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Antonio Conte, la Juve di Milano, la Juve che verrà

La Juve di Conte non è quella di Milano, anche perché Giaccherini e Pepe sono rimasti in panchina ed erano proprio i due personaggi che hanno fatto grande la Juve lo scorso anno. Non ho ancora letto risposte valide a tal proposito, posto che poi Padoin ha fatto bene (certo nella mediocrità generale di quella Juve), ma guardiamo avanti.

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Sabato sera il Torino, in un derby molto delicato: la Juve ha un solo risultato utile e, oltre il risultato, deve pure dimostrare che tipo di campionato vuol fare. Fino a qualche settimana fa avevamo tutti le idee abbastanza chiare: la Juve vuole ammazzare il campionato, poi un paio di partite giocate con molta sufficienza, diversi punti persi in modo ignobile e il rientro di chi insegue.

Il problema è che ci sarà un uno-due delicato: derby e poi una sorta di finale contro Lucescu. La Juve non può permettersi passi falsi. Ma il punto è un altro.

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Quagliarella e quel bavero alzato non può non essere punito: che razza di protesta è quella di Quagliarella? Ma chi è Fabio Quagliarella? Stia sul campo, continui a segnare e rispetti i compagni e le scelte dell’allenatore: punto e basta. Gradirei vederlo fuori perché per me l’educazione e il rispetto dei ruoli viene prima dei gol e dei risultati. Il concetto è sempre lo stesso: vincere o perdere, l’importante è farlo da uomini. E allora dentro Bendtner o Matri, giusto per lanciare un segnale a chi magari si è sentito già top player, quando il top player è l’unica mancanza in questa rosa.

Contro il Torino, non titolare, ma già nel secondo tempo, gradirei vedere Giaccherini: lui sì che incarna il concetto di umiltà e di sacrificio che la Juve conosce bene. Sta fuori e sta fuori non si sa bene per quale motivo. Ok la crescita di Pogba, ok il recupero di Isla, ma alla Juve di domenica è mancato proprio il senso di sacrificio e di dignità che Giaccherini incarna perfettamente.

Voliamo alto, ma non dimentichiamoci da dove veniamo e che tipo di fame abbiamo. Conte… pensaci tu!

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