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Chelsea-Juventus 2-2 Quando l’orgoglio supera il talento?

Non si può analizzare il match senza osservare quanto segue: non è la Juve dinamica e feroce e scattante che abbiamo lasciato vincente a maggio. Non è quella Juve e la causa principale sembra essere il carico di lavoro sostenuto e ancora non smaltito. Soltanto tre elementi sembrano essere in piena condizione: Vucinic, Lichtsteiner e Marchisio. Un gradino sotto Giovinco e Vidal, per il resto gambe pesanti e molta poca reattività.

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Ora, se sommiamo a queste osservazioni oggettive anche lo scarso rendimento di Pirlo (normale per tutti gli uomini di questo pianeta, assolutamente sotto la media se si considera il Pirlo marziano che finora ha ammaliato tutto il mondo) ecco che questo inizio di stagione può essere letto nella maniera più corretta possibile. La Juve sta diventando una squadra (ammesso che non lo sia già). Una vera squadra, di quelle malefiche e toste, di quelle che non abbatti anche quando giocano la peggior partita, anche quando non in condizione, anche quando normalmente le partite le perdi e non le recuperi più. Dopo Genova, ecco un’altra impresa. E di impresa pura si sarebbe trattato se quella palla di Quagliarella fosse entrata dopo aver toccato l’incrocio dei pali.

Ecco la Juve che torna da Londra: consapevole dei propri mezzi ancora non del tutto espressi, forte di una imbattibilità conservata, perfettamente in corsa con quello che poteva essere un piano strategico di inizio stagione. Supercoppa portata a casa, 3 vittorie su altrettante partite di campionato ed esordio positivo contro i Campioni d’Europa.

Il primo tempo è ancora falsato. La Juve fatica a ingranare, come una macchina a diesel che ha bisogno di sfogarsi prima di sviluppare appieno il motore. Un primo tempo impacciato dove ancora non è chiaro cosa ha inciso di più: l’emozione e un certo timore reverenziale o una condizione precaria?

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Aggredita da una corsa più fluida degli uomini di Di Matteo, la Juve ha subito come poche volte l’anno scorso l’avversario, ben più reattivo e forse meglio organizzato a centrocampo. Il solo Vidal a battagliare non poteva certo bastare e certo agli uomini di Conte è mancata la regia e la lucidità di Andrea Pirlo, in ombra e in completa difficoltà con le marcature a uomo ora di Oscar ora di Hazard. Segno che Di Matteo temeva davvero questa Juve, così come lo stadio ha confermato mostrando assoluto rispetto per le maglie bianconere. La Juve ha punto, di tanto in tanto, con qualche bella combinazione. Vucinic ha arretrato troppo il baricentro della sua azione lasciando troppo isolato Giovinco. Il player tascabile ha subito la fisicità di Terry e David Luiz e poche volte si è potuto girare per scatenare il suo talento.

E se Lichtsteiner ha lottato alla pari col proprio avversario, Asaomah ha completamente fallito la prova. Troppo timido il ghanese e senza lo spirito di iniziativa che ha stupito tutti in questo inizio di stagione. Poteva starci, ma che sia solo un episodio isolato, frutto dell’emozione del momento. Con Pirlo bloccato, e Vidal e Marchisio a tamponare il continuo tambureggiare del centrocampo dei Blues, toccava alla difesa avviare l’azione d’attacco. Una difesa apparsa ancora una volta svagata. Che non funzioni il filtro di Pirlo è evidente, ma allora Conte deve ricorrere ai ripari: facendo rifiatare Pirlo e magari registrando una nuova difesa, con magari una figura ben più agile a dar manforte ai tre stantuffi. Forse Caceres, certo non a suo agio sulla destra e in linea coi centrocampisti?

In ogni caso la difesa ha ancora una volta retto. Impossibile non subire i talentuosi uomini di Di Matteo, ma non siamo mai andati alla deriva. Anzi. E’ servita una sfortunata deviazione di Bonucci per trovare il primo gol ed è servito un miracolo balistico per trovare il raddoppio. Mentre la Juve ha segnato con azioni pulite e chiare, costruite e volute. Sarà sempre un 2-2, ma noi sottolineiamo proprio questa differenza. Alla fine, come ben sottolineato dalle TV, in chiaro e a pagamento, è la Juve quella che è andata più vicina al gol.

Già, il gol. Quel maledetto dettaglio che cambia le stagioni, che raddrizza o indirizza le partite. Intuizione geniale scegliere Quagliarella e non Matri, e a questo punto si ripresenta il dubbio amletico dello scorso anno: gli attaccanti, d’ora in avanti, verranno fatti ruotare con precisione matematica sperando che ognuno di questi trovi sempre la via del gol. Meno gol a testa, ma più gol complessivi: questa la via che la Juve deve seguire in attesa di un bomber che dal mercato non è mai arrivato.

Chelsea-Juve lascia in eredità una formazione bianconera sempre più a suo agio col calcio che conta, col destino di chi deve dominare e imporsi. La prestazione londinese è tutto sommato buona e il solo fatto di giudicarla in questo modo da la precisa conferma di quanto pensano i tifosi: questa squadra c’è, è in crescita, è matura e recuperando la ferocia e la reattività dell’anno scorso può davvero sorprendere tutti, ancora una volta. Merito di Conte, merito di tutti i ragazzi.

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