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Chievo-Juventus 1-2 Quando cominciamo a giocare?

Altra vittoria, ma certamente sentimenti contrastanti. Sebbene alla fine dell’anno questi sono 3 punti che valgono esattamente come quelli contro Sampdoria, Lazio e Verona, in cuor nostro questi sono meno di tre punti.

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I cambi di Antonio Conte sembrano poco efficaci. Senza i cosidetti titolari si comincia a soffrire. Anche contro un buon Chievo, ma – con il massimo rispetto – di Chievo si trattava. E di certo erano parecchi i titolari in campo, no?!?

La scarsa attenzione che i ragazzi stanno mostrando è a dir poco sconcertante. Le scuse delle gambe pesanti non reggono, né è ammissibile un “dobbiamo trovare ancora la quadra”. E mi torna in mente un pezzo del nostro caro @ing sull’estate bianconera in cui abbiamo intravisto segnali preoccupanti di una involuzione.

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Tale involuzione è espressamente caratteriale. Conte dice il contrario, ma sa benissimo che così è e lo si nota nel suo modo di vivere le partite. Quasi rassegnato al fatto che molti hanno la pancia effettivamente piena. Si arriva un secondo dopo gli avversari sui palloni; si continuano a regalare i primi tempi; ci si lancia all’attacco con poco ordine e si torna indietro con molta lentezza e confusione. Quest’ultimo punto ha generato metà dei gol fin qui incassati in campionato. L’altra metà riguardano palle inattive su cui pesa una sana disattenzione collettiva.

Ha risolto Pogba, praticamente il più maturo e affamato di tutti. Con la gentile intuizione di Conte che lo ha riproposto in una versione molto particolare: un esterno atipico, in grado di partire largo, ma accentrarsi sfruttando un enorme tecnica e un poderoso fisico. Ma pare proprio una di quelle intuizioni da ultima spiaggia, vista l’offerta tecnica sulle corsie laterali. Che le fasce non funzionano dobbiamo dirlo, perché è oggettivo e perché non stiamo avanzando alcun piano complottistico contro Conte e i ragazzi.

E probabilmente, con un Pirlo così, conviene cominciare a pensare a una variante tattica. Una variante che ci permetta di subire meno gli avversari nettamente inferiori, e che mantenga un certo equilibrio in un campo che è diventato molto più lungo rispetto agli anni scorsi. Traduciamo: la squadra si sfilaccia spesso, gli inserimenti dei centrocampisti sono sempre più numerosi, e le ripartenze avversarie vengono assorbite con difficoltà. Questo cambio non deve essere drastico o definitivo, ma in ragione di condizione psicologica e fisica, cambiare alla volte dà la scossa e permette di sperimentare qualcosa di nuovo. Nel calcio di Conte è avvenuto davvero poche volte. E di certo non deve avvenire in questo terzo anno di Juve.

Detto questo, con un Tevez che in pochi minuti ha dimostrato di essere, per personalità e iniziative, insostituibile, resta da capire la posizione su Vucinic: se si sveglia ci leva dai guai, altrimenti scatta il rebus. Perché, comunque, Quagliarella ci mette lo zampino.

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