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Chi gioca veramente a calcio in Serie A?

Troppe analisi, troppe persone. Troppa gente che ha fallito e si mette a fare il professorone davanti le telecamere. E allora si finisce per non capirci più nulla. Gente che farebbe fatica a raccattare un posto in una squallida segreteria di qualche minuscolo ufficio diventa improvvisamente e senza preavviso Maestro di Tattica del Giuoco del Calcio e su queste basi si danno vita a trasmissioni d’approfondimento calcistico. Così non va, anche perché ne viene fuori una realtà completamente distorta e gravemente lesiva di un minimo di pudore.

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Tutti questi fantomatici professoroni hanno nome e cognome. Da Pistocchi a Sacchi, da Ciccio Colonnese (sì, proprio il grande difensore dell’Atalanta di Milano di fine anni ’90) a Ferri. E non se ne può più di lecchini e maestrini di ripiego. Perfino Pagliuca ora si mette a quella lavagnetta a spiegare cosa dovrebbe fare Del Neri o quali cambi dovrebbe operare Allegri o Mazzarri o Guidolin.

Peccato non avere immagini a sufficienza, ma sarebbe carino confrontare quanto da loro detto con quanto realmente accaduto. Un esempio su tutti. Si giocava a Torino Juventus-Cagliari e Beppe Signori ebbe a dire su Krasic:

Non assomiglia per nulla a Nedved. Corre, ma non è così veloce e segna poco.

Il destino regalò a Beppe Signori una standing ovation da parte dell’Olimpico di Torino per la tripletta con cui Krasic distrusse i sardi. E da lì Krasic giocò un girone d’andata semplicemente spettacolare. A parte il calo di flessione, legittimo e fisiologico, da cui sembra uscito già da un paio di partite.

Ma guardiamo in faccia la realtà.

Il Milan di Allegri, imbottito di così tanti acquisti che non riescono più a stare appresso ai numeri delle maglie, vive unicamente sulla foga e le invenzioni di Mister Ibrahimovic, quello scoperto da Moggi in Olanda, pagato 19 milioni di euro e mostrato al mondo intero come uno dei talenti più puri e originali, capace di segnare (16 gol all’esordio in A e una valanga di assist per Trezeguet e Del Piero e perfino Zalayeta) e di impostare, di sobbarcarsi il lavoro di un intero reparto e risolvere le partite da solo. Se Ibra rallenta il Milan rallenta. Togli i gol di Ibra al Milan e ricalcola posizione e punteggio. Il gioco del primo Milan di Ancelottiana memoria non c’è appunto da anni. Sostituito da quel meraviglioso concetto proprio degli inglesi e cioè kick and run! Il kick è solitamente dei difensori o di Pirlo e il running è delegato ai vari Robinho, Pato e Ibra. La manovra è a tratti molto sterile fino a quando la palla non capita tra i piedi di Ibra e solitamente ne esce un’azione personale o un assist (vedi l’ultima meraviglia sfoderata per mandare in rete Pato).

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Il Napoli di Mazzarri basa tutto, o quasi, sulla spinta del San Paolo e sulla corsa contropiedista dei vari Lavezzi, Hamsik, Maggio e sul bimbo prodigio Cavani (cui tutto riesce in questo momento). Per il dinamismo inesauribile degli esterni e dei centrocampisti che accompagnano costantemente l’azione è la squadra più divertente da seguire, insieme all’Udinese che vive della luce di Di Natale e di Sanchez.

La Lazio è imperniata su una batteria di registi eccezionali: Ledesma e Hernanes su tutti, capaci di innescare le punte come pochi nel campionato italiano. Basta leggere il numero di assist dei due e il numero di gente mandata in gol. Ma la grande Lazio del girone d’andata sembra spenta. Pesano gli infortuni e le assenze, ma soprattuto pesa il calo di forma dei centrocampisti. Ne seguono i vari pareggi delle ultime giornate.

Si parla poi troppo poco di Parma e Bologna: con una rosa evidentemente inferiore (forse il Parma, in valore assoluto, sembra quella meglio attrezzata per una salvezza più che tranquilla) stanno facendo miracoli. Il Parma sfoderando come al solito un corredo di giovani di alto valore, se solo gli lasciassero il tempo di crescere. A Bologna, per la situazione che stanno vivendo, servirebbe invece un SuperPremio per il buon Malesani, che dimostra ancora una volta di saperci fare su quelle panchina. Purtroppo per lui bussano alla porta solo squadrette, con tutto rispetto di Siena e Bologna.

E infine c’è il Palermo, forse la più bella realtà di questo campionato. Due giocatori praticamente sconosciuti si sono imposti come due fra i centrocampisti più interessanti: Bacinovic e Ilicic. Il secondo potete leggerlo, con merito, nelle parti alte della classifica cannonieri. Pastore deve scrollarsi di dosso un po’ di brutti pensieri dalla testa di natura narcisistica e lavorare molto di più per la squadra. Quando lo fa è semplicemente devastante. In più Delio Rossi è costretto a sovvertire due grosse difficoltà: un Presidente senza senno e ricambi inesistenti. Eppure vi riesce guadagnando l’accesso al prossimo turno di Coppa Italia con un ragazzino sudamericano di appena 18 anni e continua a macinare punti senza punte.

Su Roma e Atalanta di Milano glisso: troppa discontinuità per i giallorossi e troppi regali per i nerazzurri per redigere un bilancio che sia anche solo serioso.

Tutte le nostre squadre sono rigorosamente in difficoltà in campo estero, proprio sul profilo della personalità e del gioco. E nel nostro campionato mostrano pause da paura.

All’estero invece ho potuto apprezzare il tentativo di gioco dell’Arsenal, costretto da disgrazie economiche a vendere e comprare sempre meno, arrangiandosi con un settore giovanile da paura. Le lamentele di Mourinho per l’organico a disposizione mi sembrano un oltraggio all’intelligenza dei più su questa Terra, buone solo a nascondere l’incapacità di lottare ad armi pari con chi il calcio sa giocarlo e cioè Guardiola. Come Mou, ma con ben altri toni, Ancelotti: gli hanno affidato una specie di auto di lusso, ridotta a carretta per motivi che forse lui sa bene, ma che non ha mai del tutto spiegato. Gente ormai stanca per i Blues (Lampard e Terry su tutti?). Gente inadeguata?

Detto questo continuo ancora a pensare positivo quando sento la parola Del Neri: lo hanno tirato dentro una delle situazioni più disastrate degli ultimi anni nel mondo del calcio. Una specie di società che ha buttato via soldi e un patrimonio tecnico da paura. Una sorta di incubo bianconero, con lo stesso nome, ma con ben altra sostanza. Bene da lui si pretendeva il bel gioco, tanti punti, magari un primo o un secondo posto e tanti gol segnati (che sono arrivati, ma i numeri si usano solo per dare contro al tecnico) e pochi presi (beh questo non è avvenuto) senza fare i conti con la squadra che si è ritrovato (i più positivi li ha voluti lui o li ha rigenerati, ha floppato solo su Motta e fin qui Martinez) o che gli hanno fatto ritrovare (non credo conoscesse Traoré e Sorensen e ha detto sin da subito che non voleva Grosso). Ma stiamo scherzando?

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