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Cosa c’è dietro il silenzio della Juve?

Che qualcosa non torna lo si capisce da mille miglia di distanza. Lo vedi sui giornali dove si cerca in tutti i modi di nascondere i fatti e tentare di dare una giustificazione a una così palese situazione. Lo vedi in TV dove l’imbarazzo è sempre più crescente.

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Così come nel 2006, tanta gente non vuole la Juve lassù. Non ora, accidenti! Proprio quando sembrava certificato che l’assenza di Moggi ha prodotto più dispiaceri che piaceri, adesso un altro Agnelli viene a rompere le scatole alla politica del pallone coi suoi ricorsi e con l’allestimento di una rosa competitiva.

E così qualcuno si espone finalmente. L’arbitro Cesari, che per la cronaca è tifoso genoano e di filojuventino non ha proprio nulla, commenta così l’arbitraggio di Rizzoli:

[...] è stata una direzione politica.

Politica, che in Italia fa più schifo di ogni altra cosa nonostante il nome porti a pensieri alti e sublimi. E’ un po’ la storia di questo paese da almeno 20 anni: i più fetenti e inetti personaggi del paese ricoprono ruoli importanti, primari per la vita del paese stesso. E infatti il paese è in un coma irreversibile da cui… chissà quando si risveglierà.

Una cosa è certa. A un organismo morto e sepolto, distrutto dalla politica del pallone nel 2006, un uomo è riuscito a dargli un po’ di fiato. E come una persona che si risveglia da un lungo sonno, la Juve sta cercando di aprire gli occhi e rialzarsi. Siamo ormai quasi in piedi, quasi: manca giusto una campagna di calciomercato coi fiocchi, come lo fu quella dei primi anni 2000 quando arrivò gente del calibro di Buffon, Nedved, Thuram, Camoranesi.

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In questo marasma generale dove le indicazioni sono chiare, e peccato che nessuno si sia azzardato a intercettare quei telefoni, balza in mente un pensiero: se prima era complotto, allora oggi cosa è? E badate che l’unica società che è radicalmente cambiata è la Juve, le altre sono rimaste identiche quindi qualcosa di strano o c’è ora o c’era prima o non c’è mai stato. Soprattutto quella rossonera, quella che chiamava per farsi assegnare gli arbitri e i guardalinee e che al contrario di Moggi poi li otteneva tutti, con precisione scientifica.

Cosa c’è dietro il silenzio della Juve, quindi?

C’è non già il pianto, come molti vogliono far credere, ma un grido del tipo “ora basta!”. Abbiamo pagato per tutti, in modo abnorme, ora gradiremmo giocare alla pari, nonostante siamo ancora superiori dopo appena un anno di rodaggio e senza la possibilità di usare i magheggi come fanno altri.

C’è la sensazione che alcune azioni legali della società abbiano infastidito i vertici del calcio italiano così legati a certi dirigenti del calcio italiano: sempre loro, sempre quelli. Beh, qui si deve andare avanti perché il diritto a difendersi è dei paesi civili. Val la pena stabilire se lo siamo ancora, e i dubbi sono forti.

C’è la consapevolezza di non prestarsi ai volgari giochi dei media, ancora troppo legati a quei vertici di cui sopra. E’ complicatissimo che una penna sia sempre e solo d’accordo col proprio padrone: a me capita quasi regolarmente il contraio. Forse perché sono una persona libera ed esercito la mia libertà? In ogni caso editori e caporedattori, giornalisti e scribacchini non devono meravigliarsi del nostro schifo: raccontiamo solo la verità.

C’è infine la rabbia di non poter comunicare a dovere coi propri tifosi, visto il filtro interposto dai media sopra descritti. E finiscono per passare per juventini, cioè tifosi veri, gente che di juventino non ha nulla. I vari Sconcerti o Beccantini della situazione, quegli pseudo ex col dente avvelenato senza articoli determinativi. Nel silenzio stampa è cascato pure Juventus Channel. Però Juventus Channel è qualcosa che vedi e puoi vedere solamente pagando l’altissimo prezzo di SKY: prezzo che non è solo economico, ma di dignità. Perché la società non mette a disposizione un canale tutto suo? Magari visibile in qualche modo col digitale terrestre e quindi accessibile a chiunque? Sarebbe l’ulteriore passo verso di noi che di Juve campiamo e viviamo.

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