Menu Chiudi

Circo Moratti: “La Giustizia Sportiva funziona bene così”

Alla vergogna non c’è mai fine. E certo non ci aspettavamo altre dichiarazioni se non queste da uno come Massimo Moratti, l’uomo che più di tutti incarna lo stile italiano degli ultimi 20 anni: fallimenti giustificati con complotti surreali, errori mai pagati, illegalità al posto delle regole, mediocrità profusa in ogni gesto e decisione. E’ l’Italia dei Moratti e allora va tutto bene così. Meglio non potrebbe proprio andare.

Advertisment

L’ultima dichiarazione del patron da oltre 1000 miliardi per 15 anni di insuccessi è di quelle che ti fanno realmente capire come sta andando l’Italia: male, molto male. Da una parte il risveglio di certi giornalisti sportivi che di vendere l’anima al Diavolo non ne hanno voglia e allora giù con le critiche a FIGC e a Palazzi per il modo di amministrare il calcio italiano, dall’altra gente come Moratti e Galliani trincerati dietro la loro posizione politica dalla quale possono difendersi pure dalle proprie malefatte.

Capitolo Giustizia Sportiva, uno dei più sporchi e assurdi di cui può non-vantarsi il Paese Italia. In realtà la parola “giustizia” fa a botte con la realtà dei fatti e dovremmo non più utilizzarla. Ma ecco la frase più bella di Moratti:

Advertisment

Quando qualcuno viene chiamato a rispondere si incomincia troppo spesso a pensare di voler cambiar tutto il sistema. La giustizia sportiva è oberata di lavoro, devono affrontare molte cose serie e non mi sento di criticarla.

Servirebbero libri, pieni zeppe di prove, per effettivamente dimostrare che Moratti non DEVE criticare questo sistema calcio. Noi proveremo solo a fare un piccolo elenco:

  1. bilanci falsi e plusvalenze fittizie: esistono svariati casi in cui l’Inter ha utilizzato il metodo delle plusvalenze fittizie per sistemare bilanci in pericolo. Come la Roma di Sensi, andrebbe analizzato il percorso finanziario dei nerazzurri e valutare la possibilità se in passato siano realmente esistiti i requisiti per l’iscrizione al campionato. Pesano inoltre clamorose operazioni economiche ai limiti della legalità, e qui siamo buoni. Uno su tutti: di chi è il marchio Inter?
  2. telefonate occultate. In che rapporti erano Moratti e Bergamo? In che rapporti Facchetti, allora Presidente dell’Inter, e i vertici del sistema arbitrale italiano? A leggere le intercettazioni nascoste dai Carabinieri e dai Magistrati e scoperte dal pool investigativo della difesa di Moggi si direbbero molto stretti. Al punto da incontrarsi per scambiarsi regalini o “confidenze”, al punto da infiltrare un arbitro in attività, tal Danilo Nucini, per tendere trappole e reperire informazioni poi chissà come utilizzate;
  3. spionaggio. E’ mai esistita una Società di calcio che abbia messo in scena la più clamorosa azione di spionaggio nei confronti di tutti i competitor e delle più alte sfere dirigenziali di un Sistema, sia esso federazione o organismo istituzionale? Sì: è l’Inter. Ha utilizzato il proprio consigliere di amministrazione, tal Tronchetti Provera, per scatenare una guerra da romanzo thriller e ancora oggi non conosciamo i confini di queste operazioni. Sappiamo solo che l’Inter e la Telecom hanno acquisito una tale mole di dati confidenziali da poterli usare a proprio piacimento in operazioni che abbiamo paura si siano effettivamente verificate;
  4. falsificazione di campionati. Alla guida di Guido Rossi (un nome, una garanzia) l’Inter ha falsificato due campionati: 2004/2005 e 2005/2006 di cui conserva addirittura uno scudetto mai vinto. I Tribunali hanno stabilito che si è trattato di due edizioni assolutamente regolari, ma Guido Rossi, membro uscente del CdA Inter, ha cancellato a proprio piacimento la storia e inscenato la farsa conosciuta come Farsopoli. I campionati successivi sono tutti viziati da questa vicenda assurda;
  5. passaporti falsi e riciclaggio di documenti. Chi conosce Brescia? No… non la città, ma un uomo d’affari chiamato Domenico Brescia, di professione sarto almeno così raccontava il Corriere della Sera. Magari la racconteremo meglio in un articolo a parte, intanto concentriamoci sui passaporti falsi che Oriali, dirigente Inter, procurava ai propri ragazzi. La società Inter non ha mai pagato per queste illegalità, se non con un buffetto in Tribunale;
  6. mercato annullato? Macché! Operare con un deferito comporta l’annullamento di tutte le operazioni concluse con un simile soggetto. Vale per tutti, tranne per Preziosi e Moratti, due santi di questo sistema Italia. Thiago Motta e Milito passarono all’Inter, ma le operazioni di fatto erano irregolari. Soluzione? Penalizzazione con sconfitta per ogni partita in cui vennero impiegati i due giocatori, cioè retrocessione per l’Inter di Mourinho. C’è chi giura che il regolamento non descrive questa situazione, ma fidatevi: è uno spergiuro e basta chiedere alla FIGC il regolamento ufficiale del Giuoco Calcio Italiano;
  7. prescritti e contenti. Alla luce di Calciopoli la società Inter, con il Milan, risulta la più inguaiata in assoluto, visto quanto è stato scoperto su quanto è stato insabbiato. Ma la prescrizione ti salva una vita: di questo non si può parlare. Pensare che avevano già previsto tutto affidando a Facchetti la Presidenza giusto in tempo per evitare a Moratti di rispondere di quegli avvenimenti: geniale!
  8. doping. La Grande Inter era dopata. Purtroppo anche i tragici eventi che hanno colpito il 65% di quella squadra conferma un dato che in realtà è accertato anche in Tribunale: la Grande Inter era dopata. Dispiace, ma la realtà è questa e averla scoperta significa solo averla praticata… la realtà. Magari l’episodio è stato ripetuto nei nostri anni, basti guardare le cosce di Xavier Zanetti e chiedere a Georgatos spiegazioni su quanto avveniva nello spogliatoio nerazzurro;
  9. scommessopoli: onesti perché non indagati. Inter-Chievo e poi altre sfide che gli zingari hanno raccontato come “discusse”. Palazzi però non ha indagato, preferendosi concentrare sul vero obiettivo dell’ennesima farsa italiana: Conte, le non prove e l’amico del cuore Pippo Carobbio. Eppure in tribuna d’onore gli zingari ci sono finiti con biglietti gentilmente concessi dalla società Inter: altra storia di cui non si può parlare.

Dimentichiamo tante altre cosette da raccontare, ma bastano semplicemente questi 9 punti per capire il motivo per cui a Moratti questa Giustizia Sportiva piace: è al suo servizio, a chi non piacerebbe?

Advertisment