Menu Chiudi

Claudio Ranieri, grazie di cuore: la storia rivelata

Erano quelle conferenze stampa che ti facevano voglia di guardare la D’Urso la domenica pomeriggio. Quelle parole gettate al vento e vendute ai giornali, ma senza contenuto. Quei prospetti futuristici meravigliosi, senza alcun fondamento per essere realizzati.

Advertisment

Erano le conferenze stampa di Claudio Ranieri sulla panca bianconera. Con quello sguardo da bravo ragazzo, da uomo sì vero, ma il campione è un’altra cosa. Così vederlo oggi sulla panca nerazzurra mi dà sollievo, mi dà la conferma che in fondo la vita ti toglie qualcosa, ma poi l’equilibrio può essere raggiunto.

E gli equilibri sono stati raggiunti.

Si rifletteva, con un triste tifoso intertrista al ristorante e attaccato allo smartphone, del motivo per cui l’Atalanta di Milano sia caduta così in basso. Campioni spremuti? No, la risposta per me è più semplice. E ampiamente accolta dall’opinione pubblica, almeno girando i bar, le piazze, gli uffici.

Se Capello ha detto che questo è il primo campionato vero dopo Calciopoli il motivo è anche banale. Sono stati riproposti e recuperati i vecchi equilibri di concorrenza. Libera concorrenza. La Juve ha finalmente trovato un minimo di juventinità nella persona di Andrea Agnelli, e l’Atalanta di Milano è tornata nelle mani del suo padroncino petroliere. I risultati sono piuttosto oggettivi.

Advertisment

L’Atalanta di Milano non è vittima di un complotto, ma è la conseguenza del proprio lavoro. Entrano in campo sapendo di non avere il risultato assicurato, come nei precedenti anni, ma di doversela giocare. Ed ecco che psicologicamente non reggono la pressione. Tutto qui, tutto così tremendamente semplice. Se sei il solo a giocare una gara, come nei precedenti campionati, allora puoi permetterti ogni tipologia di scelta: tattica, tecnica, tanto sai che nessuno può raggiungere il tuo livello, benché si trattasse di un livello non eccelso. E allora vai tranquillo, rilassato. La concorrenza invece è dura da smaltire in termini di tossine psicologiche: pressione, nervi, sono tutti fattori difficili da controllare. Se non esiste un vero progetto, allora è durissima spuntarla.

La dimostrazione è proprio la juventus (sì, con la “j” piccola) degli anni postCalciopoli. Senza progetto, ma con parole gettate al vento, vendute ai tifosi che si sono presto stancati e imposto, praticamente, il cambio dirigenziale. Cosa che non va giù, tanto per essere chiari, a Tardelli (motivo dell’astio suo nei nostri confronti, almeno è il mio pensiero). E’ bastato riordinare le idee in casa bianconera, ed è bastato che Galliani tornasse leader incontrastato della Lega Calcio, ed è bastato ristabilire un minimo di equilibrio nel campionato italiano, che le gerarchie sono state subito ribaltate.

Progetti innovativi e validi come quelli del Napoli e dell’Udinese ora raccolgono i migliori frutti. Una campagna assennata come quella di Lotito sta producendo ottimi risultati a Roma. Perfino la Roma di Luis Enrique, in un ambiente difficilissimo, qualcosa sta cercando di costruire. E la concorrenza fa male. Malissimo.

Così vedere il faccione di Ranieri con quei colori addosso è rassicurante. Sai che il peggio è passato e si guarda al futuro con la tranquillità. Con la tranquillità che d’ora in avanti c’è chi lavora davvero per il bene della Juve.

Andrea (leggi Agnelli) grazie!

Advertisment