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Comunque vada, hanno raggiunto il loro obiettivo

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Pochi giorni fa, nel corso di un’intervista a Sky Sport 24, Aurelio De Laurentiis ha dichiarato: “In Italia, chi vince viene sempre perseguitato”. Sperando che il vulcanico presidente partenopeo non si offenda, noi ci permettiamo di correggere le sue parole, perché l’esperienza ci ha insegnato che in Italia solo la Juventus, quando vince, viene perseguitata. Sei anni di delusioni ci avevano fatto dimenticare il dolce gusto del trionfo, ma anche l’opprimente sensazione di trovarsi sotto assedio. La storia degli ultimi scudetti juventini è chiara: ogni volta che i bianconeri si sono cuciti il tricolore sul petto, si è sempre trovato il modo di infangarli. Senza andare troppo lontano nel tempo, per dimostrare quanto appena detto basterà ricordare le vicende degli ultimi tre grandi allenatori della Vecchia Signora: Lippi, Capello e Conte.

La Juve di Lippi e il processo per doping

Il tecnico viareggino ha collezionato ben tredici trofei in otto anni (dal 1994 al 1999 e dal 2001 al 2004). La sua Juventus è stata presa a modello dai più grandi allenatori del mondo, fra cui anche Sir Alex Ferguson, eppure qualcuno ha avuto il coraggio di dire che gli incredibili risultati raggiunti fossero frutto dell’utilizzo di sostanze dopanti. Nell’estate del 1998, infatti, l’allenatore della Roma Zdnenek Zeman accusò la società torinese di servirsi di medicinali proibiti per incrementare le prestazioni dei propri calciatori. Le sue dichiarazioni furono raccolte dal procuratore di Torino Raffaele Guariniello, il quale decise di portare in tribunale Riccardo Agricola e Antonio Giraudo, all’epoca rispettivamente medico sociale e amministratore delegato della Juventus. Il processo, durato nove anni, si concluse con l’assoluzione dei due imputati. Ciò nonostante, la Juventus di Lippi è entrata nell’immaginario collettivo come la squadra dei dopati.

La Juve di Capello e Calciopoli

Fabio Capello ha guidato la Juventus dal 2004 al 2006, vincendo due scudetti. L’allenatore friulano, in particolare nel secondo anno, aveva a disposizione una squadra formidabile, capace di chiudere il campionato a quota 91 punti. Nel maggio del 2006, però, lo scoppio dello scandalo definito “Calciopoli” o “Moggiopoli” portò alla revoca dei due scudetti vinti (uno dei quali assegnato a tavolino all’Inter) ed alla retrocessione della Juventus in Serie B. Il processo sportivo si basò su un’enorme mole di intercettazioni telefoniche nei confronti di Luciano Moggi, direttore generale della società torinese. L’accusa sosteneva che Moggi fosse a capo di una “cupola” in grado di condizionare le designazioni arbitrali e l’andamento stesso del campionato. Allo scopo di condannare velocemente la Juventus, migliaia di intercettazioni relative ad altre squadre (in particolare l’Inter) furono occultate e fu addirittura abolito un grado di giudizio del processo sportivo. La cattiva gestione delle indagini fu evidenziata dal collegio difensivo di Luciano Moggi, che, durante il processo penale tenutosi a Napoli, portò in tribunale buona parte delle intercettazioni insabbiate, grazie alle quali si dimostrò il pieno coinvolgimento dell’Inter. La squadra di Moratti, oggetto di una dura relazione da parte del procuratore federale Stefano Palazzi, è però riuscita ad evitare il giudizio grazie alla sopraggiunta prescrizione. Nonostante i numerosi ricorsi presentati dalla Juventus, uno dei quali ancora pendente presso il TAR del Lazio, i due scudetti revocati non sono stati ancora restituiti e la corazzata di Capello viene da tutti ricordata come una banda di ladri.

La Juve di Conte e il calcioscommesse

Veniamo ai giorni nostri. Dopo sei anni difficili, la Juventus, guidata dal condottiero Antonio Conte, è finalmente tornata al trionfo, terminando il campionato senza mai perdere una partita. A finire nel mirino, stavolta, è stato proprio l’allenatore bianconero. Sulla base delle parole di Filippo Carobbio, pentito nell’ambito del processo per calcioscommesse ed ex giocatore di Conte al Siena, il tecnico salentino è stato deferito per omessa denuncia e rischia di andare incontro ad una lunga squalifica. Insieme a lui, sono finiti sotto accusa anche Leonardo Bonucci e Simone Pepe. Nonostante i soggetti in questione, all’epoca dei fatti loro addebitati, non fossero tesserati della Juventus, l’opinione pubblica ha subito colto la palla al balzo per infangare anche l’ultimo successo bianconero. Al di là di quelle che saranno le sentenze, dunque, la squadra degli imbattibili verrà ricordata come quella degli scommettitori (anche alla luce delle calunnie lanciate contro Buffon alla vigilia degli Europei).

Anche questa volta, quindi, la macchina del fango ha colto nel segno, dando nuovamente voce alla schiera degli anti-juventini, in attesa di un minimo pretesto per sfogare tutta la frustrazione accumulata nel corso dell’ultima stagione. A differenza del 2006, però, i rosiconi dovranno fare i conti con Andrea Agnelli, il primo tifoso juventino, più che mai determinato a difendere in ogni sede l’onore e la dignità dei suoi tesserati.

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