo a livello mediatico. Non vogliamo avanzare polemiche facili, ma l’essere cresciuto lì dove è cresciuto, con quella fanfara di giornali e TV a gonfiarne il valore e i casi, di certo non gli ha giovato. Ma è ancora presto. A 23 anni la maturazione non solo è possibile, ma è doverosa.

Su Mario: rialzati. Col cuore. Altrimenti, per continuare a giocare a calcio come si deve, meglio scegliersi un posto tranquillo, magari di provincia, rinunciando ai flash, limitando le cazzate, e puntando a una carriera interessante. Altrimenti Boban avrà ragione: va bene giusto per il suo conto corrente. Basta decidere.

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Dedicato a De Sanctis e Bergomi: un’Italia in ginocchio

La vogliamo dedicare a loro, principalmente. A loro e a chi dà voce alle loro trombe ormai sfinite, incancrenite da quel sentimento di antijuventinismo che pervade mezza Italia. Un’Italia in ginocchio, piegata in due dal dolore di una parabola malefica quale quella di Pirlo.

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La dedichiamo a De Sanctis, la vittoria della Juve contro il Genoa. A De Sanctis e al suo #ersistema. Fino a stasera, e fino a quando non decideranno che è il momento di terminare quel Parma-Roma, sono 17 i punti di vantaggio della Juve. E ieri #ersistema ha colpito ancora. La dedichiamo a lui e a quelli come lui, incapaci di riconoscere il merito altrui, nascondendosi dietro le cazzate da bar portate alla ribalta e solo in Italia poteva succedere.

La dedichiamo pure a Bergomi. Capiamo tutto, dall’essere gufo all’essere parziale, ma accettare scempi come la telecronaca di ieri è troppo. Troppo per chi sta scrivendo pagine di storia memorabili. Troppo per chi crede in un minimo di sportività. SkySport ha fallito. Con quel Bergomi lì a commentare ogni santa partita della Juve. Che andasse a lavorare sul serio, lasciando spazio a giornalisti e commentatori un pelino più seri. Resta la soddisfazione di vederlo invecchiare partita dopo partita. “Fabio, non ce la faccio più a rosicare così!”.

La dedichiamo ai quotidianacci di Milano e Roma. Scopro sempre un nuovo modo di comunicare il lunedì mattina. Se perfino trovano il modo di trasformare la partita di ieri sera come l’ennesima prova arbitrale pro-Juve, allora vuol dire che non hanno più antidoti, né rimedi, né idee. Gli aggettivi, le allusioni, l’accantonare le analisi a poche righe, quelle che difficilmente leggerai. I sommari ponderati, i titoli scelti accuratamente. E poi l’intervista a Preziosi e, stavolta sì, la sparata: “la punizione sul gol loro non c’era”. Pazienza se nella pagina accanto, scritto piccolo, in mezzo a due rigori uguali, ma dei quali viene concesso solo quello al Genoa, c’è scritto chiaro e tondo che quella punizione c’era. Intanto il senso è già passato con quel supertitolo.

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La dedichiamo a Pistocchi. Aveva appena finito di bestemmiare su Gigi Buffon, vaneggiando che non para rigori, che continua a respingere palloni senza bloccarli, che la sua carriera vale meno rispetto a Dino Zoff, che… che… che poi Gigi gli spara in faccia il rigore di Calaiò. Proprio mentre Pistocchi sta boccheggiando per il suo Milan sprofondato a -40, tentando di difendere a spada tratta Galliani e chi gli paga lo stipendio. Su dai, un altro anno sta finendo.

La dedichiamo pure a Paparesta. Sarà che l’abbiamo rinchiuso a Reggio, ma la linea editoriale Mediaset è troppo più forte perfino delle immagini. “Se proviamo a farci aiutare dalla linea dell’area di rigore, nonostante il movimento a incrociare dei due corpi, posto che non si fa più riferimento alla luce fra le due figure, allora dobbiamo solo analizzare la distanza fra il tacco dell’ultimo difensore rossoblu e la punta dello scarpino di Osvaldo che sta ricevendo il pallone dal suo compagno. L’incrocio rende difficile la valutazione di questo episodio, perché Osvaldo è lanciato mentre il difensore lascia la sua linea di competenza. L’arbitro di porta poteva farci poco, perciò Mazzoleni si è fidato del suo assistente”. Era regolare. Facile da vedere, facile da capire. Era regolare, caro Paparesta, ormai pronto per Cari Amici Miei: una supercazzola degna della storia comica del cinema italiano.

“Purtroppo sono in dovere di sottolineare i soliti cori contro il Napoli da parte dei supporters bianconeri” dice l’inviato di SportMediaset. Sono le ore 20 e non tutti i supporters bianconeri sono entrati allo stadio, ma lui è comunque in dovere. Poi però scompaiono i replay della gomitata di Gilardino, diventa “forse è in gioco” la posizione di Osvaldo, mentre perfino il commento di Sebino Nela “non me la sento di dire che è rigore” (su Bertolacci-Lichtsteiner) viene trasformato in sentenza contro la Juve. E poi c’è mani e mani. Dovere… di obbedire al padrone.

Ora aspettiamo una grande Juve giovedì sera. Troppo grande la soddisfazione di dare un colpo da ko a questi beoti che stanno uccidendo il calcio italiano. Basta dire che qualcuno sta sponsorizzando Balotelli-Cassano ai Mondiali. E magari, visto che c’è un summit oggi a Milanello, pensiamo pure al modo di liberarci di Marotta e Conte…

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Brivido Inter: Farsopoli 2 in arrivo?

Le dichiarazioni sono purtroppo simili a quelle che hanno accompagnato i primi 10 anni di vita dell’era Moratti. Quando non sai che succede, allora la colpa è di qualcun altro. Deve essere di qualcun altro.

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Nell’ordine, i tifosi nerazzurri stanno cercando di collegare le figuracce di Stramaccioni e Mazzarri con qualche nemico. FIGC? Lega? Juve? Qualche strana confederazione del male che ha preso di mira la terribile corazzata di Mazzarri? La difficoltà è associare il nome di Marotta a qualche oscuro presagio di dolosa operatività illegale. Tradotto: come avrebbe fatto Marotta a costruire la nuova Cupola?

In estate i giornali hanno esaltato il nuovo corso, guidato da Icardi e Belfodil: i nuovi Batistuta e Ibrahimovic, rispettivamente. 9 partite e 2 reti per il primo, 10 presenze e 1 rete per il secondo. Con l’argentino lanciatissimo verso una probabile carriera nel mondo hard.

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In difesa Rolando ricorda più il personaggio di Aldo, di Aldo Giovanni e Giacomo, piuttosto che un vero difensore. Mentre i 18 milioni di euro valutati per Ranocchia non trovano riscontro sul campo. Tanto per capire perché la squadra subisce così gli avversari, qualunque avversario, perfino il Trapani.

Il ritardo di 23 punti dalla vetta, già alla prima di ritorno, fa il paio con l’eliminazione dalla Coppa Italia. Gli arbitraggi sono la perfetta giustificazione all’assenza di controllo e di progetto. Comandano sempre gli argentini nello spogliatoio, mentre a livello societario bisogna capire solo se le decisioni vengono prese a dadi o a carte.

L’unico aspetto positivo è la cessione delle quote all’indonesiano che, a questo punto, si starà facendo parecchie domande su cosa abbia effettivamente acquistato, a parte i debiti e problemi in quantità industriale.

Alcuni anni fa, la pratica “delusione” venne risolta inscenando Calciopoli. Adesso che si inventeranno?

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Chi poco Allegri, chi CONTEntissimi

Serata particolare quella di ieri. Troppi aneddoti concentrati in poche ore. Berardi, futuro juventino, rifila quattro gol ad Allegri che viene esonerato la mattina successiva (oggi, ndr); Matri in panchina, pagato 12 milioni di euro da Galliani che è stato intanto spodestato da Barbara Berlusconi pure sul piano tecnico; Milan a meno 30 punti dalla Juve al giro di boa; Marotta che festeggia Berardi, ma soprattutto Llorente e un paio di colpi che hanno fatto storia (Tevez, Vidal, Pirlo, Pogba, Lichtsteiner, Llorente).

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A Torino sono contentissimi. Il gioco di parole contiene la parola magica: Conte, il tecnico leccese recentemente votato fra i migliori del mondo. Meriti tutti suoi, meriti che in Italia gli vengono riconosciuti poche volte e da pochi. Vincere con la maglia della Juve ti rende antipatico e la carriera di Conte, da giocatore e da allenatore, purtroppo è intrisa di vittorie.

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A Milano c’è invece un tecnico che fa le valigie. Giù la maschera: ha vinto uno scudetto con Ibrahimovic, ne ha perso un altro e non certo per colpa del gol di Muntari (pareggiato dal gol valido annullato a Matri). Non ha saputo dare un vero gioco alla squadra, non ha saputo contenere l’esodo di senatori o l’arrivo di troppi strani nomi. Lascia il Milan col 51% di vittorie, e un undicesimo pericoloso posto.

Non ci piace occuparci degli altri, ma rendiamo onore alla verità. se ne va un tecnico che ha potuto giovare di un anno anonimo in Serie A vincendolo, poi il nulla assoluto se non i piagnistei e le frecciatine velenose a giustificare errori e mancanze.

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C’era un indonesiano, un italiano e Mazzarri

Dal “sistema” di De Sanctis alle piangerie di Mazzarri. Da Mancini a Mazzarri il passo è davvero breve. Ci terrorizza solo il fatto che a Mancini fu concesso di vincere dopo il grande bluff di Farsopoli montato ad arte. Non dovrebbe accadere perché l’indonesiano ci pare lontano da certe logiche perverse che sono il cuore di Moratti & Soci.

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Ci limitiamo perciò a riproporre un estratto di un editoriale di Calciomercato.com in cui si sottolinea l’atteggiamento dell’allenatore dei nerazzurri:

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Per uno che vive di solo calcio in maniera maniacale e che ha qualche problema con il proprio ego come Mazzarri ritrovarsi nel mirino della critica lo porta a vedere spettri e nemici ovunque ingigantendo ogni minimo appunto. Prima le critiche per il gioco di rimessa adesso i risultati che mancano: Mazzarri è crollato. E’ accaduto ieri sera ad Udine quando per giustificare l’eliminazione ha tirato in ballo addirittura Stramaccioni reo di aver “portato” l’Inter in trasferta in Coppa Italia al Friuli in virtù del nono piazzamento dell’anno scorso (dietro cioè i bianconeri). Certe accuse confermano purtroppo una evidente carenza di lucidità sopratutto perchè danno l’impressione di essere sparate a casaccio essenzialmente per salvare se stesso. Perfino una non ben chiara crisi societaria viene tirata in ballo per giustificare il flop di Udine. E naturalmente la barzelletta dei rigori.

[Via Calciomercato.com]

Noi evidenziamo soltanto un fatto: ci fu una squadra che non ebbe rigori per oltre 100 giorni. Vinse lo stesso lo scudetto. In panchina c’era Conte.

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Il “sistema” De Sanctis e il divieto di dire la verità di Moggi

Curioso, eh?! De Sanctis può elargire falsità e accuse pesantissime senza alcuna sanzione, mentre Moggi, che ha detto la verità sul conto di Facchetti e dell’Inter, andrà sotto processo (oggi, ndr).

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Succede in Italia, il Paese dove ogni cosa può accadere. Con ordine.

Il portiere della Roma, ex Napoli, Morgan De Sanctis ha rilasciato piccanti dichiarazioni dopo la sconfitta per 3-0 contro la Juve. Obiettivo, nemmeno tanto complicato, è stato quello di diffamare la Juve e il “sistema” che la favorisce. Quale sia questo sistema non lo ha puntualizzato. Peccato: sarebbe stato carino scoprirlo. Se si tratta infatti del sistema FIGC, De Sanctis l’ha fatta fuori dal vaso. Se si tratta del sistema Lega Calcio, De Sanctis l’ha fatta fuori dal vaso. Altri sistemi non sono ammessi. Fra l’altro, De Sanctis deve davvero essere andato fuori di testa tirando in ballo pure lo stadio di proprietà.

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Ora, la Giustizia Sportiva dovrebbe quanto meno verificare queste accuse, ma dopo un paio di giorni non si hanno novità in merito. De Sanctis ha acceso i cuori giallorossi, ha rivolto pesantissime accuse alla Juve e ne uscirà pulitissimo, anzi quasi un martire. Un po’ di Maalox e passa tutto, mentre la Juve tornerà al lavoro garantita dagli aiutini di Conte, Vidal, Bonucci e Vucinic… fra gli altri.

Luciano Moggi va di nuovo davanti un tribunale. Nel 2010, in una puntata televisiva dove era ospite, ebbe un confronto acceso con Javier Zanetti. L’ex direttore generale della Juve rimproverò Zanetti della scarsa informazione circa Facchetti, Moratti e le attività illecite nerazzurre. Oggi andrà sotto Processo. Ennesima farsa.

Chiariamo: le vicende in Tribunale riguardo Calciopoli hanno già dimostrato la verità di quelle dichiarazioni. E’ tutto accertato, è tutto provato. Quindi: che razza di Processo è quello che si apre oggi? Ennesima tragedia della Giustizia Italiana che, evidentemente, creerà un’altra fantasmagorica sceneggiatura su questo giallo a puntate che non accenna a finire: quando l’Italia si sveglierà dal sonno antijuventino che permea ogni istituzione di questo strano Paese?

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La storia dell’Inter, fra illeciti e illegalità: benvenuto Thohir

E’ il giorno di Thohir a San Siro. L’indonesiano riceverà il saluto dello stadio. Il nuovo proprietario dell’Inter potrà così toccare con mano i grandi risultati di questa storica società, che qui riassumiamo in breve:

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- i passaporti falsi di Recoba

- la prescrizione dell’illecito sportivo di Facchetti

- le plusvalenze false per iscriversi al campionato 2005/2006

- lo scudetto di cartone

- i pedinamenti fatti a Vieri

- le intercettazioni illegali (nascondendo le proprie)

- il falso in bilancio

- il doping di Herrera degli anni 60

- i trasferimenti irregolari di Milito e Motta

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- la retrocessione del 1921

- l’arbitro “comprato” per Lione-inter del 98

- il motorino lanciato dalla curva nel 2001

- la positività all’antidoping di Kallon

- i petardi lanciati in testa a Dida

- il doppio contratto firmato da Stankovic

- la finale scudetto contro la Pro Vercelli

- le 99 partite senza rigori contro

- i 6 giocatori in fuorigioco a Siena

- Guido Rossi, Auricchio, Narducci,la gazzetta dello sport

Benvenuto caro Thohir. Difficile essere all’altezza, ma siamo sicuri ti insegneranno la giusta via.

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