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Conte manager? Magari!

Per analizzare la situazione Juve, per nulla scontata da quello che arriva da Torino, bisogna per prima cosa analizzare quello che è stato. In modo superficiale ecco la nostra analisi.

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Quando ad Andrea Agnelli è stato chiesto di (ri)prendere il controllo della Juve, la Famiglia (o semplicemente la Exor) era in balia di una situazione gravissima: tifosi completamente in disaccordo con la Società e marchio Juve in zona retrocessione dal punto di vista economico. Sebbene Calciopoli sia figlia pure della Exor, la Juve nel baratro non potevano proprio permetterselo.

Così Agnelli ha potuto lavorare per la causa bianconera. Licenziamenti a gogo, allontanamento di tanti personaggi e poi la scelta di Marotta. Il tutto a fine maggio, quando cioè è troppo tardi per programmare qualsiasi cosa. Venne scelto Gigi Del Neri per guidare la Juve, e cioè il personaggio più semplice da prendere per cominciare un nuovo cammino. Antonio Conte declinò gentilmente l’invito, per il secondo anno consecutivo.

Marotta mise su una squadra dirigenziale che riuscì a totalizzare qualcosa come un centinaio di contratti stracciati e conclusi in 12 mesi. Fra prima squadra e giovanili. Le basi per gli ultimi due anni. Un lavoro pazzesco visto da dove si partiva (quasi dal nulla) e vista la situazione della cassa (rosso profondo). Niente top player, solo buoni giocatori che dovevano garantire il galleggiamento nella zona alta di classifica. Fino all’infortunio di Quagliarella la Juve era seconda, a un tiro dal Milan. Poi Del Neri non seppe più tenere il gruppo.

Dentro Conte: uno juventino, uno capace di regalare emozioni a Bari e Siena, uno che aveva mollato l’Atalanta perché lì non lo seguivano. Conte, un trascinatore, l’ex-capitano, l’ex amico del Presidente. Mercato strano, non certo per il suo 4-2-4 e da qui è cominciata un’avventura stupenda. Una cavalcata paurosa che ha portato due scudetti, una finale di Coppa Italia persa e una Supercoppa vinta. Più i quarti di finale di Champions.

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Ora serve il salto di qualità dopo aver bruciato le tappe. E serve il salto del calciomercato, cioè gli acquisti pesanti. Cioè gli uomini in grado di dare a Conte quelle soluzioni che Conte ha comunque trovato scavando a fondo la sua immensa cultura calcistica. Cultura calcistica che è componente necessaria, ma non sufficiente per vincere. Necessaria, ma non sufficiente. Da un certo punto in poi servono comunque i campioni.

Buffon, Pirlo, Vidal. E poi Marchisio, Pogba, Barzagli, Vucinic, Lichsteiner, Chiellini, Bonucci. I primi tre campioni ormai riconsciuti, gli altri ottimi giocatori: chi è grande, chi ha già forse toccato l’apice, chi comunque non potrà ancora migliorare, ma solo confermarsi. Il che sarebbe già perfetto. Ma i campioni?

Il discorso di Conte, i dubbi di Conte riguardano proprio il senso del prossimo mercato. Marotta ha dimostrato di non saper strappare alle grandi squadre i loro campioni, magari a buon prezzo. Non abbiamo le risorse economiche di Abramovich o del Monaco, del PSG o del Bayern, ma è evidente che bisogna tornare ad acquistare campioni. Come faceva Moggi.

Conte allora vuole contare di più. Rischia, rischia per la sua Juve, ma vuole rischiare mettendoci le sue idee e le sue capacità. Un manager, vicino alla carriera di Ferguson. Detto facile facile, visto come ha difeso la squadra, la società, noi tifosi e visto come ha condotto le cose nello spogliatoio, io gli darei le chiavi della Juve. Tecnico-manager, perché no?!

Conte che si occupa del mercato, con l’aiuto di Paratici e Nedved. Conte amministratore dell’area tecnica. E’ vero che la Juve ha vinto prima di Conte (e tanto) e vincerà anche dopo Conte, ma val la pena in questo momento di tentare un nuovo modulo. Dopo il 4-2-4 e il 4-3-3 e il 3-5-2… Conte manager. Rischiare di perderlo sarebbe il primo passo verso una nuova Farsopoli. Stavolta non dovremmo cercare fuori Torino i colpevoli.

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