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Conte in Nazionale? E quel Calcioscommesse?

Come puoi affidare la Nazionale di Calcio Italiana a un tizio condannato per Calcioscommesse? Come puoi farlo se lo stesso tizio, a un certo punto, sembrava addirittura punibile con l’estromissione a vita dal calcio?

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Eppure è quello che sta accadendo. Nel gioco perverso delle bugie, dei volta-faccia senza chiedere permesso alla dignità, la Nazionale di Calcio Italiana è compatta nel nome di Antonio Conte.

Oggi sui giornali si legge che è l’unico in grado di salvare questa Nazione (parlando di calcio, ovviamente). Il più bravo di tutti, il più vincente di tutti. E il Calcioscommesse, la squalifica, il rischio di stop a vita, sembra dimenticato, anzi non è mai esistito. Si parla dei record, della capacità di non arrendersi, di incitare, del suo essere “martello”.

E si sta facendo di tutto per trovare sponsor in grado di pagargli l’ingaggio che lui stesso richiede.

E si sta facendo di tutto per assecondare le sue richieste di pieni poteri.

Ci sono però due problemi.

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Il primo riguarda la sua capacità da selezionatore. Antonio è un allenatore che vive e deve vivere la squadra tutti i giorni. Solo così riesce a incidere nei giocatori e nella società. Già fatto a Bari, già fatto a Siena, già ampiamente fatto a Torino con la Juve. E’ perciò una sorta di rebus quello di affidargli la Nazionale.

Stage, incontri, lezioni, più amichevoli. Noi juventini che non vorremmo affidare i nostri ragazzi alla Nazionale che non si merita i nostri ragazzi, adesso come la mettiamo con questo aumento di impegni? E in generale: quanto possono influire sulla crescita del nostro movimento calcistico?

Il secondo problema riguarda le risorse di cui Antonio dispone. Prandelli non ha mica lasciato a casa Messi o Tevez, LLorente o Bale. E’ alto il dubbio che abbia lasciato a casa giocatori più validi di quelli che hanno partecipato alla spedizione mondiale, ma non certo fenomeni. E’ qui che si inserisce la capacità di Conte di trasformare i ragazzi.

Ma resta un livello di mediocrità diffuso nel calcio italiano. Potrà contare sul blocco juventino che lui stesso ha plasmato, ma quello stesso blocco non può bastare. Ci sono diversi giovani da lanciare o rilanciare, più qualche scommessa che Prandelli non aveva deciso di assecondare (leggi Pepito Rossi).

Senza dimenticare i problemi che, siamo sicuri, Antonio risolverà alla grande: Balotelli in primis (recupero psicologico-tecnico?), Cassano in secundis (non più convocato, grazie).

E se poi dovesse andar male, c’è sempre il Calcioscommesse per attaccarlo. A quel punto, il sogno, sarebbe quello di un ritorno alla Juve, con altri tre anni come quelli appena vissuti.

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