Se vuoi diventare campione, devi battere il campione. È una formula usata spesso nel Wrestling, ma vale sempre, nello sport e nella vita. Vale a maggior ragione in Champions League, dove appellarsi alla sorte o al sorteggio appare a tratti ridicolo.

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Il business ha imposto, quest’anno più degli altri, regole molto particolari che hanno generato gironi che, come ogni anno, possono essere divisi per livello di difficoltà. Alla Juve toccherà un girone duro, ma sembra quasi una chiamata del destino.

La finalista di Champions affronterà Manchester City (corazzata di Pellegrini che in Europa ha quasi mai lasciato un segno positivo), il Siviglia (fresco di un Llorente a zero euro) e il Borussia Moenchengladback (bel campionato tedesco l’anno scorso). A guardare il Girone H poteva chiaramente andare meglio, ma se si vuole crescere e crearsi una posizione dominante in Europa, il timore o il pessimismo che si leggono sui social sembrano in antitesi.

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L’anno scorso la Juve buttò fuori Monaco e Real Madrid per conquistarsi una finale che, con un Pirlo e un Tevez in ottima forma mentale, avrebbe pure portato a casa. Quest’anno tocca combattere ferocemente già a partire dai gironi.

Rispetto, ma non timore. Bello il tweet di commento di Allegri (sempre molto posato nella nuova comunicazione pubblica) e corretta l’intervista di Marotta (almeno per quanto concerne il sorteggio Champions).

Avanti Juve.

(certo poi si riuscirà a scoprire come fa Mourinho a ottenere un primo girone sempre molto favorevole)

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