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Cosa succede, cosa succede in città

E’ il famoso inciso di una canzone di Vasco Rossi. Nel nostro caso le città sono due e cioè Firenze e Torino. Cominciamo dalla prima.

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A Firenze il popolo viola è in subbuglio. Il tecnico dei miracoli Cesare Prandelli sta per lasciare squadra e tifosi per accasarsi, pare, sulla panca più odiata: quella bianconera. Cesare Prandelli ha preso atto dei cambi di programma e non ha accettato un possibile ridimensionamento circa gli investimenti. Non è così infatti che si punta ai traguardi che contano. Se non alla Juve comunque da qualche altra parte. Magari anche sulla panca della Nazionale, dove però la concorrenza è alta: Spalletti e Ancelotti sono pure in lizza.

L’altra città è chiaramente Torino. I lavori per il nuovo stadio procedono alla grande, segno che questa società ha puntato più sul non-calcio che su quanto accaduto dentro il campo. Cerchiamo di essere chiari: io non arrabbiato perché in questi anni non si è vinto nulla (e si poteva benissimo vincere, vista la mediocrità generale che ha devastato il nostro calcio), ma perché non si è costruito nulla sommando errori tecnici a errori manageriali. A Torino sta per accadere qualcosa di terribile.

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Circa mezzo secolo fa la Juventus ha subito una batosta tragica. Squadra allo sbando, società letteralmente depauperata di ogni potere interno. Rosa da rifare, gruppo da ricostruire, idee da inventare. I due fratelli Agnelli presero in mano la situazione e affidarono la rifondazione a Giampiero Boniperti il quale ebbe il grandissimo merito di costruire una delle rose più forti di tutti i tempi. Composta da giovanotti da Juve, di grande talento. Rosa che ebbe il suo culmine massimo con le convocazioni per i Mondiali dell’82. Analoga situazione accadde circa 4 anni fa con una finale Mondiale in cui fra juventini ed ex-juventini, in campo e fuori, se ne contavano una decina. Record storico per le squadre di club. Allora accadde questo, oggi?

Oggi la possibile rifondazione non è attuabile per mancanza di menti geniali. Non esiste uno staff in grado di cambiare il corso delle cose, non esiste una proprietà così lungimirante da poter programmare seriamente il futuro. Di più, adesso c’è il problema di placare la rabbia dei tifosi che hanno urlato domenica pomeriggio “Rivogliamo la vera Juve!”. In questo clima così pesante la ricostruzione è alquanto problematica. Ci sarebbe da affrontare il problema anagrafico di campioni che non hanno eredi unito al problema di puntare seriamente sui giovanotti prodotti in casa.

Da qualche parte comunque bisognerà ricominciare. Il solo Roberto Bettega non può bastare. Accanto a lui serve gente nuova e capace. E serve soprattutto che certe personalità, per il bene della Storia della Juve, facciano uno, due anche tre passi indietro. Con una umiltà che certamente verrebbe loro riconosciuta. Promessa!

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