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Così La Russa salvò Moratti e l’Inter. E’ morto Calciopoli e con lui l’Italia del calcio

E’ finita con 314 sì. Fra ministeri e poltrone, soldini e promesse, 313 persone hanno deciso di voltare le spalle al paese e fare passare il Processo Breve. Praticamente l’ingiustizia che diventa protagonista.

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Calciopoli muore, a meno di clamorosi miracoli legati alla serietà professionale del Giudice Casoria, e con lui muore definitivamente il Calcio italiano, vittima di Moratti e della sua società, di Tronchetti Provera e dei suoi mille amici.

Calciopoli muore e non ci sarà giustizia. I malfattori continueranno a lavorare tranquillamente nell’illegalità e l’Italia del tifo sarà costretta a prostrarsi ai piedi dei nuovi padroncini: il Rais Galliani (che non permette di tifare all’infuori del Milan) e il petroliere disonesto.

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Resta la memoria storica di RadioRadicale, l’unico attore dell’informazione italiana a dotarsi di cotanto coraggio da permettere a noi poveri esseri umani di essere partecipi del Processo di Napoli.

Resta la memoria storica di un pool di incompetenti o esseri-in-malafede di professione pubblici ministeri.

Resta la memoria di centinaia di testimoni chiamati a sostenere le tesi dell’accusa e rivelatisi i principali accusatori dei Disonesti di colore nerazzurro.

Per tutto il resto c’è il Processo Breve: libertà ai criminali, lunga vita ai malfattori. Evviva l’Italia!

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