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Conte: “Proprio voi che siete la vera mafia del calcio”. E infatti…

Una sorta di profezia. Meglio: un gesto inconsulto. Nel paese che è stato a lungo comandato dalla mafia quel riferimento, quel grido doveva proprio evitarselo. Era il 25 febbraio e tutto cominciò lì, in quella data. Come già nel 2006 quando l’ennesimo duello perso a favore di Fabio Capello (che però era l’allenatore della Juve), ecco un fitto corrispondere di date. Alle coincidenze non credo mai, ma qui la precisione matematica con la quale accadono certe cose fa paura.

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Era il 25 febbraio 2012 quando la Juve vinse il suo scudetto. Nella serata più brutta il Milan non riuscì minimamente a metterla sotto. Servirono ben due clamorosi errori consecutivi di Bonucci per passare in vantaggio: sciagurato passaggio orizzontale e deviazione decisiva sul tiro di Nocerino. Poi una totale sterilità. La Juve trovò il pareggio con Matri, ma prima ci fu il famoso gol di Muntari, ma dopo ci fu il gol di Matri perfettamente regolare anch’esso. Ricordare solo il torto e dimenticarsi il favore lascia il tempo che trova.

E poi Galliani: non doveva essere lì nel tunnel e non doveva fare l’agguato a Conte che ne tunnel doveva starci e infatti c’era. Perché Conte di professione fa l’allenatore, mentre Galliani perché era lì? Si è parlato tanto di Moggi, gradiremmo maggiore correttezza pure dagli altri dirigenti. La cosa bella è che tutti hanno riportato la lite avvenuta, con tanto di precise parole dell’uno e dell’altro litigante, ma guai a fare la domanda “caro Galliani, perché ha atteso Conte negli spogliatoi?“. Tiriamo via dalla lista delle ipotesi il “voleva menarlo”. La grinta di Conte è ben conosciuta in tutto il mondo. Epperò dalla lista mi viene il sospetto che Galliani voleva farsi vedere. E da chi? Dagli arbitri? Perché no? Dallo stesso Conte? E perché no? Magari sperava di incutere timore negli arbitri, ma non ha più Meani da mandare in giro per reclutare guardalinee e fischietti (“nel dubbio quella cazzo di bandierina non devono alzarla”, ricordate?), e in Conte. Solo che Conte lo conosciamo: è un combattente nato e certo non poteva rimanere muto.

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Ma quella frase… no, quella frase è stata quanto mai inopportuna. Perché dal giorno dopo la stampa che fino a quel punto aveva descritto la Juve nell’unico modo possibile (cioè come la squadra più forte e bella di tutto il campionato) ha poi cambiato rotta e opinione. E sono cominciate le finte notizie, i falsi scoop ed è stata montata ad arte l’ennesima farsa. Farsa di cui pagheremo ancora le conseguenze nonostante la Juve non c’entri nulla come ribadito da Jacobelli e dalla gente non corrotta, ormai tristemente in minoranza nella penisola italica.

Quella frase proprio no, perché Galliani ha attivato tutti i suoi contatti. SportMediaset e Gazzetta in primis che ancora martellano in modo volgare. E guarda caso Conte e la Juve sono serviti ancora una volta a tacere il vero scandalo, cioè il coinvolgimento di Milan, Inter e Napoli nel Calcioscommesse.

Caro Antonio, la prossima volta non rispondere… non ti curare e passa… c’è da vincere ancora tanto. Piaccia o non piaccia!

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