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Copenaghen-Juventus 1-1 Conte dice “siamo una buona squadra”

A metà fra rabbia e provocazione, fra pensiero critico e constatazione. Sono le parole di Conte, leggibili in diversi modi e diverse maniere.

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Da parte mia – di chi scrive questo blog da anni, convinto di non essere il Verbo, ma certamente di poter esprimere le proprie opinioni così come tutti i lettori – mi sono morso la lingua e buttato via la tastiera per riflettere e pesare le cose da dire e da scrivere.

I due pareggi contro l’Inter e il Copenaghen sono frutto di una strana alchimia: al ritorno dalle Nazionali i ragazzi non rispondono più. Idee appannate, gambe impallate, voglia zero, indisponenza massima. Contro l’Inter e il Copenaghen è andata in scena la peggio Juventus. Conte dovrà provvedere a capire il motivo di tutto ciò: senza la sua frusta, forse i ragazzi si rilassano fin troppo. Pazienza.

Gli errori commessi nei due pareggi sono talmente evidenti che sarebbe un disonore non attenzionarli. Errori di concentrazione (il più grosso male che una buona squadra possa commettere) e di voglia. Stavolta gli errori di misura, seppur tanti, sono parzialmente perdonabili visto che la squadra ha creato. Se pure Vidal non è esente da rimproveri, allora vuol dire che abbiamo pagato un qualcosa che dimenticheremo presto. Chiamatela superficialità, chiamatela arroganza. Conte saprà trovare rimedio.

Nessuno ha mai vinto in partenza e noi lo sappiamo bene visto che Moratti ha sempre vinto lo scudetto sotto l’ombrellone. Senza sudare non si ottiene alcun risultato. Tutto qua. Poiché conosciamo le capacità di questa rosa, quando assistiamo a partite simili non può che nascere una rabbia violenta.

Con lucidità, proviamo a commentare l’esordio in Champions.

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A noi piacciono le sfide difficili, così contro i turchi sarà già uno scontro da dentro o fuori. Questo perché abbiamo gentilmente regalato un gol ai danesi e messo del nostro per evitare di segnare una valanga di reti che erano lì, pronte da firmare.

Con alcuni problemi. Contro una pochezza di esterni, Peluso ha comunque ben figurato, ma altra roba è un’ala come Dio comanda. Lo stesso dicasi di De Ceglie. Se Asamoah si ferma, siamo messi malissimo.

Viceversa, contiamo di poter dare un voto a Llorente prima di Natale. Posto che Giovinco avesse segnato oggi Conte sarebbe stato ulteriormente beatificato, e posto che lo stesso Giovinco ha portato vivacità in attacco, ci chiediamo se con tutti quei palloni scaraventati in centro area non sarebbe servito il metro e novantacinque di Llorente che, a metà settembre, dovrebbe risultare fisicamente integro.

Ottimo Quagliarella, una specie di nuovo bello di notte visto che di sera sembra fare la differenza.

Lenti invece i centrocampisti che hanno dimostrato maggiore qualità ai microfoni, facendo anche autocritica (leggi Pogba). Segno di maturità, certo, ma anche che appena caliamo di intensità e di voglia torniamo una squadra normale. Ma se rileggo all’indietro questo blog e i commenti dei lettori, noto che una squadra normale non lo siamo stati: siamo stati, anzi, grandi, grandissimi, immensi. Perché avevamo fatto leva su un qualcosa che gli altri non hanno: il DNA juventino. Sarà buona cosa recuperarlo in fretta.

Tutto qua.

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