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Conte torna a parlare e punzecchia tutti: la Figc, i media, Zeman e Stramaccioni

È tornato il condottiero, è tornato il capitano di mille battaglie. È tornato Conte, ladies and gentlemen. Ed è più famelico che mai. “Senza di te non andremo lontano” gli cantavano i tifosi quando era ancora un giocatore bianconero. È vero, verissimo, forse mai un coro fu più profetico ripensando a tutto quello che è successo dal 2006 in poi. Le ingiustizie, la B, una società inerme, i settimi posti. E poi, improvvisamente, la luce. Uno scudetto meraviglioso. Un progetto di respiro europeo proiettato ben al di là dell’attuale situazione stagnante del calcio italiano. Un progetto che neanche l’ennesima farsa della (in)giustizia sportiva ha saputo scalfire. Ora possiamo dirlo, dopo quattro mesi di inferno, e sicuramente qualcuno che si aspettava un crollo verticale di una squadra privata del suo leader sarà rimasto deluso. Ma ce ne freghiamo, francamente, e guardiamo tutti dall’alto. Come è sempre stato e come è giusto che sia.

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È tornato a parlare Conte dopo la vittoria di Palermo e come sempre non è stato banale. Tra le sue parole emerge la rabbia di un uomo leale che sa di aver subito un’ingiustizia, la voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa e la consapevolezza di aver plasmato un grande gruppo che in soli 14 mesi ha saputo assimilare tutti dettami del suo tecnico, diventati ormai degli automatismi.
C’è anche il tempo per una frecciatina tra le righe probabilmente indirizzata a Zeman e a Stramaccioni, oltre che a gran parte dei media italiani.
Ma soprattutto Conte ribadisce il suo pensiero sulla Figc e l’attuale giustizia sportiva, oltre a ringraziare il presidente Agnelli per quello che ha fatto in questi mesi.

Ecco le dichiarazioni del Mister rilasciate a Tuttosport:

La vittoria di Palermo significa che possiamo far bene sia in campionato che in Champions. Ricordo quello che dicevano certe persone lo scorso anno, cioè che la Juve vinceva perché non partecipava alla Champions e poteva preparare bene solo il campionato. E io a dire che la Coppa più bella l’avrei voluta disputare. E allora, come la mettiamo? La Juve è in testa al campionato e ha chiuso un girone difficilissimo al primo posto. E poi dicevano che ero un allenatore tifoso: ecco, mi sembra di aver dimostrato a questa gente che ho tante altre caratteristiche.

Ho una squadra speciale, fatta di uomini veri, che ringrazio. Stare per quattro mesi senza l’allenatore in campo è come una Formula 1 che in pista si trova con le gomme bucate. Un dramma, no? Eppure i giocatori e lo staff tecnico hanno mantenuto il ritmo. Non dimenticate che lavoriamo assieme da 14 mesi e se questa situazione si fosse verificata la scorsa stagione sarebbero stati guai. Adesso, invece, certi meccanismi vanno da soli e durante la settimana li miglioriamo.
Questi quattro mesi sono stati un periodo in cui abbiamo fatto cose eccezionali che non sono state messe in rilievo. Si è preferito esaltare altre realtà: ritorni di fiamma e tecnici emergenti facendo passare in secondo piano le nostre imprese. Una più bella dell’altra. E questo, in tutta sincerità, mi è dispiaciuto.
Mi è mancato tanto il profumo dell’erba in questi mesi.

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Durante la squalifica ho provato amarezza, tanta amarezza. Però mi sono rafforzato. E ho capito tante cose. Il mio pensiero non è cambiato. È sempre quello di prima, quello che mi è costato 25000 € di multa e una diffida. E poi mi sono fatto un quadro preciso sul nostro mondo. C’è chi mi ha sorpreso in modo positivo e chi in maniera negativa. Ma questa è la vita. La squalifica in confronto a una grave malattia è una sciocchezza, ma vi assicuro che non è stato piacevole andare a seguire le partite da un box. Per fortuna durante la settimana ho potuto lavorare sul campo con i miei ragazzi.

Anche stavolta abbiamo sbagliato molti gol, dobbiamo essere più concreti, questo è fuori discussione. Se alla fine il Palermo avesse pareggiato avrei rinchiuso la squadra negli spogliatoi del Barbera per due giorni. Scherzi a parte, questa è una situazione che miglioreremo. In allenamento curiamo molto la fase conclusiva e continueremo a farlo con ancora più attenzione.

La partita che ricorderò sempre di questi quattro mesi è quella di mercoledì scorso. Tutti parlavano di biscotto e invece abbiamo affrontato una squadra che voleva batterci per buttarci fuori dalla Champions. Siamo stati grandi, grandissimi, prendendoci i tre punti e vincendo il girone. Non era facile. Grandi, grandissimi. Novanta minuti che non cancellerò mai dalla mia mente.
Abbiamo fatto 38 punti e siamo arrivati primi in un girone europeo difficilissimo. Sarebbe stato difficile fare di più anche se ci fossi stato io in panchina, credetemi. E come ho detto prima, non dimenticate che stiamo assieme solo da 14 mesi, mica da una vita.

Da questa situazione sono uscito più forte di prima, ma non solo io. Anche la società. Ringrazio il presidente Andrea Agnelli che non mi ha lasciato solo neppure un istante. E anche il direttore Marotta che spesso ha parlato bene di me. Come del resto era giusto che fosse.

La Juve non l’ho mai persa. E ne ho avuto conferma proprio a Palermo, dove abbiamo vinto una partita su un campo a noi storicamente ostico. I siciliani hanno un ottimo allenatore e non meritano la posizione in classifica che occupano. Vincere come abbiamo fatto noi è sinonimo di grande squadra. Non avevo dubbi, gli impegni di Coppa non hanno frenato la nostra corsa.
Adesso bisogna continuare in questo modo, senza allentare la presa. È stato fondamentale conquistare i tre punti. Abbiamo dato dimostrazione di forza. Dopo la Champions questa è un’altra battaglia vinta, altro che stress o stanchezza da Coppa. Sono convinto che andremo molto lontano in tutte le manifestazioni.

Senza di te non andremo lontano, Antonio. Grazie di tutto e andiamo a prenderci tutti insieme quei sogni che ci meritiamo. Fino alla fine.

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