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Conte: le verità rivelate!

Unica eccezione in un mese di agosto fuori dalle schifezze di giornalai e giornalacci. Unica eccezione perché la curiosità di leggere le parole di Antonio Conte era tanta, troppa, anche giusta ovviamente. E allora ecco recuperato il testo dell’intervista all’allenatore campione d’Italia da imbattuto.

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E’ un Antonio Conte così come lo conosciamo: battagliero, sprezzante nelle sue idee, grintoso e finalmente cadono tutti i dubbi di farabutti con la penna e la tastiera in mano.

Mai pensato a dimissioni, come facilmente intuibile da chi conosce Conte anche solo per televisione. Mai pensato a mollare, soprattutto perchè è forte la consapevolezza di essere nel giusto, di essere pulito al contrario “di chi ha gettato fango su di me”.

Torna a posto pure una casellina che noi avevamo indovinato in pieno: Conte non ha mai accettato il patteggiamento. Il voler patteggiare era solo una scelta, sbagliata, sbagliatissima, della Juve: e Conte ha posto rimedio affidandosi ai suoi avvocati e imponendo la propria linea. Il segnale più evidente è Giulia Bongiorno che proverà a imporre il proscioglimento perchè

[la pena] giusta è zero giorni: non ho commesso nè illeciti, nè omesse denunce. In molti non conoscono i fatti. Spero che dopo questa intervista anche al mio peggior nemico vengano dei dubbi.

Già i dubbi. E’ sempre questione di dubbi. Il dubbio che dietro a questa pagliacciata ci sia la mano di persone di Milano visibilmente impaurite dallo strapotere sul campo e sul mercato della Juve è palese. Dubbio che trova riscontri nella flessione del calciomercato bianconero, ora legato al secondo grado di questo assurdo Processo a Conte e alla Juve. A proposito di riscontri Conte dimostra di conoscere perfettamente le carte che, suo malgrado, lo riguardano. Carte piene di contraddizioni e carte vuote di riscontri:

[…] non si può squalificare una persona in questo modo, senza nessun riscontro. Chiunque può alzarsi, puntare il dito su qualcuno e mandarlo al macello. Dei giudici ho fiducia, del sistema meno.

Lo stesso sistema che si è messo in moto la notte del 25 febbraio? E che ha prodotto il terremoto mediatico a partire dalla notte del 29 febbraio quando improvvisamente Carobbio, al terzo interrogatorio, si ricorda di Conte e dei fattacci che lo riguardano? Sì, è lo stesso sistema: non convince Conte, non ha mai convinto noi almeno dal 2005. Un anno prima che Calciopoli venisse prodotta dalla penna fatata dei gazzettari. Quello di Conte è un grido di allarme molto importante, ma rimarrà inascoltato:

Voglio che la gente sappia che una cosa così può capitare a chiunque. Per questo quando le Procure avranno finito le indagini, penso che la Federcalcio debba chiedersi se le regole attuali del processo sportivo siano rispettose della difesa di un tesserato e delle società quotate in Borsa. Credo si possa coniugare la lotta alle combine con un dibattimento meno sommario: vi sembra normale quello dove i difensori non hanno la possibilità almeno di controinterrogare un pentito considerato credibile anche quando si contraddice in modo evidente?

Rimarrà inascoltato perché il sistema serve: a pochi, ma serve. E’ il paradosso, e la vergogna, di questo paese. E’ pure una ferita per chi ancora crede nel calcio e nell’unico giudice supremo e cioè il campo.

Ma perché la Procura ha praticamente scelto Conte come nemico da combattere e distruggere? Noi conosciamo la risposta indiretta: colpire Conte per colpire la Juve. Abbiamo pure paura che Conte serve in realtà a nascondere la vera indagine puntualmente insabbiata dai media (le accuse a Inter e Milan? I fattacci di Napoli col boss presente a bordo campo?). Mentre il tecnico non accenna a queste valide ipotesi, piuttosto dice che

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La storia insegna che i nomi eccellenti alzano il valore della collaborazione e magari permettono patteggiamenti stracciati a chi accusa.

Più o meno quanto detto dai suoi avvocati, sia De Rensis sia Bongiorno. Quest’ultima anzi ha rincarato la dose nella sua arringa difensiva: anche per il peggior nemico della Juve e di Conte diventa complicato dare contro a Bongiorno e ai concetti espressi. Perché sono proprio i fatti a mancare:

Secondo Carobbio avrei annunciato il pari combinato durante la riunione tecnica, davanti a tutta la squadra? Accusa insensata: sarei stato così fesso da rendermi ridicolo e ricattabile da 25 giocatori? Lo stesso Carobbio fa riferimento al mio discorso: intenso e carico di motivazioni. E dopo averli spronati per lui avrei concluso dicendo “comunque pareggiamo”? Ma che senso ha?

Che senso ha? Ha senso solo per Palazzi che evidentemente deve aver ricevuto un qualche tipo di suggerimento per perseguire questa strada in modo così violento e farsesco. Che poi, in verità, un senso non ce l’ha nemmeno il ragionamento di Palazzi come evidenzia Conte:

Due pentiti ritenuti credibili raccontano cose diverse su Novara­Siena. Non avendo altri riscontri, una versione annulla l’altra. E poi Carobbio ha continuato a cambiare le sue dichiarazioni in modo camaleontico, altro che arricchimenti come li ha definiti Palazzi. L’ultimo aggiustamento è arrivato, guarda caso, tre giorni prima della mia audizione.

E ancora, sul vergognoso Mastronunzio eletto a prova inconfutabile

Palazzi mi contesta di aver messo fuori rosa Mastronunzio perché si sarebbe rifiutato di «dare» la vittoria all’Albino­ Leffe? Carobbio racconta che io avrei asciato ai giocatori la scelta se fare o non fare quella combine? Mastronunzio non era più titolare da marzo per scelta tecnica e poi nelle ultime gare non potevo utilizzarlo perché si era fatto male.

Secondo Conte, ammissibile dai racconti di Stellini, Gervasoni e complici, “se qualcosa è accaduto, è accaduto alle mie spalle perché Stellini o i giocatori sapevano benissimo quale sarebbe stata la mia reazione”. Il che quadra con i racconti di tutti gli altri testimoni che però Palazzi rifiuta: Conte è descritto come una sorta di tenente, un uomo duro, con un caratteraccio. Impossibile farlo desistere, impossibile fargli cambiare idea o fargli ingoiare torti o compromessi. Né a livello tecnico, né tattico… figurarsi una combine.

La chiusura di Antonio Conte la sottoscriviamo in pieno:

Mentalità sbagliata e consuetudine di «regalare» partite, specie a fine stagione, sono terreno fertile per gli illeciti? A obiettivi raggiunti, un rilassamento è naturale. Ma questo non vuol dire permettere a dei criminali di rovinare il calcio.

Noi però non riusciamo più a distinguere i criminali: sono i soli Gegic e Ilievski?

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