E’ quello che emerge dall’ultima conferenza stampa di Zaccheroni. In fase di preparazione della partita, l’ultima a Torino per fortuna – guarda un po’ quello che un tifoso è costretto a dire in questo anno – e la penultima dell’intero torneo, l’allenatore ennesimo della Juve post-Calciopoli (a differenza dei venti anni precedenti: Lippi, Ancelotti e Capello) rivela che “Ho fatto bene”. E poco importa se non argomenti del tutto la sua certezza. Così, esplicitamente, le chiedo, Mister Zac: cosa ha fatto bene? E mi permetto di segnalare alcune cosette.

Advertisment

Al cambio di panchina sono arrivate poche vittorie, un paio di pareggi. Successivamente, come capitato a tutti quelli che hanno calcato Torino dopo l’estate del 2006, il flop con sconfitte, alcune anche assordanti tipo il 4-1 in quel Cottage maledetto. Partite con l’idea di una Juve divertente, quasi a venire incontro a chi diceva “se perdiamo, quanto meno ci divertiamo”, la stessa filosofia non è stata mai applicata e subito abbandonata. Risvegliato incredibilmente dal suo sonno, dove poi è caduto in fretta, Amauri si è insistito con un valzer stranissimo di punte e centrocampisti. Spremuto Del Piero, tenuto a riposo Candreva. Mai usato Giovinco. Quindi, Mister Zac, le ripeto la domanda: cosa ha fatto bene?

La gestione di Felipe Melo e Diego, cioè i due principali problemi di Ferrara, non ha prodotto molti frutti. A conti fatti Diego aveva fatto meglio con Ciro che con Alberto. E non si può dire che Felipe Melo sia notevolmente migliorato. Lo preferivo cattivo e rognoso come a inizio anno, piuttosto che inconcludente e indisponente come il finale di campionato mi ha mostrato. Quindi, anche qui Mister Zac: cosa ha fatto bene?

Statistiche alla mano Ferrara non ha mai avuto la squadra al completo. Quasi mai in realtà ha potuto usufruire dei quattro attaccanti e quasi mai dell’intero centrocampo, mentre lei Mister Zac ne ha avuto recentemente disponibilità piena. La gestione però è da buttar via. Candreva inspiegabilmente ignorato, volendo togliere dal discorso ragionamenti crudeli sull’interesse che aveva la Juve a non farlo giocare per motivi squisitamente economici-contrattuali. Giovinco addirittura abbandonato. Trezeguet, dopo un primo momento di ritrovata felicità, si è visto di nuovo sbattere fuori da un undici senza motivazione alcuna. Lei Mister Zac ha preferito a uno dei bomber più forti della storia, numeri alla mano prego per eventuali critiche, uno strano personaggio in cerca di passaporto. E meno male poi che tale passaporto non sia stato falsificato come nerazzurra-memoria insegna. Quindi, Mister Zac: cosa ha fatto bene?

Advertisment

La Juve che è andata a Zaccheroni, pur praticamente fuori da ogni possibile reale obiettivo, era comunque in corsa per qualcosa. Qualcosa di importante economicamente e per poter preparare il biglietto da visita del 2010-2011. Media punti o ruolino, fate voi, non esiste un miglioramento del rendimento della squadra. Siamo fuori, tremendamente fuori. Abbiamo subito rimonte. Se non altro, torno a ripetere, con Ciro avevamo dato l’unica gioia dell’anno: 2-1 con gol di Marchisio decisivo e tutti a casa quelli che credono ancora di aver vinto qualcosa di significativo.

Dunque, a conclusione di questo ragionamento che tutto può essere tranne che fazioso, alla luce dell’ultimo sfogo di un Campione Onesto e un Capitano come forse da Scirea in poi non se ne erano più visti per classe e intelligenza, le ripeto la domanda, sperando in una risposta: cosa ha fatto bene, Mister Zaccheroni?

P.S.

La foto è tratta da uno scatto del 5 maggio 2002. Una delle date più incredibile che la storia recente del calcio abbia mai vissuta, assieme forse a quella strana finale tra Bayern e Manchester che evocata pone sempre una domanda: ma chi vinse alla fine? Si giocavano lo scudetto ben tre squadre: la Roma di Capello, la Juve del Lippi-bis e i Disonesti affidati al mago Cuper. Oggi si dice che quegli scudetti erano pilotati. Eppure fino al fischio finale, per esempio fino al primo tempo c’era spazio per ogni soluzione. La Juve feroce di Marcello Lippi azzannò la preda nei primi 8 minuti con un gol lampo di Trezeguet e raddoppio di Del Piero per poi sedersi comodamente in panchina con le orecchie tese alla radio. Era una giornata strana in cui il tifo laziale era tutto concentrato contro la propria squadra. Squadra che vantava nomi del calibro di Simeone e Peruzzi per esempio. Zaccheroni era in panchina a guidare l’ennesimo miracolo-richiesto. La Lazio fu eccitata dal proprio pubblico-ostile e vinse 4-2 contro una formazione che alternò Vieri a Ronaldo e che doveva assolutamente vincere. Tutto nelle proprie mani. L’intuizione di quel mercato di Branca si chiama Gresko. Qualcuno giura di avere ancora il suo poster attaccato in camera, ma non si tratta di tifosi nerazzurri. Mentre in Repubblica Ceca è sembrato normale che un tipo, cui violentemente si era scagliato contro il pubblico laziale in settimana, come Poborsky giocasse quella partita col coltello fra i denti. Era un contesto avvelenato si disse. Da cosa, però, non si ha traccia neppure oggi. Era un contesto marcio, si disse e si dice ancora. Sta di fatto che una partita di calcio venne regolarmente, più o meno, giocata. In vantaggio per due volte, e per due volte raggiunta. Poi il crollo psicologico nella ripresa, con le lacrime del macellaio Materazzi a far vedere al mondo cosa significava il progetto Moratti. Pochi giorni è andato in scena il remake di quella giornata. Si è giocato però di sera. Anzi, pardon: non si è giocato. Uno di quei biscottoni che nemmeno Pellegatti e la sua passione per l’ippica potranno mai capire a fondo. Stesse condizioni, eppure un finale che ai più pareva scontato. Strana la vita, eh? Clima marcio pochi anni fa. Clima sereno, forse anche troppo per i pochi opinionisti obiettivi capaci di non obbedire ciecamente al padrone, pochi giorni fa. Qualcosa non torna. E guardando al Processo di Napoli e immaginando gli sviluppi futuri di quella farsa, qualcosa non tornerà mai.

Advertisment