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Conte, prigioniero di un sistema malsano chiamato FIGC

Là, dove non dovrebbe stare. Là come un tifoso qualunque, uno innamorato dei colori per cui tifa da bambino, per cui è stato capitano in campo, per cui lo è tuttora. Là dove dovrebbero stare dirigenti e tifosi e non certo gli allenatori. Specie se allo stato attuale tu, Conte, sei uno dei migliori allenatori del mondo per capacità, risultati e dimostrazione continua e palese sul campo.

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E invece è proprio là che sta Conte. Ormai da un mese, in una condizione di prigioniero di un unico sistema. Un sistema malato, un sistema cagionevole, un sistema malsano che si chiama FIGC, che si chiama La Peggio Italia.

A Londra le telecamere lo hanno spiato, controllato, filmato, registrato. Forse anche apprezzato quando manteneva uno strano self control mentre Oscar infilava la Juve due volte. Poi una serie di gesti, con quella mano sinistra a indicare la via, la giusta posizione o il giusto passaggio. Ci chiediamo cosa avrebbe dato Conte per essere vicino all’erba dove stavano correndo i suoi ragazzi, a dirigere il traffico come solo lui sa fare. Ci chiediamo anche perché perdurare con questa farsa bestiale e vergognosa, ridicola e degna di un sistema mafioso come pare essere questo piccolo paese che sta decidendo di infangare la propria storia e i suoi migliori interpreti.

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Quando Vidal segna Conte si alza dal seggiolino ed esclama un “ooh!“: lui lo sapeva, questo sì, stavolta sì, lui lo sapeva che bisognava bucare al centro, laddove il Chelsea è più attaccabile perché macchinoso e lento nei suoi due marcantoni. E poi ecco di nuovo quella esultanza che ci riempie i cuori a noi tifosi. Quel salto, quelle grida di gioia, quegli occhio che sprizzano gioia e, insieme, tanta rabbia. La rabbia agonistica di chi è dentro un progetto, di chi ha coscienza di quanto sta per fare e vuole fare. Comandare, vincere, lottare, misurarsi sempre e comunque all’interno di quel rettangolo verde.

E’ il solito scatto di quando la Juve completa qualcosa, che sia una rimonta o un’azione che lui aveva preparato sulla lavagna a Vinovo. E’ lo scatto che certifica la bontà del lavoro quotidiano insieme coi suoi ragazzi. Tutti, nessuno escluso: da Giovinco tanto voluto a Vucinic tanto adorato, da Quagliarella chiamato a raddrizzare una partita non facile a Matri. Sono i suoi ragazzi e qualcuno, in Italia, ha ancora una volta approntato una fastidiosa farsa per toglierglieli via. Nel modo più becero, nel modo di chi sa che questo qui, questo Conte qui, può davvero dar fastidio a chi in campo proprio non sa vincere.

Che se lo mettano bene in testa Abete, Petrucci & Complici Vari: con Conte o senza Conte questa Juve c’è e vuole esserci. Siamo qui, vivi più che mai, con tanta rabbia e tanta voglia. Aspettiamo solo il prossimo avversario. Da battere. Da punire.

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