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NO COMMENT della Juventus alle dichiarazioni di Moratti: da leggere tutto di un fiato

Come anticipato in un commento da @Giovi88, sul sito della Juventus è comparsa la scritta

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NO COMMENT    Scarica qui la relazione del Procuratore Federale del 1°luglio 2011

Si riporta di seguito uno stralcio della corposissima relazione (oltre 70 pagine) nel quale vengono esposte le valutazioni relative al comportamento di Facchetti.

Alla luce dei principi posti dalla decisione della CAF (CU 1\C del 14 luglio 2006),

richiamata sopra per i punti di specifico interesse, e degli altri parametri valutativi cui si è

fatto ampiamente cenno nelle pagine precedenti, va rilevato che la condotta del

FACCHETTI appare presentare notevoli e molteplici profili di rilievo disciplinare.

In questa trattazione specifica della posizione del FACCHETII, è appena il caso di

rilevare che la società Internazionale F.C. di Milano, oltre che essere interessata da

condotte tenute dal proprio Presidente che, ad avviso di questa Procura federale,

presentano una notevole rilevanza disciplinare per gli elementi obiettivamente emergenti

dalla documentazione acquisita al presente procedimento, risulta essere, inoltre, l’unica

società nei cui confronti possano, in ipotesi, derivare concrete conseguenze sul piano

sportivo, anche se in via indiretta rispetto agli esiti del procedimento disciplinare, come già

anticipato nella premessa del presente provvedimento e come si specificherà anche in

seguito.

Dalle carte in esame e, in particolare, dalle conversazioni oggetto di intercettazione

telefonica, emerge l’esistenza di una fitta rete di rapporti, stabili e protratti nel tempo,

intercorsi fra il Presidente della società INTERNAZIONALE F.C., Giacinto FACCHETTI ed

entrambi i designatori arbitrali, Paolo BERGAMO e Pierluigi PAIRETIO, fra i cui scopi

emerge, fra l’altro, il fine di condizionare il settore arbitrale.

La suddetta finalità veniva perseguita sostanzialmente attraverso una frequente

corrispondenza telefonica fra i soggetti menzionati, alla base della quale vi era un

consolidato rapporto di amicizia, come evidenziato dal tenore particolarmente

confidenziale delle conversazioni in atti.

Una prima circostanza acclarata dall’attività di indagine, di enorme rilievo ai fini

disciplinari, è rappresentata dalla frequenza dei contatti intercorsi fra il Presidente

dell’lNTER Giacinto FACCHETII ed i designatori arbitrali in questione e in alcuni casi,

come si dirà in seguito, tra Massimo MORATII, attuale Presidente dell’INTER ed all’epoca

socio di riferimento, ed il designatore Paolo BERGAMO.

La rilevanza, l’incidenza e la portata di tali rapporti, rese evidenti dal contenuto degli

stessi, sopra sinteticamente riportato, vanno valutate alla luce di un parametro

interpretativo assolutamente obiettivo, rappresentato dal ruolo e dalla posizione di

preminenza istituzionale ricoperta da ciascuno dei soggetti sopra indicati.

Inoltre, assume una portata decisiva la circostanza che le conversazioni citate

intervengono spesso in prossimità delle gare che dovrà disputare l’INTER e che oggetto

delle stesse sono proprio gli arbitri e gli assistenti impegnati con tale squadra. In relazione

a tali gare il Presidente FACCHETII si pone quale interlocutore privilegiato nei confronti

dei designatori arbitrali, parlando con essi delle griglie arbitrali delle gare che riguardano la

propria squadra nonché della stessa designazione della terna arbitrale ed interagendo con

i designatori nelle procedure che conducono alla stessa individuazione dei nominativi degli

arbitri da inserire in griglia e degli assistenti chiamati ad assistere i primi. In alcuni casi,

emerge anche l’assicurazione da parte dell’interlocutore di intervento diretto sul singolo

direttore di gara, come rivelato da alcune rassicurazioni che il designatore arbitrale rivolge

al proprio interlocutore, in cui si precisa che l’arbitro verrà “predisposto a svolgere una

buona gara” o, con eguale significato, che è stato “preparato a svolgere una bella gara”; o

ancora, affermazioni del designatore volte a tranquillizzare il Presidente Facchetti sulla

prestazione dell’arbitro, nel senso che gli avrebbe parlato direttamente lui o che già gli

aveva parlato. In un caso, addirittura, il designatore arbitrale, nel tentativo di tranquillizzare

il proprio interlocutore e sedare le preoccupazioni di quest’ultimo sulle tradizioni negative

della propria squadra con un determinato arbitro, afferma che quest’ultimo è stato avvertito

e che sicuramente lo score dell’lnter sotto la sua direzione registrerà una vittoria in più in

conseguenza della successiva gara di campionato.

Tale capacità di interlocuzione in alcuni casi diventa una vera e propria

manifestazione di consenso preventivo alla designazione di un arbitro (vedi designazione

di Mazzoleni in Inter-Livorno e quella di GABRIELE per una gara di Coppa Italia) e

rappresenta un forte potere di condizionamento sui designatori arbitrali, fondato su

rapporti di particolare amicizia e confidenza che il Presidente Facchetti può vantare nei

confronti degli stessi designatori e che trovano la loro concretizzazione espressiva nella

effettuazione anche di una cena privata con BERGAMO e nello scambio di numerosi favori

e cortesie (elargizione di biglietti e tessere per le gare dell’Internazionale, di gadget e

borsoni contenenti materiale sportivo della squadra milanese, etc … ) e non meglio precisati

“regalini”.

Il consenso preventivo o, comunque, la richiesta di gradimento ad una designazione

rappresentano un elemento particolarmente rilevante sotto il profilo disciplinare e, in

proposito, è opportuno rinviare al contenuto della telefonata nel corso della quale

BERGAMO prospetta la possibilità di indicare, con designazione diretta, trattandosi di gara

di Coppa Italia, un arbitro da rilanciare e chiede, come detto, un avallo al predetto

Dirigente. Analogo “accreditamento” il BERGAMO chiede anche al MORATII, all’epoca

socio di riferimento dell’INTER, pregandolo di salutare l’arbitro prima della gara.

La posizione di tale società è, d’altra parte, confermata, anche dalla comunicazione

telefonica intercorsa tra il Presidente dell’A.I.A. Tullio LANESE ed il Presidente dell’lnter,

Giacinto FACCHETII in data 8.02.2005 – progr. 62981 – in cui il Lanese espressamente

dice a Facchetti che per il futuro i designatori saranno condizionati dal loro OK.

Questo Ufficio ritiene parimenti rilevanti le telefonate intercorse fra il F ACCHETTI e il

MAZZEI, il cui contenuto è stato già ampiamente commentato sopra. Invero, di sicura

rilevanza appaiono le richieste del FACCHETTI di designare determinati guardalinee e la

conseguenti rassicurazioni del MAZZEI che, in un caso, anticipa i nominativi degli stessi

all’interlocutore e, nell’altro, addirittura rassicura il predetto, dicendogli che, prima della

gara, “all’una li vado a salutare e li vedo, ok?”.

In definitiva, sulla scorta degli elementi probatori analizzati, è emersa l’esistenza di

una rete consolidata di rapporti, di natura non regolamentare, diretti ad alterare i principi di

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terzietà, imparzialità e indipendenza del settore arbitrale, instaurati, in particolare e per

quel che riguarda la società INTERNAZIONALE, fra i designatori arbitrali Paolo

BERGAMO e Pierluigi PAIRETTO (ma anche, sia pur in forma minore, con altri esponenti

del settore arbitrale) ed il Presidente dell’INTER, Giacinto FACCHETTI.

In fatto, appare evidente il pesante condizionamento, operato mediante le condotte

descritte, sui più delicati meccanismi di funzionamento del settore arbitrale, nei precipui

aspetti che possono interessare una singola società sportiva, per l’influenza determinante

e decisiva sul momento culminante dell’attività sportiva, ovvero la disputa della gara

ufficiale.

Pertanto, a giudizio di questo Ufficio, le condotte sopra descritte ed emergenti dalle

conversazioni telefoniche prese in esame, ascrivibili a BERGAMO, PAIREDO, MAZZE I e

FACCHEDI, integrano evidentemente la violazione dei doveri di lealtà, probità e

correttezza sanciti dall’art. 1, comma 1, CGS. Ma, al contempo, proprio in considerazione

delle modalità e delle finalità di tali condotte, in se stesse già rilevanti ex art. 1 cit., si deve

ritenere che esse costituiscono un gravissimo attentato ai valori di terzietà, imparzialità ed

indipendenza del settore arbitrale nel suo complesso.

Invero, dalle modalità e dal contenuto delle telefonate non si può affatto ritenere

verosimile che le stesse fossero finalizzate a sollecitare l’attenzione dell’arbitro designato

alla delicatezza della gara, dal momento che, ovviamente, tale profilo è naturalmente

connaturato alla funzione arbitrale e, pertanto, una ‘particolare attenzione’ richiesta ai

componenti la terna arbitrale non può che assumere un significato di un trattamento di

favore, come costantemente affermato nelle decisioni degli Organi della Giustizia sportiva.

La completezza di analisi richiesta dalla complessità e dalla articolazione della

vicenda in esame impone di valutare anche un altro profilo emergente dalle dichiarazioni

rese dall’allora socio di maggioranza della società INTERNAZIONALE e dal contesto

storico emergente all’epoca dei fatti. Invero, a giudizio della Procura, non può

assolutamente assumere valenza esimente quanto asserito dal MORATTI in ordine alla

convinzione, quanto meno putativa, formatasi in ambito societario in quel particolare

periodo di tempo. L’attuale Presidente ha, infatti, dichiarato in sede di audizione che, alla

luce di molteplici episodi negativi che si erano, a suo avviso, ripetuti nel corso del tempo in

danno della squadra, era venuto meno la fiducia che i problemi avvertiti si sarebbero potuti

risolvere in ambito istituzionale.

Questo Ufficio ritiene in proposito che, anche in forza di tale convinzione, le condotte

esaminate non si possono assolutamente giudicare scriminate e, a sostegno di tale

convincimento, va richiamato quanto affermato con le decisioni assunte dagli Organi

Giudicanti della FIGC nel noto procedimento di cui al deferimento del 23 giugno 2006 nei

confronti, fra le altre, della società FIORENTINA. Questa società prospettava un

convincimento analogo, quanto meno sotto il profilo putativo, a quello lamentato dal

Presidente Moratti ma i Giudicanti non ritennero scriminate le condotte dei relativi Dirigenti

ma valutarono il predetto elemento solo come parametro di graduazione della gravità del

fatto e delle conseguenti sanzioni irrogate.

Pertanto, alla luce delle valutazioni sopra sinteticamente riportate, questo Ufficio

ritiene che le condotte in parola siano tali da integrare la violazione, oltre che dei principi di

cui all’art. 1, comma 1, CGS, anche dell’oggetto protetto dalla norma di cui all’art. 6,

comma 1, CGS, in quanto certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica in

favore della società INTERNAZIONALE F.C., mediante il condizionamento del regolare

funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparzialità

ed indipendenza, che devono necessariamente connotare la funzione arbitrale, in

violazione del previgente art. 6, commi 1 e 2, CGS, in vigore all’epoca dei fatti ed oggi

sostituito dall’art. 7, commi 1 e 2 del CGS.

Oltre alla responsabilità dei singoli tesserati, ne conseguirebbe, sempre ove non

operasse il maturato termine prescrizionale, anche la responsabilità diretta e presunta

della società INTERNAZIONALE F.C., ai sensi dei previgenti artt. 6, 9, comma 3, e 2,

comma 4, CGS, per quanto ascrivibile al proprio dirigente con legale rappresentanza ed al

BERGAMO, PAIRETTO e MAZZE I , all’epoca dei fatti, ovviamente, non tesserati per la

predetta società.

Però, in ordine alla qualificazione delle condotte esaminate come sopra prospettata,

è necessario ripetere quanto osservato con riferimento alla posizione del MEANI e, quindi,

va rimarcata la differente valutazione operata, a suo tempo, da questo Ufficio e dagli

Organi giudicanti su contatti analoghi a quelli in esame. Infatti,la Procura, in fattispecie

comparabili alla presente, contestò la violazione, in concorso formale, dei previgenti artt. 1

e 6, commi 1 e 2 del C.G.S., sotto forma di condotte tese ad ottenere un indebito

vantaggio per la propria società sportiva. Inoltre, contestò la violazione del citato art. 6

nella fattispecie degli atti diretti alla alterazione del regolare svolgimento o del risultato

della gara laddove aveva ritenuto integrata la prova dell’awenuto avvicinamento

dell’arbitro da parte del designatore. Di contro, i Giudicanti, nelle decisioni richiamate

nell’indice del fascicolo del presente procedimento, ritennero integrata la sola violazione,

sia pure particolarmente grave, dei principi di cui all’art. 1 allora vigente, con l’eccezione di

seguito riportata.

In conseguenza di tale contrasto interpretativo, permane la forbice valutativa

rappresentata dalle due linee interpretative richiamate, anche se, ovviamente, la decisione

del Giudicante assume una portata ben maggiore e fornisce un pregnante criterio

ermeneutico, anche alla luce della omogeneità delle decisioni intervenute, fatta eccezione

per la decisione riguardante i Dirigenti della società JUVENTUS, alla quale parimenti si

rimanda per l’indicazione della differente gravità, protrazione e invasività delle rispettive

condotte accertate a carico di questi ultimi.

Va però conclusivamente osservato che il contrasto ermeneutico e valutativo

evidenziato, nel caso di specie, assume un minore rilievo concreto, posto che, anche con

riferimento a tali condotte, opera, comunque, la causa estintiva della prescrizione, ex art.

18 C.G.S., sulla quale ci si soffermerà più dettagliatamente avanti.

Parole tardive di Palazzi, notoriamente non di tendenze bianconere.

Mai sentito un NO COMMENT rumoroso come quello della Juventus!

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