Maradona tié!

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Alle parole come sempre poco lucide di Maradona, Tevez ha risposto sul campo. Come la Juve fa da oltre 100 anni.

Un vero argentino gioca, segna e regala magie a Torino. Lo fece Sivori tanti e tanti anni fa. Recentemente anche Camoranesi (col sangue pienamente argentino). E adesso proprio Carlitos Tevez.

L’impatto dell’Apache è stato devastante. Un precampionato con tanti dubbi e prestazioni evidentemente condizionate dai metodi di Conte. Fino alle partite ufficiali. Sono tre fino ad adesso, con tre gol. Tutti diversi uno dall’altro, tutti così pesantemente pregni di quel numero 10 finalmente di nuovo sul tabellino.

Spalle larghe, grande talento, ottimo carattere a dispetto di quanto si raccontava. Questo perché l’ambiente juventino predispone bene. Un ambiente in cui conta giocare a calcio. Giocare a calcio in un determinato modo: dare tutto per la maglia, nel tentativo di scrivere la storia.

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L’argentino che voleva smettere è rimasto folgorato dalla chiamata. E adesso predica calcio con la maglia numero 10.

Da seconda punta comincia a rendersi conto dei movimenti che Conte gli chiede. Ora li padroneggia e la condizione cresce giornata dopo giornata. A virgola, rientrando fin sulla linea di centrocampo, ad allargarsi per consentire l’inserimento dei centrocampisti. E poi i movimenti che gli sono propri: ricezione del pallone e sgommata verso la porta avversaria, con quel vizio di tentare il tiro da fuori.

Trema ancora la traversa di Marchetti dopo lo stupendo scambio con Vidal. E la vendetta di ieri sera si è tradotta in un tiro di biliardo di precisione cinica e beffarda. Dopo una sterzata degna del miglior Tomba.

Tevez alla Juve ha portato un ulteriore livello di gioco: maggiormente più efficace delle altre punte, col vizio del gol, con una maggiore fisicità e idee diverse. Mancava l’uomo dallo spunto dei venti metri palla al piede. Mancava chi poteva dialogare con disarmante semplicità con Vucinic e i centrocampisti bianconeri. Mancava chi alcune partite sa sbloccarle e risolverle anche semplicemente col piattone a due metri dalla linea di porta (leggi Sampdoria).

E come Sivori tanti anni fa, e come Camoranesi recentemente, nonostante le avventate parole di Maradona… un vero argentino, gioca, segna e regala magie a Torino!

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